Letture seriali: Universal Monsters - La Mummia
«Antiche leggende e superstizioni popolari dell'Egitto vogliono che i profanatori delle sacre tombe irritino pericolosamente gli dei e che le maledizioni di questi perseguitino i colpevoli per generazioni. Questa credenza, come le altre forze occulte nella reincarnazione, non ha mai trovato alcuna conferma nella realtà. Tuttavia ha suggerito a romanzieri e scrittori opere d'arte di cui questo film, La Mummia, è uno degli esempi più caratteristici, come il romanzo al quale si ispira»
Inizia così La Mummia del 1932, con Boris Karloff che passava dal testone squadrato di Frankenstein ai più comodi vestiti di Ardath Bey, per gli amici Imhotep.
Esatto: qui su Letture Seriali è ancora una volta tempo di accendere le luci in sala, altrimenti viene difficile leggere il nuovo Universal Monsters di Skybound, sempre nell'elegante cartonato di Saldapress, con The Mummy riletto dal talento di Faith Erin Hicks.
Probabilmente, il pubblico attuale sarà decisamente più avvezzo al film con Brendan Fraser e Rachel Weisz, ben altro tipo di classico, da cinema d'avventura più che dell'orrore, e quindi è doveroso dirvi che qui non troverete il fascino guascone di quel remake, anche se la storia d'amore tra Imhotep e Anck-es-en-Amon rimane (come strizzata d'occhio alle due versioni del personaggio e alla vera Ankhesenamun, la Hicks ha optato invece per un -Amun finale).
Anzi, la Hicks, come già James Tynion IV con Dracula e Michael Walsh con Frankenstein, decide anche lei di seguire l'originale come una guida, usando, per aprire il sarcofago, una leva a lei particolarmente congeniale, concentrandosi sul personaggio di Helen Grosvenor.
Chi ha letto altre sue opere precedenti, originali come La Città Senza Nome o derivate come il fumetto di The Last of Us, sa bene quanto l'autrice sia capace di scavare nella mente di protagoniste femminili da rappresentare al meglio, con personalità a tutto tondo.
Così fa anche in questo caso, e se, nei suoi 73 minuti, il vecchio film di Karl Freund si concentrava sul fascino di Zita Johann per Helen, senza regalarci chissà che pregressi sulla ragazza, la fumettista prende un particolare dettaglio sulle sue origini egiziane e ce ne racconta un succoso antefatto, legandone così a doppio nodo la figura a quella terra così antica con un bel colpo di coda narrativo: ad unire le due donne, Helen e Anck-es-en-Amun, non è solo una somiglianza fisica, ma l'antica sacerdotessa emerge come una sorta di voce interiore dentro Helen, accompagnandola nella sua crescita, come un'amica invisibile.
Qualcosa del genere, ben lo sanno i cinefili, traspariva - o così sembrava - anche nella versione cinematografica, ma la Hicks prende quell'eco e le conferisce letteralmente voce.
Si crea così un legame, che corre parallelo con quello della Mummia, con Imhotep che si risveglia e, anni dopo, ricompare come Ardath Bey.
I personaggi conosciuti nella pellicola di Freund ci sono tutti, e la catena di eventi si svolge principalmente uguale, salvo alcune modifiche per amor di illustrazione e fumetto (come la morte del custode del museo, qui più d'effetto), inclusa la presenza del Dr. Muller, figura che poteva contare sull'interpretazione di Edward Van Sloan (esatto, sempre lui, l'unico ad aver affrontato tutti e tre i Mostri della Universal più famosi - vedi recensioni precedenti).
Così la Hicks punta, attraverso Helen, a rendere ancora più tragica la maledizione che ha colpito i due amanti sfortunati nell'Antico Egitto, destinati a rincontrarsi a distanza di secoli, in altre vesti. Una storia che però si permea ancora di più di ossessione da parte di Imhotep proprio perché, in questa rilettura, è ben più forte il nostro rapporto come pubblico nei confronti della protagonista femminile e della sua controparte Anck-es-en-Amun.
Veniamo a conoscenza delle debolezze e del desiderio di accettazione della giovane Helen - mirabile l'escamotage con cui l'autrice piazza la ragazza nelle vicinanze degli scavi, la notte in cui la Mummia viene risvegliata - di una giovane donna cresciuta tra gli agi, ma spesso ignorata, capace di conquistare con la sua bellezza e col suo carattere impulsivo.
La Hicks decide perciò che, invece del mostro e dello sguardo penetrante di Karloff, nella sua versione siano gli occhi di Helen a parlare, sia la sua voce e quella di Anck-es-en-Amun ad emergere, ribellarsi, lottare con forza per non soccombere alla follia di quella situazione.
Una protagonista che vince e convince, il cui tormento si fa strada empaticamente in noi lettori, e da cinefilo perdono alla Hicks le licenze poetiche che si è voluta concedere, forte di quel budget senza fondo che una matita, a differenza della Universal anni '30, puo avere.
Il finale risulta infatti un pelino più spettacolare, raccontando la medesima cosa - quindi non tradendo, anzi - ma dando a Helen e Anck-es-en-Amun il giusto modo di sfruttare quella loro epifania e poter così sconfiggere con veemente forza il villain.
Funziona tutto alla perfezione, a dimostrazione che il progetto della Skybound di Robert Kirkman ha ben scelto nei nomi e nei talenti da coinvolgere, al punto che, per un ennesimo remake della storia della Mummia, di questa incarnazione della storia (nel corso del 2026 uscirà un nuovo film, ma la trama per ora è nel sarcofago), propongo venga realizzato un adattamento di questa miniserie a fumetti, proprio per l'efficacia del risultato finale.
La Hicks non cede comunque il fianco al fascino del cinema, e reinterpreta tutte le figure secondo il suo stile personale. Il suo tratto, cartoonesco e pieno, lavora ancora e sempre di espressioni, di occhi sgranati e reazioni esagerate quanto viscerali, nervose e autentiche. Matita di spicco del fumetto indipendente, sa sempre come rappresentare e rendere vitali i protagonisti (o le protagoniste, in questo caso), incanalando i giusti sentimenti.
Ai colori, tenui e delicati, ma capaci di concedersi i giusti "sfizi" visivi, Lee Loughridge, che ha lavorato di fino sul rendere definita la differenza tra Helen e Anck-es-en-Amun, così come i salti temporali, i loro riflessi tra passato e presente e la vertigine di alcuni momenti più drammatici, il tutto con una tavolozza classica, ma mai banale, come il disegno della Hicks.
La Mummia conferma così la bellezza di questo progetto e la sua volontà di tenere i piedi saldamente nelle staffe, sia per chi ama la Settima Arte che la Nona.
Opere autoriali, miniserie dalle voci più disparate eppure accomunate dal quel rispetto, nell'omaggio così come nella rilettura, per un immaginario che ha forgiato generazioni successive di creativi, inclusa la loro.
Un immaginario che si conserva intatto, che sia codificato su pellicola o su carta non importa, rimanendo sempre... mostruoso!
(Titolo originale: The Mummy)
Copertina: Joshua Middleton
Soggetto, sceneggiatura e disegni: Faith Erin Hicks
Colori: Lee Roughridge
Lettering originale: Hassan Otsmane-Elhaou
Traduzione: Stefano Menchetti
Casa editrice: Saldapress
Data di pubblicazione: 28 Novembre 2025
Formato: Cartonato, 168 x 256 mm, 112 pp., col.
Prezzo: 22€










