Simone Alberto Grifone, tra visione, coerenza e avanguardia

Un dialogo sulla speciale alchimia che regola le scelte editoriali di una casa editrice come Hollow Press, che non scende a compromessi, ma anche sulla nuova collana di fumetti per Mercurio Books e su un'inedita area Self 


Che si tratti di fumetti particolari, viscerali e dalla forte identità grafica e narrativa o di manuali per giochi di ruolo immaginari e tenebrosi, Hollow Press è da sempre un punto di riferimento per quella fetta di mercato che cerca qualcosa di diverso da una narrazione convenzionale.

Simone Alberto Grifone ha saggiato con mano quello che il mondo dell'underground ha da offrire e, col tempo, ha saputo affinare una visione sempre più chiara e consapevole di ciò che vuole proporre con la casa editrice di cui è CMO. Parallelamente, ha intrapreso un'inedita collaborazione con Mercurio Books, andando a curare una nuova collana di fumetti, oltre a iniziare a curare
, insieme a Martoz e Ariel Vittori, Self Comics, la nuova area del Salone Internazionale del Libro di Torino dedicata al fumetto indipendente e all’autoproduzione.

In quest'intervista abbiamo parlato di tutto questo, cercando di scoprire come funziona il suo modo di vedere l'editoria e quali sono le sfide che oggi le case editrici si trovano a dover affrontare.



Come hai deciso di lavorare nel mondo dell’editoria?
In realtà non è stata una decisione.
Prima facevo il cantante, ed è stato Michele Nitri, fondatore di Hollow Press, a coinvolgermi in questo mondo in modo molto naturale.
Conoscevo già la casa editrice e mi interessava molto la sua visione, quindi è stato un passaggio abbastanza spontaneo.
All’inizio la spinta era molto personale, volevo lavorare su cose che mi interessavano direttamente, ma col tempo è diventato chiaro che quell’immaginario parlava anche a un pubblico più ampio, che non trovava facilmente rappresentazione altrove. Vedere che risuonava anche negli altri è stata probabilmente la conferma più forte di essere sulla strada giusta.

Come è cambiato (se meglio o in peggio) il mercato editoriale da quando hai iniziato a lavorarci?
Negli ultimi anni è cambiato parecchio, soprattutto nel fumetto. C’è molta più attenzione, più spazio anche in contesti che prima lo consideravano marginale, e questo è sicuramente un segnale positivo.
Allo stesso tempo, però, si percepisce una tendenza abbastanza forte a uniformare le proposte. Molti libri sembrano pensati per funzionare subito, per essere chiari, riconoscibili e facilmente comunicabili.
Non è necessariamente un male, ma quando diventa la direzione prevalente rischia di lasciare meno spazio a lavori più strani, più radicali o semplicemente meno “facili”.
In più, il calo delle vendite nel 2025, con una flessione di circa il 5% rispetto al 2024, suggerisce che questa crescita non è così lineare come poteva sembrare.
Quindi sì, il mercato è cresciuto, ma in alcuni casi è diventato anche più prudente. E proprio per questo le realtà indipendenti che continuano a spingere su cose meno prevedibili rimangono fondamentali.


Di tutti i titoli che hai contribuito a pubblicare, ce n’è uno che pensi non abbia ricevuto l’attenzione che si merita?
Sì, succede e anche abbastanza spesso. Però faccio fatica a indicare un titolo preciso, perché sono situazioni molto diverse tra loro.
In generale riguarda soprattutto i lavori più radicali: libri che magari arrivano nel momento “sbagliato”, o che chiedono al lettore un tipo di attenzione che non sempre c’è. Non è tanto una questione di qualità, quanto di tempismo e di incontro tra opera e pubblico.
La cosa interessante è che alcuni di questi titoli, a distanza di anni, vengono poi riscoperti. È come se avessero bisogno di più tempo per trovare davvero il loro spazio.

Hollow Press ha una visione editoriale estremamente personale e caratterizzata. La scelta di un artist* o di un fumetto come viene fatta?
È una selezione completamente viscerale, ma non casuale.
Cerchiamo opere che abbiano una necessità interna forte. Non basta che siano “belle” o tecnicamente valide: devono avere qualcosa di difficilmente normalizzabile ma soprattutto devono avere qualcosa di “hollow”.
Spesso è una questione di linguaggio: quando un autore costruisce un sistema visivo e narrativo che non puoi ricondurre a qualcosa di già esistente, allora diventa interessante perché a noi interessa fare avanguardia.
E poi c’è un altro elemento fondamentale: la coerenza. Anche nella follia più totale, deve esserci una visione chiara.


