Vespertiliu e Ragdoll - Creare è l'antidoto per la distruzione
Intervista a Veronica Ciancarini e ai membri di Ragdoll sulla nascita di Cadaveri Squisiti, volume vincitore del premio Self Area 2025
Veronica Ciancarini nasce il giorno di Natale del ‘93, rovinando il cenone ad amici e parenti. Frequenta il liceo artistico di Civitavecchia e si laurea in scenografia all’Accademia di Belle Arti di Roma.
Esordisce come fumettista con “Bleeding Mariachi – Il canto dell’immortale” (Edizioni BD) e lavora a storie brevi come disegnatrice per “Sacro/Profano – Liberaci dal Male” (Dentiblù) e come autrice per “Grimorio III” (Attaccapanni – Press). Nel 2021 è co-autrice, insieme a Daniele Daccò, de “IL GROSSO” per Panini Comics, e in contemporanea inizia a lavorare al suo webcomic settimanale “Nundead”.
Nel gennaio 2022 crea l’alter ego Vespertiliu e inizia a dedicare la sua produzione artistica principalmente all’illustrazione.
Appassionata di tutto ciò considerato gotico e occulto, tra il 2022 e il 2023 crea il suo primo mazzo di tarocchi, i “Vespertarots” , presto in uscita per Lo Scarabeo, e auto-produce il mazzo “Vespertiliu e gli Oracoli della Luna”.
Dal 2023 è docente di disegno presso la Pencil ART di Roma e Online.
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A Lucca Comics & Games 2025 il premio Self Area è stato assegnato a Cadaveri Squisiti, scritto e disegnato da Veronica Ciancarini, in arte Vespertiliu, e opera del collettivo Ragdoll – Fumetti scomposti.
Durante Lo Spazio Audace – Vignette e Caffè, nel corso della manifestazione, abbiamo avuto il piacere di intervistare Veronica Ciancarini, Francesco Vicentini Orgnani ed Elia Di Padova per parlare di Cadaveri Squisiti e di tanto altro.
Siamo in compagnia di Ragdoll, a pochi giorni dalla loro vittoria del Premio Self Area a Lucca. Parleremo soprattutto del fumetto con cui hanno ottenuto il riconoscimento, ma prima, se vi va, presentate voi stessi e il collettivo, così da dare un contesto anche a chi ancora non vi segue?
Francesco: Buongiorno, io sono Francesco Vicentini Orgnani, sono uno dei membri attivi di Ragdoll. Mi occupo principalmente della scrittura delle storie, della sceneggiatura e faccio parte del gruppo originale che ha realizzato Il Cantico delle Braci e la Collana Mantice. Nel caso del libro che ha vinto il premio Self Area, Cadaveri Squisiti, invece ho svolto un ruolo di editor, su scelta di Veronica.
Veronica: Io sono Veronica Ciancarini, online anche conosciuta come Vespertiliu e anch'io sono un membro appunto di Ragdoll. Ho partecipato anch'io al Cantico delle Braci e l'esperienza raccolta su quell'albo mi ha poi dato una spinta in più per provare a realizzare questo volume unico, sempre insieme a Ragdoll. Il progetto è nato non solo in collaborazione con Francesco, che mi ha fatto da editor, ma con tutti gli altri membri del collettivo. Perché in effetti sì, il libro che è scritto e disegnato da me ha vinto il premio, ma è un premio che fondamentalmente va a Ragdoll, perché se il volume esiste così com’è, nell'edizione che è, è grazie al grande lavoro di Ragdoll, soprattutto per la cartotecnica che è un po' un vanto di questo progetto editoriale. E su questo lascio la parola a Elia.
Elia: Ciao, sono Elia Di Padova e sono uno dei fondatori del collettivo Ragdoll. In realtà con questo libro nello specifico ho fatto poco e niente.
Veronica: Bugiardo, totale.
Elia: La grandissima parte del lavoro è stata di disegno, scrittura ed editing. Però sì, io sono stato dietro alla scelta dei tipi di carte e dell’aspetto materiale: per esempio lasciare la costina a vista e quindi mostrare le viscere del libro. Per il resto disegno e, quando capita, scrivo qualcosina e sono qua anch'io. Dirò pochissime cose, lascio che siano Veronica e Francesco a raccontare i libri in questione.
