Non è una questione di genere – Tradurre è riscrivere: Emanuelle Caillat, Martina Caschera e Simona Stanzani

Dentro il lavoro della traduzione a fumetti: intervista a tre professioniste del settore


Sono traduttrici e, più precisamente, “riscrittrici”. Tradurre un’opera non significa solo trasporre parole da una lingua all’altra: la conoscenza e la sensibilità di chi traduce incidono profondamente sul risultato finale, dando vita a rese anche molto diverse tra loro. Eppure, nel corso degli anni, queste figure non sono sempre state valorizzate, mentre l’IA è sempre più uno spauracchio all’orizzonte. Senza la sensibilità di una persona, però, la restituzione di un’opera diventerebbe inevitabilmente più sterile. Sono proprio i traduttori e le traduttrici a permettere che le opere che amiamo arrivino fino a noi, rendendole accessibili anche a chi non conosce la lingua di partenza.

Ma cosa significa essere un traduttore o, in questo, caso una traduttrice di fumetto?

Nell’appuntamento di oggi di
Non è una questione di genere, abbiamo intervistato tre traduttrici e abbiamo fatto domande sul loro lavoro e sulla questione di genere. Abbiamo scelto volontariamente delle professioniste di lingue diverse, in modo da sottolineare differenze e similitudini dei vari approcci, così come la diversità delle sfide che le loro lingue mettono di fronte.

Abbiamo conversato con, qui di seguito in ordine alfabetico, Emanuelle Caillat, per la traduzione dal francese; Martina Caschera, per la traduzione dal cinese; Simona Stanzani, per la traduzione dal giapponese.

Paesaggio dopo la battaglia (Coconino Press/Fandango); traduzione di Emanuelle Caillat.

Tradurre è riscrivere. Anche voi traduttrici siete autrici delle opere a cui approcciate. A fine traduzione, quanto quel lavoro diventa vostro?
Emanuelle C: Tutto dipende dalla difficoltà della traduzione, dalla necessità di adattare, modificare o riscrivere il testo. Più lo stile dell’opera è personale, non piano, con un linguaggio libero che si discosta dalla lingua standard, più diventa interessante e personale il lavoro.
Martina C: Penso di poter parlare proprio come singolarità, non come categoria, perché io mi trovo in una situazione particolare: da una parte traduco, dall'altra spingo il fumetto e, forse, c'è anche questa terza anima di studiosa del fumetto. [...]
Ci sono decenni di studi sulla traduzione che ci dicono che il traduttore sente una forte responsabilità e che, a seconda che scelga di nascondersi completamente dietro la voce dell'autore o avanzare una propria autorialità in maniera più evidente, ci saranno effetti diversi.
Adesso c'è un discorso più improntato al target, al genere che si traduce, al modello di testo. Una volta si dava molto più peso al concetto di originale e di fedeltà, ora invece si capisce meglio che questo concetto non ha senso, e questo fa emergere probabilmente di più l'autorialità del traduttore, che non si nasconde troppo, ma fa delle scelte anche coraggiose.
Simona S: Personalmente la fedeltà al testo originale e all'intenzione dell'autore (cosa ha voluto esprimere qui? Quale reazione ha voluto istigare nel lettore? Ecc.) sono la priorità numero uno, quindi mi trovo in completo disaccordo con l'idea di "traduttore traditore", ma ognuno ha il suo stile e il suo approccio al lavoro. Detto ciò, ovviamente fa sempre piacere sentire i bambini che gridano frasi pensate da te mentre giocano tra loro, imitando gli eroi di manga e anime.