Ci puoi spiegare come è impostato il rapporto tra casa editrice e autore in Hollow Press e come si è giunti a questa modalità?
Il nostro modello è basato sulla fiducia e sulla responsabilità reciproca.
Non lavoriamo per “correggere” l’autore, ma per metterlo nelle condizioni migliori per lavorare. Questo significa non intervenire per normalizzare il contenuto, ma lavorare su tutto ciò che può valorizzarlo: formato, stampa, materiali, contesto editoriale.
Fa parte di questo approccio anche cercare di riconoscere agli autori condizioni più sostenibili, anche dal punto di vista economico, rispetto a quelle più comuni nell’editoria tradizionale.
In cambio chiediamo una cosa molto semplice ma molto difficile: onestà totale.
È una modalità che nasce anche da questo: non avrebbe senso lavorare su libri così radicali mantenendo un’impostazione editoriale tradizionale. Se inizi a limare, perdi tutto.

Sono state pubblicate anche opere particolari come Amore brutale di Samura Hiroaki. Avete anticipato di stare lavorando a un nuovo volume del maestro. Puoi rivelarci qualcosa di più?
Con Hiroaki Samura il discorso è diverso rispetto a molti altri autori, perché ha già una grammatica estremamente definita.
Il nostro lavoro non è reinterpretarlo, ma creare le condizioni perché certe opere possano esistere in una forma coerente con la nostra linea.
Stiamo anche lavorando a un altro volume di Samura che uscirà per il Napoli Comicon 2026. Non posso dire molto, ma non sarà un’operazione “di catalogo”: è un progetto che ha senso per noi fare adesso, e su cui stiamo lavorando molto anche a livello cartotecnico e grafico grazie al nostro graphic designer Marcone (Marco Cirillo Pedri).


Ultimamente si parla spesso di IA e utilizzi impropri di questa. Hollow Press ha messo in chiaro che non usa e non userà mai alcun tipo di IA in nessun ambito. Quali sono i rischi legati all'uso sconsiderato delle IA e cosa possono fare le case editrici per contrastare questa deriva che minaccia chi vive della propria creatività?
Il problema non è tanto lo strumento in sé, quanto l’uso che se ne fa.
Se diventa un modo per sostituire il lavoro creativo, allora si perde gran parte del processo: l’errore, la ricerca e lo studio, l’identità stessa di quello che si sta facendo.
Per quanto ci riguarda, abbiamo scelto di non utilizzarla in nessuna fase del lavoro.
Credo che una casa editrice debba assumersi anche una responsabilità culturale, non solo produttiva. Questo significa fare delle scelte che magari non sono le più efficienti, ma che hanno più senso rispetto a quello che si vuole costruire.

Oltre ai fumetti, Hollow Press pubblica anche libri game e manuali per giochi di ruolo inesistenti, caratterizzati da un’estetica coerente a quella della casa editrice. Com’è nata la collaborazione con Plastiboo?
Con Plastiboo è stato un riconoscimento immediato. C’era una compatibilità di immaginario molto forte, ma soprattutto una stessa attitudine: costruire mondi invece di limitarsi a raccontare storie.
Da lì sono nati i lore-gamebooks: libri che non sono veri e propri giochi, ma nemmeno narrativa tradizionale. Simulano manuali, guide o frammenti di un sistema più ampio come se appartenessero a un gioco o a un universo che esiste altrove.
L’idea è proprio quella: non raccontarti una storia in modo lineare, ma farti entrare in un mondo attraverso i suoi resti, le sue regole, i suoi oggetti o anche solo le sue suggestioni. Non qualcosa da seguire dall’inizio alla fine ma qualcosa da esplorare.


Con Hollow Press pubblicate anche direttamente per il mercato anglosassone. Cosa vi permette di fare questa veste internazionale in termini di scelta dei titoli e di sguardo al fumetto rispetto a coloro che si specializzano nelle pubblicazioni in Italia?Pubblicare direttamente in inglese ci ha permesso di lavorare senza passaggi intermedi, evitando in parte quei filtri che spesso orientano i contenuti verso un pubblico specifico.
Di fatto significa aprirsi a una nicchia internazionale: lettori sparsi in paesi diversi, ma che condividono lo stesso tipo di sensibilità e che leggono in inglese.
Questo ci permette di non dover adattare i libri a un contesto locale, né a livello di linguaggio né di forma, e di mantenere più facilmente l’identità degli autori, anche quando è molto diversa da progetto a progetto.
Inoltre, cambia anche il dialogo: entri in una conversazione globale, non in una scena chiusa; ti confronti con lettori e autori che arrivano da contesti molto diversi, con riferimenti diversi... È stimolante, no?

