Non è una questione di genere – Intervista ad Anna Matilde Sali

Un dialogo sul lavoro nell’editoria da una prospettiva plurale e transfemminista


Il fumetto “Non è una questione di genere”, ma spesso il genere delle persone che ci lavorano dentro ha implicazioni sociali, politiche ed economiche estremamente profonde.
Oggi ospitiamo Anna Matilde Sali di Eris Edizioni per una chiacchierata su cosa vuol dire lavorare nell’editoria da una prospettiva plurale e transfemminista.

Ciao Matilde, grazie mille della tua disponibilità e benvenuta sul blog Audace!
Ciao! Grazie a voi di questo spazio!!! Ci sentiamo sempre a casa con voi!

Questo ci fa immensamente piacere! Iniziamo con le domande: com'è nato il tuo amore per il fumetto e come si è trasformato nel desiderio di aprire una casa editrice (anche) di fumetti?
Ho sempre letto fumetto e durante l’adolescenza grazie alla mia rete sociale allargata ho potuto immergermi in un sacco di riviste, Zine, autoproduzioni ma anche classici. Credo siano parte del mio background, insieme a un sacco di altre cose. Per cui quando, dopo l’esperienza dell’Onda e della protesta contro la riforma Gelmini, abbiamo sentito il bisogno di aprire una casa editrice, è stato automatico farci confluire dentro tutti quelli che erano gli immaginari che avevamo nel nostro DNA, tra cui ovviamente anche il fumetto underground e indipendente.


Tra le altre cose che fanno parte del tuo/vostro background c'è anche una certa visione politica del lavoro e del processo creativo, e infatti Eris Edizioni è nota per essere una casa editrice un po' sui generis, senza gerarchie interne e con un approccio orizzontale al lavoro. Ma ci sono dei compiti che ciascuno di voi svolge preferibilmente? E, se sì, qual è il tuo?
Ovviamente cerchiamo di portare avanti Eris in una dimensione orizzontale, il più possibile collettiva, con tutte le persone che lavorano e collaborano con noi, sempre. Poi tutte le scelte finali di cosa pubblicare le prendiamo io e Sonny, ma in un continuo confronto con il resto della redazione. Soprattutto è fondamentale confrontarci sul come: pubblicando circa 25 titoli l’anno tra le varie collane ci possiamo prendere tutto il tempo che ci vuole per pensare a come realizzare ogni singola pubblicazione, soprattutto nel fumetto dove ogni libro necessita di un ragionamento a sé stante, ovviamente con lə autorə! Spesso nel mercato editoriale la normazione appiattisce tutto, formati, copertine, foliazione, e il rischio, e spesso succede, è di appiattire tutto, tagliare fuori narrazioni, e far sparire le peculiarità di ogni autorə, soprattutto quando sono persone giovani o esordienti. Solo guardando all’ultimo anno la copertina di Lindy Hop dall’Aldilà, la scelta di pubblicare Mentre il mondo guarda come volume bilingue inglese e italiano, creare uno spazio editoriale per Ecovanavoce che esce da tutti gli standard di mercato, la collana Gatti sciolti, sono tutte pubblicazioni e libri, ma anche possibilità, che esistono grazie a questo nostro modo di lavorare. Io mi occupo di fare una prima scrematura delle proposte di tutte le collane, faccio editing ma non sono la sola, preparo i paratesti, insieme allə altrə ragioniamo appunto su come farli, sulla comunicazione, poi seguo l’organizzazione di tutte le fiere e i festival a cui partecipiamo, insieme a tuttə lə altrə tengo i rapporti con lə autorə, che è la parte più bella, e poi mi occupo di buona parte della burocrazia e della parte amministrativa, che invece è la parte più noiosa ma va fatta.

Mentre il mondo guarda (Eris Edizioni), raccolta di vignette di Gina Nakhle Koller, artista libano-palestinese.