Francesco: Buongiorno, io sono Francesco Vicentini Orgnani, sono uno dei membri attivi di Ragdoll. Mi occupo principalmente della scrittura delle storie, della sceneggiatura e faccio parte del gruppo originale che ha realizzato Il Cantico delle Braci e la Collana Mantice. Nel caso del libro che ha vinto il premio Self Area, Cadaveri Squisiti, invece ho svolto un ruolo di editor, su scelta di Veronica.
Veronica: Io sono Veronica Ciancarini, online anche conosciuta come Vespertiliu e anch'io sono un membro appunto di Ragdoll. Ho partecipato anch'io al Cantico delle Braci e l'esperienza raccolta su quell'albo mi ha poi dato una spinta in più per provare a realizzare questo volume unico, sempre insieme a Ragdoll. Il progetto è nato non solo in collaborazione con Francesco, che mi ha fatto da editor, ma con tutti gli altri membri del collettivo. Perché in effetti sì, il libro che è scritto e disegnato da me ha vinto il premio, ma è un premio che fondamentalmente va a Ragdoll, perché se il volume esiste così com’è, nell'edizione che è, è grazie al grande lavoro di Ragdoll, soprattutto per la cartotecnica che è un po' un vanto di questo progetto editoriale. E su questo lascio la parola a Elia.
Elia: Ciao, sono Elia Di Padova e sono uno dei fondatori del collettivo Ragdoll. In realtà con questo libro nello specifico ho fatto poco e niente.
Veronica: Bugiardo, totale.
Elia: La grandissima parte del lavoro è stata di disegno, scrittura ed editing. Però sì, io sono stato dietro alla scelta dei tipi di carte e dell’aspetto materiale: per esempio lasciare la costina a vista e quindi mostrare le viscere del libro. Per il resto disegno e, quando capita, scrivo qualcosina e sono qua anch'io. Dirò pochissime cose, lascio che siano Veronica e Francesco a raccontare i libri in questione.
Parliamo quindi di Cadaveri Squisiti: leggendo anche le tue parole nella postfazione non è un libro nato a tavolino ma nato da un cassetto. Ci racconti la genesi?
Veronica: Sì, assolutamente. L'elaborazione di Cadaveri Squisiti è stata sperimentale e particolare: il titolo del libro suggerisce anche quello che è stato il mio approccio creativo a quest'opera.
Il nome viene dal gioco surrealista del “Cadavere Squisito”, in cui si piega un foglio a fisarmonica, si comincia da una delle facciate e si comincia a scrivere o disegnare su una delle sezioni. Per esempio, Francesco faceva una parte senza che noi altri potessimo vederla, poi girava il foglio e io, senza sapere cosa lui avesse scritto o disegnato, continuavo. Si andava così avanti con tutto il gruppo, finché poi non si arrivava al risultato finale.
Io ho giocato a “Cadavere Squisito” con me stessa.
All’inizio Cadaveri Squisiti era un patchwork di storie, ma anche di sogni e incubi che ho fatto, annotato nel tempo e poi lasciato da parte, ma che non ho mai osato sviluppare.
Come ho scritto nella postfazione del libro, io per un po' di tempo mi ero anche allontanata dal fumetto: è stata una separazione di un paio d'anni, forse qualcosina di più e poi sono tornata. Inizialmente solo per disegnare i fumetti proprio con Il Cantico delle Braci, da lì poi ho anche fatto delle storie brevi con altri progetti.
Quando è arrivato il momento di lavorare a un libro tutto mio, sono tornata naturalmente da Ragdoll. Ho ripreso quelle storie nel cassetto e le prime trenta pagine mi hanno richiesto sette mesi: lavoravo due giorni al mese, sopraffatta dall’ansia che non fossero abbastanza, che non avessero valore, che non potesse funzionare un patchwork del genere. È stato un cadavere squisito lentissimo.
Poi, a un certo punto, mi sono resa conto della fiducia che Ragdoll aveva riposto in me, e dell’entusiasmo di chi mi seguiva sui social. Allora mi sono detta: «Ok Veronica, non si scherza più. Facciamo questo “cadavere squisito” come si deve».
Ho lavorato al libro usando una Moleskine A4: è proprio il manoscritto originale. L’ho trattata come la “fisarmonica” del cadavere squisito: ogni giorno disegnavo e inchiostravo una pagina, e la successiva diventava un problema della me del giorno dopo. Non sapevo mai cosa sarebbe accaduto nella pagina successiva, e ho portato avanti l’intero libro così.
