Dopo mezzanotte - Tutto Dylan Dog condensato in una storia insospettabile

L'episodio firmato da Sclavi e Casertano, recentemente ristampato, racchiude l'essenza del personaggio 

La mia prima reazione, quando è stata annunciata la riedizione di Dopo mezzanotte in volume, è stata un pizzico di stupore. All’epoca non la percepivo tra le storie fondamentali: non era inserita nel ciclo zombi con Xabaras, non faceva parte di quelle particolarmente svitate come Golconda!, Cagliostro o Inferni, nemmeno in quelle più introspettive o politiche come Johnny Freak, Goblin, Il signore del silenzio

Eppure, a rileggere a distanza di tempo Dopo mezzanotte, ci trovi un condensato del Dylan Dog delle origini e anche di tutti i piccoli particolari che purtroppo sono andati persi via via. C’è tutto quello che ha caratterizzato la golden age del personaggio e che lo ha reso un contraltare perfetto – e altrettanto seguito – dei classici eroi Bonelli.

Prima però facciamo un po’ di contesto. È il 1988 e Dopo mezzanotte arriva appena di seguito a uno dei “titoli bomba”, una delle colonne portanti dell’universo di Dylan Dog: Morgana

È una storia molto diversa dalla precedente: se Morgana, al netto della sua ironia, era stato un numero orrorifico e pieno di rivelazioni sulla sottile linea orizzontale di Dylan, Dopo mezzanotte è un episodio esclusivamente verticale, leggero, dove l’horror arriva dopo alcune pagine, quasi come obolo per il genere narrativo d’appartenenza. La premessa è semplicissima: l’Indagatore ha perso le chiavi di casa, dopo una notte passata da Susan, la fidanzata di turno. Un susseguirsi di coincidenze lo catapulterà tra situazioni e personaggi assurdi e allucinati, nella migliore tradizione di Tiziano Sclavi.

Se questo suona in qualche maniera familiare, non c’è da stupirsi. È la stessa idea alla base di Fuori orario, una commedia di Martin Scorsese che partiva da un concetto molto simile: un programmatore, dopo aver accettato un appuntamento galante, si trova in una Soho notturna e surreale, dove tutto congiura per rimandare il più possibile il suo ritorno a casa.

1. Citare e non citare

In un certo senso, la parentela con Fuori orario è uno dei primi aspetti interessanti di questo volume. 

Adesso il dialogo con la cultura pop, il citare film, canzoni, altri fumetti, è diventato un po’ la prassi. Serve a stabilire una connessione coi lettori, farlo sentire parte di una tribù. Se cito Devilman di Go Nagai, Dungeons & Dragons, The Walking Dead o i fumetti Marvel, sto creando un ponte coi miei lettori, sto dicendo che abbiamo gli stessi riferimenti. In qualche modo creo familiarità.

Questo linguaggio, Dylan Dog l’ha anticipato molto prima dell’esplosione della pop culture. Negli Ottanta-Novanta, nella posta di Dylan veniva rinfacciato spesso un “avete copiato”, a seconda che Dylan si trovasse davanti un epigono di Terminator o Freddy Krueger. Osservazione a cui veniva risposto con un inoppugnabile “nun ce rompete”. 

Ma citare Fuori orario è qualcosa di differente dal modo in cui viene usata la pop culture sia allora che adesso, per il semplice fatto che il film di Scorsese non è pop culture. Fuori orario non aveva il minimo appiglio per ammiccare ai lettori di Dylan: era una commedia, magari una commedia a tratti nera, ma che non aveva troppo a che vedere con l’orrore.

Anche se era presente nei palinsesti televisivi, non lo era stata abbastanza da farsi ricordare tra le fondamentali opere di Scorsese. Ancora adesso, non è il primo titolo che viene in mente parlando della sua filmografia. Inoltre, non era nemmeno una di quelle commedie che erano stati seminali e conosciute da tutti come The Blues Brothers o Rocky Horror

Così c’è un unico motivo per cui basare un numero di Dylan su Fuori orario: a Sclavi era probabilmente piaciuto il film e voleva giocare su quell’impianto narrativo, piegandolo alle sue ballate sulla morte, a Dylan, al suo mondo orrorifico. Non si tratta di un citare per fare comunella con il lettore ideale della testata, ma per parlare di un’opera che amava. Qualcosa del genere verrà poi fatto con alcune altre storie del Gigante, da Totentanz che cita Spoon River a L’Inquilino del terzo piano.

