Jérémie Moreau e il primo peccato dell'essere umano
Il discorso della pantera è un inno alla libertà, ma solo fino a quando questa non limita la libertà di qualcun altro
Una delle caratteristiche più interessanti del fumetto è la possibilità che offre agli autori di proiettare una visione, o anche semplicemente un’idea, su soggetti esterni. Questa caratteristica, che ovviamente non è esclusiva di questo medium, permette all’autore di “allontanarsi” da ciò che vuole trasmettere ai lettori, evitando così di impregnare la propria opera di una prospettiva eccessivamente personale. L’autore, in questo genere di opere, si pone come un narratore esterno che non influenza l’anima della storia, ma accompagna semplicemente il lettore alla scoperta di un messaggio che non è più soltanto del fumettista, ma del fumetto stesso.
Jérémie Moreau, nel suo Il discorso della pantera, ha realizzato una storia che si spoglia di tutti gli abbellimenti propri di una struttura narrativa più complessa. Così facendo, è riuscito a creare una storia estremamente diretta, in cui il lettore è trasportato dal flusso delle storie e dei significati intrinsechi che albergano in ogni capitolo. Nell’opera di Moreau, gli animali non sono i classici esseri viventi che sanno parlare e comprendono il mondo che li circonda ma, al contrario, l’autore lascia intatto il loro animo, restando così creature estremamente pure e semplici, alle quali viene aggiunto “semplicemente” il dono della parola e del pensiero.
La narrazione è estremamente basilare in ogni capitolo: una breve introduzione del protagonista, un breve intreccio in cui quest’ultimo si affaccia personalmente al mondo e una conclusione in cui l’animale inizia a muovere i primi passi sulla terra in modo autonomo e senza vincoli. Già da questo riassunto - che però non riguarda l’ultimo capitolo, caratterizzato da una struttura interamente conclusiva - si può intuire come il vero protagonista dell’opera sia la libertà. I protagonisti di ogni capitolo, infatti, cercano, ognuno a modo suo, la propria libertà non soltanto fisica - in questo gli animali sono già molto più avanti anche di noi esseri umani - ma spirituale. Una libertà che spezza ogni forma di catena, dalle rigide regole esistenti nelle società animali ai dogmi così antichi che ormai nemmeno i loro stessi rappresentanti ne comprendono le finalità. L’anello di congiunzione di queste storie è però l’ultimo capitolo, incentrato proprio sul discorso della pantera di nome Sofia.
L’ultimo capitolo - ovviamente senza spoiler - sembra apparentemente contraddire tutto ciò a cui il lettore ha assistito sino a quel momento. Il suo discorso sembra infatti limitare una libertà che uno dei precedenti protagonisti aveva “conquistato”. Tale contraddizione, però, è solo apparente: nel discorso di Sofia infatti si comprende come il vero problema del gesto che la pantera deve commentare è che esso, per sua natura, crea una gerarchizzazione della vita. Nel mondo animale, infatti, una volta che si è morti, si diventa cibo - e quindi vita - per altri animali, ma il gesto analizzato da Sofia spezza questo ciclo della natura, ponendo una vita al di sopra delle altre vite: tendenza alla quale noi umani siamo particolarmente affezionati.
Il discorso della pantera quindi dal sembrare apparentemente contraddittorio rispetto allo spirito delle storie precedenti, invece, corona perfettamente il principio della libertà attraverso un altro principio ad esso collegato: la propria libertà termina quando inizia quella altrui. È, inoltre, affascinante come l’autore abbia scelto di dare alla pantera un nome come Sofia che in greco antico voleva dire “Sapienza”. La pantera, infatti, ha un’importanza maggiore rispetto agli altri personaggi perché è ritenuta da tutti saggia e di conseguenza deve essere ascoltata da tutti. Emblematico, in questa prospettiva, come l’unico vero errore commesso da un personaggio nel fumetto derivi proprio dal fatto che quest’ultimo non è andato ad ascoltare le parole della pantera.
L’aspetto grafico del fumetto è piacevole; nello stile di Moreau sono chiare le influenze del fumetto franco-belga e della ligne claire di Hergé. L’autore esprime l’apice del proprio stile nella colorazione delle tavole: queste infatti presentano uno stile pittorico che dona all’opera un aspetto estremamente gradevole non solo nei contenuti, ma anche nella forma.
Giosuè Spedicato
(Titolo originale: Le discours de la panthère)
Testi e disegni: Jérémie Moreau
Traduzione: Stefano Andrea Cresti
Casa editrice: Tunué
Data di pubblicazione: 14/11/2025
Formato: cartonato
Prezzo: €23








