Lo spazio bianco: l’architettura orrorifica di Maurizio Rosenzweig

Dylan Dog Color Fest ci porta dentro un mondo terribile che tanto assomiglia agli antri più reconditi della mente umana

Da dove viene questo dolore? Ma soprattutto, a cosa serve questo dolore? Quella cosa che tutti abbiamo nella testa e che continuamente parla con voci che si accavallano e strepitano, che sembrano chiare nel loro non dire niente, nel continuo confondersi dei nostri giorni. Quel tipo di ombra nera che abita negli spazi reconditi della nostra mente e che, quando meno ce lo aspettiamo, può impossessarsi dei nostri comportamenti, del nostro modo di essere, fino a costringerci a non riconoscere più la realtà per quella che è, a non vedere più il bello che c’è nel mondo.

Dylan Dog, nei suoi migliori momenti ha sempre saputo parlare del dolore, della depressione, del rapporto continuo che gli esseri umani possono avere con queste sensazioni quando divengono un modo d’essere. Tiziano Sclavi ha sempre fatto del suo personaggio più famoso un uomo sofferente che riesce a sopravvivere ai mostri della sua mente grazie all’ironia che lo contraddistingue. Per molto tempo questo tratto dell’inquilino di Craven Road, però, si è sopito, e il motivo è ben comprensibile: i dolori di Dylan spesso coincidono con quelli di Sclavi stesso, ed è per questo che per altri autori trattare questo tratto del personaggio senza renderlo semplice iconografia è quasi impossibile.

Quasi. Se non fosse che Maurizio Rosenzweig ci riesce perfettamente nell’ultimo Dylan Dog Color Fest, dal titolo Lo spazio bianco, edito da Sergio Bonelli Editore. L’autore riesce a riprendere perfettamente il tema del dolore e a legarlo all’indagatore dell’incubo passando per un racconto in cui Dylan non è protagonista. Ma facciamo ordine. La storia è quella di Sarah, ex agente di polizia che, dopo una brusca separazione dal marito, decide di intraprendere il lavoro di guardia privata per un'agenzia. Si ritrova coinvolta in uno strano omicidio proprio nelle prime pagine di questo racconto: il suo assistito infatti viene ucciso davanti ai suoi occhi da uno strano essere. Sarah, allora, non può far altro che rivolgersi al suo ex collega Dylan, ora indagatore dell’incubo, perché sa bene che ciò che ha visto è proprio un incubo.

Questo racconto esplora meravigliosamente il tema della depressione senza essere mai retorico o metaforico. Il mostro è un mostro, non un'idea astratta, ed è in grado di parlare al lettore e spiegare le sue ragioni a tempo debito. Soprattutto, Rosenzweig imbastisce in poche pagine di spazio una storia familiare complessa e credibile che ben esprime il senso di solitudine e vuoto che si può creare in rapporti come quello, per esempio, fra genitori e figli, ma riesce anche a far trasparire tutto l’amore, l’apprensione, l’umanità. Ed ecco una cosa che questo Color Fest riesce a fare come da lungo tempo non si leggeva tra le pagine di Dylan Dog: ricalcare una profondità umana a cui riusciamo ad affezionarci immediatamente grazie alla bravura che il suo autore ha nel raccontarci la storia.

E poi c’è lo spazio bianco. Ovviamente il titolo non è casuale: le storie, nei fumetti, si svolgono proprio nello spazio bianco tra una vignetta e l’altra, il luogo in cui la mente del lettore ha la possibilità di creare l’azione del fumetto, di pensarne la totalità, di completare l’opera.

Grazie alla bravura grafica del suo autore, e ai colori efficacissimi di Matteo Vattani, l’albo ci porta proprio a visitare lo spazio bianco, lanciandoci fuori dalla gabbia e portandoci in un mondo di chiara ispirazione lovecraftiana, in cui le tenebre si strutturano proprio all’interno dello spazio bianco della pagina.

L’autore ci lancia in questo mondo e ci riporta all’interno della vignetta senza mai perdere la barra del timone: tutto è sempre chiaro e il racconto scorre come raramente succede per strutture tanto complesse a livello visivo come quella che vediamo in quest'albo.

La cosa più interessante da scoprire è perché questo mondo esiste, e cosa gli sta succedendo, e come questo sia legato al nostro mondo e al dolore che lo attraversa.

Soprattutto si viaggia, dopo tanto tempo, nella visione del mondo di un Dylan che è anzitutto un sopravvissuto a quelle che noi chiameremmo avventure, ma che, l’autore ci ricorda, sono incubi, e hanno un peso specifico sulla psiche di questo personaggio che ci ha fatti innamorare per la sua profondità umana.

Alessio Fasano




Dylan Dog Color Fest #58 - Lo spazio bianco

Storia e disegni: Maurizio Rosenzweig
Colori: Matteo Vattani
Lettering: Alessandra Belletti
Casa editrice: Sergio Bonelli Editore
Data di pubblicazione: 08/08/2026
Formato: 16x21 Colore
Prezzo: 7,90 €

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