Come vi siete affacciate alla traduzione e poi, in particolare, alla traduzione del fumetto?
Emanuelle C: Ho cominciato a tradurre grazie al corso Tradurre la Letteratura della FUSP di Rimini che propone agli allievi prove di traduzione offerte direttamente dalle case editrici. Nel corso insegnava Daniele Brolli che ci ha fatto tradurre fumetti per Comma 22, Mondadori e altri. Devo dire che per la traduzione dei fumetti è valida la stessa regola della narrativa: è necessario essere una lettrice (di fumetti) per poterli tradurre. Per me, nata e cresciuta in Francia, ça va sans dire!
Martina C: È una domanda che contiene la risposta, forse. Nel senso che io parto come studiosa di fumetto e anche fumettista molto, molto amatoriale, avendo fatto fumetti al liceo.
Quando ho iniziato a studiare a livello specialistico, mi sono detta: “uniamo le cose, le mie due passioni”. Così ho scelto di studiare il fumetto cinese, di cui non parlava nessuno e su cui non si sapeva nulla: in questo modo sono riuscita a capire meglio anche me stessa e ad appassionarmi di più a quello che facevo. In realtà, quindi, sono partita proprio come traduttrice di fumetti.
Avevo proprio intenzione di portare avanti questa causa. Qualcosina in Italia già c’era, molto random, slegata da veri progetti, ma stava iniziando la collana dedicata al fumetto cinese di BAO Publishing. E quindi ho cominciato a dire: “ma perché non promuovere in prima persona il fumetto, proponendo la traduzione”. All’inizio è stato molto difficile, perché l’idea era di cercare io stessa i titoli e proporli.
Ho capito subito di preferire le graphic novel, che mi colpivano di più anche dal punto di vista estetico, e mi sono trovata molto bene in quell’ambito. Sono partita quindi proprio come traduttrice di fumetti, ma nel tempo sono arrivate anche altre proposte: oggi sto traducendo altro e mi sto aprendo sempre di più alla letteratura di genere.
Sono appassionata di fantascienza, fantasy e danmei (耽美), il cosiddetto boys’ love, che cerco attivamente. Sto provando infatti di lavorare sempre più in questo ambito, proprio perché è quello che unisce i miei studi alle mie passioni.
Simona S: Ho deciso di studiare giapponese all'Università di Bologna perché il mio sogno era diventare fumettista e disegnare in stile manga, ma all'epoca non era un'opzione (e comunque è tuttora molto difficile sbarcare il lunario con il solo lavoro di fumettista in Italia, purtroppo) quindi dall'alto dei miei 14 anni decisi che avrei studiato giapponese per andare a Tokyo e diventare mangaka. Alla fine, per cause di forza maggiore, sono dovuta restare in Italia, ma sono riuscita lo stesso a svolgere una professione attinente ai manga grazie al mio incontro con i Kappa Boys a Bologna, che mi portò a iniziare la collaborazione e a tradurre i primi manga per Edizioni Star Comics. Alla fine a Tokyo ci sono arrivata, anche se l'ho presa un po' larga.

Una breve elegia (add editore); traduzione di Martina Caschera.

