Madre, il nuovo graphic novel di Cavaletto/Simone

Un coraggioso Aventino rosso sangue




Si presenta così, con una copertina raffinata e brutale al tempo stesso a firma Elia Bonetti, il nuovo lavoro di Andrea Cavaletto, scrittore torinese ben conosciuto dal pubblico audace, e Simona Simone, grande artista campana, apprezzata sull'ultimo numero di Paranoid Boyd (e su The Cannibal Family e Torture Garden, sempre per le Edizioni Inkiostro).


Passando dal corpo femminile acefalo, nudo e sanguinante in copertina si viene accompagnati per mano, con fare esperto, nell'ambientazione della storia: una Milano piovosa, decadente, che ben rappresenta il clima asfittico dell'Italia fascista al culmine del trionfo della retorica mussoliniana.


Siamo nel 1936, l'impero è sorto da poco, l'Etiopia è appena stata conquistata con quella che verrà ricordata come la più grande campagna coloniale della storia: la propaganda di regime racconta una storia di trionfi, che non parla dell'uso delle armi chimiche, e il profumo della grandeur imperiale inebria le masse pronte a farsi condurre al mattatoio della Seconda Guerra Mondiale dal macellaio voluto dalla Provvidenza.

Ma lasciamo da parte la Storia con la S maiuscola e dedichiamoci alla storia - con la s minuscola - che gli autori ci offrono in questo agile volumetto di poco meno di cinquanta pagine.
Il punto di vista non è statico e così ci troviamo a vedere i fatti ora attraverso gli occhi della protagonista ora attraverso quelli degli inquilini dell'austero palazzo in cui la madre del titolo sembra aver già dimorato in passato. Il lettore sensibile soffre con la giovane e divide con lei le sue pene, i suoi dubbi, le sue paure, vive il suo stesso incubo lovecraftiano e affronta i suoi stessi demoni tra le quattro mura poco rassicuranti di un anonimo appartamento milanese.
Cavaletto, come suo solito quando non indossa i più pudichi panni bonelliani, ci racconta una parabola di sporcizia e squallore, di solitudine e disperazione, di senso di abbandono e di appartenenza: una Afrodite malata e disorientata che porta dentro di sé l'incarnazione di una colpa primordiale che sa aspettare, ci rende più fragili e ci manda allo sbaraglio mandando in frantumi le nostre (poche) certezze.

Il nome della misteriosa madre - ci teniamo a precisare, figura drammatica senza passato e senza futuro, quindi eterna - è Adelaide. Un nome parlante, scelto con cura da Cavaletto il quale, fatta propria la lezione del miglior Sclavi, avvolge la sua protagonista di un manto di oscura regalità: di nobile stirpe - proprio come la Patria che rappresenta - è il significato del suo nome proprio e, infatti, quello che porta in grembo è decisamente un figlio con un destino regale e fuori dal comune.


In realtà, i momenti più dolci di tutta la storia sono proprio quelli in cui Adelaide pensa al figlio che porta in grembo e che (forse) presto verrà alla buia luce della vita.Non abbiamo voluto dire molto circa la madre del titolo ma, lo sanno tutti, non ci può dire madre senza padre. Nascondere una gravidanza è possibile per buona parte dei nove mesi ma celare l'identità paterna, specie quando è scomoda e ingombrante come quella di questa storia, è davvero difficile: ci limiteremo a dire che il concepimento di Adelaide non è stato immacolato, contrariamente a quello di Maria.


Simona Simone è autrice di una prova maiuscola e degna di essere ricordata tra le migliori del 2018. La scelta della mezzatinta dona al suo lavoro un'aura più rétro che rende alla perfezione il senso di instabilità, incertezza e paura che accompagna il lettore, pagina dopo pagina.
Il volto e la fisicità della protagonista (una Katy Perry ancora magnifica ma tendente al disfacimento, consapevole che la sua carica erotica è tendente al declino a causa dell'avanzata gravidanza) sono resi con una plasticità sia potente (seni e glutei) che delicata (ventre gravido e sguardo malinconico).


Le scene più oniriche e lisergiche hanno il dono della soavità tipica delle fiabe di Neil Gaiman.


I momenti più grotteschi, distorti e allucinati sembrano presi dalla migliore filmografia di Roman Polanski (specie da L'inquilino del terzo piano e da Rosemary's Baby).



L'uso delle splash page non è centellinato, anzi: Cavaletto e la Simone portano avanti la loro narrazione a strati, giustapponendo volutamente tavole più piccole ad altre più grandi, con un effetto-domino piacevolissimo.

Cavaletto ha appena pubblicato il suo golosissimo Omnibus di Paranoid Boyd ma è già oltre le paranoie di William Boyd.
Madre è, insieme, sia un ulteriore punto di partenza sia un nuovo approdo: un coraggioso tentativo di dire la propria, condivisibile o meno, sugli anni in cui si è cresciuti e in cui ci si trova a vivere, partendo da lontano e individuando un nuovo anno zero.
Un'opera ardita, pericolosamente "politica", che espone il suo autore a un fin troppo facile tirassegno, anche se da ridire avranno solo quelli che leggeranno queste pagine in modo ingenuo, senza andare in profondità, perché Cavaletto sa fin troppo bene che tutta la grande libertà d'espressione editoriale di cui gode lui oggi è anch'essa il frutto degli ultimi cinque lustri di lustrini e televendite.

Rolando Veloci

Madre
Umberto Soletti Editore
Ottobre 2018

Soggetto e sceneggiatura: ANDREA CAVALETTO
Disegni: SIMONA SIMONE
Copertina: ELIA BONETTI

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