Speciale Dylan Dog #35 - Una risata vi resusciterà

Un episodio speciale, eccezionale e spiazzante


Sembra un fatto ormai assodato che il Pianeta dei morti rappresenti un contesto assolutamente peculiare nel corpus di opere dedicate a Dylan Dog.

Del resto, leggere la saga sceneggiata da Alessandro Bilotta è come svegliarsi da un lungo torpore e rendersi conto che, dopo 35 anni di vita editoriale, ci sono ancora angoli e sfumature interessanti da esplorare nell'universo narrativo dell'Indagatore dell'incubo. È bene altresì sottolineare ancora una volta, come è evidente nel caso di quest'ultimo episodio, come la saga in questione non rappresenti una narrazione autonoma e completamente indipendente rispetto al Dylan Dog "classico", anzi: nel suo girovagare tra personaggi, atmosfere, eventi, mitologia (e lezione) sclaviana, Bilotta trova il modo di approfondire in questo episodio la biografia immaginaria di un personaggio che - inaspettatamente - si rivela centrale non solo per il percorso post-apocalittico della saga ma anche per la genesi di uno dei legami più forti del mondo del fumetto italiano, ovvero l'amicizia che lega Dylan a Groucho, svelandone sfumature inedite e inimmaginabili.



Partiamo da un doveroso passo indietro, ovvero: dove eravamo rimasti? Nel meraviglioso episodio precedente, La grande consolazione (disegnato con piglio decadente e affascinante da Carlo Ambrosini), oltre a omaggiare Attraverso lo specchio, albo indimenticabile della prima annata della serie regolare, Bilotta aveva portato avanti alcune tesi speculative irresistibilmente affascinanti su un comprimario presente in tutta la saga dylaniata: la Morte. L'Old Boy aveva scoperto infatti che la "Grande consolatrice" era stata liberata, tirata fuori dallo specchio, dal suo stesso amico Groucho. C'era dunque da riflettere su segreti mai confessati da parte della spalla di Dylan, misteri di cui potrebbe essere a conoscenza uno stravagante cabarettista che porta lo stesso nome con cui Groucho è stato registrato al centro di accoglienza per Ritornanti: Waldo Wilkinson.

Questo nuovo episodio, dall'eloquente titolo Una risata vi resusciterà, si assume pertanto il compito di rispondere a un quesito apparentemente semplice: chi è Waldo Wilkinson e cosa lo lega a Groucho?

Allo sceneggiatore romano bastano pochissime pagine per farci affezionare senza scampo alla figura complessa, umana, tragicamente ironica di Waldo, che rende deliziosa e sublime questa storia, anche senza contare il colpo di scena finale che rimette in discussione diversi assiomi e si ricollega in maniera decisa alla continuity.

Come sempre, non è nostra intenzione spoilerare il contenuto dell'episodio, quanto piuttosto soffermarci sulle modalità espressive, narrative e visive, aggiungendo sin d'ora che questo nuovo magistrale tassello della saga del Pianeta dei Morti di Dylan Dog è un numero eccezionale tanto quanto spiazzante: non solo aggiunge nuovi livelli di interpretazione all'intera saga e inediti strati di complessità alla narrazione, ma (ve lo anticipiamo) la presenza dell'Indagatore dell'incubo è ancor più marginale di quanto già non fosse avvenuto nei precedenti numeri della saga (compare solo nelle ultime venti pagine), per quanto la storia renda la sua assenza sostanzialmente non rilevante per la godibilità del racconto e si dimostri appassionante a livelli rari, difficili da raggiungere.

Quella che ad alcuni potrà sembrare semplicemente un'ulteriore divagazione, l'ennesima parentesi di un percorso arzigogolato e tortuoso, anzichenò, per il sottoscritto è invece la nuova, inossidabile dimostrazione di come Bilotta riesca a piegare i meccanismi e le sovrastrutture della serialità a proprio piacimento, a confezionare storie che raccontano ciò che ha in testa senza essere schiavo del personaggio o della testata che lo ospita. In questo è aiutato dalla natura stessa della serie che in questi giorni compie 35 anni, nata dalla fantasia di uno sceneggiatore, Tiziano Sclavi, che ha saputo rifuggire dalle regole classiche del fumetto d'avventura e raccontare le paure e le ipocrisie dell'uomo senza nascondersi troppo dietro alle certezze granitiche o alla rassicurante serenità del ripetersi costante di stilemi e concetti (cosa che lui stesso, con La Zona del Crepuscolo, aveva in qualche modo cercato di scongiurare ma che, per forza di cose, ha attanagliato il personaggio e i lettori dopo 35 anni ininterrotti di storie mensili e di numerosi extra).

