Dossier Tempi moderni - 5 fumetti sul lavoro di fumettista

Alcuni consigli di lettura su fumetti che parlano del mestiere di fumettista

Riprendiamo il nostro Dossier Tempi moderni, dedicato al mondo del lavoro in ambito fumettistico, con alcuni consigli di fumetti sul tema.

Opere provenienti da mercati editoriali differenti, pubblicate in diverse epoche, accomunate però dal racconto di sogni, ossessioni, frustrazioni, disillusioni (e a volte rivalse) legate alla professione di fumettista. Storie che ci permettono di addentrarci dietro le quinte della creazione di fumetti, dove l'arte incontra le problematiche lavorative e anche queste, a loro volta, si dimostrano un interessante stimolo per l'atto creativo.

Buone letture!


Tokyo Higoro – giorno per giorno di Taiyo Matsumoto (J-Pop Manga)


L’industria dei manga è un tritacarne fatto di scadenze, sondaggi, classifiche di vendita e trend di mercato, mentre i mangaka sono stacanovisti della matita che si immolano quotidianamente per quella vocazione ossessiva che è raccontare storie.
Tra ritmi di lavoro inumani, scadenze pressanti e dubbi costanti sulla qualità delle proprie opere, sarebbe stato fin troppo facile per un mangaka di successo come Matsumoto Taiyo indulgere nella parte più cupa del proprio lavoro e creare un racconto centralizzato sulla disillusione e l’amarezza. Ma per fortuna Tokyo Higoro è molto più di una storia di rassegnazione e denuncia.
Giorno per giorno, come recita il sottotitolo, l’editor Shiozawa, vaga per la città di Tokyo, cercando di convincere autori e autrici con cui ha lavorato a entrare nella sua nuova rivista.
Shiozawa è una sorta di ronin moderno che ha rassegnato le dimissioni in un gesto di forte autocritica in seguito alla chiusura della rivista per cui lavorava. Facendosi carico del fallimento sulle proprie spalle, decide di ricominciare da dove si è smarrito e pubblicare una nuova rivista indipendente che raccolga tutti i collaboratori con cui ha amato lavorare nel corso della sua carriera.
Dopo le iniziali reticenze, autori e autrici si prestano a questa coraggiosa iniziativa, vedendo in Shiozawa la possibilità di raccontare finalmente le proprie storie in maniera libera e fuori dagli opprimenti canoni commerciali.
Tokyo Higoro mette in luce il complesso mondo della pubblicazione dei manga, mostrando le differenze comportamentali tra neofiti e veterani e sottolineando gli aspetti meno piacevoli del mestiere senza tuttavia farne una critica feroce.
Vincitore di numerosi riconoscimenti internazionali, tra cui il premio per la Miglior serie straniera al Napoli Comicon 2025 e il premio per la Miglior edizione statunitense di opere internazionali - Asia agli Eisner Awards 2025, Tokyo Higoro incanta e commuove senza eccessi e senza fretta.
Forte dello stile grafico peculiare di Matsumoto, che riesce a dare azione anche a una narrazione incentrata sui dialoghi, Tokyo Higoro è uno slice of life elegante che rende omaggio agli addetti ai lavori dell’editoria giapponese con la poetica di una storia di redenzione. Una dichiarazione tanto d’amore quanto d’intenti da parte dell’autore verso il mondo dei manga e tutte le figure che vi gravitano attorno.

Simon Savelli


Typonauti di Filippo Morcella aka POP (Blekbord)


Molti pensano che per fare un fumetto basti saper disegnare: nulla di più sbagliato. In realtà bisogna avere altre conoscenze parallele, narrative e compositive, competenze di grafica, di lettering… I balloon e i testi al loro interno devono essere progettati in modo da accompagnare i disegni senza ostruirli, per compiere la magia del fumetto: far parlare immagini stampate su carta.
La tipografia, la materia alla base del lettering, è il tema trattato in Typonauti, il fumetto d'esordio di Filippo Morcella, in arte POP. L’autore ci accompagna personalmente nella disamina della materia, seguendo l’esempio di Scott McCloud in Capire, fare e reinventare il fumetto, di cui Typonauti è un perfetto omaggio in termini grafici e narrativi.
La rappresentazione grafica di un dialogo comunica il carattere e la personalità dei personaggi tanto quanto ciò che dicono, per questo è fondamentale scegliere la font più adatta. Sì, se avevate ancora dubbi sull’articolo, la spiegazione è all’interno del volume.
I disegni incarnano perfettamente lo spirito del volume: da un lato il tratto preciso e le geometrie pulite accompagnano visivamente le spiegazioni più tecniche; dall’altro lo stile umoristico fa risaltare l’ironia dell’autore, specialmente sulla percezione del suo lavoro da parte di chi è esterno al settore. Arriverà il momento in cui tutti capiranno che quello del fumettista è un lavoro vero, ma a quanto pare non è ancora questo il giorno.

