Dylan Dog #400 - E ora, l'Apocalisse! (ovvero: La fine e l'inizio)

This is (not only) the end...


Il primo pensiero, una volta terminata la lettura di questo volume inedito dell'Indagatore dell'incubo, è che provare sentimenti contrastanti leggendo una storia tanto attesa è praticamente inevitabile.
E ora, l'Apocalisse!, episodio numero 400 della serie regolare di Dylan Dog, non è solo - come ovvio - un albo celebrativo e nemmeno solo la storia che conclude la trama orizzontale del lungo ciclo della meteora, inaugurato nel novembre 2018 da Che regni il caos! (Dylan Dog #387). No, che si abbia o meno la lucidità di riconoscerglielo, Roberto Recchioni e Angelo Stano (con lo zampino del grande Corrado Roi) sono andati ben oltre...

[Quanto segue può contenere qualche spoiler sulla trama, tendenzialmente senza l'intenzione di rovinare la lettura a nessuno (poi se leggete la Repubblica alcune cose potreste già saperle...). 
In ogni caso, abbiamo inserito una segnalazione prima dei paragrafi più spoilerosi e abbiamo scelto di non analizzare le ultime due tavole dell'episodio: ci riserviamo di ritornarci in seguito!]




Tra presente e futuro

L'edizione in volume cartonato, proposta in bianco e nero e con l'aggiunta di postfazione e interviste agli autori, è stata presentata a Lucca Comics & Games 2019 in anticipo di ben due mesi rispetto all'uscita in edicola (prevista per il 27 dicembre), dove invece approderà con l'aggiunta dei colori della talentuosa Giovanna Niro e addirittura quattro cover diverse realizzate da altrettanti artisti (nomi indiscutibili come Claudio Villa, Angelo Stano, Gigi Cavenago e Corrado Roi), in edizioni che avranno la stessa tiratura. E questo è il futuro.

Il presente è invece ritrovarsi tra le mani un albo memorabile. Una storia presentata dall'editore come "un'avventura dai toni surreali e spiazzanti, che sconvolgerà le basi dell'universo narrativo di Dylan Dog, indirizzandole verso nuovi, impensabili scenari di orrore".
Ebbene, quando un albo viene annunciato come uno spartiacque tra un prima e un dopo, si è sempre un po' restii a crederci, si pensa che da qualche parte ci sarà la fregatura oppure che gli autori troveranno un modo per ripristinare lo status quo. Ma il concetto che ci preme sin da ora sottolineare è proprio che questo volume, ancor più che una fine (come espresso sin dalla tavola iniziale, con la citazione di The End dei Doors), può rappresentare un inizio. Su questo torneremo a ragionare in seguito.


La storia, un viaggio "sgangherato e sgangherabile"

Dopo l'overdose di avvenimenti narrati nel numero 399, Roberto Recchioni e Angelo Stano (con un contributo nel finale di Corrado Roi, a chiudere il cerchio iniziato con l'introduzione dell'albo precedente) ci guidano in un percorso narrativo completamente differente in termini di ritmo e caratteristiche del racconto rispetto all'albo che l'ha preceduto.

La storia narra di un viaggio dell'old boy a bordo del galeone, in compagnia di Groucho. Attraversando tumultuose tempeste, isole incredibili e mostri orripilanti, il nostro va alla ricerca di frammenti della propria identità fino a doversi confrontare con una nemesi insospettabile.
L'episodio è ricco di riflessioni interessanti e spunti di tutti i tipi, dalle citazioni alla metanarrazione, con un incredibile equilibrio nella narrazione e un'originalità che si affranca dall'eventuale rischio di derivatività per raggiungere vette narrative e visive realmente notevoli (soprattutto nel terzo finale della storia). Come gli episodi migliori di Dylan Dog, "è sgangherato e sgangherabile. Sgangherato perchè nasce senza un’idea precisa, prosegue senza un’idea precisa. Sgangherabile perchè se estrai una sua vignetta dalla tavola, essa funziona anche da sola…”: lo disse Umberto Eco riguardo il Dyd di Tiziano Sclavi e, incredibilmente, anche questa storia risponde a tali caratteristiche del tutto peculiari.