Parlando poi con Francesco, che ha svolto il ruolo di editor, abbiamo capito di cosa parlasse la storia: me l'hanno raccontata i personaggi mentre la stavo realizzando. E quindi, anche se procedevo sempre una pagina per volta, sapevamo dove, passatemi il termine, “sarebbe andata a parare”. Questa, in sostanza, è stata la lavorazione del libro. Vuoi aggiungere qualcosa, Francesco?
Francesco: La verità è che Veronica secondo me aveva già un'idea molto più chiara di quanto lasci credere, quantomeno per l'amore che prova per questi personaggi e quindi la direzione in cui voleva portarli. Soprattutto, aveva chiari i temi che attraversano il libro: dall’accettazione della morte a quella di sé, fino alla domanda su cosa renda una vita degna di essere vissuta e qual è l'attributo che la rende tale, che può cambiare da persona a persona. Può essere nella poesia delle piccole cose o può essere nei massimi sistemi, a seconda dell'individuo a cui fai questa domanda.
È stato interessante esplorare la visione di Veronica per quanto riguarda queste specifiche domande e trovare insieme alcune soluzioni, che hanno reso dei passaggi più potenti o più significativi, soprattutto per i personaggi in scena. Per il resto, sono orgoglioso che lei sia riuscita a trovare questa voce e che l'abbia fatto con noi.
Il nome viene dal gioco surrealista del “Cadavere Squisito”, in cui si piega un foglio a fisarmonica, si comincia da una delle facciate e si comincia a scrivere o disegnare su una delle sezioni. Per esempio, Francesco faceva una parte senza che noi altri potessimo vederla, poi girava il foglio e io, senza sapere cosa lui avesse scritto o disegnato, continuavo. Si andava così avanti con tutto il gruppo, finché poi non si arrivava al risultato finale.
Io ho giocato a “Cadavere Squisito” con me stessa.
All’inizio Cadaveri Squisiti era un patchwork di storie, ma anche di sogni e incubi che ho fatto, annotato nel tempo e poi lasciato da parte, ma che non ho mai osato sviluppare.
Come ho scritto nella postfazione del libro, io per un po' di tempo mi ero anche allontanata dal fumetto: è stata una separazione di un paio d'anni, forse qualcosina di più e poi sono tornata. Inizialmente solo per disegnare i fumetti proprio con Il Cantico delle Braci, da lì poi ho anche fatto delle storie brevi con altri progetti.
Quando è arrivato il momento di lavorare a un libro tutto mio, sono tornata naturalmente da Ragdoll. Ho ripreso quelle storie nel cassetto e le prime trenta pagine mi hanno richiesto sette mesi: lavoravo due giorni al mese, sopraffatta dall’ansia che non fossero abbastanza, che non avessero valore, che non potesse funzionare un patchwork del genere. È stato un cadavere squisito lentissimo.
Poi, a un certo punto, mi sono resa conto della fiducia che Ragdoll aveva riposto in me, e dell’entusiasmo di chi mi seguiva sui social. Allora mi sono detta: «Ok Veronica, non si scherza più. Facciamo questo “cadavere squisito” come si deve».
Ho lavorato al libro usando una Moleskine A4: è proprio il manoscritto originale. L’ho trattata come la “fisarmonica” del cadavere squisito: ogni giorno disegnavo e inchiostravo una pagina, e la successiva diventava un problema della me del giorno dopo. Non sapevo mai cosa sarebbe accaduto nella pagina successiva, e ho portato avanti l’intero libro così.
Parlando poi con Francesco, che ha svolto il ruolo di editor, abbiamo capito di cosa parlasse la storia: me l'hanno raccontata i personaggi mentre la stavo realizzando. E quindi, anche se procedevo sempre una pagina per volta, sapevamo dove, passatemi il termine, “sarebbe andata a parare”. Questa, in sostanza, è stata la lavorazione del libro. Vuoi aggiungere qualcosa, Francesco?
Francesco: La verità è che Veronica secondo me aveva già un'idea molto più chiara di quanto lasci credere, quantomeno per l'amore che prova per questi personaggi e quindi la direzione in cui voleva portarli. Soprattutto, aveva chiari i temi che attraversano il libro: dall’accettazione della morte a quella di sé, fino alla domanda su cosa renda una vita degna di essere vissuta e qual è l'attributo che la rende tale, che può cambiare da persona a persona. Può essere nella poesia delle piccole cose o può essere nei massimi sistemi, a seconda dell'individuo a cui fai questa domanda.
