Bagatto – Un surreale viaggio nei sogni firmato Sassoraviolo
Il primo titolo di Quest, la nuova collana di graphic novel di Mercurio
Mercurio Books, nel bacino delle case editrici di narrativa, è una realtà relativamente recente che si è già costruita un’identità molto forte. I suoi titoli sono, molto spesso, quelli che adesso vengono raccolti nell’ombrello del (new) weird: territori di confine tra letterature di genere “codificate” come la sacra triade fantasy, horror, fantascienza, ma mescolate tra loro tanto da rendere difficile capire dove cominci uno e finisca l’altro. Soprattutto, storie con un forte significato e profondità, raccontate con trame all’insegna della magia e della (appunto) weirdness.
In Italia c’è un bisogno enorme di realtà simili nell’ambito della narrativa, ma altrettanto in quello dei fumetti, il cui flirt con l’immaginazione ha avuto dei recenti alti e bassi, com’è mia opinione espressa in qualche vecchio articolo (e in particolare qui). Per questo, quando Mercurio ha annunciato Quest, la sua linea di graphic novel, c’è stata una grande attesa. Attesa ancora più giustificata dall’annuncio di Bagatto, di Sassoraviolo, che sembra incarnare bene la passione di Mercurio per le storie sui generis. Inutile dire che un titolo che incarna l’esordio di una casa editrice nel fumettomondo ha tutta una sua serie di pressioni e responsabilità vere o presunte.
La buona notizia però è che Bagatto è un ingresso nei territori della Nona Arte di tutto rispetto, fedele a quello che ci si aspettava da questa linea editoriale e, proprio per questo, capace di sorprendere.
A riassumere la storia nelle famigerate cinque parole o quasi, Bagatto è un giallo mescolato al fantasy che si muove a metà tra mondo reale e onirico. Il protagonista, che dà anche il nome all’opera, è un mago di corte con un dono particolare: addormentandosi, il terzo occhio sulla sua fronte si apre e a lui è permesso muoversi nei sogni propri e altrui. Al risveglio, le sue visioni o forse i sogni stessi sono condensati in piccoli ninnoli.
Questa è la normalità della sua esistenza, finché il Re non viene assassinato, la Regina partorisce due strani bambini che crescono fin troppo rapidamente e il Principe, fratello del monarca morto, sembra custodire fin troppi segreti su quanto sia successo.
Sassoraviolo è bravissima prima di tutto a farci credere nel suo mondo. Non è solo abilità nel portarci ad accettarne le regole magiche in modo del tutto naturale, ma anche nel tono stesso della narrazione. Passa infatti da un mood fiabesco a un linguaggio molto più moderno nel giro di pochi balloon. Costruisce atmosfere in stile Racconto dei racconti, ma le alleggerisce in diversi punti con l’ironia: da una festa in stile Bella Addormentata si passa a un Bagatto che vomita ubriaco in un angolo; da un oracolo pronunciato in toni sibillini si va a un modo di parlare molto meno raffinato del nostro mago di corte protagonista. Se in altre opere questo sbilanciamento nel registro porterebbe a buttare tutto in caciara o nella parodia, qui l’atmosfera non viene mai scossa. Del resto, nel fumetto stesso viene detto che questa è una storia di doppi e “doppio” sembra anche il registro della narrazione: fresco, ironico, sognante (in tutti i sensi) e rarefatto.
Anche la magia, che insieme ai sogni è un elemento centrale della storia, è gestita in modo molto interessante, non così codificata e legata a un senso di miracolo tipico anche questo della narrazione popolare e del folklore.
Oltre alla bravura nel “tenere il timone” sulle atmosfere e il worldbuilding, parlando della scrittura, una delle cose che più mi hanno colpito è stata anche la capacità di rendere comprensibile una storia tutta basata su visioni e sui sogni. Quando ci si muove in questi territori, la tentazione forte è quella di sacrificare la coerenza narrativa all’allucinazione, ma anche qui ci si è tenuti su un equilibrio che non toglie niente a nessuno dei due aspetti. Non è che Sassoraviolo in termini di allucinazioni si risparmi, ma non dimentica mai che c’è un mistero da sciogliere, che quel mistero è il fulcro della narrazione e che, in quanto tale, non può rischiare di venire sommerso dalla tentazione di deragliare nel visionario. I mezzi per non smarrirsi nelle vicende, i fili d’Arianna narrativi, ci sono tutti e hanno una scrittura brillante: anche i recap tra Bagatto e il Paggio, il suo “sidekick”, sono scritti in modo da evitare l’effetto spiegone e servono più per confermare determinate intuizioni offerte dai viaggi onirici del protagonista. Dall’altra parte non mancano le sequenze surreali, il senso di irrealtà tipico dei sogni, i simboli da decodificare.
In alcune cose forse si corre sul finale. Ci sono alcune rivelazioni che per me avevano bisogno di più spazio, sia per la comprensione che per la resa drammatica, e misteri che mi sembra restino un po’ troppo sulla pagina. In generale però non le definirei nemmeno troppo delle mancanze, considerando che invitano chi legge a una seconda rilettura per avere la sicurezza di non essersi fatti scappare nulla.
I disegni sono a loro volta ottimi nel costruire l’atmosfera di questo fumetto. Le anatomie sono distorte, spesso allungate e rimodellate dai vestiti barocchi e appariscenti (che, per inciso, a me hanno ricordato quelli dello stilista giapponese Issey Miyake). Lo storytelling delle tavole è fortemente d’impatto, alternando sequenze ad ampio respiro e molto centrate su semi-splash o con poche vignette, ad altre più complesse ma comunque sempre molto leggibili. In più il lettering svolge pure una parte importante, sia per i font scelti che per le codine dei baloon elaborate e sinuose che contribuiscono a calarci in un’atmosfera sognante.
In definitiva, se opere del genere diventano lo standard di Mercurio Quest, non si può che esserne contenti ed essere spronati a tenere d’occhio sia l’autore che la linea editoriale.
Cristiano Brignola
Bagatto
Copertina, soggetto, sceneggiatura, disegni, colori, lettering: SassoravioloCasa editrice: Mercurio Books
Data di pubblicazione: maggio 2026
Formato: 18x26 cm
Prezzo: 20 €