Come vi ponete rispetto a un’opera quando dovete iniziare a tradurla? Traducete man mano, la leggete tutta, fate ricerche sull’autore o altro?
Emanuelle C: Con il fumetto ti puoi permettere di leggerlo interamente anche più volte, prima di iniziare a lavorarci. Per me è fondamentale avere sotto gli occhi il cartaceo, dove davvero ti rendi conto non solo dell’economia dell’intera tavola o apertura, ma anche della resa dei balloon. Leggere altri album dello stesso autore può essere interessante, analizzare le traduzioni precedenti è di grande aiuto.
Martina C: Con il cinese la lettura non è proprio speditissima, però cerco di leggere tutto il testo prima di iniziare. Questo proprio perché ho la fortuna di lavorare su opere complete e non su serie, che a volte possono spiazzare il traduttore: può capitare, ad esempio, di scoprire solo dopo che il genere di un personaggio è diverso da quello che si pensava, o altre informazioni fondamentali.
Faccio una prima lettura molto superficiale, per capire il genere e la voce narrante. Poi, con il cinese, ci sono molti aspetti che deve decidere il traduttore italiano.
Ad esempio i tempi verbali non sono espliciti e a volte non si capisce qual è il soggetto della frase. Bisogna capire bene tutta una serie di cose perché, se tu cominci a tradurre in un modo e poi ti rendi conto successivamente che è totalmente fuori da quello che era inteso perché leggi un indizio dell’autore, bisogna tornare indietro e correggere tutto.
In realtà può succedere lo stesso, però è bene sapere più o meno di che cosa si parla e il registro, un minimo prima. Poi sicuramente mentre traduco mi spulcio tutta vita opere dell'autrice o dell'autore perché ho bisogno di capire il tono. È vero che io ho detto che oggi è meno presente il peso sulla questione dell'originale e della fedeltà, però è una cosa da prendere con le pinze. Noi che traduciamo ci confrontiamo costantemente con la voce dell'autore e dell'autrice e la nostra tensione è sempre quella del rispetto. Siamo sempre in bilico tra fare un buon lavoro per il pubblico, essere coerenti con la nostra idea di traduzione e rispettare la voce dell'autore che è il genio, che è quello che ha prodotto quel testo.
Simona S: Dipende; personalmente mi piace l'immediatezza quindi preferisco tradurre "a caldo", ma quando si tratta di serie lunghe, è consigliato leggere il più possibile avanti nella storia per avere un'idea del background dei personaggi, del loro passato che può spiegare o influenzare i rapporti tra loro, ecc. Leggo manga tutti i giorni sia per lavoro che per passione; quindi, capita spesso che mi assegnino (o che chieda io di farmi assegnare) manga che sto leggendo e che conosco già. Una prassi che condivido con alcune editor con cui collaboro [il lavoro del traduttore di manga non è un one-man-show, ma una collaborazione, principalmente tra traduttore ed editor, poi nella catena produttiva segue il/la letterista, il/la proofreader (correttore di bozze), e il responsabile editoriale che fa il controllo finale] è che loro guardano l'anime (se esiste) e io mi occupo solo del manga, così se c'è qualche discrepanza me lo fanno notare e controlliamo se si tratta di una svista o un'effettiva differenza tra i due già presente in originale.

Video Girl Ai (Edizioni Star Comics); traduzione di Simona Stanzani.

Qual è la più grande sfida che ti pone la lingua che hai scelto nel tradurre fumetti?
Emanuelle C: Direi che sono i giochi di parole, la lingua familiare, l’argot (NdA. Gergo, slang in francese), le battute di spirito che non sempre sono facili da tradurre.
Martina C: Esistono volumi e volumi su tutte quelle che sono le sfide del cinese in generale, perché è una lingua detta “isolante”, che fa parte di una famiglia linguistica che ha tutta una serie di caratteristiche che la allontanano da quelle che sono le strutture della lingua italiana; quindi, non è difficile di per sé, è che è lontana dalla nostra lingua.
È una lingua molto sintetica, quindi la questione del balloon è un primo punto: l’italiano è di per sé prolisso, mentre i caratteri cinesi sono molto sintetici. [...] Il problema dello spazio può essere in parte gestito grazie ai diversi livelli (layers) nei file, ma resta comunque una questione da tenere sempre presente. Poi ci sono tutte le questioni che ho detto prima, cioè le questioni grammaticali, i tempi verbali, capire quale è il soggetto, poi ci sono tutti i realia (NdA. termini o espressioni che denotano oggetti, concetti o fenomeni tipici ed esclusivi di una specifica cultura), i toponimi, i nomi dei protagonisti. [...] O anche i “chengyu” (成语), espressioni idiomatiche che possono essere tradotte in tantissimi modi, ma molto difficili da intuire se le prese letteralmente.
Infine, nel fumetto c’è la questione delle onomatopee: alcuni editori preferiscono mantenere il suono originale, il che richiede una traslitterazione dei caratteri, che da soli non restituiscono immediatamente il suono. In altri casi si può affiancare il suono al carattere, sostituirlo del tutto, oppure lasciare solo il carattere.
Simona S: Il giapponese è moooolto diverso dall'italiano: estremamente vago, i verbi non si coniugano per persona, non c'è differenza tra singolare e plurale, non c'è il maschile e il femminile, ecc. quindi a volte è molto difficile riuscire a spremere informazioni che servono in italiano ma non sono specificate nell'originale. Poi è pieno di espressioni e concetti non presenti nella nostra cultura, quindi ogni giorno è una sfida continua. Ma è bello proprio per quello.
Come dico sempre ai miei studenti (insegno traduzione manga in inglese presso Japan Visualmedia Translation Academy a Tokyo) "Translating manga is translating culture".

