Nel segno di Zorro! Una nuova strada per un personaggio che ha ancora qualcosa da dire

L’eroe mascherato torna in Zorro – Man of the dead di Sean Gordon Murphy e Simon Cough, edito in Italia da Sergio Bonelli Editore

C’è davvero bisogno di riesumare dei personaggi che appartengono a un tempo e a un sentimento che sono ben lontani dal nostro? Sempre più spesso, da lettori, ci troviamo a porci questa domanda. Le aziende di tanti settori dell'intrattenimento - dal cinema ai libri ai fumetti - sono impegnate a rilanciare il materiale narrativo già in loro possesso che possa avere un’identità culturale tale da richiamare affezionati della prima ora o nostalgici dei tempi andati (spesso le due figure si sovrappongono), un pubblico viscerale nel peggior senso possibile, nostalgico e conservatore.

Ecco perché ci assaliva la paura che si potesse trattare di un'operazione di questo genere, quando ci siamo approcciati a Zorro – Man of the dead di Sean Gordon Murphy e Simon Cough, edito in Italia da Sergio Bonelli Editore. Mettere le mani su un personaggio così di vecchia data e soprattutto tanto ancorato al suo tempo non è cosa semplice: basta poco per risultare fuori luogo e fuori tempo, finendo poi per pubblicare un lavoro che è, nel migliore dei casi, un albo-feticcio per vecchi appassionati e nel peggiore un pastrocchio di idee mal composte. 

Murphy però si conferma sceneggiatore attento e con vari espedienti nascosti riesce a rendere contemporaneo il mito del combattente mascherato ribaltando il tavolo della narrazione a favore di una rilettura più fresca.

Ci troviamo a La Vega, città di confine, ai giorni nostri. La città è finita in mano al cartello della droga, che controlla le sorti del posto e dei suoi abitanti influenzandone inevitabilmente le vite. La figura di Zorro appartiene al mito e viene celebrata ogni anno nel Dias de los muertos, rievocando proprio la vita del combattente mascherato. Ma i miti sono pericolosi, le narrazioni provocano un’intima paura in coloro che detengono il potere materiale della città. La festa viene bruscamente interrotta e a farne le spese è il figurante che impersona, per l’occasione, Don Diego de La Vega.

Questa è la storia dei suoi figli, della primogenita che si unirà al cartello criminale che ha ucciso il padre, e del secondogenito, Diego (per l’appunto), che perde la parola quando il padre viene assassinato davanti ai suoi occhi.

Anni dopo sarà proprio Diego a vestire i panni di Zorro e a muovere guerra al cartello che ha invaso la città. Non si tratta di una scelta propriamente consapevole: il nostro, dopo anni di mutismo, di fronte alla morte di una figura importante per la sua crescita, una specie di genitore adottivo, impugna la spada convinto, come un moderno Don Chisciotte, di essere davvero Diego de La Vega.

Da non sottovalutare è la figura della sorella maggiore del nostro cavallerizzo preferito, che non rimane affatto di sfondo in questa storia, rappresentandone invece la parte tanto disillusa e arresa quanto pragmatica e ancorata alla realtà quotidiana.

Sean Gordon Murphy riesce così a reincarnare il mito, rendendo il tutto credibile non solo attraverso il costrutto narrativo ma anche grazie alla filosofia che attraversa la storia, il messaggio che lancia attraverso tutti i suoi personaggi secondari, la popolazione della città che accoglie il ritorno di Zorro e crede che egli sia il combattente mascherato, pur sapendo benissimo chi si celi dietro la maschera. Non è importante, perché l’unica cosa a contare davvero è proprio la maschera in sé, che non si limita a celare un volto, ma anche le speranze di un popolo abbandonato, pronto a riprendersi il suo spazio nel mondo.

