Non è una questione di genere – Dietro le quinte della redazione: dialogo con Bonomi, Centomo e Petrucci

Cosa fa un’editor? Qual è lo spazio che il fumetto italiano riserva alle donne all’interno delle redazioni? Ne abbiamo parlato con tre professioniste del settore


Spesso non si pensa a chi lavora dietro le quinte delle case editrici: nel fumetto il ruolo di redattrice e di editor sono fondamentali per coordinare il processo produttivo e garantire la qualità artistica e tecnica. Se i ruoli più visibili sono occupati principalmente da figure maschili, nei ruoli spesso considerati minori e di supporto si sono fatte strada da anni numerose donne.

Abbiamo chiesto a tre di loro di raccontarci la loro esperienza nel mondo del fumetto italiano: ne è nato un interessante confronto sui dietro le quinte, anche tra generazioni differenti, evidenziando i cambiamenti avvenuti nel corso degli anni.

Savina Bonomi, classe 1968, fa parte della redazione di Sergio Bonelli Editore dal 1994; Katja Centomo, classe 1971, fumettista, sceneggiatrice e imprenditrice, lavora come editor per Tunué; Martina Petrucci, classe 1994, attualmente lavora come editor e redattrice presso Tunué.


Dalla scrivania di Savina Bonomi: Eternity (Sergio Bonelli Editore).

Come sei entrata nel mondo del fumetto?

Savina B: Sono entrata nel mondo del fumetto da lettrice prima ancora che da professionista. Ho sempre amato la lettura in generale. Nelle mie estati da ragazzina mi facevano compagnia sotto l’ombrellone le raccolte di Skorpio e Lanciostory e i romanzi rosa Harmony. Con il tempo i generi si sono ampliati, ovviamente, e ora mi definirei una lettrice onnivora.

Katja C: Ho fatto la Scuola del Fumetto di Milano. Io sono valdostana, sono nata e cresciuta in Valle d'Aosta. Fino a un secondo dopo la maturità (ho fatto il liceo classico) non sapevo cosa avrei fatto nella vita. Però io avevo sempre solo letto e disegnato fumetti: vedevo il mondo a fumetti, ma non pensavo che potesse essere un lavoro. Considera che parliamo veramente di tanti anni fa, non c'erano tutte le scuole che ci sono ora, in più in Valle d'Aosta non si sapeva davvero che cosa potesse esserci a disposizione. Quell'estate quindi ho scoperto che c'era una scuola di fumetto e per me è stata un'epifania: ho capito che potevo trasformare in professione la mia più grande passione. Io ho imparato a leggere sui fumetti, in particolare Asterix e Topolino, quindi per me era una forma di comunicazione assolutamente naturale ed ero anche portata per il disegno.

Non è stato così semplice entrare nel mondo del lavoro. Prima di capire quale sarebbe stata la mia figura professionale ci è voluto un po' di tempo. Da subito ho presentato tanti progetti di opere a fumetti, e mi proponevo anche come illustratrice. Qualcosa andava, qualcosa no, la maggior parte all'inizio sono proprio spari nel buio, non sai assolutamente come andrà. Non avendo nessuna esperienza fai dei disastri, ci vuole tanto tempo. La cosa che io consiglio a chiunque voglia fare questo lavoro è approfittare di ogni opportunità, soprattutto nella fase iniziale: io all'inizio ho veramente provato tutto quello che si poteva fare, dalle etichette al materiale pubblicitario per la parrocchia, senza snobismo. Non puoi pensare di avere al primo colpo tutto ciò che serve per proporti a un certo livello, devi costruirti e affinare le armi. Così ho fatto, poi la grande opportunità per me è stata Monster Allergy, ma nel frattempo avevo esplorato tutte le possibilità.

Martina P: Se intendiamo come ho conosciuto il fumetto, la risposta è a tratti romantica e a tratti melensa. Mio padre è un grande estimatore del fumetto italiano, e mi racconta sempre che dopo la mia nascita, quando io e mia madre eravamo in osservazione in ospedale (purtroppo per complicazioni dovute alla mia nascita prematura), lui arrivava alla stazione Termini, andava in edicola e si comprava un fumetto. Un piacevole passatempo nelle lunghe ore in sala d'attesa. Ha collezionato, così, un'ingente numero di albi soprattutto di Topolino e Tex... che hanno sempre girato per casa, un po' come forma di arredo, un po' come forma di lettura. Sono cresciuta tra i fumetti.