Stronzetta cresce (Gallucci editore - Balloon); traduzione di Emanuelle Caillat.

Riuscite ad avere un contatto con l’autore o l’autrice dell’opera prima di iniziare a tradurre? Notate differenze quando a scrivere qualcosa è una donna rispetto a un uomo?
Emanuelle C:
Ho conosciuto vari fumettisti che ho tradotto, ed è sempre molto piacevole perché in genere sono grati ai traduttori, ed è una bella soddisfazione incontrare qualcuno che apprezza il tuo lavoro. In questo non mi pare ci siano differenze tra autori e autrici.
Recentemente ho accompagnato Valentine Cuny-Le Callet in un tour di conferenze in Italia, per la presentazione del suo album Perpendicolare al sole uscito per Coconino Press. In quel caso conoscere bene l’album, aver studiato i temi trattati per la resa in italiano mi è stato utile per avvicinarmi a Valentine e per poterla affiancare durante le conferenze: avevo l’impressione di conoscerla già!
Per Gallucci l’anno scorso ho tradotto Le Chat di Philippe Geluck, che in italiano si intitola Monsieur il Gatto. In Francia e in Belgio quel fumetto è un’istituzione, i suoi album hanno venduto più di 15 milioni di copie! In quel caso ero stata io a fare la proposta di traduzione all’editore italiano. A quel punto, prima di mettermi a tradurre, sono andata a conoscere di persona l’autore che, pur essendo una star, è di una gentilezza unica!
Altre volte il contatto è avvenuto via Instagram: per esempio Elisa Marraudino la giovane autrice della serie Stronzetta, Marion Fayolle disegnatrice raffinata di La casa nuda, entrambe pubblicate per Gallucci.
Martina C: No, non parlo con l’autore prima di iniziare a tradurre, però ci sono stati dei punti, per esempio con Seven, l'autore di Splendidi Reietti, in cui ho voluto essere certa che quello che volesse esprimere fosse quello che avevo intuito. E quindi ho contattato il manager, ho cercato di capire, perché in particolare è un'opera molto intima, e quindi ho detto: “se ho la possibilità di chiedere conferma di una cosa, vorrei farlo”.
So, però, di poveri traduttori che sono stati aggrediti dagli autori, perché magari una scelta di traduzione non era condivisa e loro l’avrebbero resa in un altro modo. Quindi il contatto con l'autore è sempre un po' problematico: non bisogna darlo per scontato, ma farsi anche un po' le spalle grosse. Da madrelingua della propria lingua bisogna imparare a difendere le proprie scelte, perché non è solo una questione di lingua, ma proprio di cultura e studio e sensibilità. Quindi spesso l'autore ha una forte cultura, ha studiato, ha una sensibilità ed è poi l'autore. Non essendo però traduttore, non può capire tutta una serie di cose che sono fuori dalla sua opera. Poi mi sono resa conto adesso che non ho mai tradotto una donna: ho sempre tradotto autori maschi. Ho letto diversi fumetti di autrici, ma no, non mi pongo diversamente, no. Io come traduttrice non mi pongo diversamente.
Simona S: Generalmente gli editori giapponesi sono molto possessivi nei confronti dei loro autori, quindi approcciare l'autore è considerato tabù. Anche se magari si tratta di un amico o di un conoscente, la regola sarebbe di passare sempre dal licensor quando devi chiedere delucidazioni. Nei manga, magari le autrici tendono ad approfondire di più il lato emotivo e sentimentale dei personaggi, anche nelle opere d'azione per ragazzi, ma ci sono anche autori uomini che lo fanno, quindi si tratta più di una caratteristica personale che una vera e propria differenza di genere.

