La Compagnia dell'Indie special: TheDollMaker e la decostruzione della bellezza

Tra fumetto e videomaking, tra visioni infernali e riflessioni sulla bellezza, entramo nel mondo underground e punk di TheDollMaker

Abbiamo incontrato alcune persone e realtà che animano il mondo dell'autoproduzione durante il terzo e ultimo weekend della dodicesima edizione diffusa di ARF! Festival del Fumetto di Roma, la festa del fumetto indipendente, alla Garbatella. 

In particolare abbiamo dialogato con Chiara Chemi, alias TheDollMaker, artista attiva sia nel mondo del fumetto che in ambito musicale come videomaker e creative director (ad esempio nel team Punkreas). Le riviste e le zine sono il suo habitat naturale e le sue storie contengono visioni e paesaggi infernali e sono frutto di ragionamenti sulla decostruzione della bellezza.

Trovate l'intervista anche in versione podcast qui.

Ciao, benvenuta. Come va? Tutto bene?

Ciao. Tutto bene, perché sono in mezzo a una festa del fumetto indipendente e libero, quindi sono nel mio habitat.

Benissimo, mi stavi dicendo che ci sono altri modi di chiamarti oltre a DollMaker o "quella dei mostri", altri alias.

Effettivamente molti pensano che sia DollMaker, invece è proprio TheDollMaker, così, tutto unito (però ci sta che ci si confonda un po' con Instagram e i nickname).

Allora, siamo qui per parlare un po' delle tue produzioni. Intanto ti va di raccontare un po' il percorso artistico che ti ha portata fino a qui?

Io nasco con il fumetto perché era l'unico mezzo espressivo che avevo a portata di mano. C'è il foglio, la penna, quando vai a scuola hai quel materiale e lo usi. Essendo nata nel sud Italia, avevo avuto modo di andare al Comicon di Napoli e di confrontarmi anche con degli editori che erano interessati al mio lavoro (editori grossi). Io però avevo già uno stile sperimentale, durante gli anni del liceo, ed era una realtà che al sud non arrivava - e forse tuttora a volte fatica ad arrivare -, quindi pensavo che non fosse proponibile. Anche confrontandomi con questi editori, mi suggerivano di andare verso vie diverse per trasformarla in una professione. Mi ero resa conto che non amavo più disegnare fumetti perché non c'era spazio per il mio modo di concepire il fumetto, almeno questo era quello che pensavo. Quindi da lì, essendo anche appassionata di musica e animazione, ho intrapreso quel percorso. Sono andata a Bologna, facendo mille lavori, nel frattempo ho fatto l'apprendista in Studio Croma, che è uno studio di animazione in puppet animation e da lì sono sempre stata nel settore videomaking, praticamente fino a un annetto fa, quando ho ritrovato la voglia, anche spinta dai ragazzi di Trincea Ibiza che sono tra i miei autori preferiti (adesso per fortuna anche amici) e dai ragazzi di AFA Festival, che hanno iniziato ad invitarmi: hanno visto i miei primi disegni, pubblicati sui social, e mi hanno invitata a fare i primi festival e da lì mi è tornata la voglia di fare fumetti ma a modo mio, in totale libertà.

La locandina di TheDollMaker e Sdolz per la prossima edizione di AFA - Autoproduzioni Fichissime Anderground, in programma il 12 e 13 settembre 2026 a SOS Fornace.

Per esempio quest'anno eri anche al Bricòla.

Sì, anche l'anno scorso ero al Bricòla, avevo presentato la prima autoproduzione che era Völva, un nome un po' ambiguo che significa in realtà strega (è la strega del folklore norvegese).

Ecco, parlaci un po' delle tue autoproduzioni, di quelle che hai presentato finora e portato a LA SELF di ARF!

Per ora ho presentato questo universo di Völva e di Pena, che sono due volumi autoconclusivi che però vanno a interagire tra di loro e vanno ad ampliare quello che è il senso. Questo fumetto è concepito un pochino come se fosse una poesia, nel senso che anche i dialoghi effettivamente sono dei veri e propri versi. Poi il disegno va ad ampliare il mondo, l'immaginario e anche il significato. È tutto un po' simbolico. Mi piace questa commistione, declinare il fumetto ad un altro linguaggio, in questo caso la poesia. Nel caso specifico di queste due autoproduzioni, sono due volumi che in realtà essendo simbolici si possono prendere a sé, però appunto si vanno a completare. Il macrotema è quello del rapporto tra violenza e libertà.

Vorrei farti una domanda sul tuo tratto, perché hai un livello di dettaglio, anche di linee utilizzate, non comune, cioè molto ricco. In particolare ci sono dei paesaggi infernali, delle visioni, a volte anche delle splash page. Quanto il tuo fumetto viene costruito intorno a queste visioni o quanto invece poi tu le inserisci in funzione magari del momento narrativo che vuoi raccontare?

Hai proprio colto il senso del mio modus operandi, nel senso che sicuramente la cosa che amo di più è anche la libertà nel segno e nella gestione della pagina. Quindi per me creare quell'immaginario e rappresentarlo su una splash page ti dà quello spazio per una full immersion da parte del lettore ma anche mia, nel momento in cui sto dipingendo (perché sono dei dipinti). Chiaramente secondo me è molto più funzionale al mio stile narrativo ma in realtà forse anche a me stessa proprio nell'utilizzare anche il mio disegno come sfogo, come momento in cui entro in un altro mondo oppure mi prendo del tempo per riflettere su certe tematiche che nella vita quotidiana magari non ho il tempo di guardare con uno sguardo più profondo.

