Barbara di Go Nagai - Avere Osamu Tezuka come maestro
Un maestro che studia e ridisegna un altro maestro e nel farlo mostra tutto il suo amore per un'opera e per l’uomo che l’ha inventata
In qualche modo è sempre colpa della cultura classica. Non ci si può far nulla.
Qualcuno direbbe che si sta scoprendo l’ovvio: ciò che viene prima influenza sempre il futuro, per una questione temporale di semplice successione degli eventi. Assolutamente; eppure, perché la cultura classica influenza così tanto i più grandi mangaka di tutti i tempi? Perché Osamu Tezuka prima e Go Nagai poi, non fanno altro che utilizzare la mitologia greca come riferimento e fondamento di tutte le loro storie?
Be', proviamo a rispondere: sicuramente esiste il fascino per l’occidente da parte di entrambi gli artisti, e la cultura greca viene utilizzata come simbolo totalizzante della cultura occidentale, ma c’è anche, e non va sottovalutato, una sorta di cortocircuito percettivo da parte di questi autori.
Per quanto la cultura greca sia estremamente antica, il contatto con l’occidente da parte del Giappone è relativamente moderno. Questo contatto trasforma l’antichità in novità. Il concetto deflagra nella mente di questi artisti che in questa contraddizione trovano la forza di creare storie rivoluzionarie. Se in Tezuka questo avviene attraverso l’ibridazione culturale della mitologia classica (e di altre), in Nagai questo processo avviene per attrito, attraverso lo scontro fra le figure dell’antico Giappone e il mondo occidentale che vi si affaccia. Non è un caso che i mostri affrontati dal potente Mazinga siano i mostri della civiltà di Micene.
Barbara di Osamu Tezuka, edito da J-Pop Manga, è un ottimo esempio del fenomeno. La versione che abbiamo avuto il piacere di leggere, però, rende il documento ancora più prezioso. Siamo di fronte a una stesura del fumetto ridisegnata interamente da Go Nagai e corredata, in apertura e in chiusura, da due racconti, due cronache che, per gli studiosi del medium, non possono non risultare fondamentali.
L’operazione editoriale Barbara, infatti, non è interessante solo per il fatto in sé, ovvero la possibilità di leggere l’omaggio di un grande maestro ad un altro, ma è corredata anche di diari di viaggio che valgono da soli il prezzo del biglietto.
Ma facciamo ordine. Cos’è Barbara?
Barbara è un fumetto meraviglioso, facente parte del gigantesco corpus del maestro Osamu Tezuka. Uscito negli anni Settanta, appartiene a un periodo in cui le opere di Tezuka divengono più urbane e tormentate, quasi in contraddizione con il momento hippy degli anni Sessanta e seguendo la tendenza cinematografica americana (ma anche orientale) del New Cinema.
Nonostante questa virata, Tezuka non abbandona mai i suoi temi principali e la sua estetica che sempre si quota al leggendario, al mitologico, e li mischia in modo magistrale a vari generi letterari (principalmente horror, weird e sci-fi). Dal miscuglio emerge proprio Barbara: che questo personaggio sia soltanto un simulacro, che sia davvero un soggetto che il destino e il paranormale stanno materializzando nelle menti di uomini che non sono in grado di reggerne la potenza. Barbara appare nella vita di tre uomini molto differenti, e in qualche modo pilota le loro vite, guidando le loro sensazioni e i loro sentimenti. Il femminile di Barbara è inquietudine e potenza. Il personaggio si aggira fantasmagoricamente fra queste pagine nella sua selvaggia nudità.
Eppure, Barbara, quando non è potente, è sola, una senzatetto che beve al bordo della strada. Rimane invisibile fin quando la mente di un uomo non la trova. Barbara arriva e se ne va, in questa storia esattamente come nelle vite dei protagonisti che cambia per sempre, e danza fuori scena, leggera come l’aria. Strega, musa, rappresentazione completa non del femminile, ma della paura che gli uomini hanno per le donne, della loro malattia e ossessione nei loro confronti.
Non è un caso che Go Nagai renda omaggio, fra le centinaia, proprio a questo racconto di quello che egli considera il suo maestro. In tutta l’opera del papà di Grendizer, infatti, la figura femminile è, se vogliamo, sempre bifronte: rappresenta la più assoluta purezza o la più dannata perversione, in un disequilibrio di cui probabilmente non è mai riuscito a trovare la sintesi e che invece Tezuka trova brillantemente in questo e altri racconti.
Le donne sono mistero e paura, e somigliano in questo alla vita onirica e psicologica di un artista che perde sé stesso continuamente e che nel cercarsi trova lo strumento reale per rivelare al mondo la propria arte.
Go Nagai, a differenza di quanto aveva fatto il suo maestro, che aveva reso con grande equilibrio il racconto originale, si mette totalmente a disposizione della violenza della storia, sottolineandola, facendone emergere un lato più viscerale e sanguigno e avvicinandola dunque al proprio stile narrativo attraverso le immagini: questo racconto rivela una faccia differente, prendendo le sembianze della tragedia pulp in cui Fellini e Tarantino si stringono la mano. Sia chiaro, Nagai non ha apportato modifiche sostanziali, ma attraverso la scelta di alcune inquadrature e soprattutto il tratto cambia completamente la visione dell’opera, rendendola quasi un ex-novo.
Come dicevamo all’inizio, a impreziosire il volume abbiamo una prefazione a fumetti in cui il maestro Nagai torna bambino e, dimostrando quella veracità e quella umiltà che sempre lo hanno contraddistinto nel rapporto col pubblico, ci racconta come per lui Tezuka significhi tutto, quanto quell’uomo misterioso e i suoi fumetti siano il motivo che lo ha spinto a intraprendere la via del pennino.
In chiusura invece, quasi a chiudere un cerchio, con un altro piccolo diario a fumetti, ci viene raccontata l’esperienza del viaggio in America nel 1980 quando lo stesso Tezuka assoldò Nagai e altri fumettisti per partecipare al San Diego Comicon e portare alto il nome del Giappone all’interno della fiera. Qui abbiamo la possibilità di esplorare il lato umano dell’artista che ancor prima che mettere a nudo sé stesso, mostra con potente semplicità quanto amore egli provi per questa magnifica arte che ci fa battere il cuore, e soprattutto quanto rispetto provasse per quello che è uno dei fumettisti più importanti di tutti i tempi.
Alessio Fasano
Barbara
Storia originale: Osamu Tezuka
Story & Artwork: Go Nagai
Traduzione: Jacopo Maffessoli
Editing: Davide Bertania
Lettering: Vibraant IT
Art Direction: Giovanni Marinovich
Graphic Design: Lucia Palombi
Data di pubblicazione: 20 gennaio 2026
Formato: 15x21, brossurato con sovracc., 180 pag.
Prezzo: 12,00 €







