Nottingham - L'avventura fantapolitica medievale fra luci e ombre
Reinterpretare le leggende è materia complessa. È la sfida di Bonelli all’avventura classica
“Normandia, fine autunno dell’anno di grazia 1192”. È in questo contesto che ci cala la nuova serie edita da Sergio Bonelli Editore, Nottingham di Vincent Brugeas & Emmanuel Berzet alla sceneggiatura, Benoît Dellac alle tavole e Denis Bechu ai colori. Come i nomi degli autori suggeriscono si tratta di uno dei fumetti di scuola franco-belga integrati da Bonelli all’interno del suo piano editoriale, iniziativa intrapresa alcuni mesi fa, prima con Tenebrosa e poi con La vita di Otama. Come si evince dal titolo, Nottingham si propone di reinterpretare il mito di Robin Hood, immaginandolo sotto una veste del tutto differente. Il lettore, infatti, potrà immediatamente notare lo stravolgimento della trama a cui gli innumerevoli adattamenti dell’opera lo hanno abituato.
Nottingham è la storia di Marianne e William, e presenta un intricato intreccio fantapolitico, che si avvicina di più al reale contesto storico dell’anno 1100 e cerca di stravolgere la leggenda di Robin Hood. Bisogna sottolineare che descrivere la trama di questo fumetto non è semplice come spesso avviene per albi dall’impianto fantapolitico. Quello che leggiamo, è infatti, il primo capitolo di una storia che promette di essere piuttosto intricata e di cui, in questo volume d’apertura, ci vengono presentati i personaggi e l’ambientazione.
William (che dovrebbe essere il nostro Robin) in questa versione della storia è divenuto lo sceriffo di Nottingham e conduce un pericoloso doppio gioco per fare in modo che i soldi delle tasse richiesti da Re Giovanni Senzaterra, usurpatore del trono, possano in qualche modo tornare al popolo, senza però (almeno in questo primo volume) divenire un fuorilegge. È questo forse il punto più interessante della storia, ovvero il rapporto conflittuale e interiore di William, uomo d’armi e di cavalleria, che per volontà di giustizia si trova costretto a combattere contro i propri ideali, ma non solo, anche contro i suoi commilitoni, e per certi versi contro la sua stessa natura. Allo stesso modo la Marianne di cui veniamo a conoscenza non è affatto una principessa pronta per essere salvata, né pronta a innamorarsi come nelle trame più fiabesche, anzi, ci viene presentato un personaggio profondo e ben scritto, lucido e intelligente, oltre che pronto a dare battaglia.
La sceneggiatura di Brugeas e Berzet fa il suo lavoro proprio in questo genere di meccaniche, sottolineando l’umanità dei personaggi e la loro psicologia, attraverso dialoghi ben scritti. La sceneggiatura forse mostra il suo fianco ad uno sguardo più generale, divenendo invasiva su alcune tavole a livello visivo e rallentando, alle volte in modo farraginoso, la lettura. Il che non è necessariamente un difetto insormontabile, e non è detto che, con i prossimi volumi, laddove il bisogno di esporre i fatti precedenti al tempo della storia sarà meno impellente, le parole non possano diradarsi e rendere la commistione con il disegno più fluida e fruibile.
Dal punto di vista grafico il volume è assimilabile al lavoro di molti artisti d’oltreoceano. Ci troviamo di fronte a un disegno di stampo realistico ben composto, con un'inchiostrazione volta a valorizzare il dinamismo e la plasticità dei personaggi, e una serie di cambi di stile che sottolineano la capacità di Dellac, con il passaggio a momenti di flashback resi visivamente attraverso un cambio nel tratto, che si assottiglia. A questo proposito contribuiscono i colori di Bechu, che non si fa trovare impreparato e non si limita soltanto a dare i colori giusti, ma interpreta il disegno con il giusto inserimento di effetti digitali, molto limitati (alcuni flair per esempio, per sottolineare la luce del sole o i fuochi) e non si limita a portare a casa il lavoro, ma imprime ad esso la sua fotografia con estremo metodo.
Nottingham è un'opera particolare nella sua ordinarietà. È l’inizio di una storia in grado di affascinare coloro che sono appassionati di fantapolitica e ambientazioni storiche, e perché no, della fusione delle due cose, e gli autori sono stati, in questo, ineccepibili. Ciò che lascia qualche dubbio è invece la riuscita in termini di vendite di questa nuova ondata editoriale in Bonelli. Tutti i volumi di provenienza franco-belga pubblicati finora sono sempre stati, bisogna dirlo, degli ottimi fumetti, sia per il loro lato visivo che per i testi. Ciò che non è facile capire è se sia possibile far funzionare un'operazione commerciale come questa, soprattutto guardando ai prezzi nel mercato librario che la casa editrice sta proponendo e che ovviamente selezionano un tipo di pubblico in grado di dare fiducia nell'acquisto, magari perché amanti del medioevo (un periodo storico a cui tanti appassionati guardano), dalla fiction storica o, come in questo caso, dell'epica e del fantasy.
Questa e molte altre domande potrebbero avere risposta soltanto col tempo, sperando che il tempo possa essere il più galantuomo possibile con la casa editrice di via Buonarroti che tanto ha saputo far battere i nostri cuori.
Alessio Fasano