Tenendo in considerazione il traumatico finale dell'episodio precedente, l'intero viaggio raccontato in questa storia potrebbe essere interpretato anche come una sorta di percorso di elaborazione da parte di Dylan delle perdite (o meglio, della perdita): non sono certamente casuali gli incontri che avvengono e le scelte che fa l'Indagatore dell'incubo durante la storia, che sembrano condurlo a un punto di non ritorno.
Oltre a questa interpretazione, ce n'è una ancora più forte, metanarrativa, ben lampante sin dalla cover di Stano.



Il metafumetto e il peso di un'eredità

Come nell'albo precedente (e ancor più) sono presenti infatti ampie dosi di metafumetto.
"Ogni volta che c'è di mezzo qualche numero celebrativo, si finisce a fare il metafumetto..." afferma Angelo Stano, o meglio, il suo alter ego Crandall Reed, presente nell'albo come personaggio proprio come avveniva nelle storie cardine di Dylan Dog scritte da Sclavi (come dimenticare le splendide pagine di Morgana?).
Peraltro ricordiamo che narrativamente Reed vive in un futuro distopico nel quale gli esseri umani sono quasi estinti, annientati da zombi (vedi questo interessante approfondimento su House of Mystery), un contesto da fine del mondo che lo avvicina al destino dell'umanità che circonda Dylan e Groucho in questo episodio.

Da Morgana (Dylan Dog #25).

Insomma, una presenza simbolica, che rimarca l'importanza dell'autore per il personaggio (e viceversa), ma anche una figura (auto)ironica, resa con approccio tagliente e citazionista: narrativamente i dubbi espressi da Stano/Reed su come proseguire la storia sono simili a quelli che lo stesso personaggio mostrava in passato e visivamente le inquadrature delle scene in cui appare riprendono quelle degli episodi che citavamo, quasi a voler dare un'idea di continuità (idea poi bruscamente ribaltata nel finale, come vedremo).

Ma non è solo il disegnatore dell'albo a rappresentare la componente metafumettistica, che invece si ripercuote se vogliamo anche sul cuore pulsante dell'episodio e su ciò che rappresenta.
"Mi sembra di aver speso la mia intera esistenza in una costante replica di me stesso", afferma l'Indagatore dell'incubo, riprendendo quel discorso che sin da Spazio Profondo ha portato gli autori a una seria riflessione su cosa rappresenti il personaggio oggi e su come sia rimasto spesso ingabbiato nei suoi stessi ingranaggi narrativi. In quest'ottica, la meteora e l'Apocalisse in arrivo sono espedienti narrativi ma anche il culmine di un percorso esistenziale del personaggio e di una fase editoriale che ha cercato di condurre Dylan Dog verso nuovi lidi, provando a reinnestarlo nell' "oggi", nella contemporaneità.

Ciò che avviene nel finale (spoiler!), ovvero l'uccisione del creatore del personaggio (anch'egli presente nella storia, così come Stano), potrebbe segnare in questo senso un punto di non ritorno, sia concettuale che narrativo.
Uno dei temi principali (anzi, forse persino il tema principale) della storia è proprio il rapporto che hanno gli autori (e di riflesso, i lettori) con il Dylan Dog di Tiziano Sclavi.
"La quantità e la qualità della sua produzione sono una montagna che si erge davanti a qualsiasi autore che provi a interpretare i suoi personaggi": così si esprime Recchioni il quale, con la complicità dei pennelli di Angelo Stano, sceglie di raffigurare Sclavi letteralmente come una montagna, un Kingpin in versione Sienkiewicz che sovrasta Dylan con la sua imponenza, fisica ma anche metaforica.


Lo stesso RRobe aggiunge nella postfazione che la storia rappresenta "un commiato dalla sua straordinaria eredità, così ingombrante e inarrivabile da essere diventata un peso per tutti gli autori che si sono cimentati con il personaggio". Un peso che, aggiungiamo noi, purtroppo nel corso della storia editoriale del personaggio è stato impossibile non avvertire a più riprese, rendendo palese la difficoltà per molti sceneggiatori nel rielaborare e declinare in maniera personale elementi così profondamente legati alla vena autoriale sclaviana.