Mio padre, oltretutto, non si è mai tolto il vizio di comprare fumetti quando qualcuno finisce - purtroppo - in ospedale... Il che fa ridere ma nel mio passato, vuoi per me vuoi per i miei parenti, ho sempre ricordi di questo volume di Topolino che compare tra gli oggetti da portare in ospedale a chicchessia.

Dal lato mio, ovviamente, la passione per il fumetto si è ampliata sempre di più. Prima in edicola seguendo serie come le Witch, le Winx, Isa & Bea Streghe tra noi, poi approcciando i manga, che sono stati per tutta la mia adolescenza un porto sicuro. Un po' più adulta ho conosciuto anche i graphic novel, che altro non hanno fatto che alimentare la mia biblioteca sempre più fornita di fumetti.

Quando ho finito gli studi, e ho deciso che lavorare in editoria sarebbe stata la mia strada, mi è risultato semplice buttarmi, come prima scelta, proprio nel mondo del fumetto. Che tanto aveva fatto per me e che tanto mi era nel cuore. 

Così ho conosciuto la Tunué.

Come sei arrivata nella casa editrice in cui lavori? E qual è il tuo ruolo al suo interno?

Savina B: Il mio ingresso nella casa editrice in cui lavoro è stato del tutto casuale. Studiavo filosofia con indirizzo in comunicazioni sociali all’Università Cattolica di Milano e avevo concordato con il mio docente una tesi sulla comunicazione attraverso le immagini. Sono arrivata alla Sergio Bonelli Editore alla ricerca di materiale per la stesura del mio elaborato. Ricordo perfettamente quel giorno, anche se sono passati più di trent’anni. All’epoca il ruolo di direttore editoriale era ricoperto da Decio Canzio, un gentiluomo di cultura vastissima, intelligenza brillante e gentilezza rara. Al termine del nostro colloquio mi chiese di inviargli una copia della mia tesi e così feci. Dopo poco venni contattata: Sergio Bonelli mi chiese di collaborare con lui per rispondere alle lettere inviategli dai lettori. Perché Sergio leggeva e rispondeva a tutte, ma proprio tutte, le lettere a lui indirizzate. E questo la dice lunga su uno dei pilastri della sua filosofia: il rispetto dei lettori. Oggi il mio ruolo è legato principalmente alla cura editoriale: mi occupo di revisionare gli albi, seguire gli autori, coordinare le fasi di lavorazione e fare da ponte tra creatività e produzione.

Katja C: Io sono una figura ibrida, in questi 25 anni ho attraversato un po' tutti i campi. Sono partita come disegnatrice, ho frequentato la scuola del Fumetto a Milano prima degli anni 2000 e inizialmente ho lavorato come disegnatrice e illustratrice. Poi a quel punto per me lo scopo era vivere di fumetto, quindi ho fatto la letterista, la colorista e mi sono spostata verso la scrittura, formandomi sempre di più come sceneggiatrice e scrittrice. In contemporanea facevo anche l'imprenditrice, ho creato uno studio editoriale che si chiama Red Whale in cui è nato Monster Allergy. Qui sono stata sceneggiatrice ma anche manager insieme agli altri autori Francesco Artibani, Alessandro Barbucci e Barbara Canepa. Da allora mi sono sempre divisa tra questi due ruoli: autrice da una parte (ho creato una serie che si chiama 7CRIMINI per Tunué e lavoro per la Francia come autrice) e in parallelo anche manager, ho fatto tutto quello che c'è un attimo prima della stampa. Come studio editoriale facciamo editing, forniamo il servizio completo, da vent'anni seguo gruppi di lavoro per offrire servizi alle case editrici e ai produttori di cartoni animati. Quindi seguo e curo il lavoro di disegnatori, sceneggiatori e grafici. Questo l'ho sempre fatto per la mia attività, da libera professionista, ma negli ultimi anni ho portato questa competenza all'interno di Tunué, editore con cui avevo già un rapporto di lunga data come autrice, quindi da ormai quasi tre anni seguo la vita editoriale delle opere a fumetti fino a un attimo prima della stampa. Spesso mi vengono assegnati i lavori di esordienti, ed è interessante seguire e un pochino anche istruire dove serve, cioè passare la mia esperienza per incanalare l'entusiasmo dei giovani autori. 

