Asura - La fame, la guerra. Nessuna redenzione
La storia della fame, ma soprattutto degli affamati, di coloro che per vivere devono uccidere e di coloro che potrebbero non farlo ma sono attraversati da una terribile sete di sangue
A volte non bisogna andare troppo a fondo o si rischia, non volendo, di recare un’offesa all’opera che si legge. È il caso di determinata musica, di determinata letteratura e, soprattutto di determinato fumetto.
Esiste una tipologia d’arte che fa dell’esplicito la sua forza, ed è per questo che analizzarla oltremodo sarebbe tradirne l’anima più profonda, perché si tratta di fumetti che non nascondono nulla. Le maglie della loro narrazione, se messe in controluce, ne rivelano alla perfezione la trama.
Il fumetto che più si mostra, che si espone, che squarcia il velo narrativo e parla nel modo più diretto al lettore è sicuramente il fumetto underground. La sua filologia, infatti, lo rende terreno perfetto per storie disturbanti, viscerali e dirette che mettano alla prova la sicurezza del lettore e lo costringano a una postura morale difficoltosa. Ed è un certo senso di disagio quello che si prova scorrendo gli occhi sulle pagine di Asura di George Akiyama, edito da In Your Face Comix.
Fame e disperazione sembrano essere i centri gravitazionali di questo racconto ambientato nel Giappone medievale. Il nostro protagonista è un bambino piuttosto insolito, la cui nascita è segnata dall’orrore della fame e del cannibalismo della madre, che pur di metterlo al mondo inizia a nutrirsi dei cadaveri di coloro che sono morti di fame e stenti per via della carestia. Divorata dalla follia, infine, getta il frutto del suo grembo nel fuoco sperando di sopravvivere ancora, ma stavolta nutrendosi di lui.
Ed ecco che immediatamente si sarebbe tentati di trovare un simbolismo, e volendo lo si troverebbe anche piuttosto facilmente. Ma guardando più a fondo non sembra essere affatto simbolica la storia che l’artista struttura. Niente Medea per noi stavolta, nessun ciclo vita-morte orientale. Teniamo le nostre manacce unte da critici lontane dall’allegoria, perché quella che leggiamo non è una storia simbolica, ma la storia di un bambino (Asura) nato in un contesto folle, che viene cresciuto ed allevato come una bestia, che sembra conoscere solo violenza e morte, ma allo stesso tempo riesce ad esprimere una propria versione corrotta e perversa dell’amore infantile.
La nostra storia infatti inizia ad assumere un senso dal momento in cui Asura, sopravvivendo alle condizioni più incredibili e avverse, comincia a interagire con gli altri bambini, con delle persone, insomma, che non siano la madre cannibale. Il linguaggio di questo bambino è la violenza selvaggia, guidata dal puro istinto di sopravvivenza. Un bambino che non ha mai parlato con nessuno, che non ha mai ricevuto altro che violenze. Non è Asura il mostro in questo mondo, ma coloro che lo circondano e commettono i suoi stessi atti ammantandosi di giustificazioni veicolate dal linguaggio, linguaggio di cui il nostro è privato, divenendo azione pura, scevra da ipocrisie.
Ma se c’è qualcosa che è davvero sorprendente in Asura è la capacità Akiyama ai pennelli. Si tratta di uno stile deliziosamente retrò (il fumetto è stato disegnato negli anni Settanta) in cui a valere è un utilizzo delle diverse pressioni e dei diversi tratti alternando uno stile estremamente grezzo a momenti di sopraffine movimento del tratteggio, soprattutto per disegnare gli scenari rarefatti di questo Giappone avvolto da nebbie acide e notti spaventose.
L’autore disegna un mondo vivo in cui convivono diversi stili che modulano l’essenza dei personaggi sulla tavola. Mentre i personaggi di sfondo sono disegnati in uno stile piuttosto classico, ordinato e delineato, sottolineandone l’espressività grafica, vicina molto al mondo shonen di quegli anni, il nostro Asura è un personaggio pienamente gekiga, che trafigge queste pagine anche con la sua violenza visiva.
Asura è l’inizio di un viaggio incredibile nel Giappone medievale e nelle sue più sanguinolente tradizioni, fra monaci e padri redivivi, assassini e guerrieri, ma soprattutto una distesa di affamati, vittime e tristi protagonisti della storia di tutte le guerre.
Un fumetto perfetto per affacciarsi al mondo del gekiga proprio per via di questa identità grafica ibrida ma identitaria e una storia che riesce nella sua violenza terribile a essere estremamente tenera nella sua perversa dimensione.
Alessio Fasano
Asura 1 (di 2)
Autore: George AkiyamaLettering: Massimiliano Viviani
Traduzione: Lorenzo Di Giuseppe
Casa editrice: In Your Face Comix
Data di pubblicazione: Giugno 2026
Formato: brossura con alette, 15x21
Prezzo: 23,00€