Il fumetto cinese di Martina Caschera (Tunué).

Quanto anche il lavoro del disegnatore e del colorista influenza una vostra traduzione? Per esempio, vi è mai capitato di scegliere particolari parole rispetto ad altre, che magari avreste scelto se fosse stato un romanzo, proprio per l’effetto che davano disegni e colori?
Emanuelle C:
Più che i colori, sono i disegni e i balloon che influenzano e definiscono in qualche modo la traduzione. I disegni, perché attraverso di essi, in parallelo con il testo, portano avanti la narrazione. Non si può quindi prescindere dalla “lettura” anche dell’immagine. Senza dimenticare che in genere nel disegno stesso sono presenti parole (cartelli, giornali o altro) che a volte vanno tradotte, altre volte vanno lasciate in originale. Anche questo fa parte del lavoro di “lettura” delle vignette.
I balloon presentano diversi aspetti tecnici che influiscono sul lavoro di traduzione. Prima di tutto il posizionamento: l’attenzione all’ordine delle nuvolette è fondamentale per capire il dialogo, dare un senso preciso e rendere la lettura più fluida possibile. A volte mi è capitato che in una tavola ci fossero più di 50 balloon sparsi a caso! Non era facile leggerli e non era facile dare indicazioni precise all’editor per il lavoro di lettering. La grandezza stessa dei balloon è un altro motivo di attenzione: il testo di arrivo non può essere più lungo del testo originale, perché non c’è abbastanza spazio per contenerlo. Quindi spesso la traduzione del fumetto prevede un lavoro finale di finitura, limatura e adattamento del testo che nella narrativa non è sempre necessario.
Martina C: Alcuni chiamano il limite della traduzione del fumetto una sorta di costruzione; invece, ultimamente gli ultimi studi lo propongono e ne sottolineano le potenzialità e la bellezza, perché si tratta di un medium diverso e quindi il traduttore deve tirarne fuori il meglio. Spesso i balloon sono decontestualizzati, quindi dici “oh mio Dio, che vuol dire questa frase”, poi guardi la vignetta e vedi la persona che ride, allora capisci che è ironico. Oppure puoi scegliere di caricare maggiormente l’ironia: quando il testo è ambiguo e si presta a più interpretazioni, può avere senso orientarsi in una direzione piuttosto che in un’altra proprio in base a ciò che suggerisce l’espressione dei personaggi o la costruzione della vignetta. A volte, essendo una lingua sintetica, il cinese è anche una lingua che cela molto, che non esprime direttamente i significati, anche per la polisemia dei caratteri stessi. In realtà tutte le parole sono polisemiche, ogni termine porta con sé una stratificazione di significati, ma nel cinese questo aspetto è particolarmente evidente.
C’è infatti una profondità storica enorme: le prime forme di caratteri cinesi di cui abbiamo traccia risalgono addirittura al 1200–1300 a.C., e questa stratificazione continua a riflettersi nella lingua ancora oggi. Quindi se c'è una scelta da fare, tu devi assolutamente appenderti con le unghie e con i denti alle immagini, perché altrimenti ti perdi e fallisci.
Simona S: Nei manga i colori si vedono generalmente solo in copertina, e comunque, nel mio caso, non credo che il disegno influenzi la scelta dei vocaboli, almeno non a livello conscio. Quello che fa la differenza nella scelta dei vocaboli sono il genere di manga, il target, le caratteristiche del personaggio che parla, la sua personalità, il rapporto che ha con gli altri personaggi, il suo background, ciò che pensa o prova, nonché il contesto.

Clevatess (Panini/Planet Manga); traduzione di Simona Stanzani.