Eris ha una redazione prevalentemente femminile e conoscendovi ormai da tanto tempo so che è uno degli spazi più safe del mondo. Guardando però all'ambiente editoriale in senso più ampio - ad esempio alle fiere o ai festival - hai mai vissuto situazioni in cui sei stata trattata come qualcosa di "meno" in quanto donna?
Assolutamente sì. Anche se la situazione adesso che ho 40 anni, e da più di 10 sono nel mondo del fumetto, è migliorata, ma non del tutto. Da chi chiedeva di un socio maschio anche se avrebbe dovuto parlare con me, a chi ha dovuto spiegarmi, capita ancora adesso, come fare il mio lavoro o portare avanti la nostra visione politica, grazie mansplaining, ne avevo proprio bisogno! Senza contare chi ha delegittimato incazzature o simili, comprese posizioni politiche perché: stai calma, ma che hai? Senza contare atteggiamenti fisici e verbali machisti di cui molti uomini manco se ne rendono conto. E poi possiamo aggiungere le cose che le mie orecchie hanno sentito come apprezzamenti fisici su colleghe e autrici assolutamente svilenti e inaccettabili in un contesto professionale e lavorativo. Non importa a chi sono rivolti, se li senti ti incazzi e se ti senti a tuo agio (magari non conosci le persone) o in vena (magari dopo 10 ore di stand non sempre hai le energie) lo fai notare che no, non va bene, e allora ecco che torniamo al “sei esagerata”, ma dai, stai calma. Fortunatamente la situazione negli ultimi anni sta cambiando perché ci sono sempre più persone che non lo accettano, ma anche grazie al lavoro del Collettivo Moleste che ha fatto un grande lavoro.

La cover di Smack! 2 di Kalina Muhova.

Come è nata la collaborazione con il Collettivo Moleste?
Quando il collettivo si è presentato al mondo dopo un periodo di lavoro dietro le quinte sia io, come lavoratrice del settore, che Eris abbiamo sempre cercato di supportarlo, perché credo che in questi casi anche solo dire: esiste questa cosa ed è importante, supportiamola! Beh, anche solo questo fa la differenza e fortunatamente siamo statə in tantə a farlo. Poi il collettivo cercava una casa per la sua Zine/rivista Smack! e noi abbiamo subito accettato, cercando di supportare al meglio la pubblicazione e la sua divulgazione. Ci tengo a dire che noi non mettiamo assolutamente bocca sui contenuti, per noi l’importante è che rispettino la nostra policy e vista la loro visione politica non c’è davvero rischio di problemi. Vogliamo che le persone che seguono Smack! si sentano davvero libere di pubblicare ciò che vogliono, senza nessuna intromissione da parte nostra o un rischio di sovradeterminazione dei loro contenuti. Ma è invece bello e fondamentale confrontarsi con loro su come sta andando, i feedback di mille banchetti, le presentazioni e tutto quanto. Con alcune di loro sono nate dei bei rapporti, dietro le quinte, fondamentali, perché Cura non è solo il tema a cui è dedicato il numero 2 della rivista, ma deve essere una prassi che impariamo e mettiamo in pratica per restituire quello che riceviamo e creare una rete che non lasci mai nessunə da solə.

Fino a qualche tempo fa, il fumetto era considerato poco più che un passatempo per ragazzinə o per gente immatura. Adesso sappiamo che questa retorica è cambiata: secondo te è solo una questione economica (ovvero, si è trovato un modo che funziona per vendere i fumetti) o c'è davvero una presa di consapevolezza di cosa sia veramente il fumetto?
Non sono d’accordo che prima fosse considerato un passatempo per ragazzinə. Apocalittici e integrati di Umberto Eco è del 1964, tutte le persone che leggevano Frigidaire, Il Male e compagnia bella sapevano di leggere contenuti per persone adulte, forse il mercato lo snobbava, come snobbava fantascienza, weird e fantastico in genere, ma alla fine i libri sono sempre stati pubblicati e la gente li ha sempre letti. Forse è più una leggenda che a forza di raccontare abbiamo un po’ interiorizzato, ma non è detto che sia vera. Quello che sicuramente è cambiato è il mercato, chi pubblica fumetti e prima non lo aveva mai fatto, gli spazi che si sono creati in libreria e che prima non c’erano - ma c’erano edicole e fumetterie - e che ora di nuovo stanno cambiando ancora, ma non bisogna confondere i ripiani delle librerie con lə lettorə.