Sono entrata in Tunué attraverso Monster Allergy, come autrice, ormai più di 15 anni fa. Conosco Emanuele Di Giorgi e Massimiliano Clemente da quando hanno cominciato, perché abbiamo la stessa età e viviamo in Lazio, siamo amici. C’è stato poi un momento importante in cui Tunué ha deciso di riprendere la pubblicazione di Monster Allergy e così ci si è conosciuti sempre di più, con una frequentazione professionale costante. A un certo punto è stato quasi naturale chiedermi di dare una mano anche come editor.

Monster Allergy (Tunué).

Martina P: Sono editor presso la Tunué, con ruoli che ogni tanto arrivano anche alla redazione o alla grafica. Sono arrivata qui con delle coincidenze niente affatto divertenti. Semplicemente dopo i miei studi editoriali al master cercavo un luogo dove svolgere il mio tirocinio, che fosse nella mia regione e che mi permettesse di lavorare con i fumetti. Sono finita in Tunué, dove non mi hanno più lasciata andare!

Ti è capitato di vivere situazioni lavorative in cui sei stata trattata in modo diverso in quanto donna? 

Savina B: La Sergio Bonelli Editore è una piccola isola felice e sono stata fortunata: non ci sono state occasioni in cui mi sia sentita pesantemente discriminata in quanto donna. Ma so bene che non è così in altre realtà lavorative. La discriminazione di genere non sempre si manifesta in modo esplicito o plateale, ma spesso attraverso atteggiamenti sottili: essere sottovalutata, dover dimostrare di più, sentire che alcune competenze vengono messe in dubbio. In molti casi non parliamo di cattiva fede, ma di un retaggio culturale ancora presente.

Katja C: Allora, io questa cosa non l'ho vissuta in prima persona. Ma devo dire che io mi sono sempre proposta per ruoli che quasi non esistevano, metodi nuovi con cui c'era un interesse a collaborare. Però l'ho visto invece accadere ad altre figure.

Devo dire che sono anche stata fortunata probabilmente, però il pregiudizio rispetto alle disegnatrici lo sentivo, magari non era diretto verso di me perché io scrivevo e siamo pochi a scrivere. Devo anche dire che da allora è cambiato molto, da un lato gli editori hanno smesso di avere dei preconcetti rispetto alle disegnatrici, dall’altro le disegnatrici si sono potute formare di più. Alla fine c'erano anche dei motivi che andavano a sostenere questo pregiudizio, perché il mercato non offriva niente alle donne. Eravamo costrette, se volevamo leggere fumetti, a leggere prodotti pensati per i maschi. Alla fine si legge ciò in cui ci si immedesima, la partecipazione è la cosa più importante, vale per chiunque. Io dovevo andare a cercare i fumetti dell'Uomo Ragno o i Fantastici Quattro perché li sentivo più vicini alla mia sensibilità rispetto a tanti altri fumetti supereroistici. Ogni volta però percepivo un punto di vista narrativo maschile, dove comunque la figura femminile era stereotipata, non ero io. Come fa a formarsi una disegnatrice donna in questo modo? Quando il mercato ha cominciato a offrire qualcosa al pubblico femminile che non fosse stereotipato, il risultato è stata la crescita di autrici non stereotipate. Il problema è sempre che non deve esserci un solo punto di vista, ma tanti punti di vista differenti.

Martina P: Personalmente non ho vissuto episodi di discriminazione diretta o situazioni traumatiche legate al fatto di essere una donna. Mi rendo però conto che questa non è un’esperienza universale e che il mio percorso è stato anche favorito da contesti lavorativi abbastanza attenti e rispettosi.

La cosa che sento di scontare di più non è tanto il genere, quanto la sua somma alla mia giovane età (quando ho iniziato a lavorare avevo 27 anni, e comunque tutti son concordi nel dire che non li dimostro affatto... sarà la mia skincare che funziona!).

In alcune situazioni - soprattutto in contesto di portfolio review o nelle fiere internazionali e nazionali - ho percepito una certa diffidenza iniziale... come se non potessero credere che fossi davvero io la persona cui dovevano far riferimento. 