Uccidere il padre è un momento del percorso di crescita che, a partire dalle antichità fino agli studi della psicologia moderna, assume un valore altamente simbolico e che già lo stesso Recchioni ha affrontato diverse volte in altre sue opere (anzi, come suggerisce Marco Nucci nell'intervista in appendice, costituisce un vero tema ricorrente della sua poetica, basti pensare al rapporto tra John Doe e suo figlio Mordred, giusto per fare un esempio). Ed è anche questo, dunque, il significato intrinseco della storia: provare a percorrere strade nuove, svincolandosi dalle zavorre dei sentimenti reverenziali verso il "padre".


La genesi editoriale

Come vuole una consolidata tradizione in Bonelli, ogni albo celebrativo, pur se inserito nella continuity della serie, deve risultare sostanzialmente leggibile in maniera autonoma. E ora, l'Apocalisse! non fa eccezione, anche nell'ottica della sua presentazione in anteprima come volume librario singolo (che in caso contrario avrebbe avuto meno senso). È pur vero che chi ha seguito il ciclo della meteora fino a questo punto (e soprattutto ha letto lo sconvolgente finale del numero 399) sicuramente riuscirà a cogliere diverse sfumature e maggiori implicazioni degli avvenimenti qui narrati.

Questa storia nasceva in origine con l'esigenza di portare a conclusione la trilogia inaugurata da Recchioni con Mater Morbi (Dylan Dog #280) e proseguita con l'albo celebrativo del trentennale, Mater Dolorosa (Dylan Dog #361). Da quell'idea, a quanto pare semplicemente procrastinata e destinata a una futura occasione, si è passati a una storia che racconta tutt'altro e che si ricollega, più che al filone "delle Mater", al canone ormai classico delle storie sceneggiate da Tiziano Sclavi e disegnate da Angelo Stano, che comprende il primissimo indimenticabile episodio di Dyd, L’alba dei morti viventi (ottobre 1986), Morgana (Dylan Dog #25, ottobre 1988), Storia di nessuno (Dylan Dog #43, aprile 1990) e La storia di Dylan Dog (Dylan Dog #100, gennaio 1995), episodi fondamentali per la definizione del personaggio e delle sue pur nebbiose origini, ristampati circa tre anni fa nel volume brossurato dal titolo Dylan Dog: Xabaras.
Molto importanti risultano poi le storie sceneggiate negli ultimi anni dallo stesso Recchioni, a partire da Spazio Profondo (Dylan Dog #337), storia qui citata anche visivamente.


Spazio Profondo (Dylan Dog #337).


A proposito di citazioni...

I riferimenti sono davvero tantissimi, in quella che lo stesso Recchioni definisce, nella postfazione al volume, "l'opera più dissennatamente postmodernista che abbia mai scritto". Una miriade di omaggi, riferimenti e suggestioni davvero strabordante, una rielaborazione di materiale cinematografico, letterario, musicale, visivo e artistico che rappresenta una vera sfida al lettore nel cercare non solo la singola citazione ma anche il motivo della scelta specifica dell'autore.
Sin dal titolo della storia, i rimandi ad Apocalypse Now di Francis Ford Coppola e all'originario Cuore di tenebra di Joseph Conrad sono alquanto espliciti. Alcune frasi ripetute spesso, come "L'orrore" (che era addirittura il titolo del secondo capitolo de L'alba dei morti viventi, giusto per continuare nel gioco di riferimenti), rappresentano una citazione al monologo sull’orrore del colonnello Kurtz, idea rafforzata dal riferimento alla locandina di Apocalipse Now, ripresa nella scena in cui Dylan emerge dalla laguna, nonché dall'intero percorso narrativo di Dylan che rievoca scene e sequenze sia del libro che del film. Doveroso segnalare anche le parole del testo di The End dei Doors che compaiono (in versione tradotta) nelle didascalie iniziali della storia, così come nel film.
Il Tiziano Sclavi-personaggio si esprime mediante un insieme di frasi riprese da libri e interviste da lui rilasciate nel corso degli anni (poche e alquanto rare, come noto): un modo per farlo parlare davvero con la sua voce.
È importante fare cenno anche ad alcuni rimandi visivi, come il Davide con la testa di Golia di Caravaggio o il già citato Kingpin ritratto da Bill Sienkiewicz. Ci sono citazioni anche interne alla saga dylaniate, alcune persino ovvie come il galeone e il Maggiolino, altre più sorprendenti come la forma dell'isola (chi ha letto la storia capirà!) o i ritratti nella stiva del galeone.