La narrazione scorre piuttosto liscia, e avrebbe necessitato forse di alcune vignette in più per consentire alla sceneggiatura di essere meno verbosa lasciando spazio a una regia che, seppur dinamica, avrebbe forse meritato più spazio espressivo in modo da rendere la lettura più gradevole e moderna.

Dal punto di vista visivo ci troviamo di fronte a un fumetto di canone americano, una gestione della tavola regolare e gradevole, con pagine piuttosto fitte di vignette che lasciano, poi, spazio a delle ottime splash page e soprattutto a delle scene d’azione ben rese sia dal punto di vista registico che grafico. Murphy riporta dunque il suo stile moderno fatto di un grande arsenale di pennelli digitali e gestisce lo spazio della pagina con esperienza, ponendosi totalmente al servizio della sceneggiatura. Bisogna dire che questo tipo di sbilanciamento narrativo era inevitabile proprio per via della necessità di contestualizzare questo nuovo Zorro in una contemporaneità credibile. Si può dire che l’operazione dunque sia piuttosto riuscita.

Simon Cough infiocchetta questo volume con una colorazione degna di nota che sinergizza perfettamente con gli inchiostri di Murphy, potenziandoli.

Interessante infine che Bonelli scelga di pubblicare questo volume, che si lega esteticamente alla sua tradizione western ma si discosta geograficamente dalle altre pubblicazioni librarie dell'editore di provenienza estera, passando da autori del panorama franco-belga ad autori fortemente statunitensi. Potrebbe trattarsi di una svolta interessante per via Buonarroti e avere magari un seguito anche con altri titoli di questo genere.

Zorro – Man of the dead è un volume perfetto per chi vuole avvicinarsi a un personaggio agée come la volpe nera ma anche adatto a tutti quelli che amano la figura eroica non come simulacro d’uomo perfetto al comando, ma come ispirazione per i popoli che, da soli soltanto, possono autodeterminarsi contro ogni avversità storica.


Una breve nota su Zorro e la sua vita editoriale

Lunga, ma misera di picchi qualitativi la vita editoriale di Zorro: è dalla fine degli anni trenta che cominciano a essere pubblicate le avventure cartacee con protagonista la nostra volpe (Zorro infatti vuol dire "volpe" in spagnolo). La versione più famosa di questi fumetti è sicuramente quella uscita subito dopo la serie televisiva degli anni cinquanta. Il merito va iscritto totalmente a Alex Toth, che compie un lavoro meraviglioso tra sintesi del tratto e una regia che ancora adesso non risente del passare degli anni.

La capacità di Toth nel far recitare tutti i personaggi, Sergente Garcia in testa, si scontra purtroppo con testi inadeguati e prolissi e solo il talento dell’artista riesce a rilegarli in un angolo donandoci tavole strepitose. Consigliatissimo a questo proposito il volume Zorro: L’integrale di Alex Toth pubblicato da Nona Arte, dove possiamo gustarci le tavole in un bianco e nero potentissimo. 

Cosa resta delle altre pubblicazioni? Molto poco a dire il vero: una serie, durata una ventina di numeri, scritta da Matt Wagner e pubblicata da Dynamite e alcune miniserie pubblicate da American Mythology dalla qualità molto ondivaga. 

Non ci resta che sperare in due nuove pubblicazioni che ben testimoniano la vitalità del personaggio: Don Vega, ultima fatica di Pierre Alary e che uscirà, in Italia, proprio questo mese per Renoir Comics e Zorro di Howard Chaykin e Jorge Fornés, pubblicato negli USA da Alien Comic Books.


Alessio Fasano e Luca Frigerio

 


Zorro – Man of the dead

Copertina: Sean Gordon Murphy
Storia e disegni: Sean Gordon Murphy
Colori: Simon Cough
Traduzione: Fabio Gamberini
Casa editrice: Sergio Bonelli Editore
Data di pubblicazione: maggio 2025
Formato: 22 X 30 cm, colore, cartonato, 112 pagine
Prezzo: 25,00 €

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