Secondo te, ci sono delle differenze sostanziali nel modo di lavorare e nel tipo di opere pubblicate dalle case editrici guidate da editrici donne rispetto a quelle dove sono gli uomini a tenere le redini?
Non credo sia solo una questione di genere, ma sicuramente un certo sguardo può dare diverso valore a narrazioni e stili, un diverso grado di urgenza a una storia rispetto a un’altra, credere che una storia possa essere universale al di là del genere di chi l’ha creata, la volontà di riscoprire le grandi maestre e non solo osannare i grandi maestri che già conosciamo. Io per esempio mi considero molto debitrice della casa editrice Grrrz di Silvana Ghersetti e della sua visione, e no, non credo sia un caso che sia una donna. Ma allo stesso tempo credo che oggi, un certo tipo di sguardo, un certo tipo di redazione, possano realmente creare spazi editoriali che prima non c’erano, ma anche farlo in certo modo, senza imprigionare un’autrice donna in certe narrazioni o in determinati stereotipi autoriali e narrativi. Il fumetto è stato per molti anni un mondo maschile, con preziose eccezioni che però confermavano la regola, non è un caso se un’autrice gigante come Nicole Claveloux fosse rimasta inedita in Italia se non per una manciata di pagine decenni fa.

raccolta di racconti di Nicole Claveloux (con Édith Zha), Prix du patrimoine ad Angoulême 2020.

Dalla tua prospettiva interna sul mondo editoriale, come funziona questo ambiente con le persone LGBTQIA+/razzializzate/disabili? Riesce a essere davvero plurale?
Credo ci sia tutta una nuova generazione di autorə e di lettorə e professionistə pronta a non farsi più raccontare da altrə o escludere, o disposta ad accettare certi comportamenti, spesso corretti solo di facciata, e sta arrivando, sta muovendo i primi passi nel mondo/mercato fumetto e presto darà uno scossone alle fondamenta che manco ce lo immaginiamo e sinceramente io e Eris non vediamo l’ora. Mi chiedo se chi sceglie cosa e come pubblicare, chi ne parla, chi sceglie cosa mettere su uno scaffale in libreria, chi organizza fiere e festival ne sia consapevole e cosa farà, cosa stia già facendo, e se si rende conto della responsabilità che ha nelle proprie mani. Se chiudersi in una torre d’avorio e dare spazio sempre alle stesse storie o farsi finalmente attraversare da tutte queste soggettività che esigono uno spazio che non sono così sicura che oggi ci sia davvero per tuttə.