Per ridere un po', mi è capitato una volta, entrando in una scuola del fumetto cui ero stata chiamata come consulente esterna per fare gli esami di fine anno, che alla reception, quando ho chiesto dove fosse la persona che avevo come riferimento, mi hanno risposto che "il professor XXX oggi è occupato a fare gli esami, se hai dei progetti da mostrargli dovrai aspettare!". Sono stata la prima a riderci su... e ci scherzo tuttora.

Pur vero, però, che questa mia vicinanza anagrafica (e anche di interessi) con i giovani mi aiuta a entrare molto più in contatto con loro, che magari si sentono in soggezione davanti a un editor molto più avanti con l'età.

Julia (Sergio Bonelli Editore).

Percepisci degli ostacoli nel mondo lavorativo dovuti al tuo genere?

Savina B: Oggi meno di un tempo, ma gli ostacoli esistono ancora. Spesso non sono barriere esplicite, quanto piuttosto una fatica in più nel farsi riconoscere autorevolezza e competenza. A volte si ha la sensazione di dover “giustificare” di più il proprio ruolo rispetto ai colleghi uomini. Fortunatamente il contesto sta cambiando, anche se il lavoro da fare è ancora molto.

Katja C: Una riflessione che mi viene da fare, è che, comunque la vogliamo mettere, a capo delle case editrici ci sono uomini, anche nel mondo del fumetto. Io sono sempre riuscita a raggiungere gli obiettivi che mi ponevo senza sentirmi limitata dall'essere donna, però ho notato è che quando una casa editrice fa il salto (cioè da una piccola realtà diventa più grande), di solito chi ce la fa sono persone che devono rinunciare a cose a cui io non rinuncerei. Per farcela bisogna avere un grado di ferocia e anche di forza con cui si devono cominciare a dare delle pedate in testa agli altri. Guarda caso, gli uomini sono più bravi in questo, sono stati educati da secoli e secoli di uso della forza a cavarsela.

Martina P: Anche qui, più che ostacoli strutturali legati al genere, noto che alcuni pregiudizi emergono soprattutto nel rapporto con persone più grandi (e più navigate) di me... spesso uomini, ma ti stupirà sapere che non è solo così, anzi... In quei casi capita di essere guardata con una certa condiscendenza, con una certa diffidenza. Capisco che l'esperienza, in un mondo come questo, fa davvero tanto. Ma spesso questa diffidenza si tramuta anche in spiacevoli situazioni in cui non c'è scambio, ma solo chiusura. 

Non parlerei, però, di un trattamento sistematicamente diverso rispetto ai colleghi uomini: nella maggior parte dei contesti in cui lavoro, il confronto è paritario e basato sulle competenze, e queste percezioni tendono ad attenuarsi una volta che il lavoro parla da sé.

Ombre di famiglia (Tunué).

Il lavoro dietro le quinte è spesso sottovalutato e poco conosciuto: ti senti presa ancora meno sul serio in quanto donna? 

Savina B: Il lavoro editoriale è spesso invisibile: quando funziona, sembra che non esista; quando qualcosa va storto, invece, diventa evidente. Questo vale per tutti, ma per le donne si somma spesso anche una lettura “di genere” del ruolo, come se la cura fosse una predisposizione naturale più che una competenza professionale. Inoltre non è un lavoro “creativo” e quindi è meno prestigioso nell’immaginario collettivo.

Katja C: La cosa interessante è vedere quanto spesso gli uomini stessi si affidino di più alle donne per gestire tutti i complessi passaggi delle lavorazioni, ma alla fine non le mettano mai nei ruoli di potere. Io ho avuto fortuna, con l'editore per cui lavoro non mi è capitato. Tunué è gestita da due uomini, che d'altronde l'hanno fondata, e che oltretutto sono in società con una casa editrice di narrativa gestita da donne, Il Castoro. Non so se la mia sia fortuna o il fatto che magari sono io che mi avvicino a realtà in cui pesano di meno questi aspetti, però certamente l'ho visto capitare altrove. Il mondo del fumetto in Italia è un settore ancora di nicchia, è piccolo, ci si conosce tutti, non ho mai visto situazioni macroscopiche sotto questo punto di vista. Si avvertono di più quando la scala del potere sale, quando i soldi in ballo sono più importanti, allora ecco che chi si aggrappa e chi si guadagna le posizioni migliori lo fa con molta più ferocia, e sono quasi sempre uomini. Questo accade anche a scapito di un atteggiamento femminile, a cui siamo state abituate, che magari è più corretto e rispettoso, ma alla fine risulta più debole, facendosi mettere i piedi in testa. 