Purtroppo il lavoro del traduttore è stato spesso svalutato: solo da poco tempo i traduttori hanno iniziato a comparire in copertina, e capita ancora che non vengano invitati alle presentazioni delle opere che hanno tradotto. Com’è stato per voi l’ingresso in questo mondo? Vi siete sentite accolte, oppure avete dovuto “guadagnarvi spazio” più del necessario?
Emanuelle C: Il mondo dei fumettari è generalmente maschile, soltanto recentemente la situazione sta cambiando. Sono comunque sempre stata accolta calorosamente da tutte le redazioni con cui ho lavorato, perché sono dei veri appassionati che apprezzano molto il lavoro di traduzione, banalmente perché altrimenti non riuscirebbero a leggere i loro fumetti preferiti! Fino a non più di dieci anni fa le case editrici non erano abituate a scrivere il nome del traduttore sulla pagina di guardia, ma a poco a poco sono riuscita a farlo inserire.
La lingua francese nel mondo dei fumetti è molto importante, vista la grande quantità di titoli che escono ogni anno. Sono quindi una privilegiata, anche perché pochi parlano francese, quindi il mio apporto è importante, anche se a volte mi è capitato di sentirmi un po’ esclusa da quella comunità maschile un po’ nerd, proprio perché per natura non ne faccio parte.
Nella traduzione del fumetto per ragazzi, è un po’ diverso. Ho consigliato fortemente alla casa editrice Gallucci di dedicare una collana di fumetti per bambini, anche piccoli. In Francia, ma anche in Italia, ci sono molte autrici di grande valore, con uno stile gentile, adatto alle fasce d’età più basse: penso a Cathon di Mimosa & Sam o ad Anne Herbauts che mi pare stiano funzionando piuttosto bene.
Martina C: Io nasco come studiosa, quindi mi sono proposta anche in quest’ottica, pensando fosse una mossa furba dire: “io studio questa cosa, quindi posso aiutare magari a promuoverla quando la traduco”.
Da un certo punto di vista, però, ho sempre avuto la sensazione che questa cosa potesse essere vista anche come un limite: come se il fatto di avere molte idee, e la tendenza a esprimerle o a impormi, potesse risultare ingombrante. Avendo studiato la cosa per tanti anni, ho proprio delle idee anche un po' più... che vanno un po' al di fuori di quello che è classicamente la traduzione.
In realtà poi negli ultimi anni si parla di transcreazione, quindi il traduttore non può essere più ingabbiato in un povero, diciamo, sottoposto con la schiena piegata che scrive così come gli viene dettato. Però secondo me un pochino pesava questo mio voler spingere, cioè: è meglio una persona che magari sia competente e un pochino più come ingranaggio in una macchina ben oliata. Se c’è una casa editrice che funziona bene così, una persona che si mette a dire “no così, no colì, no colà”, può dare fastidio e creare problemi, intoppi.
Io mi sono sempre confrontata con professionalità femminili, a tutti i livelli. Anche se ho tradotto autori maschi, quando mi sono messa a tradurre le persone con le quali mi sono confrontata, editori, redattori, altri traduttori, erano tutte donne: quindi siamo tante e diamo voce a tutte le voci possibili e immaginabili. Piano piano più questa cosa verrà riconosciuta, più anche il nostro genere sarà presente. Nella letteratura secondo me questo è sempre stato così, cioè le donne la letteratura la fanno, la studiano, la propongono e bisogna soltanto dare un pochino più di spazio sulle pedane più alte e non solo nella manovalanza, cioè dare del riconoscimento reale.
Simona S: Sarebbe ora che il traduttore fosse citato, se non in copertina, almeno su Amazon, Animeclick, ecc. Il traduttore dei manga è il paria dei paria, più invisibile di un ninja di notte. Veniamo invitati raramente agli incontri col pubblico, il che è un peccato perché saltano fuori sempre argomenti interessanti. Il mio ingresso nel mondo della traduzione di manga si è svolto in un ambiente molto amichevole, una sorta di circolo Pickwick in cui tutti più o meno si conoscono, quindi non ho mai sentito la necessità di sgomitare più di tanto.

