Il teschio venuto dalla Svezia - Tra storia e atmosfere cupe
Daria Schmitt nella sua opera ripercorre, attraverso un’originale ironia, le tappe dei resti del celebre Cartesio
La nuova opera di Daria Schmitt, II teschio venuto dalla Svezia, è un tributo d’amore al mondo della scienza e, soprattutto, alle mirabolanti avventure non tanto di Renato Cartesio, protagonista dell’opera, quanto del suo teschio. L’opera, infatti, ripercorre le principali tappe ripercorse dal cranio del famoso filosofo e il costante dubbio sulla veridicità o meno di quei reperti e quindi, di conseguenza, della sua identità.
L’opera, vincitrice del Grand Prix Artémisia 2026 e pubblicata in Italia da Panini Comics, ripercorre in modo cronologico le avventure di Cartesio dal momento della sua morte fino al 1937, circa 300 anni dopo la sua scomparsa, attraverso una sceneggiatura lineare ed estremamente chiara. Il fumetto, grazie a una spiccata ironia che trasuda dai dialoghi tra i vari personaggi, riesce a raccontare al lettore le peripezie che i resti di uno dei più grandi geni dell’umanità hanno dovuto affrontare.
La sceneggiatura è caratterizzata da dialoghi che si rifanno al modo di parlare dei secoli passati, in special modo tra il ‘500 e ‘800; questo aspetto rende il testo particolarmente accattivante e divertente. Inoltre, per chi ha amato classici letterari come Notre-Dame de Paris di Victor Hugo, ritroverà quello stesso modo di parlare, antico ma estremamente affascinante - soprattutto ora che stiamo assistendo a un impoverimento lessicale, di cui si parla troppo poco.
Il tema principale dell’opera, però, non è un semplice riassunto di ciò che è accaduto al cadavere di Cartesio. Il vero fulcro del fumetto, infatti, è l’importanza di comprendere la propria identità. Per tutto il fumetto, il lettore assiste ai dubbi quasi esistenziali che il presunto teschio di Cartesio si pone proprio in merito alla vera provenienza delle sue ossa: il protagonista si pone la domanda “Sono veramente Renato Cartesio?” e il fatto che non ci sia una prova incontrovertibile della sua identità crea un continuo dubbio e, di conseguenza, un malessere insanabile. Il fatto che questo malessere sia causato dal continuo dubbio sulla sua identità diventa anche fonte di una macabra “ironia”, se si considera che Cartesio si distinse per l’importanza attribuita al dubbio costante (caratteristica che, come viene raccontato nel fumetto, verrà trasmessa a tutti i successivi studiosi influenzati proprio dal protagonista).
L’aspetto visivo è sicuramente il punto forte dell’opera. Daria Schmitt, attraverso un abile uso delle ombre e dei tratteggi, riesce a scolpire i volti dei personaggi - umani e non - con estrema chiarezza. Ogni personaggio presenta tratti somatici riconoscibili, dando a quest’ultimi un realismo che raramente si trova nei fumetti odierni, specialmente in quelli europei. Lo stile dell’autrice, estremamente realistico ma mai barocco, può ricordare per certi versi il tratto del mangaka Nagabe in Girl from the other side. Gli ambienti sono disegnati in modo accurato, ma mai eccessivamente dettagliato. Il lettore riesce a crearsi un’idea dei luoghi in cui si svolgono le vicende del teschio di Cartesio - soprattutto se si è letto i romanzi di Hugo - e non avverte mai quella sensazione di disorientamento rispetto agli spazi in cui si muovono i personaggi, anche nelle fasi più oniriche dell’opera. L’autrice, inoltre, si è focalizzata nel creare atmosfere e ambienti estremamente cupi, illuminati esclusivamente dalla luce lunare o da fievoli candele; se questa atmosfera è perfettamente coerente con il racconto, è pur vero che, in alcune fasi dell’opera, i personaggi si muovono durante il giorno e, di conseguenza, questa rappresentazione così cupa e tenebrosa anche di pieno giorno può risultare poco naturale.
Il teschio venuto dalla Svezia è un fumetto che, attraverso il pretesto di ripercorrere le vicende del teschio di Cartesio affronta, in modo indiretto e per certi versi timido, l’importanza di conoscere la propria identità. Questa identità va a sfociare non solamente nei dati anagrafici, ma anche nella veridicità o meno di tutte le emozioni e dei ricordi che abbiamo accumulato nel corso degli anni; scoprire improvvisamente che in realtà non siamo quella persona e che tutti i ricordi in realtà non erano i nostri sarebbe, molto probabilmente, estremamente traumatico per chiunque.
L’opera vive quindi del sottotesto della trama e del tratto dell’autrice, caratterizzato da un taglio estremamente realistico e preciso nella definizione degli ambienti e delle atmosfere.
Giosuè Spedicato
(Titolo originale: La tête de mort venue de Suède)
Testi e disegni: Daria Schmitt
Traduzione: Vania Vitali
Casa editrice: Panini Comics
Data di pubblicazione: 30 aprile 2026
Formato: cartonato
Prezzo: 24 €