È stato interessante esplorare la visione di Veronica per quanto riguarda queste specifiche domande e trovare insieme alcune soluzioni, che hanno reso dei passaggi più potenti o più significativi, soprattutto per i personaggi in scena. Per il resto, sono orgoglioso che lei sia riuscita a trovare questa voce e che l'abbia fatto con noi.
In apertura citi un testo di Emily Brontë: è stata un'autrice che ti ha ispirato? Qual è il legame suo con questo libro?
Veronica: Adesso dirò una cosa che molti considereranno una bestemmia: trovo che Cime tempestose sia un ottimo libro, ma non mi è piaciuto. A un certo punto ho detto: «sparate a Heathcliff, non ce la faccio più». Mi sono però trovata per le mani una copia, un piccolissimo albo della Penguin che era una collezione di poesie di Emily Brontë che era The night is darkening around me, la poesia che cito all'inizio del libro.
Tra le varie cose che accumulo nei cassetti ci sono molte poesie. Scrivo in inglese, sia musica che poesia, e autori come Emily Brontë o Edgar Allan Poe sono per me figure di conforto, che mi hanno ispirata profondamente.
Non escludo un'arte rispetto a un'altra, nel bagaglio della mia ispirazione: una canzone può ispirare la mia arte del fumetto tanto quanto un fumetto, e un fumetto può ispirare una mia poesia quanto una poesia di un altro autore. Quindi, questa poesia qui in particolare è quella che ha risuonato di più con me quando l'ho letta la prima volta. È spaventosa, ma allo stesso tempo secondo me è una poesia che parla del “lasciatemi stare dove voglio stare”, anche se sembra che tutto attorno stia crollando. È come dire: «Se la mia idea di pace è il tormento, lasciate che sia così».
È una poesia che in qualche modo parla sia del mietitore che di Vespertiliu. Mi sono divertita a tradurla, l'adattamento è fatto da me. All’inizio quando non sapevo come aprire il fumetto avevo pensato a una prefazione. Poi invece ho deciso di mettere questa poesia. Ha un valore per me e, secondo me, si ricollega profondamente alla storia.
Tra le varie cose che accumulo nei cassetti ci sono molte poesie. Scrivo in inglese, sia musica che poesia, e autori come Emily Brontë o Edgar Allan Poe sono per me figure di conforto, che mi hanno ispirata profondamente.
Non escludo un'arte rispetto a un'altra, nel bagaglio della mia ispirazione: una canzone può ispirare la mia arte del fumetto tanto quanto un fumetto, e un fumetto può ispirare una mia poesia quanto una poesia di un altro autore. Quindi, questa poesia qui in particolare è quella che ha risuonato di più con me quando l'ho letta la prima volta. È spaventosa, ma allo stesso tempo secondo me è una poesia che parla del “lasciatemi stare dove voglio stare”, anche se sembra che tutto attorno stia crollando. È come dire: «Se la mia idea di pace è il tormento, lasciate che sia così».
È una poesia che in qualche modo parla sia del mietitore che di Vespertiliu. Mi sono divertita a tradurla, l'adattamento è fatto da me. All’inizio quando non sapevo come aprire il fumetto avevo pensato a una prefazione. Poi invece ho deciso di mettere questa poesia. Ha un valore per me e, secondo me, si ricollega profondamente alla storia.
In ambito fumettistico c'è qualcosa a livello autoriale o di opere che credi sia entrato nel tuo bagaglio sia fumettistico sia di altre arti a cui ti dedichi?
Veronica: Allora, per quanto riguarda il fumetto, devo essere onesta: quello che la fa da principe è Hellboy di Mike Mignola, soprattutto i primi volumi. C’era ovviamente l’avventura, però io ho sempre trovato nel personaggio di Hellboy, soprattutto nei primissimi volumi, ho un omnibus con i primi, questa malinconia in Red, come poi lo si chiama anche nel film di Del Toro, che mi ricordava un po’, per citarne un altro in un’altra arte, Edward mani di forbice di Tim Burton.