Martina P: Come ti accennavo prima, proprio per la mia vicinanza anagrafica con il gusto e con le idee degli autori più giovani, solitamente mi occupo di gestire tutti quei progetti che hanno dei creatori che si avvicinano alla mia età. Con loro parlare è facile. Non ci sono pregiudizi, non c'è preconcetto. È tutto lineare.

7CRIMINI (Tunué).

Tra le proposte di fumetto che arrivano alla vostra casa editrice, vedi differenze a seconda del genere maschile o femminile?

Savina B: Più che una differenza netta, percepisco una varietà di sguardi. Le autrici spesso portano una maggiore attenzione alle relazioni, all’interiorità, ai dettagli emotivi, ma non è una regola. Le proposte valide arrivano da ogni genere. Quello che noto è che, storicamente, alle donne è stato lasciato meno spazio, quindi oggi c’è anche un forte desiderio di recuperare terreno e raccontare storie nuove.

Katja C: In questi ultimi anni questa è una cosa che è cambiata molto, c'è stato un ingresso bello prepotente di autrici di donne nell'ambito del fumetto. Mi sembra che ora non ci sia differenza, ma devo dire che io lavoro per un editore che prende progetti autoriali, graphic novel autoconclusive, probabilmente se andassimo invece a fare questa analisi presso un editore seriale, che cerca stili e impostazioni di un certo tipo, la risposta sarebbe diversa.

Martina P: Io sono l'elfo dietro alla gestione dei progetti che arrivano sul sito della Tunué. E anche dietro alle proposte di portfolio review delle fiere. Posso dire con quasi assoluta certezza che non c'è disparità né a livello di qualità né a livello del numero di proposte che ci arriva.

Pensi che il genere di chi scrive pesi sulle scelte di una casa editrice? Percepisci dei pregiudizi?

Savina B: Idealmente non dovrebbe pesare, e nella pratica sempre meno. Tuttavia qualche pregiudizio, soprattutto inconsapevole, esiste ancora: a volte le opere di donne vengono lette come “di nicchia” o legate a un pubblico specifico. È un’idea che sta lentamente cadendo, perché i fatti dimostrano che le storie parlano a tutti, quando sono buone storie. Ti faccio un esempio inerente alla nostra Casa editrice: tra gli autori più amati dai lettori ci sono sicuramente due donne, Barbara Baraldi e Paola Barbato.

Katja C: Allora, per la casa editrice per cui lavoro, assolutamente no. La mia sensazione è che in questo momento la questione femminile è molto sentita a livello di creatività. Gli editori sono ovviamente un po' opportunisti e quindi in questo momento scegliere autrici è una cosa producente, perché vende. E va bene, perché tutto serve, anche una spinta di questo genere. Si cavalca il momento, poi questo momento passerà, si ritornerà alla normalità dove i problemi, se ci sono, si vedranno. Magari però questo momento fortunato intanto ha dato la possibilità di mostrare tutto il potenziale dell’autorato femminile. 

Martina P: Ma assolutamente no, almeno per quanto riguarda la mia esperienza e quella di Tunué. Non percepisco disparità di trattamento legate al genere di chi scrive o disegna: le scelte editoriali si basano sul progetto, sulla qualità della storia e sulla sua coerenza con il catalogo. Se devo essere sincera, a meno che non si tratti di una storia esplicitamente autobiografica, il nome dell’autore o dell’autrice non è nemmeno la prima cosa che guardo. Ci arrivo dopo. Prima penso alla forza del racconto, alla struttura, ai personaggi e a ciò che la storia riesce a comunicare.

Il Confine (Sergio Bonelli Editore).

Come si inseriscono le persone trans* in questo panorama?

