Quartieri lontani – Jirō Taniguchi e la malinconia

Attraverso uno slice of life, Taniguchi mostra un Giappone che ormai non esiste più, e che non tornerà

Il mondo dei manga è estremamente variegato. All’interno di questo mercato esistono autori di ogni genere e influenza: da quelli più underground e anticonvenzionali come Jun Hayami (che abbiamo intervistato al Lucca Comics & Games 2025) a autori più commerciali, anche se ugualmente fantastici (un esempio tra tutti è Akira Toriyama). Ovviamente, tra questi due poli diametralmente opposti c’è tutto un mondo.

Ci sono però autori che escono totalmente persino da questo grande “contenitore”; autori che non rientrano nel filone degli artisti gekiga, coloro che hanno gettato le basi dell’attuale manga underground, e nemmeno tra gli autori più commerciali: sono mangaka, questi, che sono stati emarginati dall’industria del manga, non solo perché andavano controcorrente - a quello ci pensavano già gli autori gekiga - ma perché, attraverso una struttura narrativa e un aspetto estetico fondamentalmente commerciali - e quindi destinati al pubblico più generalista -, mostravano in modo sincero e diretto le storture della società giapponese di fine Novecento. 

Jirō Taniguchi è uno dei maggiori rappresentanti di questo filone artistico. Discutere sul perché Taniguchi non abbia avuto il successo che meritava nel suo Paese è più complesso di quello che sembra, anche perché i motivi sono molteplici: lo scarso interesse di Taniguchi in Giappone però non ha impedito al mercato francese - da sempre molto attento al medium fumettistico - di conoscere e amare questo autore, in tempi assolutamente non sospetti. In maniera quasi consequenziale anche in Italia abbiamo conosciuto e amato questo autore che però rimane ancora poco noto al lettore medio. Per questo motivo è importante parlare ancora oggi delle opere che hanno caratterizzato maggiormente la carriera di Jirō Taniguchi, prima tra tutte Quartieri lontani.

Quartieri lontani è probabilmente tra le opere più conosciute dell’autore in Italia. Il manga narra le vicende di Hiroshi Nakahara, salaryman (dipendente, spesso di grandi aziende, che si contraddistingue per orari di lavoro estremi) che, a causa del suo lavoro, non riesce a prestare le giuste attenzioni alla propria famiglia. Dopo aver sbagliato treno, Hiroshi si ritrova a Kurayoshi, la sua città natale che ormai non riconosce più. Lì decide di andare a salutare sua madre al cimitero ma, dopo essere svenuto, torna indietro nel tempo fino ai suoi quattordici anni; l’età non è casuale: in quell’anno infatti suo padre abbandonò in modo apparentemente inspiegabile la sua famiglia. Hiroshi quindi approfitta di questo ritorno all’adolescenza per far luce sui motivi che portarono suo padre ad abbandonare la sua famiglia.

Già nell’incipit si trovano alcuni temi chiave della poetica di Taniguchi. Tra questi spiccano senz’altro la presenza di un protagonista completamente avvolto dal suo lavoro, la figura emblematica del padre e l’ambientazione estremamente diversa dalla caotica Tokyo. La trama dell’opera è caratterizzata da momenti di leggerezza in cui Hiroshi, approfittando della maturità di un uomo di mezza età, vive appieno, e con più audacia, le occasioni che solo l’adolescenza concede alla vita di ognuno; la narrazione è quindi scandita dai capitoli slice of life che permettono al lettore di entrare pienamente nella vita del protagonista. Ad alternare questi momenti di spensieratezza ci pensa la figura del padre, uomo pacato e taciturno. Hiroshi infatti, essendo consapevole di quello che a breve accadrà, presta molta più attenzione a suo padre e cerca di scoprire il suo passato, ma anche le possibili motivazioni che lo hanno portato a quella decisione tanto inaspettata per lui. In questo tentativo di comprendere maggiormente l’animo di suo padre, il protagonista forse rivedrà un po’ di sé stesso in quell’uomo che, in fondo, non si è mai sentito appagato dalla sua vita, ma nemmeno completamente scontento.

Taniguchi predilige anche in questo suo lavoro una narrazione lenta, in cui dà molta attenzione all’ambientazione e alla natura di quel Giappone che stava subendo una grande crescita economica, ma che allo stesso tempo stava anche abbandonando la sua lunga cultura e il suo animo profondamente legato alla natura circostante. 

Lo stile di Taniguchi è estremamente originale, caratterizzato da una line art molto sottile e un tratto pulito, che non utilizza forti contrasti di bianco-nero. Taniguchi ritrae i volti dei personaggi in modo molto dolce, con espressioni che non sono mai enfatizzate, ma al contrario fanno trasparire tutta la riservatezza e compostezza che caratterizzano i giapponesi, anche nei contesti più intimi e familiari. Il mangaka, inoltre, dà molta importanza alla rappresentazione degli ambienti, dedicandosi maggiormente alla raffigurazione della natura e degli ampi spazi in cui i ragazzi di quegli anni vivevano la propria adolescenza. In maniera indiretta, questa vuole essere una comparazione con la tendenza dei giapponesi moderni a vivere la propria vita in ambienti sempre più piccoli e conformi, mai eccessivamente variegati; persino le abitazioni contemporanee sono molto simili tra loro. Seppur indirettamente e in maniera molto velata, anche questo aspetto trasmette al lettore un senso di nostalgia per un tempo ormai perduto. Una nostalgia avvertita in modo chiaro, e non solo attraverso questa rappresentazione di una vegetazione più florida, anche dai lettori che magari non hanno vissuto quegli anni, ma che comunque ne sono affascinati (o quantomeno interessati).

Quartieri lontani è un ottimo inizio per conoscere Taniguchi e la sua poetica. L’opera infatti unisce bene i numerosi momenti slice of life, che attraggono anche i lettori più generalisti, ai temi che l’autore approfondirà nelle sue numerose opere.

Giosuè Spedicato


Quartieri lontani
(Titolo originale: Harukana Machi-E)

Sceneggiatura e disegni: Jirō Taniguchi
Traduzione: Maria Chiara Migliore
Casa editrice: Coconino Press
Data di pubblicazione: 19 settembre 2025
Formato: Cartonato
Prezzo: 26 €

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