Insomma, usare Fuori orario è un esercizio autoriale, un fagocitare e rielaborare. La sfida era prendere un film di Scorsese e farlo diventare una storia di Sclavi. Tra l’altro, questo incide fortemente nel modo in cui Dylan stesso è tratteggiato in questa storia.


2. Il vero Old Boy

Non sono uno di quelli che dicono che erano belli solo i primi cento numeri, ma rileggendo Dopo mezzanotte è chiaro che molto della caratterizzazione di Dylan Dog sia andato perso nel tempo, così tanto che leggendo il volume sembra di trovarsi di fronte a una versione inedita dell’Indagatore, quando invece queste sono le esatte coordinate con cui è stato scritto fin dall’inizio. 

Dopo mezzanotte è una commedia e uno dei personaggi che più fanno ridere è proprio Dylan Dog. 

Nella serie, le battute hanno sempre prestato il braccio all’orrore, anche nei numeri più recenti. Ma dove si è mantenuto il nonsense di Groucho come colonna incrollabile, l’ironia di Dylan si è nel tempo sbiadita. Ed è un peccato perché la sua è ovviamente un tipo di ironia molto diversa da quella del suo assistente: se Groucho punta tutto sulla barzelletta e i giochi di parole, su quella comicità stralunata tipica del vero Groucho Marx, quella di Dylan è un’autoironia, puntata sul mettere in ridicolo la propria sfortuna e le proprie nevrosi. Nel mostrarsi difettoso e debole.

Negli anni, la paura di gareggiare con la sensibilità di Sclavi ha portato molti autori a tenersi alla larga da questo tipo di caratterizzazione, rendendo Dylan più serio, giudicante e un po’ più funzione narrativa che personaggio. È davvero curioso trovare in queste pagine invece un Dylan Dog molto più cialtrone, che cerca di aggirare la legge, che si esaspera, che cerca di cavarsela a colpi di parlantina, peraltro riuscendoci molto raramente. Le sue imperfezioni non sono quelle di un John Constantine perché l’Indagatore resta comunque un idealista con una bussola di valori molto radicata (in Dopo mezzanotte l’animalismo copre ad esempio alcune svolte importanti della storia), ma non è nemmeno una persona così algida nel modo in cui questi valori li mette in pratica o li esplicita.   

Inoltre le sue idee sono messe in discussione e a volte perfino in difetto. 

C’è un momento, in Dopo mezzanotte, che sembra avanti anni luce, non solo per un fumetto degli anni Ottanta, ma anche per uno scritto adesso: a un certo punto della storia, Dylan si trova ospite in un appartamento altrui e un personaggio si convince che lui sia omosessuale. Dylan è talmente veloce e preoccupato di chiarire che non è affatto così, che il suo ospite (che invece è davvero gay) gli dice: “Guarda che nessuno ti sta offendendo”. Osservazione a cui il nostro ribatte con un sorriso amareggiato e un “touché”. 

Nel 1988 questa singola vignetta in un fumetto Bonelli era una bomba, perché metteva in discussione sia un costante umorismo omofobico che passava da tutti i media, fumetti compresi, sia un modello di eroe macho il cui orientamento non doveva essere mai messo in discussione. 

Ma questa vignetta è una bomba anche nell’anno di grazia 2025: il fatto che sia il protagonista a sbagliare, che ammetta degli errori anche sgradevoli, che capisca di avere un’omofobia interiorizzata, è qualcosa di rivoluzionario. Si è un po’ persa l’idea che il protagonista positivo, specie se di un fumetto seriale, debba compiere un cammino personale e mettere in discussione le proprie convinzioni. Ora come ora, sarebbe probabilmente Dylan a dire a qualcun altro: “Guarda che nessuno ti sta offendendo”. Perché, in quanto protagonista, deve essere veicolo di valori positivi. 

Eppure uno dei punti di forza di Dylan, che più lo hanno avvicinato ai lettori, era esattamente questo, il suo essere un fumetto in cui nessuno è al sicuro dalla frase “i mostri siamo noi”, nemmeno il personaggio principale. Lo status di “eroe”, in Dylan, non è l’essere immune da avere dei tratti da “mostro”, ma esserne consapevole e cercare di correggerli. Anche in questo, molti lettori dell’epoca lo hanno visto più vicino a loro di un Tex che sa sempre cosa è giusto fare, col mondo narrativo che gli dà ragione.