Tutti questi mostri che in realtà lo sono solo in apparenza, o che comunque affrontano avventure straordinarie ma poi risultano i più umani di tutti: ecco, per quanto riguarda il fumetto sicuramente quello... Ricordo chiaramente un passaggio in questo primo omnibus di Hellboy: due vignette esattamente uguali, con Hellboy appoggiato a una rovina e il cielo davanti a lui. L’unica cosa che cambia è la nuvola che si muove. Rimasi colpita da questo senso di malinconia in questo omone gigante, questo diavolo enorme che stava lì, stufo di dover combattere con i suoi demoni, sia quelli fuori che quelli dentro. Quindi quella è stata una grande ispirazione, che dal punto di vista tecnico mi ha anche insegnato che le vignette silenziose, o le vignette che si ripetono, possono essere in realtà estremamente “ad alto volume”, possono dialogare moltissimo. Non sono necessariamente uno spreco di vignette.
Per il resto, appunto, per quanto riguarda i film, io purtroppo devo citare Tim Burton, perché da quando sono piccolina Nightmare Before Christmas ed Edward mani di forbice sono stati veramente dei cardini della mia esistenza. Adesso, da più grande, spaziando un po’, avendo fatto l’Accademia di Belle Arti, ho studiato scenografia ma sono appassionata di pittura, devo ovviamente parlare di Gustave Doré oppure Edward Gorey, che ho conosciuto proprio facendo scenografia, perché ha curato il Dracula che vinse il Tony Award negli anni ’70.
Poi io sono innamorata delle mie “artiste streghe”, come le chiamo io: Leonora Carrington, Remedios Varo, Leonor Fini. Insomma, ho pile di libri sul tavolino del salotto, questi artbook enormi che vado a sfogliare. Un aspetto dell’essere innamorata di questo tipo di opere pittoriche è che, nel loro essere vignette uniche, se vogliamo, raccontano sempre una storia anche da ferme. Ed è quello che in questi giorni sta spiegando sempre Francesco quando presenta il libro a chi si approccia a noi.
Io per anni ho fatto solo illustrazioni di questi personaggi: ho fatto un mazzo di tarocchi con protagonista Vespertiliu, però queste illustrazioni in qualche modo parlavano, perché anche se Francesco dice «Veronica, secondo me aveva le idee più chiare», io non lo sapevo... non lo so ancora. Io le ho tirate fuori, però probabilmente stavano lì, perché ogni volta che faccio un'illustrazione, qualcosa dice, ma nemmeno io me ne rendo conto, perché sono come pagine di diario. Io dico sempre che a me “mi scappa da disegnare” come mi scappa da andare in bagno, quindi sono cose che mi escono fuori.
Francesco: Hai dimenticato un film importantissimo!
Veronica: La devo dire questa cosa? La devo dire [ride]. Quando ho proposto questo albo a Ragdoll, il mio obiettivo era fare un fumetto, arrivare alla fine e scrivere fine con la libertà e la possibilità che fosse brutto. Perché io dico: io devo fare una cosa in cui devo essere libera, devo fare quello che deve uscire. E il mio pitch fu «devo fare un qualcosa a metà tra Shark Tale e Akira». E quindi vorrei citare Shark Tale, con un plauso all'opera magistrale di Luca Laurenti e Tiziano Ferro al doppiaggio, è necessario.
Tutti questi mostri che in realtà lo sono solo in apparenza, o che comunque affrontano avventure straordinarie ma poi risultano i più umani di tutti: ecco, per quanto riguarda il fumetto sicuramente quello... Ricordo chiaramente un passaggio in questo primo omnibus di Hellboy: due vignette esattamente uguali, con Hellboy appoggiato a una rovina e il cielo davanti a lui. L’unica cosa che cambia è la nuvola che si muove. Rimasi colpita da questo senso di malinconia in questo omone gigante, questo diavolo enorme che stava lì, stufo di dover combattere con i suoi demoni, sia quelli fuori che quelli dentro. Quindi quella è stata una grande ispirazione, che dal punto di vista tecnico mi ha anche insegnato che le vignette silenziose, o le vignette che si ripetono, possono essere in realtà estremamente “ad alto volume”, possono dialogare moltissimo. Non sono necessariamente uno spreco di vignette.
Per il resto, appunto, per quanto riguarda i film, io purtroppo devo citare Tim Burton, perché da quando sono piccolina Nightmare Before Christmas ed Edward mani di forbice sono stati veramente dei cardini della mia esistenza. Adesso, da più grande, spaziando un po’, avendo fatto l’Accademia di Belle Arti, ho studiato scenografia ma sono appassionata di pittura, devo ovviamente parlare di Gustave Doré oppure Edward Gorey, che ho conosciuto proprio facendo scenografia, perché ha curato il Dracula che vinse il Tony Award negli anni ’70.