C'è anche il discorso delle ambientazioni infernali: nonostante queste opere siano ambientate in un inferno che richiama in qualche modo quello dantesco, imprescindibile, si percepisce sempre un certo legame con la realtà. È un legame inconsapevole, in qualche modo è inevitabile perché magari la realtà in cui viviamo in qualche modo finisce nelle storie?

Guarda, per me è difficile, almeno in questo periodo della mia vita, scindere la realtà dall'atto creativo, perché è un momento in cui c'è così tanto da obiettare, in cui c'è un mondo che non va bene, un mondo che è fatto di brutture. Ecco, quello che dico è: io vivo in un mondo che è fatto di brutture, queste brutture mi vengono spiattellate in faccia costantemente, quotidianamente; ho una coscienza, quindi non riesco a non traslarle nel mondo che creo nelle mie "visioni". Quindi se mi dai la bruttura e io devo parlare del mondo in cui vivo, chiaramente farò fatica a parlare di bellezza o a rappresentare la bellezza. Poi c'è anche un pochino la parte di decostruzione proprio della bellezza, soprattutto in quest'opera che non dico che sia vicina al pensiero anarchico però ci sono degli elementi (a un certo punto cito L'Unico e che ha letto Stirner magari un attimo ci si ritrova, ecco). Decostruire il rapporto tra violenza e libertà: nel momento in cui tu vuoi la libertà, devi decostruire tutto un mondo che c'è e anche noi stessi individui. È un atto violento, violento come il mondo in cui viviamo. Quindi è anche la bruttura in opposizione a una bellezza che ci viene imposta e che spesso non esiste. Togli il velo di Maya e in realtà è carneficina, ecco.

Senti, ti poni mai il dubbio che le tue opere possano essere per certi versi un po' - come dire - respingenti per un certo pubblico, le tue opere?

Me lo aspetto (ride, n.d.r.). Mi aspetto che lo siano. Arrivando dall'ambiente punk metal, se c'è un fattore in comune anche con gran parte del fumetto underground che mi piace è proprio il fattore respingente di cui parli, la repulsione. Nel momento in cui tu vuoi decostruire, anche quello è un gesto violento, perché la violenza poi semanticamente può essere declinata in mille modi. Nel momento in cui tu stai respingendo sta funzionando, perché è un messaggio impattante e in qualche modo stai anche costringendo chi c'è davanti ad ascoltarti o a guardarti, perché è talmente potente proprio visivamente, emotivamente, che quel disgusto che hai provocato è qualcosa. E in certi casi porta magari a un ragionamento, a una riflessione. Poi in realtà è anche un genere che fa parte di un underground che secondo me sta fiorendo (o rifiorendo, forse) di un tratto alternativo che a molti piace. Percepisco che a tanti questa sorta di tratto ribelle in realtà affascina in qualche modo però c'è anche la parte respingente che per me è importante.

Non fai solo fumetto nella vita, vero?

Eh no, perché altrimenti non mangerei (ride; n.d.r.). Faccio la videomaker e ho cercato di trovare la mia strada, di riuscire a essere in qualche modo creativa anche lì e stare negli ambienti che che non rendono anche quello un lavoro alienante. Quindi mi occupo principalmente di comunicazione e videomaking in ambito musicale. Ho una collaborazione con i Punkreas e chi compra i miei fumetti spesso li conosce, per l'immaginario punk. Abbiamo un progetto anche in cui curiamo la comunicazione di altri musicisti, spesso anche appassionati di fumetto, poi ci si trova anche a un'intersezione dei mondi.

Ci sono tanti legami tra i due linguaggi, anche se spesso li consideriamo distinti ma comunque ci sono tante intersezioni...

Esatto. Ma anche il video stesso: nonostante il tratto un po' anarchico, penso che in alcune tavole in realtà ci siano degli elementi di regia. Ci sono dei momenti in cui ho voluto creare questa dicotomia tra il caos assoluto, questa Babilonia, e poi un tratto più (non dico pulito però più) semplice. Questo si nota in Pena, nelle pagine finali, proprio l'arrivo alla conquista della bellezza apparente. Questo personaggio ha conquistato la bellezza ma davanti c'è un mondo di brutture; pensava di poter apportare qualcosa di positivo al mondo tramite la bellezza e la violenza e poi invece è stata un po' la punizione di madre natura di essere condannata a stare davanti a questo mondo di brutture per sempre. Ecco, ho detto questa chiave di lettura perché non ne offro mai quando vengono a sfogliare i fumetti però forse questo può aiutare a capire qualcosa di più di quell'opera.

Assolutamente. Ti ringrazio tanto per questo dialogo.

Grazie a te!

Intervista a cura di Giuseppe Lamola, con la collaborazione di Filo Torta.

Ringraziamo Emilio Cirri per il supporto nella trascrizione.


TheDollMaker

TheDollMaker oscilla tra videomaking e fumetto. Molto attiva in ambito musicale come videomaker e creative director (tra le altre, punka nel team Punkreas). Ha vissuto e "tradito" anche il mondo animato (tra le altre è stata apprendista in Studio Croma). Ha esposto in gallerie e mostre (tra cui la Dante Plus del 2023 con Scòzzari e Virginia Mori) e pubblicato in riviste e zine, il suo habitat naturale, portando avanti una liaison artistica con Suppergiù Magazine. Il suo ultimo lavoro è un brevissimo e ruvido racconto per dipinti, accompagnato da soundtrack originale: fa parte del ciclo tematico “Anomia” e può essere considerato la chiusura di Völva.

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