Inoltre ritrovare un Dylan che sbaglia, che impreca, che si arrabbia e che ride di se stesso mi ha personalmente riportato alla mente quanto fosse un personaggio vivo, quanto fosse capace di rappresentare una generazione, la mia, in cui l’insicurezza era la parola d’ordine (beh, lo è ancora adesso, solo espressa con una maggior dose di aggressività). 

L’Old Boy è quello che non ha spesso alcuna risposta, che è costretto ad ammettere che quelle che pensava di avere erano sbagliate, che non ha paura di tornare indietro sulle proprie convinzioni. È anche quello che vomita se prende una nave, che ha la nevrosi di dover dormire a casa sua, incapace di pedinare e che a volte, come in Dopo mezzanotte, ha anche una sfiga nera. 

Come fai a non amarlo?


3. Il ritmo narrativo

Sclavi ha dimostrato spesso di amare quelle storie che erano un susseguirsi di situazioni ora paradossali, ora simboliche e in cui la coerenza del plot veniva sacrificata all’altare della suggestione. In fondo, non è stupefacente questo matrimonio con Fuori orario di Scorsese, in cui il protagonista viene sballottato da una parte all’altra di Soho, travolto da eventi sempre più incredibili. 

La prima impressione su Dopo mezzanotte è che sia un’estremizzazione di tutto questo, una di quelle puntate in cui la trama è piuttosto sacrificata e non è altro che un gioco al rialzo di situazioni strambe in cui cacciare Dylan. In realtà, per molti versi la trama di Dopo mezzanotte è molto strutturata e lontana dall’essere “solo” una girandola di stramberie.  Anche la scelta del disegnatore non sembra affatto casuale: se gli episodi più folli di Dylan sono spesso stati affidati a Luigi Picatto, qui è il tratto di Giampiero Casertano a farla da padrone, notturno ma anche realistico e “concreto”.

Sclavi, inizialmente, gioca con noi e infrange quella regola d’oro degli sceneggiatori in cui il mood della storia e le regole narrative che la rendono credibile devono essere esplicitate il prima possibile. Anzi, gioca a non farci capire esattamente che registro stia usando: quando per la prima volta viene messo in scena un omicidio, è relativamente tardi nei canoni di Dylan e la narrazione è stata talmente sopra le righe, fino a quel punto, che ti chiedi se la scena sia reale o se avrà ripercussioni nella storia. Senza dare troppi spoiler (anche se, insomma, parliamo sempre di una storia del 1988), le ripercussioni ci saranno eccome.

Sclavi è bravissimo a spostare di continuo il mood della storia, in modo da farci dubitare più volte di quanto sia affidabile la percezione non solo di Dylan, ma anche la nostra. Ci mette tutti gli indizi della parte thriller lì sotto al naso fin dall’inizio, ma inseriti in un contesto così surreale, che per noi è difficile considerarli veritieri o anche solo degni di nota.   

Ma Dopo mezzanotte non è mai del tutto irreale, escluse alcune scene oniriche molto ben riuscite tipiche di Sclavi (la “traversata finale” del taxi su cui viaggia Dylan). Tutti gli episodi più assurdi alla fine hanno una spiegazione logica che sta (quasi) sempre in piedi, e il gioco di coincidenze porta a un finale che è lo strappo più grosso con Fuori orario: il film di Scorsese resta una commedia in cui il protagonista ha anche un certo cinismo nel suo voler tornare a casa a tutti i costi, anche a dispetto di eventi macabri come il suicidio della ragazza con cui doveva incontrarsi. Dopo mezzanotte invece diventa una caccia all’assassino, folle ma con gli elementi che si incastrano alla perfezione, e con un finale malinconico e amaro che è tipico di Dylan Dog

Insomma, il cerchio si chiude: Sclavi in qualche maniera rimodella il film di Scorsese e lo trasforma in una storia sua, in una storia di Dylan. Un Dylan stropicciato e sciancato che vorremmo vedere sempre più spesso. 

Cristiano Brignola


Dylan Dog - Dopo mezzanotte

(Contiene gli episodi: Dopo mezzanotte, UFO e L'orrore)

Copertina: Giampiero Casertano
Soggetto e sceneggiatura: Tiziano Sclavi
Disegni: Giampiero Casertano
Casa editrice: Sergio Bonelli Editore
Data di pubblicazione: 7 novembre 2025
Formato: 128 pagine, 27,5 x 37 cm, cartonato, b/n
Prezzo: 39 €

Post più popolari