Eris come progetto editoriale ma anche voi persone-che-fate-Eris avete un profilo politico molto ben definito, cioè siete una casa editrice antifascista, antirazzista, antiabilista, antispecista e transfemminista. Cosa vuol dire poi tutto questo nei fatti? Rende il vostro lavoro più facile o aumenta il numero di paletti?
In realtà entrambe le cose. Da un lato è facile: se una cosa contraddice la nostra visione e la nostra policy diciamo di no ed è veloce, ci siamo datə una bussola e la usiamo. Dall’altro è complesso: dobbiamo scegliere a che compromessi scendere per distribuire i nostri libri e renderli presenti insieme all’autorə a fiere e festival, e non è una scelta data e immutabile nel tempo, è un continuo interrogarsi, se ci va bene collaborare con una realtà oppure no e perché, sapendo che per forza ci porteremo con noi sempre un sacco di contraddizioni perché il rischio è di chiuderci anche noi in una torre d’avorio perfettamente etica ma irraggiungibile ed escludente, penalizzando i libri e soprattutto non raggiungendo chi vorrebbe leggerci o scoprirci. E questo è faticoso, a volte lento, ma irrinunciabile. Contemporaneamente è bello vedere che spesso in redazione siamo tuttə d’accordo, ci confrontiamo e la risposta viene fuori da sola, semplice, facendoci sentire in linea. Ma è ancora più importante quando ci sono posizioni discordanti, che ci obbligano a fermarci e riflettere, facendoci davvero sentire quanto è importante riuscire a creare uno spazio di lavoro il più possibile orizzontale e collettivo, in cui ogni persona si sente libera di dire la sua anche quando sa che la mia posizione è diversa, allora so che ci devo ragionare e insieme dobbiamo raggiungere una soluzione che tenga conto di tutte le posizioni. Ma è questo che fa la differenza per noi.

Clipping (Eris Edizioni), esordio a fumetti di Mariagiulia Pedrotti.

Secondo te, ci sono delle differenze sostanziali tra la situazione del mondo-fumetto italiano e quello estero, soprattutto per il ruolo delle donne che ne fanno parte?
Ci sono state grandi mobilitazioni e boicottaggi all’estero, che hanno influenzato anche il nostro mondo fumetto. E sicuramente, come ho detto prima, in Italia c’è un cambiamento in atto, grazie all’impegno di tante professioniste del settore, grazie a Moleste, grazie a chi ha voluto aprirsi a nuove narrazioni e nuove autorialità, e vale per chi pubblica, per chi legge, per chi recensisce, per chi organizza festival. Ma c’è ancora un grande gap. Prima di tutto manca una storicizzazione, siamo un paese di Magister e non di “Magistre”. Secondo, c’è stato un tappo che ha tagliato fuori o ghettizzato per molti anni molte professioniste, alcune sono cresciute lo stesso, ed è grazie a loro e alle persone loro alleate se la situazione oggi è migliore, ma molte altre sono state schiacciate ed escluse, ad altre è stato impedito di crescere. La nostra responsabilità è che non sia più così, impedire che visioni, storie e professionalità vengano bruciate e buttate via, perché domani nelle posizioni apicali non ci siano più esclusivamente uomini o poche donne che sono sfuggite, nonostante tutto, agli ingranaggi del sistema, riuscendo per fortuna o privilegio ad arrivare dove sono. Perché esattamente come all’estero il fumetto non è fatto solo da autorə ed editorə ma anche da riviste, pagine culturali, direzioni artistiche, curatorə, e tutte le professionalità che compongono un mondo variegato e stratificato come quello del fumetto. E non basta che le donne siano grandi autrici per cambiare il settore, bisogna creare spazi in ogni ambito del macro mondo fumetto in modo che le donne abbiano la stessa possibilità di crescere e diventare a loro volta grandi professioniste. Dobbiamo impegnarci. A volte si guarda l’estero pensando che altrove sia meglio, ma dove è meglio è perché dal basso le persone si sono riappropriate dello spazio che spettava loro. Nessuno concede mai niente dall’alto.