Claudia Carrozzino


Minimum Wage di Bob Fingerman (Fantagraphics Books)


Minimum Wage è un fumetto notevole per due motivi: il primo è che è il manifesto della Generazione X, un insieme di persone che ha sempre capito molto poco del mondo che li circonda. Il secondo - ed è quello che interessa a noi - è che ci descrive senza nessun abbellimento il lavoro di fumettista negli anni novanta in America (ma potrebbe essere benissimo l’Italia). Rob Hoffman è un aspirante fumettista che, per sbarcare il lunario, è costretto a collaborare con riviste porno e giornali indie; il suo vero sogno è un altro, ma con i sogni non si paga l’affitto.
In questo fumetto, pubblicato originariamente da Fantagraphics Books, la carriera artistica del protagonista entre perennemente in conflitto con la sua vita reale: la ricerca di un appartamento con la sua compagna diventa così un percorso irto di ostacoli, ostacoli che chiunque sia un libero professionista conosce purtroppo bene.
Il dover accettare compromessi sul suo lavoro per poter trovare qualcuno che lo pubblichi implica anche scegliere tra “accontentarsi, lamentandosi” o “non lavorare”: una scelta che scelta non è. C’è anche tempo per partecipare a una convention di fumetti e raccontarne in modo poco lusinghiero i partecipanti, rei di essere dei nerd quando ancora non era un qualcosa di spiritoso e affascinante.
Descritto così questo fumetto sembra un'opera tragica, in realtà si ride e tanto, solo che il più delle volte è una risata amara.
Soprattutto se il vostro sogno è fare fumetti.

Luca Frigerio


Manga Bomber di Kazuhiko Shimamoto (Star Comics)


L’ossessione è la più profonda delle malattie umane. Allo stesso tempo è una delle malattie che produce più arte. Questa patologia, questo modo di relazionarsi al mondo, è un qualcosa che squalifica l’artista dal vivere una quotidianità normale, che lo isola, costretto com’è a combattere con un mostro mentale di cui non è in grado di liberarsi.
La nostra società è completamente fondata sul concetto di ossessione, miscelando quest’ultima alla produttività. Nel momento in cui il mercato entra in contatto con il mondo dell’arte, trova un terreno perfettamente fertile per la crescita di un folle sottobosco. Quando poi ad essere coinvolta è la società giapponese, la deflagrazione non può che portare con sé conseguenze piuttosto gravi.
Manga Bomber di Kazuhiko Shimamoto parla proprio di questo. I mangaka che vediamo in questo fumetto sono degli ossessivi con manie supereroistiche, degli esseri che si crogiolano nella loro mania e che devono allo stesso tempo affrontare i loro mostri quotidiani, che diventano, nella loro ottica, tutti coloro che impediscono la riuscita del lavoro. Lo stesso riposo è il nemico, qualcosa che deve essere gestito, dosato, un limite del corpo che si vorrebbe non avere ma che, essendo presente, è necessario e diviene funzionale al lavoro stesso.
Un fumetto che racconta, anche con una vena fin troppo eroica, una condizione che, invece, per noi europei è difficilmente accettabile ma che, non di meno, si verifica costantemente.
 
Alessio Fasano

Terapia di gruppo (1 - La stella danzante; 2 - Concepire un'idea; 3 - La tristezza durerà per sempre) di Manu Larcenet (Coconino Press)

Le crisi esistenziali, le ansie, i fallimenti, gli attacchi di panico nella spasmodica ricerca di nuove idee sono da stimolo per Jean-Eudes de 
Cageot-Goujon, meglio noto come Manu Larcenet, per raccontare la sindrome della pagina bianca.
Il protagonista, tra autoreferenzialità e metanarrativa, è una ex star del fumetto che cerca invano il soggetto per una nuova storia e si racconta con un tono sarcastico e grottesco, senza perdere mai un umorismo di fondo che evita di appesantire troppo la narrazione. Larcenet alterna tanti stili diversi (con notevoli e riuscite citazioni) quante sono le idee per nuove storie che nascono e si avvicendano rapidamente nel racconto, dopo aver interpellato, tra sogno e immaginazione, figure storiche del passato, oltre ai suoi stessi familiari, involontari compagni di un viaggio solitario alle origini della creazione artistica.
Sebbene non sia l'opera di maggior rilievo nella bibliografia dell'autore di Blast, Il rapporto di Brodeck e La strada (e anzi per certi versi potremmo definirla minore), questa trilogia riserva comunque diversi spunti molto interessanti per approfondire un annoso problema che certamente chiunque abbia avuto a che fare con il processo creativo prima o poi si trova ad affrontare.

Giuseppe Lamola


Trovate tutti i pezzi del Dossier Tempi moderni qui.

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