Poi io sono innamorata delle mie “artiste streghe”, come le chiamo io: Leonora Carrington, Remedios Varo, Leonor Fini. Insomma, ho pile di libri sul tavolino del salotto, questi artbook enormi che vado a sfogliare. Un aspetto dell’essere innamorata di questo tipo di opere pittoriche è che, nel loro essere vignette uniche, se vogliamo, raccontano sempre una storia anche da ferme. Ed è quello che in questi giorni sta spiegando sempre Francesco quando presenta il libro a chi si approccia a noi.
Io per anni ho fatto solo illustrazioni di questi personaggi: ho fatto un mazzo di tarocchi con protagonista Vespertiliu, però queste illustrazioni in qualche modo parlavano, perché anche se Francesco dice «Veronica, secondo me aveva le idee più chiare», io non lo sapevo... non lo so ancora. Io le ho tirate fuori, però probabilmente stavano lì, perché ogni volta che faccio un'illustrazione, qualcosa dice, ma nemmeno io me ne rendo conto, perché sono come pagine di diario. Io dico sempre che a me “mi scappa da disegnare” come mi scappa da andare in bagno, quindi sono cose che mi escono fuori.
Francesco: Hai dimenticato un film importantissimo!
Veronica: La devo dire questa cosa? La devo dire [ride]. Quando ho proposto questo albo a Ragdoll, il mio obiettivo era fare un fumetto, arrivare alla fine e scrivere fine con la libertà e la possibilità che fosse brutto. Perché io dico: io devo fare una cosa in cui devo essere libera, devo fare quello che deve uscire. E il mio pitch fu «devo fare un qualcosa a metà tra Shark Tale e Akira». E quindi vorrei citare Shark Tale, con un plauso all'opera magistrale di Luca Laurenti e Tiziano Ferro al doppiaggio, è necessario.
Senti, mi è venuta in mente una citazione forse troppo usata, che è “la bellezza salverà il mondo”. È di Dostoevskij e, tra l’altro, nella traduzione di Paolo Nori diventa “il mondo lo salverà la bellezza”. Mi ha ricordato la tua chiusura di Cadaveri squisiti, che è: “la creazione è l’antidoto per la distruzione”. È una frase molto importante, al pari di quella di Dostoevskij secondo me. Ce la racconti?
Veronica: La frase che ho scritto è molto personale, perché in momenti della mia vita dove vedevo tutto distruggersi e in cui mi stavo anche un po' autodistruggendo, creare mi ha salvata. Adesso, detta così, sembra chissà che cosa, ma non è niente di drammatico. Però, nei miei momenti più bassi, ciò che mi ha sempre riportata alla luce è stato darmi la libertà di creare come facevo da bambina. Credo alla frase “la bellezza salverà il mondo”, ma secondo me è la creatività che salverà il mondo. Perché se ci togliamo la possibilità di creare, anche qualcosa di brutto, parlo a livello artistico ovviamente, alla fine possiamo sentirci castrati e non creiamo più niente.
C'è della bontà anche nel brutto, perché la bruttezza non è cattiveria. L’ho imparato da tutte le ispirazioni della mia vita, c'è una dignità nella bruttezza.
Prendiamo l'esempio di Shark Tale: una cosa che ho imparato nella vita è che ci sono opere magne incredibili, considerate capolavori, che magari guardo e non mi lasciano niente; e cose che sono all'unanimità considerate delle cacche, che io invece guardo, mi sento meglio e torno bambina.
C'è della bontà anche nel brutto, perché la bruttezza non è cattiveria. L’ho imparato da tutte le ispirazioni della mia vita, c'è una dignità nella bruttezza.
Prendiamo l'esempio di Shark Tale: una cosa che ho imparato nella vita è che ci sono opere magne incredibili, considerate capolavori, che magari guardo e non mi lasciano niente; e cose che sono all'unanimità considerate delle cacche, che io invece guardo, mi sento meglio e torno bambina.
La dedica di Veronica Vespertiliu Ciancarini per Lo Spazio Audace
Per cui appunto, a volte una cosa brutta fa qualcosa di buono, e non va confusa la bruttezza con la cattiveria, soprattutto in questo periodo storico. La storia dell'umanità purtroppo è tartassata da eventi orripilanti, però ho incontrato nel corso della mia vita artisti di tutti i tipi che facevano gatekeeping dell'arte: «io disegno, quindi non ti dico i miei segreti, non ti dico le mie cose».