In definitiva, com'è essere una donna e lavorare oggi in Italia - nei diversi ambiti - nell'editoria a fumetti?
Credo che qualunque persona che ci legge, un minimo attenta alle questioni di genere, possa farsene un’idea, perché è esattamente come il mondo fuori. Non è un paradiso diverso dalla realtà, non è meglio e non è peggio, nella norma. Ci sono autrici che sul palco durante una premiazione vengono presentate come belle, e non geniali come i colleghi uomini, storie con gruppi di amici uomini che vengono considerate più universali di storie con gruppi di amiche donne, colleghi che ti sorridono perché pensano che tu sia troppo stupidina per capire il discorso… e per farti rispettare devi sempre impegnarti di più, ma allo stesso tempo sei sempre quella che si mette in discussione, che si chiede: ma se effettivamente?, e poi si rende conto che no, mannaggia, lo sto facendo di nuovo, mi sto facendo delegittimare. Nella mia cerchia sociale allargata conosco persone di qualsiasi ambiente lavorativo, e la storia è la stessa per tutte, ovunque. Io in particolare sento una responsabilità, e non sono l’unica in redazione: il nostro lavoro contribuisce a creare e plasmare immaginari, o tenta di contrastarne altri, abbiamo tra le mani lavori di autrici, spesso anche giovani, che sono costati loro anni di impegno, e sono proprio quegli elementi fondamentali per cambiare le cose o almeno provarci, non dobbiamo sprecarli, non dobbiamo permettere che vengano messi da parte, sminuiti, siamo noi che dobbiamo impedire che accada quello che è successo sino a ieri. E se io e le mie colleghe delle altre case editrici non ci riusciamo, gli immaginari tossici avranno la meglio. Io la sento molto questa responsabilità, sempre di più, e so che molte altre persone nel mondo del fumetto ne sono consapevoli, voglio ricordare di nuovo il lavoro di Moleste, dobbiamo sempre avere cura di quello che ci viene affidato, perché storia dopo storia costruiamo mondi possibili, visioni di un mondo diverso, e possiamo cambiare le cose, e non parlo solo dei libri più politici, tutte le narrazioni, anche le più leggere, contribuiscono a plasmare il nostro orizzonte collettivo, il nostro immaginario comune e, nonostante tutto, abbiamo ancora bisogno di creare nuovi immaginari per riuscire a immaginare nuovi futuri.


Per finire, che consigli daresti alle ragazze e alle donne che vogliono lavorare in casa editrice o che vogliono aprirne una?
Di non rinunciare alla propria visione e alla propria freschezza, ci saranno un sacco di uomini pronti al mansplaining ma anche di persone in generale pronte a dirvi come funziona il mondo. Diffidate sempre. Soprattutto delle soluzioni semplici e della cosiddetta prassi. Ogni realtà e ogni progetto funzionano in un modo diverso, ogni persona trova le sue soluzioni, magari a cui nessunə ha mai pensato sino a oggi. Se l’editoria avesse facili soluzioni in tasca non sarebbe in crisi. Cercate alleanze, complicità, portate chi siete in quello che fate, fuori da ogni norma, non fatevi assimilare dallo status quo, non fatevi scoraggiare, decostruite subito pezzo per pezzo la sindrome dell’impostora, perché il mondo è pieno di stronzi che la useranno per farvi sentire da meno, ricordatevi anche che se vogliamo cambiare le cose la cura è la cosa più importante, per uscire da logiche vecchie, tossiche, carrieristiche e competitive. Ricordatevi sempre chi siete e perché lo fate, e ricordatevi sempre che la vostra rete sociale sarà sempre con voi, per sostenervi, per prendersi cura di voi quando cadete, nei momenti difficili. Ma soprattutto tenete sempre a mente cosa fate e per chi lo fate, ogni bolla, anche quella del fumetto e dell’editoria, rischia sempre di fagocitarci, di farci interiorizzare logiche distorte, pensate e create da altre persone prima di noi, quindi ogni tanto uscite dalla bolla, respirate, ricordatevi che c’è tutto un mondo fuori, e che siete entrate in quella bolla per un motivo, con una visione, non permettete a nessuno di portarvela via o metterla da parte.

Grazie mille per essere stata con noi ❤️ quando vuoi, casa audace è sempre aperta!
Grazie a voi! Ci sentiamo sempre felici in vostra compagnia!!!

Intervista a cura di Claudia Maltese (aka clacca)



Anna Matilde Sali
Anna Matilde Sali è una delle fondatrici di Eris edizioni a cui si dedica H24 dal 2009 a oggi, e non ha intenzione di smettere.


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