Andrea Cavaletto: la scrittura oltre la paranoia

Lo sceneggiatore torinese anticipa i suoi prossimi lavori, da Paranoid Boyd a Dylan Dog, passando per l'esordio su Tex



Gli Audaci non hanno mai fatto mistero di apprezzare il lavoro di Andrea Cavaletto, sceneggiatore che con il passare del tempo si sta facendo conoscere da un pubblico sempre più vasto grazie al suo stile personale e diretto. In questa nuova intervista per il blog (che consegue alle prime due incentrate su Paranoid Boyd, pubblicate qui e qui), l'autore ci parla dei suoi progetti futuri e dei lavori di prossima pubblicazione.


Bentornato, Andrea. Intanto grazie per averci concesso questa nuova intervista. Entriamo subito nel vivo! Sappiamo che hai appena finito di scrivere la conclusione della saga di Paranoid Boyd, la tua serie che ha conquistato pubblico e critica, facendo parlare molto di sé. Cosa ti va di dirci: da cosa hai preso spunto, reazioni quando hanno letto la sceneggiatura, disegnatori coinvolti, se hai chiesto loro tecniche particolari, che cosa si aspettano alle Ed. Inkiostro da questo finale, che cosa devono aspettarsi i lettori?
Ammetto che il finale di Paranoid mi ha impegnato tantissimo. Pur avendo le idee chiare su come dovesse concludersi la storia, sentivo la pressione dei lettori che si sono appassionati alla serie, con un certo carico di aspettativa che mi hanno indubbiamente trasmesso. Nonostante tutto, credo di aver realizzato quello che volevo, riavvolgendo i fili delle vicende che ho lasciato in sospeso nei primi, intensi 6 volumi. Il settimo e ultimo episodio, invece di avere la divisione in capitoli a cui eravamo abituati, sarà un vero e proprio graphic novel di 90 pagine consecutive, disegnato dagli esordienti (ma eccezionalmente bravi) Ester Cardella, Cristiano Sartor e Francesco Giani, con la mitica Simona Simone come special guest. A ciascun disegnatore sono state affidate specifiche sequenze, tenendo anche conto dei loro differenti stili, in modo da dare un’idea di “armonia nel caos”. L’azione si svolge in un Parco Divertimenti, quattro anni dopo gli eventi narrati nel numero 6. Ho scelto questa ambientazione perché l’ho sempre trovata molto inquietante (e vi assicuro che il mio Paranoid Park lo sarà) e poi, perché è così che io vedo la vita, come un folle giro di giostra. Puoi stare seduto tranquillo sulla ruota panoramica e ammirare tutto dall’alto, oppure puoi farti qualche adrenalinico giro della morte. Il fatto è che in Paranoid Boyd, così come nella vita, non puoi mai essere sicuro di avere le cinture di sicurezza allacciate. Ho scritto il finale  che avevo pensato tre anni fa, e ne sono soddisfatto. Sarà spiazzante, emozionante, appassionato. Vedrete che roba…

Illustrazione di Paranoid Boyd di Stefania Caretta.


Una volta che la saga sarà conclusa e il cerchio intorno a Boyd chiuso, stai pensando di ripubblicare tutto in qualche bel formato stile Omnibus o magari di riscrivere alcune parti e realizzare un lavoro diverso, più omogeneo dal punto di vista grafico?
È intenzione mia e di Edizioni Inkiostro di uscire con un Omnibus prestigioso di 400 pagine, con una cover spettacolare di Matteo Scalera. Un tomo paranoico che, volendo, potrà essere usato anche come arma, visto il peso e il volume che avrà. Inoltre sto pensando di realizzare una riedizione di Paranoid Boyd per il mercato USA, in un formato comic book, con solo due disegnatori ad alternarsi sulla serie e con i testi riadattati per l’occasione e con l’aggiunta di varie sequenze nuove. Insomma, un Paranoid Boyd 2.0, pensato anche in vista del fatto che mi sto seriamente muovendo per un adattamento cinematografico (o in una serie TV) internazionale. Ma sono progetti ancora in fase embrionale, quindi non posso dire nulla di più.

 Abbiamo saputo che hai scritto una storia per Tex. Hai mai riflettuto sul fatto che ci sono più dita nelle nostre due mani che nomi di scrittori di Tex in quasi settant’anni di storia editoriale? Come sei arrivato a far parte di quel piccolissimo pantheon di autori i quali hanno legato il loro nome a quello di Aquila della Notte? Come hai conosciuto Mauro Boselli, il curatore della testata?
Conosco Boselli da quando sono entrato in redazione, e lo ammiro molto, sia come editor che come autore. È un tipo molto diretto e i suoi modi di fare mi ricordano proprio Tex. Glielo dico sempre, sorridendo. È stato lui a volermi affidare una storia breve del prossimo Color Tex (che uscirà a Lucca in anteprima e in edizione variant, con cover di Simone Bianchi).  Non è stato un lavoro facile, e mi è costato parecchio sudore, così come deve essere costato a Boselli che mi ha seguito passo passo nello sviluppo dello script, ma ne sono orgoglioso. Mio padre era un fan del Ranger ed è stato grazie a lui che ho conosciuto i fumetti. Una volta, da piccolo, gli dissi “Papà,  un giorno scriverò Tex!”. Considero questa storia come una delle poche promesse che io abbia mai mantenuto, anche se ci è voluto un sacco di tempo… Mio padre non è più tra noi, ma sono sicuro che la leggerà, ovunque si trovi.

