Mercurio Loi, a un anno dalla fine

Alcune considerazioni su un’opera che oltrepasserà i confini del tempo


"Con Mercurio Loi ho provato a sperimentare con gli stereotipi di un certo tipo di racconto, ma non per giocarci, penso che un modo per portare i personaggi fino al fondo di loro stessi sia anche scriverli come se avessero una consapevolezza di essere in una pagina. Questo funziona quando i luoghi comuni sono evidenti, questo era più o meno l’intento." 

Le parole di Alessandro Bilotta nel lanciare Mercurio Loi.


Mercurio Loi è stata la Serie per eccellenza dell'ultimo decennio, uno dei fumetti più anomali e sorprendenti mai approdati in edicola. Una raffinata indagine dell'animo umano, scritta in maniera sublime da Alessandro Bilotta e resa graficamente da un team di artisti davvero fuori dal comune, a partire dall’ideatore grafico Matteo Mosca e dal copertinista Manuele Fior.

L'indubbia originalità e la somma ispirazione di Bilotta hanno fatto sì che questa produzione artistica, anche se giunta alla fine della sua vita editoriale, sia stata, sia e continuerà a essere un credibile affresco storico della Roma post-napoleonica e un paradigma per tutti gli altri autori che si cimenteranno con il romanzo storico a fumetti e non. Bilotta ha colto lo spirito del tempo e, come un novello Manzoni ma con addosso i panni di Belli sciacquati rigorosamente nel Tevere, ha saputo dar voce e corpo alla romanità sua e dei suoi avi.

Impossibile non apprezzare la poetica e la rara capacità di estrinsecare il funzionamento della psiche e della mente umana attraverso la narrazione intima del mondo del suo Mercurio Loi. L'autore romano ha l'invidiabile capacità di comprimere le ambizioni della sua voce personale e dare risonanza alla Musa profonda che risponde non a un destino, ma al proprio: narrare emozionando, emozionandosi.

La sua arte mimetica e la sua mirabile capacità psicologica gli hanno consentito di concepire, realizzare e pubblicare, numero dopo numero, l'opera di una vita: un lungo e corposo romanzo lirico-drammatico sperimentale in sedici capitoli (ai quali va aggiunto l’episodio iniziale, pubblicato nella collana Le Storie). Ogni mese un tema diverso. Ogni numero un nuovo tentativo di superarsi, contribuendo di fatto alla progressiva ridefinizione degli standard qualitativi del cosiddetto fumetto popolare, con eleganza, raffinatezza, gusto e spessore.
Un modo per passeggiare nella Roma del secolo XIX, città piena di Storia ed enigmi, di maschere e specchi, luogo in cui la realtà si mescola alla fantasia.

Mercurio Loi è stata una serie in grado di travalicare i confini delle classificazioni usualmente utilizzate per le opere seriali grazie a un uso consapevole ed elaborato del medium che ha ben pochi precedenti nel fumetto seriale italiano, forse solo nel Ken Parker di Giancarlo Berardi e Ivo Milazzo. Bilotta è riuscito a sfruttare i luoghi comuni e le consuetudini narrative per far credere al lettore che la trama fosse diretta in un determinato punto, per poi invece svoltare da tutt'altra parte, quasi come se utilizzasse la narrazione seriale per fare letteralmente quello che vuole, lasciando intravedere al contempo alcune potenzialità del medium finora molto poco esplorate.

Un percorso che ci ha dato, via via che proseguivamo la lettura (e rilettura) della serie, la netta sensazione di aver assistito a una stagione incredibile per il fumetto seriale. Un punto fermo e universalmente riconosciuto che ha permesso agli autori, Bilotta in primis, di raggiungere nuove vette artistiche e nuovi apici poetici, sancendo in modo indelebile il loro contributo alla storia della letteratura disegnata europea del secolo XXI.
Un’opera che – ne siamo certi – oltrepasserà i confini del tempo.

Il Sommo Audace & Rolando Veloci



Nota del Sommo: esprimo in chiusura un doveroso ringraziamento al compagno d'avventure Rolando, il quale, proprio come il Professor Loi, forse un giorno tornerà su questi schermi. 
Inoltre ringrazio Alessandro Bilotta per mille motivi, con l'augurio di continuare a perdersi sulle strade dell'immaginazione.

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