Io invece adoro insegnare e apprezzo l'insegnamento, perché il motivo per cui noi oggi siamo qua a Lucca Comics a fare i fumetti è che nel Rinascimento il maestro trasmetteva all'alunno, e l'alunno al suo alunno.
Quindi la cosa che dico a tutti, a qualsiasi età, anche se si tratta di scarabocchiare su un memo di quelli che si mettono vicino al telefono, fatelo. Perché tirare fuori, creare, può veramente salvare il mondo.
Grazie per la disponibilità!
Intervista realizzata a Lucca Comics & Games 2025, a cura di Giuseppe Lamola e Giovanni Dacò, con la collaborazione di Carlotta Bertola.
Ragdoll – Fumetti scomposti
Il collettivo Ragdoll viene fondato nel 2023 da Elia Di Padova e Matilde Miconi con l’obiettivo di costruire una fucina artistica libera e sicura, dove la sperimentazione con il medium fumetto possa esplorare soluzioni e approcci fuori dai canoni di mercato. Questo si riflette sia nell'impianto di lavorazione, spesso atipico e a più mani, sia sul piano della cartotecnica, utilizzata in modo inusuale tra formati ed espedienti narrativi difficili da trovare altrove. Il tutto senza mai perdere di vista la cosa più importante: le storie.
Tra i membri anche: Francesco Vicentini Orgnani, Matteo Vicentini Orgnani, Franky Vartuli, Andrea Menichini, Veronica Ciancarini, Virginia Salucci e Daria Norberg-Schulz.
Catalogo delle pubblicazioni: Il Cantico delle Braci; Il Cantico delle braci - Canovaccio; Collana Mantice (Ne Valeva la Penna, Il Cuore di Cogan, Un Semplice Filo, Quarzo, Fuoco D’ossa); Cadaveri Squisiti.
Il collettivo Ragdoll viene fondato nel 2023 da Elia Di Padova e Matilde Miconi con l’obiettivo di costruire una fucina artistica libera e sicura, dove la sperimentazione con il medium fumetto possa esplorare soluzioni e approcci fuori dai canoni di mercato. Questo si riflette sia nell'impianto di lavorazione, spesso atipico e a più mani, sia sul piano della cartotecnica, utilizzata in modo inusuale tra formati ed espedienti narrativi difficili da trovare altrove. Il tutto senza mai perdere di vista la cosa più importante: le storie.
Tra i membri anche: Francesco Vicentini Orgnani, Matteo Vicentini Orgnani, Franky Vartuli, Andrea Menichini, Veronica Ciancarini, Virginia Salucci e Daria Norberg-Schulz.
Catalogo delle pubblicazioni: Il Cantico delle Braci; Il Cantico delle braci - Canovaccio; Collana Mantice (Ne Valeva la Penna, Il Cuore di Cogan, Un Semplice Filo, Quarzo, Fuoco D’ossa); Cadaveri Squisiti.
Veronica Ciancarini
Veronica Ciancarini nasce il giorno di Natale del ‘93, rovinando il cenone ad amici e parenti. Frequenta il liceo artistico di Civitavecchia e si laurea in scenografia all’Accademia di Belle Arti di Roma.
Esordisce come fumettista con “Bleeding Mariachi – Il canto dell’immortale” (Edizioni BD) e lavora a storie brevi come disegnatrice per “Sacro/Profano – Liberaci dal Male” (Dentiblù) e come autrice per “Grimorio III” (Attaccapanni – Press). Nel 2021 è co-autrice, insieme a Daniele Daccò, de “IL GROSSO” per Panini Comics, e in contemporanea inizia a lavorare al suo webcomic settimanale “Nundead”.
Nel gennaio 2022 crea l’alter ego Vespertiliu e inizia a dedicare la sua produzione artistica principalmente all’illustrazione.
Appassionata di tutto ciò considerato gotico e occulto, tra il 2022 e il 2023 crea il suo primo mazzo di tarocchi, i “Vespertarots” , presto in uscita per Lo Scarabeo, e auto-produce il mazzo “Vespertiliu e gli Oracoli della Luna”.
Dal 2023 è docente di disegno presso la Pencil ART di Roma e Online.
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