La cover di Simone Bianchi per l'edizione variant del Color Tex #12,
albo nel quale Cavaletto esordirà in veste di sceneggiatore di Tex.

Di cosa parla la storia? Chi l’ha disegnata?
I disegni sono dello strepitoso Alessandro Poli. Ha disegnato magnificamente un’avventura che pone Tex  di fronte alle diverse facce che può avere la giustizia.

In una nostra chiacchierata telefonica recente ci avevi anticipato di essere a lavoro anche su una nuova storia dylaniata (che sarà pubblicata sul prossimo Maxi). Ci avevi detto – e l’entusiasmo del sottoscritto è schizzato subito alle stelle – che sarebbe stata una storia sperimentale: completamente muta! Ti va di dirci com’è nata l’idea, chi sarà a dare corpo ai tuoi incubi e come vi siete trovati a lavorare insieme a questa storia.
La storia si intitola Il silenzio del lupo. Le storie mute mi affascinano, ed era da tempo che cullavo l’idea. Volevo raccontare degli eventi che avessero la Natura come protagonista, con un uomo e un animale a rappresentarla, attraverso vari punti di vista, nelle sue mille e controverse sfaccettature… Natura Madre, Natura Benevola, Natura Selvaggia, Natura Crudele, Natura Indifferente. Avendo poi avuto la possibilità di cimentarmi tempo fa in uno script per un film horror muto, ed essendo riuscito bene nell’impresa, ho preso coraggio e ho proposto la cosa a Roberto Recchioni, che ringrazio immensamente per essere stato così folle da darmi fiducia. L’episodio è di 94 tavole ed è disegnato da Francesca Zamborlini, una new entry nella scuderia della Sergio Bonelli Editore. Un vero e proprio battesimo del fuoco per la bravissima (quasi) esordiente. Siamo entrati subito in sintonia e abbiamo curato il lavoro in modo maniacale, riguardando e correggendo e migliorando le cose più e più volte, fino ad ottenere quello che per me è un risultato fantastico!

Una tavola di Francesca Zamborlini da Il silenzio del lupo (Maxi Dylan Dog #31).

L’umiltà è uno dei tuoi pregi migliori e i paragoni con i giganti del fumetto non ti piacciono ma a questa notizia il nostro pensiero (e non solo il nostro, immaginiamo) è andato immediatamente a Il respiro e il sogno di Berardi e Milazzo e, soprattutto, ad Ascensore per l’inferno, di Sclavi e Brindisi. Quanto questi modelli autoriali sono vicino o lontani da te e dalla tua idea di fumetto?
Li ho studiati. Così come ho studiato L’approdo di Shaun Tan e The system di Peter Kupfer, e molti altri fumetti muti. Sono tutti nomi grandi e mi imbarazza un po’ il fatto che qualcuno possa pensare di accostarmici. Mi fa piacere, ma soprattutto spero anche di essere riuscito a fare qualcosa di mio, intimo e personale. E spero di averlo fatto bene...

Quali sono i tuoi prossimi impegni?
In ambito fumettistico, è in uscita per Lucca Comics il mio graphic novel su Charles Manson, disegnato da Giuseppe Candita, edito da Luca Blengino e pubblicato da Edizioni Inkiostro. Sto poi scrivendo nuovi soggetti di Dylan Dog e ho in mente un paio di nuove miniserie da proporre a Edizioni Inkiostro. Per quanto riguarda il cinema, oltre a portare avanti il progetto di una trasposizione di Paranoid Boyd, sto finendo insieme a Francesco Massaccesi uno script per la casa di produzione canadese Raven Banner, adattamento del mio graphic novel Pornofagia, pubblicato anni fa dalla Absolute Black e disegnato da Simone Delladio. E, nello stesso tempo, continuo la mia ormai solida collaborazione con il regista indie Domiziano Cristopharo. Sul fronte insegnamento, invece, sono molto contento di essere tutor insieme a Tito Faraci per un corso di scrittura creativa sul fumetto che vede per la prima volta una stretta collaborazione tra Sergio Bonelli Editore e la scuola Holden, atta a scoprire e formare nuovi talenti.

Arrivato a questo punto della tua carriera, che cosa pensi di poter fare ancora che interessi e intrighi te? Un’altra serie con un personaggio tutto tuo oppure continuare a collaborare alle serie altrui, come su Dylan DogMartin Mystère e Tex (sarebbe bello leggere un giorno un tuo bel Texone!)?
Avrei voluto tanto scrivere  Zagor e… l’ho fatto! Una storia breve per il prossimo maxi con I racconti di Darkwood, disegnata da Marcello Mangiantini. E così ho realizzato un altro mio piccolo sogno. Spero di continuare a scrivere storie interessanti per la Sergio Bonelli Editore, e al contempo portare avanti altri progetti “personali”, sia cinematografici che fumettistici. Per quanto riguarda Tex, confesso che farei carte false per scrivere uno di quei bei romanzi a fumetti in stile bande dessinée.

Andrea Cavaletto (foto di Mara Marchisio).

Ringraziamo ancora Andrea per questa bella chiacchierata e ci diamo appuntamento, come sempre,  tra le nuvole parlanti.
RolandoVeloci


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