Hai iniziato una nuova avventura andando a curare una collana di fumetti per Mercurio Books. Puoi dirci qualcosa su come è nata questa collaborazione e su quale sarà la linea editoriale della collana?
Con Mercurio Books non si tratta di replicare il lavoro con Hollow Press, ma di costruire qualcosa di diverso, sempre comunque con un’identità precisa.
Con QUEST stiamo lavorando a una collana di graphic novel con un taglio più aperto: meno estrema formalmente, ma sempre molto rigorosa nella selezione.
Ci interessano storie legate a immaginari più magici, visivi, a volte anche stranianti, che lavorano sul senso di trasformazione più che sulla semplice narrazione lineare.
È una sfida interessante, perché implica trovare un equilibrio tra accessibilità e visione, senza cadere nel compromesso.


Quale sarà il primo volume pubblicato per questa nuova collana?
Il primo volume sarà Bagatto di Sassoraviolo (un’artista incredibile che stimo molto) in uscita a maggio in occasione del Salone del Libro di Torino.
È un libro che per noi funziona come un manifesto, ma non nel senso che spiega la collana: la mette subito in pratica. È un oggetto che, appena lo vedi, dà una direzione... nel tono, nelle immagini e nella costruzione del racconto. Leggendolo, la Quest sarà chiara.

Se potessi dimenticare una storia e rileggerla per la prima volta, quale sceglieresti?
In realtà non credo abbia molto senso voler dimenticare una storia per riviverla da zero.
Ogni volta che torni su qualcosa, anche a distanza di anni, la percepisci comunque in modo diverso. Cambi tu, cambiano gli strumenti che hai per leggerla, e quindi cambia anche l’esperienza.
È proprio questo il punto interessante: non è mai davvero la stessa storia, anche se è la stessa.


C'è una selezione musicale che consigli per i titoli che hai curato? Ad esempio sento che le opere di Ghaaro o di Pastaacolazione si sposano bene con una colonna sonora estrema ma al contempo raffinata come quella dei Tool, mentre per Plastiboo sento più affinità con i Napalm Death. C'è qualche titolo che consigli di leggere con una colonna sonora specifica?
Per me la musica non è un elemento esterno, ma parte dell’immaginario stesso dei libri e quindi un elemento importantissimo.
Nei progetti che ho curato per Hollow Press, come Pozzo e Cyberflesh, è componente essenziale nel lavoro: nel primo caso con una collaborazione con i Selvans, nel secondo con Fulci e Talpah.
Anche Vermis, il lore book di Plastiboo, ha avuto una sua colonna sonora, realizzata dal musicista dungeon synth Radagast.
Per me è un aspetto importante perché in certi libri la costruzione di un’atmosfera non passa solo dalle immagini o dal testo, ma anche da una dimensione sonora che può amplificarne il mondo. È qualcosa che continuo a portare avanti anche nei progetti più recenti: nel prossimo fumetto-game in uscita per Hollow Press Zymo di Nalsco, che ho seguito come editor, stiamo lavorando anche a una colonna sonora originale creata dallo stesso autore del libro.


Ti va di parlarci dell’area dedicata ai fumetti indipendenti al Salone del Libro di Torino?
Self Comics è la nuova area del Salone Internazionale del Libro di Torino dedicata al fumetto indipendente e all’autoproduzione. Sto lavorando alla curatela insieme a Ariel Vittori e Martoz.
Nasce da un’esigenza abbastanza chiara: il fumetto sta prendendo sempre più spazio all’interno del Salone, e ci sembrava importante che venisse rappresentato anche il mondo delle autoproduzioni, che è molto vario e spesso meno visibile.
L’idea è quella di costruire uno spazio che raccolga queste realtà senza appiattirle, lasciando emergere linguaggi e approcci molto diversi tra loro.
Per noi è anche una soddisfazione aver contribuito a creare qualcosa del genere all’interno di una manifestazione così importante.
Questo è stato possibile grazie al lavoro di Sara Speciani, che segue l’area Pro del Salone, di cui fa parte anche l’area Self con la Libreria dei Self Publisher.

Grazie!

Intervista a cura di Simon Savelli, con la collaborazione di Luca Frigerio e Giuseppe Lamola

Simone Alberto Grifone

Simone Alberto Grifone è nato a Rimini l'8 marzo 1986, per poi essere adottato dalla città di Pescara, una nuova casa ricca d'ispirazione e suggestioni. Appassionato di canto sin dall'infanzia, ha esplorato un vasto panorama musicale spaziando dal metal underground alle collaborazioni con artisti rinomati del calibro di Mogol. Tra il 2017 e il 2019, ha dato vita a Zapp, il festival di autoproduzioni di Pescara, coinvolgendo più di 200 artisti in due anni.
Attualmente ricopre il ruolo di CMO presso Hollow Press ed è direttore di Quest, la collana comics di Mercurio Books.
Ha fatto il suo debutto come autore e game designer con Cyberflesh, un innovativo progetto crossmediale che fonde fumetto, musica e board game.
Il 2025 per Simone è l’anno di Pozzo, un gioco di carte Folk Horror in cui i giocatori agogneranno il sacrificio.

Post più popolari