Savina B: Le persone trans stanno iniziando ad avere maggiore visibilità anche nel fumetto, sia come autrici e autori sia come personaggi rappresentati nelle storie. È un processo ancora in costruzione, ma fondamentale. Portano voci nuove, esperienze complesse e necessarie. Come per le donne, anche qui la sfida principale è creare spazi reali, non simbolici.

Martina P: Abbiamo avuto e stiamo anche lavorando attivamente con autor* trans. Non c'è alcuna differenza, alcuna situazione, alcun pregiudizio. Davvero, non c'è altro che posso dire.

Come vivi i rapporti con le colleghe nel fumetto? Avete creato delle reti di supporto?

Savina B: Il mio rapporto con le colleghe è in generale positivo, basato sul rispetto e sulla condivisione di obiettivi comuni. Negli anni si sono create reti informali di supporto, che sono preziosissime: luoghi di confronto, scambio, mutuo aiuto e crescita. Non sono solo professionali, ma spesso anche umane.

Katja C: Allora, sai, so che ci sono delle reti che si sono create soprattutto tra disegnatrici. Io, forse perché sono una figura ibrida e appartengo a una generazione precedente, per cui siamo poche della mia età, vedo un po’ dall’esterno questa cosa che si crea e la trovo molto positiva.

Da noi a Tunué è naturale, è un bel gruppo di lavoro. C'è un bellissimo clima, anche con i ragazzi, che sono molti meno, per cui non c'è questa sensazione che dobbiamo fare squadra. Però stiamo parlando di una situazione particolare, in cui le donne sono la maggioranza, so bene che è un’eccezione oggi.

Martina P: Uhhh, molto bene. Nel caso specifico di Tunué siamo quasi tutte donne, e non lo dico per dire, per esasperare o perché così si fa, ma proprio perché è vero: il nostro rapporto è assolutamente ottimale. Adoro tutte le mie colleghe. Per il resto, ho avuto modo di conoscere anche persone di altre realtà... ma no, non c'è una rete di supporto, non ufficiale o non che io sappia. Come ti dicevo, la mia realtà è estremamente positiva, e per ora (oh no, spero di non tirarmela) la vivo bene così.

Furiosa (Tunué).

Noti differenze con il mondo del fumetto estero per quanto riguarda la presenza femminile nelle redazioni?

Savina B: All’estero, in particolare nei grandi mercati anglofoni e in Francia/Belgio la presenza femminile nel fumetto è spesso più strutturata e riconosciuta, ma non significa che le donne non incontrino ostacoli. In Italia si sta recuperando terreno, ma con tempi più lenti. Fuori c’è una tradizione più consolidata di diversità e inclusione come valore editoriale.

Katja C: Forse la prova di quello che dicevo è proprio il fatto che in Francia il mercato ha un volume d'affari decisamente più importante, quindi gli interessi in ballo sono maggiori. Trovi donne in ruoli dirigenziali molto preparate, figure con un livello di preparazione tecnica magari più alto rispetto all'Italia, proprio perché è un mercato più vasto e più complesso. Ma guarda caso al vertice ci sono comunque uomini. La donna arriva anche al massimo, ma sempre in un percorso tecnico. Quando si comincia parlare di una salita manageriale fino ad arrivare a gestire le aziende, le figure sono maschili.

Una cosa che vedo in Francia è che effettivamente quando ci sono delle donne che combattono anche con i denti all'interno di un contesto societario e diventano dure, caparbie e ossessive rispetto al lavoro, esattamente come farebbe un uomo, questa cosa viene vissuta male dai colleghi, viene subito percepita come qualcosa di esagerato.

Martina P: Guardando al panorama estero, in particolare ai paesi anglosassoni e del Nord Europa, la presenza femminile nel ruolo di editor appare più consolidata e riconosciuta. Quando mi trovo a scrivere per dei file/consigli/cataloghi, parlo soprattutto con donne... 

In Italia qualcosa si sta muovendo, ma siamo ancora in una fase di crescita e si potrebbe far di più. Tolta la mia piccola bolla (e quella del nostro gruppo editoriale), vedo che c'è poca presenza di donne in questo settore. 

Magica, nuova collana ideata da Barbara Canepa e Katja Centomo e frutto della collaborazione tra Tunué, Oxymore e Red White.

Per te è importante la presenza femminile nel mondo del fumetto, sia nelle storie raccontate sia nelle figure che ci lavorano?

