Dragonero: il fumetto italiano, però moderno

Può la serie ideata da Enoch e Vietti essere una linea guida per il fumetto italiano mainstream contemporaneo?


Siamo sicuri che, se il livello medio dei prodotti italiani da edicola fosse quello che porta ogni mese Dragonero, il fumetto da edicola sarebbe così tanto in crisi? La domanda viene spontanea, pur non avendo per le mani i dati di vendita che potrebbero renderla quantomeno ingenua. Sì, perché Dragonero è forse l’unica testata da edicola attualmente in commercio che non sfigurerebbe in fumetteria di fianco a titoli di livello internazionale, per coerenza, capacità comunicativa e livello dei disegni. La testata dedicata al nostro Ian Aranill ha questa strana caratteristica, che raramente possiamo trovare sugli scaffali dei giornalai di questi tempi, di sembrare un fumetto uscito ai giorni nostri.


Il mondo di Dragonero è coerente quanto la sua ciclicità editoriale, che punta a un rinnovamento continuo della testata. Ecco allora che il personaggio è pronto ad affrontare, come tutte le testate di lunga pubblicazione, dei momenti di alti e bassi ma senza mai perdere una direzione ben chiara, in cui non si rinuncia mai a creare un prodotto ben curato.
E così è anche per questo nuovo ciclo arrivato al suo terzo episodio, Trolldàrt, dalla penna di Luca Enoch e per i disegni di Diego Bonesso. Arriviamo dagli episodi precedenti, in cui Ian Aranill ha perso la memoria ed è separato dai suoi compagni, girovagando in cerca della sua identità.
Questa volta il sangue di drago si imbatterà in due nuovi amici, che lo condurranno nel cuore della terra, nelle miniere dei nani, dove un troll spadroneggia impedendo il proseguire dei lavori. Non è solo questo orrendo mostro a celarsi nelle viscere della terra, ma anche qualcosa che, forse, può tornare utile al nostro protagonista.

Enoch, dopo averci condotti nel precedente ciclo in un racconto piuttosto epico e in un contesto fortemente strategico e bellico, abbassa i toni del racconto, riportandoci vicino ai personaggi e alle loro storie, in un clima che sembra essere, al momento di questo terzo episodio, piuttosto rilassato, ma intorno al quale gli autori stanno già evidentemente costruendo lo scenario di quella che sarà una nuova grande avventura per la compagnia di Dragonero.


Se la trama di Enoch è piuttosto lineare, tanto quanto solida, il grosso del lavoro lo fanno i disegni. Bonesso, infatti, imbastisce tavole dal gusto deliziosamente a stelle e strisce: questi disegni, con un coloring e una pagina lucida a fare da sfondo, non sfigurerebbero minimamente nel catalogo di case editrici come Image Comics e compagnia bella.

Neri e bianchi ben contrastati delineano dei personaggi estremamente rivisitati e modellati, pur mantenendo la precisa identità della testata. Il tutto con una gabbia più libera e fluida che muove i riquadri a suo piacimento garantendo il giusto dinamismo. Bonesso decide di concedersi, in modo un po' orientaleggiante, grossi spazi bianchi negli scambi di dialogo, per far respirare i personaggi e far concentrare il lettore sulle loro espressioni facciali. Infine le scene d’azione dirompenti e ben congegnate a livello registico completano il quadro di un fumetto divertente e contemporaneo.


Il mondo di Dragonero si caratterizza per una coerenza interna e una orizzontalità di trama che è unica oggi in casa Bonelli e rara per il prodotto da edicola, sicuramente una strada che il fumetto italiano mainstream dovrebbe provare a battere più spesso per ritrovare una sua identità e tornare a raccontare delle storie che possano colpire i lettori, avvicinando un’utenza diversificata e che guarda maggiormente al mondo contemporaneo.

Alessio Fasano


Dragonero 153
Trolldàrt

Copertina: Gianluca Pagliarani
Colori copertina: Paolo Francescutto
Soggetto e sceneggiatura: Luca Enoch
Disegni e chine: Diego Bonesso
Lettering: Riccardo Riboldi
Casa editrice: Sergio Bonelli Editore
Data di pubblicazione: Febbraio 2026
Formato: 16x21, brossurato, 98 pagine
Prezzo: 5,80 €

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