Orfani Sam #12

One more kiss, dear



E se ciò che rimarrà di tutto questo fosse un semplice gesto d'amore?
Sembra essere questo il suggerimento - sotto voce e tra le righe - dello sceneggiatore principe di Orfani, Roberto Recchioni, dopo aver terminato la lettura dell'ultimo numero della sesta stagione (anzi, ultimo numero, stop). Del resto la componente sentimentale è imprescindibile quando si narra una storia incentrata su cinque ragazzi (guerrieri, ma pur sempre ragazzi). Il loro destino è ancora lungi dal compiersi, le battaglie future sono una luce lontana e flebile, ma i loro cuori battono con ardore. E noi lettori, nel rivederli lì, sotto quell'albero del quale infine scopriamo il significato più recondito, ci commuoviamo - inutile nasconderlo - in questo commiato che conclude con malinconica bellezza la serie regolare di Orfani dopo cinquantaquattro numeri.
Cinquantaquattro volte l'edicolante ci ha tenuto l'albo da parte.
Cinquantaquattro letture (e altrettante recensioni audaci) ci hanno condotti fin qui.
Perché in fondo non si parla solo di amore come sentimento verso un'altra persona, ma anche (e soprattutto) di amore incondizionato verso un mezzo espressivo: il fumetto.

Non è un caso infatti che la storia si apra con una scena western, rigorosamente in bianco e nero, ripresa fedelmente dalla primissima apparizione di TexL'omaggio affettuoso di Roberto Recchioni, qui coadiuvato da Luca Casalanguida, è un modo elegante e centrato per chiudere il cerchio, riconoscendo ne Il totem misterioso (e nelle tantissime pagine che per settant'anni gli hanno fatto seguito) un punto di svolta per la storia del fumetto popolare italiano e conseguentemente l'architrave della grande passione che ha spinto i due autori a percorrere la via del fumetto, una passione che sono riusciti a riversare intatta in queste pagine. Il percorso di "rottura" rispetto agli stilemi bonelliani conduce dunque gli autori a riprendere da dove tutto ha avuto inizio, a "ricordarsi il volto del padre", per dirla con Stephen King.
Tanti nomi ed elementi visti nel corso degli anni in Orfani vengono trasfigurati in chiave western (il "nuovo mondo" sono gli Stati dell'Ovest, i "corvi/corvacci" sono i cacciatori di taglie e così via). E quando viene citato Dinamite si crea un loop citazionistico: già il clone di Ringo aveva cavalcato un destriero con lo stesso nome del fantomatico cavallo di Tex. Per esteso, del resto, una buona parte di questa sesta stagione riecheggiava elementi western  (su tutti, il quarto episodio è un vero e proprio western 2.0)
Gli omaggi e le citazioni poi non si fermano qui e coinvolgono un altro pilastro della poetica recchioniana, ovvero il Frank Miller del Ritorno del Cavaliere Oscuro, che già era stato ripreso visivamente in passato (giusto per fare un esempio) da Carlo Ambrosini in Città aperta (Orfani Ringo #3).
Come lo stesso sceneggiatore romano ha narrato più volte, praticamente ogni suo progetto fumettistico parte riprendendo il concept dell'anziano Bruce Wayne di Miller, idea dalla quale poi spesso si discosta (come avvenuto di recente per Il Corvo: Memento Mori), ma che proprio in Orfani ha trovato un interessante compimento nella figura di Ringo (si veda in particolare l'omonima seconda stagione). Va detto che anche in questo caso non ci si discosta troppo dall'epica western: anche il Batman a cavallo di Miller - difficile negarlo - è un eroe western crepuscolare, al tramonto della sua carriera, sebbene calato in un ambito supereroistico revisionistico.

Si parla di passioni, dunque: quelle dei personaggi e quelle degli autori. C'è un espediente metanarrativo, evidente sin dalle prime pagine, che le pone in relazione: il giovane Ringo legge insieme a Sam un albo a fumetti contenente le tavole in bianco e nero "antichizzato" e ingiallito (realizzate da un Luca Casalanguida che ormai da tempo non è più una sorpresa, qui con uno stile sintetico che ricorda a tratti il maestro Ivo Milazzo). Il parallelismo immediato è con il fumettista da giovane, quando anch'egli leggeva storie western. In tal modo questa storia, ancor più di altre, assume risvolti autobiografici e molto sentiti: personaggio e autore si fondono in un unicum emotivamente indistinguibile.


Ovviamente in questa storia c'è anche altro. C'è un racconto di un'epoca ancora innocente, che ritrae una giornata di spensieratezza dei cinque giovani "Orfani" originari, ritratti splendidamente da Andrea Accardi nelle scene a colori (con il contributo di Stefania Aquaro). Il flashback rimanda alle primissime apparizioni dei personaggi, risultando in tal modo, più che una semplice fine, una via di mezzo tra un prologo e un epilogo, e conferendo all'intera saga una notevole (e sensata) circolarità.


C'è spazio per le risate, per i sentimenti, per le incomprensioni, per il desiderio di avventura. Per la vita, insomma.
E c'è anche qui la voglia di riprendere alcune delle passione personali degli autori, in primis il cinema: sin dalla cover di Carmine Di Giandomenico, il rimando evidente è al Breakfast Club di John Hughes, teenage movie per antonomasia. Il film, incentrato sulle vicissitudini di tre ragazzi e due ragazze (non a caso), raccontava stralci di vita e rappresentava in modo lucido il ritratto di un'intera generazione e i loro conflitti sociali e personali.

Un modo dunque per approfondire ancora una volta i personaggi, tornare all'essenza delle loro storie, riappropriarsi di un passato che ormai è remoto (nella narrazione della saga come nella nostra realtà).

Ancora un giorno è altresì una storia che travalica i confini tra i generi. Come ci ricordano sapientemente Recchioni, Casalanguida, Accardi e Aquaro, a volte una stessa storia può essere raccontata traslandola in un genere differente - seppur brevemente e con sguardo nostalgico - mantenendone intatte le caratteristiche basilari.
Del resto, non è il genere, che sia fantasy, western o teen movie, a rendere una storia degna di essere letta: sono le emozioni che emana, il cuore e le atmosfere.


Impossibile non dedicare una nota di chiusura a Orfani, alla saga nella sua interezza. 
Forse è ancora presto per storicizzare, per determinare in maniera limpida quanto sia stato profondo il solco tracciato da questa serie (che, lo ricordiamo, proseguirà con alcuni albi speciali a partire già dal mese prossimo con Terra).
Eppure ci sentiamo di poter affermare senza forzature che, dalle tematiche affrontate all'impostazione narrativa e dall'importanza conferita al colore all'aspetto visivo "di rottura", Roberto Recchioni ed Emiliano Mammucari siano riusciti a ideare e mettere su carta una serie innovativa e destinata certamente a rimanere nel tempo.


Il sommo audace




Orfani Sam: Ancora un giorno
NUMERO: 12
DATA: giugno 2018
SERGIO BONELLI EDITORE
COPERTINA: Carmine Di Giandomenico (colori di Giovanna Niro)

SOGGETTO E SCENEGGIATURA: Roberto Recchioni
DISEGNI E CHINE: Luca Casalanguida e Andrea Accardi
COLORI: Stefania Aquaro








Tutte le immagini: © 2018 Sergio Bonelli Editore (ad eccezione del Cavaliere Oscuro di Frank Miller e della locandina di The Breakfast Club, di proprietà degli aventi diritto).

Commenti

Post più popolari