La Strada (Coconino Press/Fandango); traduzione di Emanuelle Caillat.

Con l’avvento dell’intelligenza artificiale, come pensate che si stia evolvendo la traduzione?
Emanuelle C.:
Effettivamente l’IA fa progressi impressionanti dal punto di vista linguistico. A volte, per velocizzare il lavoro, qualcuno fa fare la prima stesura all’IA poi fa correggere il testo a un traduttore (a me non è mai capitato). In realtà il lavoro di revisione diventa più lungo e certamente il risultato risulterà più piatto, perché tra i vari traducenti e i vari sinonimi una macchina sceglie quelli più ricorrenti che non sempre sono i più efficaci. Per il momento la lingua dell’IA riproduce se stessa, e non ha il valore aggiunto della sensibilità e della bellezza del testo se non in termini di correzione e standardizzazione.
Oltretutto l’Intelligenza Artificiale non è in grado di inventare giochi di parole, fare battute divertenti, riprodurre la naturalità del parlato, etc. Per questo sono ancora indispensabili le traduttrici e i traduttori. Per il momento.
Martina C: Se l'editore vuole semplicemente una roba che dica che sta succedendo nel ballon in maniera piatta, perché la cosa che preferisce è che ci si sbrighi e magari appunto non ha pagato tanto il fumetto, o vuole fare un tentativo, oppure ha pagato tanto il fumetto e non c'ha soldi per il traduttore (però questo la vedo difficile, perché se hai pagato tanto un fumetto vuol dire che il peso glielo dai, quindi lo prendi il traduttore e lo prendi anche bravo), potrebbe usarla. Però ecco, con l'intelligenza artificiale, soprattutto nelle lingue sulle quali gli editori hanno un poco più di controllo, temo che si possa utilizzare anche per abbassare di nuovo lo stipendio, quando avevamo raggiunto alcuni buoni risultati dal punto di vista economico.
A volte si fa il trucchetto: tu non sei il traduttore, ma ricontrolli; ti fanno già avere il testo tradotto e sei semplicemente un revisore, così possono pagarti meno. La revisione è a tua cura, quindi tu comunque lavori come traduttore, ma risulti come revisore. Quindi dico che è diventato più complicato farsi valere, non che sia sempre stato semplice, perché soprattutto per il fumetto si valuta come testo di serie B, C, D e F, rispetto alle traduzioni letterarie, però vedo anche alti e bassi.
Io sono atipica perché appunto la lingua cinese la conoscono in pochi, quindi anche lì si devono fidare che vada bene.
Simona S: Strumenti come DeepL possono aiutare il traduttore nel suo lavoro, ma in Giappone e altrove ci sono aziende che stanno già sviluppando e utilizzando motori di traduzione e adattamento grafico per i manga (Mantra, Orange, ecc.) quindi il rischio di rimanere senza lavoro in un futuro non troppo lontano è tutto fuorché trascurabile. Al momento non sono ancora perfetti, ma, con l'aiuto di traduttori umani che effettuano post-editing, imparano molto in fretta. Probabilmente sarà difficile eliminare completamente il fattore umano dalla traduzione di manga e fumetti, ma la tendenza al momento verge verso l'automatismo, anche nel settore dei sottotitoli, un altro dei campi in cui lavoro. Il nostro lavoro sta già cambiando, e continuerà a farlo finché esisterà - sperando che non abbia vita troppo breve.

Chainsaw Man (Panini/Planet Manga); traduzione di Simona Stanzani.