Ladies and gentlemen, Angelo Stano!

Su Angelo Stano è stato detto e scritto tantissimo nel corso degli oltre trent'anni in cui la sua firma è stata spesso accostata al nome di Dylan Dog. Eppure negli ultimi anni Stano è riuscito a reinventare il proprio stile, grazie all'innesto del digitale ma anche con inedite collaborazioni e formati, come dimostra il sodalizio creato con Mauro Boselli per la realizzazione degli Speciali de Le Storie e per il volume Tex cartonato.
Soffermandoci sulla qualità delle tavole, è realmente impossibile non complimentarsi con Angelo Stano per lo splendido lavoro su E ora, l'Apocalisse!. Proprio come il suo alter ego di carta Crandall Reed, Angelo Stano utilizza ora una tavoletta grafica che lo coadiuva nel suo lavoro, non più basato unicamente su carta e inchiostro come trent'anni fa. È vero da un lato che, per sua stessa ammissione e per motivi esistenziali, non si trova più nella stessa fase stilistica di quell'epoca, ma è altrettanto evidente come la sua firma mantenga un'ampia riconoscibilità e una grande capacità rappresentativa dell'universo narrativo del personaggio. E questo non è che l'ennesimo episodio memorabile per un artista che ha caratterizzato in maniera indelebile la storia editoriale dell'old boy.



E ora...?

Ci resta la netta impressione che Roberto Recchioni, attuale curatore della testata, sia infine riuscito a scrivere e pensare un "suo" Dylan Dog, non una semplice reinterpretazione del personaggio di Sclavi. Ci rimane anche la speranza di poter leggere d'ora in poi episodi più accattivanti e che ci conducono verso direzioni inesplorate, con un quantitativo minore di episodi "riempitivo" nel mezzo.
La saga che occuperà i numeri dal 401 al 406 sarà decisiva in tal senso e non vediamo l'ora, davvero, di scoprire cosa attende il futuro dell'inquilino di Craven Road, di farci catturare ancora da "quella sensazione di essere prigionieri dell'incredibile, che è la vera essenza del sogno". O, appunto, dell'incubo.

Il Sommo Audace
(con insospettabili assist da parte del Fosco)



"E ora, l'Apocalisse!"
SERIE: Dylan Dog
NUMERO: 400
DATA: novembre 2019
SERGIO BONELLI EDITORE

SOGGETTO E SCENEGGIATURA: Roberto Recchioni
DISEGNI E CHINE: Angelo Stano e Corrado Roi
(Edizione da edicola: colori di Giovanna Niro)

COPERTINA: Angelo Stano (ed. cartonata in volume); Claudio Villa, Angelo Stano, Gigi Cavenago, Corrado Roi (ed. da edicola).



Tutte le immagini © 2019 Sergio Bonelli Editore.

Commenti

  1. Complimenti ragazzi! I vostri articoli sono sempre interessanti e molto ben scritti, chiari e gradevoli senza essere banali o sin troppo ricercati.
    Non so cosa ci riserva il futuro di Dylan Dog ma devo dire che erano molti anni che non attendevo più con questa curiosità e interesse un albo di Dylan.
    Non vedo l'ora di leggere questo gran finale per poi tuffarmi nel "nuovo inizio" e poi vedremo.
    Ciao e grazie!

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