In queste pagine, ancor più che in altre sue sceneggiature, Bilotta recupera alcune delle caratteristiche che non hanno mai abbandonato il Dylan di Sclavi: l'ironia, quella pungente e azzeccata, ben connessa con il racconto e funzionale a esso, così come la profondità dei dialoghi, espressione di riflessioni intriganti e profonde, filosofiche, mai banali. Non è la continuity a far arrovellare lo sceneggiatore (e il lettore con lui), il quale pare in effetti più interessato alla sostanza che alla forma (al punto che forse, piccolo e unico difetto della sceneggiatura, relega in uno spazio sin troppo striminzito i pur affascinanti legami con la continuity a cui facevamo cenno in precedenza).

È un racconto fuori dal comune nel quale ritornano, con rinnovato vigore e immutato interesse, alcuni dei temi cardine della poetica di Bilotta, come le maschere e il teatro, il dualismo e l'identità, la distanza tra la realtà e la sua rappresentazione, l'importanza della verità e ciò che ci conduce a legittimare le menzogne, le istanze degli artisti e l'importanza dell'arte (con il suo significato intrinseco), mettendo quasi del tutto da parte il lato splatter e orrorifico (in senso stretto) della saga a favore di un approccio esistenzialista.

Nel percorso di Waldo Wilkinson sublimano diverse figure teatrali e cinematografiche che ci possono sembrare familiari, anche dal patrimonio artistico italiano, ma la sua figura si rivela assolutamente autentica tanto quanto interessante nella sua evoluzione, nella contrapposizione tra ciò che racconta agli altri e ciò che gli accade, nel modo in cui metabolizza la realtà e la fa sua, scendendo dal palco di uno show per calcare il palco della vita vera, senza per forza sottolineare dove siano i confini. Qualcuno potrebbe intravedere facilmente nel suo percorso anche alcune citazioni al Joker (e in particolare al lavoro svolto da Alan Moore sul personaggio) e non sarebbe nemmeno un collegamento peregrino, visto il recente impegno dello sceneggiatore romano nella suggestiva storia breve Ianus per il volume Batman Il mondo. Eppure, come già avviene nel suo dialogo costante con i capolavori sclaviani o nella sua recente escursione nel revisionismo supereroistico (con Gli Uomini della Settimana), Bilotta non è interessato a citazioni fini a sé stesse o a riproporre intere sequenze, quanto piuttosto a portare avanti un discorso autoriale autonomo che tenga conto di questi capisaldi e provi a percorrere nuove direzioni e raggiungere ulteriori vette artistiche. Riuscendoci in modo magistrale, per inciso.

Difficile poi pensare a un disegnatore più adatto di Sergio Gerasi per una storia così tanto basata sull'espressività, sull'arte e sulla teatralità. Il tratto nervoso e impalpabile, che contraddistingue le opere della sua maturità artistica, calza a pennello per dare corpo all'intera gamma di emozioni che attraversano il volto di Waldo, per esprimere la caducità del suo mondo e la complessa relazione tra ciò che dice e ciò che ha in mente. Una cura per i dettagli che rasenta la perfezione e persino una splendida citazione visiva a Claudio Villa (nella prima vignetta di pag. 119) completano il quadro di un lavoro egregio, in cui Gerasi si dimostra uno dei più felici interpreti visivi delle sceneggiature bilottiane, in un connubio che dura da anni e, da Valter Buio a Mercurio Loi, ha prodotto alcune tra le storie più significative del fumetto seriale italiano (e non solo) degli ultimi quindici anni.

Come dicevamo in apertura, un episodio speciale tra gli speciali. Con storie così, possiamo andare avanti tranquillamente per altri 35 anni.

Il Sommo audace - Giuseppe 



Speciale Dylan Dog #35 - Una risata vi seppellirà
DATA: settembre 2021
SERGIO BONELLI EDITORE

SOGGETTO E SCENEGGIATURA: Alessandro Bilotta
DISEGNI E CHINE: Sergio Gerasi
COPERTINA: Marco Mastrazzo


Tutte le immagini © 2021 Sergio Bonelli Editore.

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