"Due spicci" e la polemica sul lavoro degli animatori
La polemica sulle retribuzioni degli animatori che hanno lavorato alla serie Netflix e l'occasione da cogliere per parlare di lavoro culturale ed editoriale
Negli ultimi giorni la nostra bolla social è stata invasa da decine di post che riguardavano la questione dei contratti dellә animatorә che hanno lavorato alla serie Due Spicci, firmata da Zerocalcare e disponibile dal 27 maggio su Netflix.
Come è solito nei dibattiti sui social, i toni si sono alzati in fretta e la rete si è divisa, grossomodo, tra chi accusa Zerocalcare di non aver preso le parti dellә lavoratorә sottopagatә e chi, invece, sostiene la sua estraneità ai fatti.
Come Audaci, non abbiamo intenzione di scivolare in un giustizialismo facile – da una parte o dall’altra – e scegliamo di aspettare, invece, che la questione venga sbrogliata e risolta nelle sedi più idonee che, dovrebbe essere ovvio, non sono e non possono essere un qualsiasi social network o un qualche altro tipo di ambiente digitale.
Proviamo però a fare il punto della situazione, perché la parte più grave di questa storia, a nostro avviso, è stato l’intervento del senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri che ha presentato un’interrogazione al Ministero del Lavoro per chiedere di effettuare verifiche sulle condizioni contrattuali dei collaboratori coinvolti nella produzione. Una mossa che ci è parsa estremamente strumentale e più orientata a colpire l’aspetto più politico del lavoro di Michele Rech che non a garantire i diritti dei lavoratori (non dimentichiamo le posizioni di Forza Italia in merito referendum dell’8 e 9 giugno 2025, che poneva, tra i vari quesiti, anche quello sul salario minimo).
La polemica era nata da alcune segnalazioni anonime pubblicate sui social di Un!ta (Unione Italiana Animatori) e riportate da vari media riguardo presunti compensi molto bassi e criticità nei carichi di lavoro durante la realizzazione della serie. Molte di queste notizie si sono concentrate soprattutto sulla responsabilità diretta di Zerocalcare nella vicenda, contribuendo ad inasprire i toni e ad allargare lo spazio del dibattito anche fuori dagli spazi solitamente frequentati da appassionatә di fumetto e animazione.
Movimenti Production, la casa di produzione di Due Spicci e delle precedenti serie di Zerocalcare, ha respinto le accuse, definendole infondate e basate su dichiarazioni anonime non verificabili e dichiarando di non aver ricevuto, attraverso le associazioni di categoria istituzionalmente riconosciute, alcuna segnalazione formale. Dall’altro lato, Un!ta ha rivendicato l’attendibilità delle segnalazioni – per quanto anonime – e ha sostenuto di aver rimosso i contenuti esclusivamente per «dimostrare la nostra massima buona fede e la ricerca di un confronto tra le parti» (qui trovate alcune delle segnalazioni raccolte e pubblicate).
Martedì 2 giugno Zerocalcare ha rilasciato la sua dichiarazione con i mezzi e i toni a cui siamo abituatә, pubblicando un reel per rispondere alle polemiche e chiarire la sua posizione sull’intera vicenda.
Nel video Zerocalcare racconta che, in quanto autore e parte creativa della serie, non ha avuto accesso alle informazioni sul budget e sui contratti delle tante persone che hanno lavorato alla serie. L'autore aggiunge anche che nei giorni precedenti alla polemica nessuno tra gli animatori lo aveva contattato per segnalare eventuali situazioni problematiche. Pur riconoscendo le difficoltà dei lavoratori impiegati con contratti a progetto o con partita IVA nel far valere i propri diritti, Zerocalcare ha espresso rammarico per non essere stato coinvolto prima della diffusione pubblica della vicenda: «Mi dispiace che non hanno pensato che io potevo essere un alleato».
Alla fine del video, Zerocalcare, in quanto comunque «parte di questa filiera produttiva», dice di mettersi «a disposizione» per contribuire alle iniziative per affrontare questi problemi e parlare pubblicamente dei contratti di collaborazione nel settore dell'animazione.
Da parte nostra ci siamo ritrovatә amareggiatә dall’intera vicenda e, soprattutto, dal vedere come – e senza alcuna sorpresa – l’atomizzazione delle forze che hanno lavorato a Due Spicci (e alle serie precedenti) abbia portato a un conflitto interno tra lavoratorә dello stesso settore e a creare una sponda facile per personaggә la cui presenza in questo ambito artistico e culturale è, per usare un eufemismo, fuori luogo ed esclusivamente di comodo.
Siamo oltretutto certә che qualsiasi piattaforma social, regolamentata da algoritmi e dinamiche fortemente antidemocratici, non sia lo spazio adatto per manifestazioni e lotte legittime e sacrosante – e totalmente condivise dalla nostra redazione – come quelle per i diritti dellә lavoratorә.
Rimarremo attentә e continueremo a seguire la vicenda con interesse, sperando che le case di produzione, i sindacati di settore e tuttә lә artistә coinvoltә nel progetto, possano trovare il modo di chiarire la vicenda e soprattutto porre le basi per una maggiore regolamentazione del loro lavoro.
Forse, più che dar vita a polemiche, questa può rappresentare davvero un'occasione da cogliere per parlare di lavoro in ambito culturale, editoriale e d'intrattenimento e porre le basi per renderlo più vivibile.
Claudia Maltese e Giuseppe Lamola