Se poteste dare un consiglio a una ragazza che vuole tradurre il fumetto oggi, quale sarebbe?
Emanuelle C.:
 Essere una lettrice di fumetti, seguire un corso specifico come Tradurre il Fumetto della FUSP di Rimini, partecipare alle Fiere dedicate e avere molta determinazione! Tutto questo affiancato a un lavoro part-time che permetta di portare avanti i propri obiettivi con entusiasmo e leggerezza.
Martina C: Il fatto che voglia tradurre il fumetto mi fa pensare che ami già il fumetto; quindi, non le do il consiglio di leggere fumetti. Poi, partirà una summer school di traduzione dall'arabo, dal giapponese e, lo dico in anteprima, cinese, chiamata “Translating comics” from the Arab, Chinese, and Japanese worlds, che si terrà dal 31 agosto al 7 settembre 2026 online.
Consiglio poi spesso anche alle studentesse che mi chiedono la tesi: andate su siti come Kuaikan (快看), perché oggi, dalla Cina, non è così semplice acquistare libri. Anche su Temu, la “cattivissima” Temu (soprattutto per tutto ciò che riguarda vestiti e altri prodotti venduti a prezzi chiaramente sottocosto), i libri si trovano a prezzi ragionevoli, nel caso si vogliano avere in formato cartaceo.
Il consiglio, però, è di studiare e cercare anche online: esplorate le piattaforme di webtoon e webmanhua, partite dai testi, iniziate a tradurli. Sicuramente la cosa più bella che potete fare in questo momento è produrre novità, cioè portare nuovi testi che vi sono piaciuti e che vi hanno appassionato. Proponeteli agli editori che non aspettano altro, perché adesso c'è curiosità sulla Cina, ma non si trovano i testi giusti.
Simona S: Date le premesse di cui sopra, non vedo un futuro troppo roseo per la mia categoria. Se proprio vuoi lanciarti nella professione, assicurati di non mettere tutte le tue uova in un paniere, fa' in modo di avere un piano B, C, D o anche di più.

Intervista a cura di Carlotta Bertola



Emanuelle Caillat

Emanuelle Caillat insegna francese e traduzione letteraria alla FUSP di Rimini. Collabora con Einaudi, Mondadori e altre case editrici per le quali ha tradotto diversi autori, tra cui Georges Perec, Muriel Barbery, Katherine Pancol, Patrick Modiano. Traduce inoltre fumetti per Coconino Press, albi illustrati e romanzi brevi per Gallucci ed è coautrice della serie per ragazzi Millo & Cia - Avventure Scout. È stata finalista nel 2005 al Premio Monselice per la traduzione, e finalista nel 2016 e 2018 al Premio Stendhal dell'Institut Français Italia. Sua è anche la traduzione del graphic novel La Strada di Manu Larcenet, per Coconino Press.



Martina Caschera

Martina Caschera è ricercatrice in tenure-track in Lingue e letterature della Cina e dell’Asia sud-orientale all’Università degli Studi di Bergamo. Si occupa di letteratura e testi multimodali (fumetti e animazioni) sinofoni con un approccio interdisciplinare basato sugli studi culturali. Dal 2017, inoltre, traduce e promuove il fumetto sinofono in Italia. Collabora abitualmente con le case editrici Tunué e ADD Editore. Suo è anche il saggio sul fumetto cinese Il Fumetto Cinese, edito da Tunué nel 2023.



Simona Stanzani

Simona Stanzani traduce manga, anime, film (anche non di animazione) dal giapponese all’italiano e all’inglese dal 1992. Inoltre, insegna traduzione manga in inglese presso la Japan Visualmedia Translation Academy di Tokyo, si occupa di consulenza editoriale e scouting per nuovi fumetti da pubblicare presso vari editori, partecipa a conferenze sul manga e sull’animazione giapponese, scrive articoli sull’argomento e appare anche nei mass media giapponesi, sempre parlando di pop culture. Tra le opere tradotte da lei si annoverano Orange Road, Video Girl Ai, Le bizzarre avventure di JoJo, Air Gear, Bleach, Black Butler, BTOOOM!, Dimension W, Blood Lad, Natsume degli spiriti, La principessa cadavere, I fiori del male, Soul Eater, Gangsta, Tiger & Bunny, ecc. Anime: Ghost in the Shell, Nana, Steins; Gate (inglese).



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