Non è una questione di genere – L'autoproduzione come pratica di libertà
Un’analisi del panorama indie femminile e queer italiano
C’è un rumore di fondo che chi frequenta le fiere del fumetto conosce bene. Non è il frastuono dei palchi principali, né il brusio delle code per gli autografi delle superstar della Marvel o della Bonelli. È un ronzio più basso ma pieno di energia; proviene dalla Self Area, il cuore pulsante dell'autoproduzione e, se ci si ferma ad ascoltare, si noterà che quel ronzio oggi ha cambiato frequenza perché vi si stanno aggiungendo sempre più voci femminili.
Per decenni, la narrazione sulla donna nel fumetto è stata binaria: o musa ipersessualizzata ad uso e consumo del male gaze, la donna sacrificabile per l'evoluzione dell'eroe maschio; o, nel migliore dei casi, sceneggiatrice/disegnatrice costretta a sgomitare in un boys club editoriale rigido e paternalista. Ma mentre l'industria mainstream arranca nel tentativo di diversificare le sue writers' rooms, spesso mossi più dal pinkwashing performativo che per convinzione, nell'autoproduzione sta avvenendo una vera rivoluzione. Virginia Woolf scriveva della necessità di avere una stanza tutta per sé per creare e le fumettiste di oggi quella stanza se la sono creata: è l'autoproduzione.
In un contesto italiano che continua a far fatica a dare spazio stabile a certe narrazioni, soprattutto quelle femminili, queer, fuori dalle convenzioni di genere, l’autoproduzione offre una libertà tematica assoluta diventando un vero e proprio atto politico oltre che un atto di cura verso sé stesse, le proprie storie, e chi vuole leggerle; per questo è importante parlare di queste autrici in un'ottica transfemminista. L'autoproduzione aggira il soffitto di cristallo dando alle autrici e allə autorə una possibilità di far sentire la loro voce perché le donne e le soggettività queer, anche se sono sempre state parte della storia del fumetto, sono state sistematicamente cancellate dalla storiografia ufficiale.
Sarah Dyer, scrittrice e artista di fumetti americana, ne parlava già nei primi anni ‘90 quando, nelle pagine di Action Girl Newsletter, portava di volta in volta la sua conoscenza diretta di come l'industria dei fumetti, anche nei suoi angoli alternativi, emarginasse le donne. La situazione attualmente ha fatto qualche timido passo avanti, ma non siamo arrivati molto lontano; per questo oggi, stampandosi da solə e distribuendosi tramite shop online, Patreon o fiere indipendenti, le autrici e autorə danno voce alle loro idee e ai loro mondi, creando un archivio vivente che non può essere cancellato. Stanno normalizzando narrazioni che prima erano considerate "di nicchia" solo perché non parlavano a un pubblico maschile bianco ed eterosessuale.
Un esempio fondamentale e pionieristico in Italia da cui è impossibile prescindere è Strix, la prima vera rivista di fumetti femminile e femminista nata alla fine del 1978: curata da una cooperativa di donne, nei suoi tre numeri propose un discorso visionario e satirico sull'inconscio e sul ruolo femminile, ben al di fuori del didascalismo dell'epoca.
Un’altra novità stupenda a cui assistiamo nel mondo dell’autoproduzione contemporanea è il passaggio dall'individualità alla collettività. Molte fumettiste hanno deciso di dare vita alle loro idee facendo rete, condividendo risorse e pratiche. Ne è un esempio virtuoso Attaccapanni Press, l'etichetta indipendente fondata da Ariel Vittori e Laura Guglielmo che, grazie a campagne di crowdfunding di successo, produce curatissime antologie tematiche. Sulla stessa lunghezza d'onda troviamo Lök Zine, la rivista diretta da Elisa Caroli (in arte Lois) che da oltre dieci anni celebra l'illustrazione contemporanea e il fumetto indipendente in modo eterogeneo e colorato. La forza di fare rete si esprime potentemente anche in realtà giovanissime e totalmente al femminile come il Collettivo Viscosa, premiato di recente nei principali festival di settore, o nel lavoro militante del Collettivo C.rude, che con antologie come Bandidas esplora i temi crudi della vendetta, trasformandoli in atti di cura, giustizia e sorellanza.
È importante parlare di queste realtà perché lə autrə di self italiane stanno dimostrando che il personale è politico anche nelle vignette, e lo fanno in mille forme diverse. C'è chi sceglie la via del "single player", come Marta Carloni, vera e propria ronin dell'indie italiano che porta avanti la sua visione senza l'appoggio di collettivi; o come Federica Ferraro aka Archiviodiferro, capace di esplorare l'interiorità più intima e spaventosa attraverso un tratto a inchiostro istintivo e graffiante. C'è poi chi si impegna a creare nuovi spazi e contenitori per le narrazioni dal sottosuolo, come fa Titti Demi dirigendo la rivista Lapino, un crocevia cartaceo che ospita nuove e vecchie generazioni di autori indipendenti; o come fa Percy Bertolini con la sua Catapecchia Editrice e la rivista antologica Bambinə Mattə, spazio di sperimentazione narrativa e grafica che resta fuori da ogni possibile etichetta editoriale e risponde solo al desiderio comunicativo e creativo dellə suə autorə. Oppure Elena Mistrello che dopo anni di collaborazione con varie case editrici e realtà editoriali ha creato Tracciato Palestina, un’opera che con cruda onestà ha coniugato il valore politico del fumetto autoprodotto, unendolo a temi di estrema rilevanza sociale e culturale.
Un nome che non può mancare in questa lista, chiaramente incompleta, è quello di Bambi Kramer, un’artista che non solo ha portato avanti un percorso artistico personalissimo e estremamente riconoscibile spaziando tra editoria, teatro e molti altri media, ma è anche instancabile curatrice di mostre e festival underground, uno su tutti il Crack! Fumetti dirompenti, vero incubatore culturale che da anni si svolge a Roma, al SOA Forte Prenestino.
Insomma, che si tratti di antologie strutturate, di graphic novel graffianti o di zine intime e autogestite, il messaggio è chiaro: non abbiamo bisogno della validazione di nessuno per disegnare la nostra realtà.
L'autoproduzione femminile e queer contemporanea non è un vivaio in attesa di fiorire altrove, è una foresta rigogliosa, e chi ama la Nona Arte saprà riconoscerne il valore e la bellezza.
Wendy Costantini
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