Savina B: È fondamentale. Non solo per una questione di rappresentanza, ma perché più sguardi significano più storie, più linguaggi, più possibilità. In Italia storicamente c’è stata una forte carenza, soprattutto nei ruoli decisionali. Le cose stanno cambiando, ma serve tempo e soprattutto continuità.

Martina P: Certo che è importante. Non saprei che altro dire... È importante. Non dovrebbe essere questa la normalità? Forse vivo sul monte del sapone, ma è così che immagino il mondo.

Non sono, però, ingenua. Lo vedo - come ti accennavo - che fuori dalla mia piccola bolla personale e/o lavorativa le cose sono un po' diverse. Le donne girano meno per i corridoi delle fiere, delle aule, dei corsi, del mondo in generale e penso si possa fare di più, e spero si farà di meglio.

Hai dei consigli per le donne che si approcciano al tuo ruolo lavorativo?

Savina B: Il primo consiglio che mi verrebbe da dare istintivamente è: “Non lo fate!”. Scherzo, ma è vero che il mercato dell’editoria in generale sta subendo una forte crisi e bisogna tenerne conto. Se proprio sono convinte della loro scelta, suggerisco di non pensarsi mai “fuori posto”. Studiare, leggere moltissimo, osservare come funziona il settore, fare esperienza anche partendo da ruoli piccoli. Coltivare relazioni professionali sane, non avere paura di chiedere, ma anche di proporsi. E soprattutto non lasciarsi scoraggiare dai primi rifiuti: fanno parte del percorso di chiunque.

Katja C: Io trovo che quella dell’editor sia una figura professionale molto interessante. Oltretutto può essere la risposta a un’attitudine verso questo tipo di linguaggio che non si risolve nella scrittura o nel disegno. Servono figure professionali oltre a quelle che disegnano e scrivono, un editor per il fumetto è ugualmente importante ed è il momento di approfittarne. È un mestiere che consiglio, anche se bisogna prepararsi e conoscere il linguaggio, non basta un percorso accademico, bisogna saper leggere il linguaggio tecnico del disegno. È una delle cose più difficili da trovare.

Martina P: Il mio consiglio è di non autosvalutarsi e di prendere sul serio il proprio lavoro e le proprie competenze.

Per chi vuole fare l’editor, è fondamentale leggere molto, confrontarsi, costruire relazioni professionali solide e sicure... e anche non avere paura di occupare spazio, pure se non ci si sente “abbastanza pronte”, o se ci si sente "troppo giovani".

E ho anche per voi la speranza che il vostro percorso non sia faticoso, o almeno più faticoso di come un normale percorso lavorativo dovrebbe essere.

Intervista a cura di Lavinia Buffa


Savina Bonomi

Savina Bonomi è nata a Milano il 7/7/1968. Laureata in filosofia con indirizzo in comunicazioni sociali all’università Cattolica di Milano, lavora come redattrice presso la Sergio Bonelli Editore dal 1994 ad oggi.

Katia Centomo

​​Katja Centomo, sceneggiatrice e scrittrice, co-creatrice di Monster Allergy e fondatrice dello studio Red Whale, sviluppa contenuti per fumetto, animazione e narrativa per importanti editori e media company italiane e straniere. Autrice di romanzi per Einaudi Ragazzi, tra cui Franca Viola - la ragazza che disse no, è stata premiata nel 2023 con il Romics d’Oro alla carriera. Con Tunué, per cui ha creato la collana 7 Crimini, collabora come editor e sceneggiatrice. Insieme a Barbara Canepa sta lanciando la nuova collana internazionale Magica.

Martina Petrucci

Martina Petrucci (Roma, 1994) vive nella provincia rurale della Capitale, lavora a Latina e sopravvive quotidianamente a Trenitalia. Di mestiere fa l’editor e la redattrice per Tunué, dove mette al servizio di graphic novel e fumetti un rigore quasi sospetto, figlio di una laurea in Filologia Moderna e una specializzazione in Editoria. Una serietà che, però, svanisce non appena apre i social: da anni divulga online la sua passione per le storie, dismettendo i panni della redattrice "impostata" per vestire quelli della fangirl impazzita.


Trovate tutti i pezzi del Dossier Non è una questione di genere qui.

Post più popolari