Letture seriali: Locust

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Cosa è che ci affascina tanto? Del genere post-apocalittico, intendo. Non è la prima volta che affronto questo genere, qui su Letture Seriali (penso a Nocterra o Geiger), e ogni volta questa domanda mi fa venire un piccolo prurito.
Sarà la fine della società come la conosciamo? La perdita di quei paletti e di quelle regole che ci guidano nel nostro quieto e consolidato vivere? Il cadere, improvvisamente, in un Domani senza Futuro, in cui l'umanità non conosce altri principi se non quelli di riuscire a sopravvivere, in mezzo a una barbarie che esplode, potente e acida, tra le macerie.

Forse questa domanda dovrei rivolgerla a Massimo Rosi e Alex Nieto, gli autori di Locust, opera in due parti proposta da Leviathan Labs e appartenente al genere, senza ombra di dubbio, anzi facendone proprio una bandiera, da sventolare con forza e tensione al vento della Fantasia e dell'Immaginazione.

In un giorno prossimo venturo, che può essere dopodomani come tra anni, un'improvvisa, inspiegabile e devastante invasione di locuste giganti flagella la Terra, e altro non sono che umani, che improvvisamente e inspiegabilmente sono mutati nelle mostruose creature.
Una vera e propria piaga, potremmo definirla. E difatti qualcuno l'accostamento biblico lo fa, urlando alla dannazione eterna, al castigo divino e alla punizione per essere stati empi e sacrileghi. C'è chi, fucile alla mano, lotta per un nuovo giorno e c'è chi invece dà retta a queste voci, perché l'uomo ha bisogno di risposte, e spesso le cerca nei luoghi sbagliati.
Talmente sbagliati da decidere di abbandonare ogni principio di misericordia, e sacrificare, sull'altare di un dio sordo e beffardo, una bambina. Solo l'intervento salvifico di un pescatore in cerca di vendetta le permette di fuggire, e i due insieme iniziano un viaggio verso nord, dove questa morte a forma di insetto viene rallentata dal freddo e...


Sì, lei, laggiù in fondo che ha messo in pausa il suo The Last of Us... Come dice? Che questa storia le sembra stranamente familiare? La piaga, le bestie mostruose, l'uomo barbuto che da solo prova a proteggere una ragazzina e con lei partire verso un viaggio?
E lei, invece, con quella copia di La Strada in grembo, perché sogghigna beffardo insieme a quel tale con in mano il DVD di A Quiet Place?
Ok, non vi mentirò, a nessuno di voi. In Locust ci siete tutti, tutte le suggestioni succitate sono presenti, quasi fossero voci di un elenco da spuntare.
Eppure, proprio per questo, anche e sopratutto per questo, il fumetto di Rosi e Nieto riesce a coinvolgere, riesce a scrivere la propria storia, a trovare la propria identità e dare un robusto contributo al genere.


La storia inizia in media res, e solo attraverso continui flashback, riusciamo a collegare il tutto, in una struttura che è già perfetta per essere adattata sul piccolo schermo.
Veniamo a scoprire il nome del nostro protagonista, Max, il perché si muova, silenzioso ed implacabile, in un cammino di morte e violenza per trovare Ford, capo di un culto religioso, perverso, che pensa che sacrificare una ragazzina, nata da incesto, possa porre fine a tutto.
Quello di Locust è un racconto che non manca di violenza, efferata, brutale, mai gratuita, mentre, a fare da collante tra le tante vicende, un sentimento, un cuore di padre che cresce, s'ingrossa, sino a conferire al finale una commozione che non si pensava possibile.

È questa la chiave vincente degli autori, fare leva prepotente su un altro elemento del post-apocalittico su cui ci piace indugiare, che ci piace ritrovare in questo genere di storie, ovvero la speranza, quella luce, alle volte così fioca che pare sul punto di spegnersi, che ci guida e ci fa credere che, nonostante tutta l'efferatezza, la disperazione, i denti stretti e il sangue, possa ancora risplendere una nuova, inedita, più accecante alba.
È questo a delineare la trama, a creare una crepa profonda in mezzo alla tensione, in mezzo alle scene di lotta e ai vaneggiamenti religiosi, che fanno quasi pensare che un briciolo di raziocinio possa essere ancora presente, nel mondo ritratto dalla matita di Nieto.


Anche l'artista contribuisce pienamente, nel suo attento uso della matita e del colore e, lo dico come complimento, nel primo volume ho rivisto molto dello stile di Marcos Martin, per poi progressivamente abbandonarlo e trovare una sua via più personale, di pari passo con la storia rappresentata, studiata nei toni, nei ritmi e nella tavolozza, per immergere il lettore nel perenne buio in cui vivono esseri umani che non sanno più cosa sia il sole, ciechi di rabbia, che cercano in una Bibbia nera un obiettivo, uno scopo, non importa quanto malato, quanto marcio.
Mi direte che anche il fanatismo religioso è un topos che fa sempre rima con Giorno del Giudizio, ma addentrandosi nella lettura, tutto questo lascia il posto sul sedile del guidatore ad una malinconia progressiva, mentre ti rendi conto che Max e Stella ti sono entrati dentro, che nella loro ricerca di un posto sicuro, di una parvenza di salvezza, se non di futuro, hanno saputo tracciare una mappa verso la tua mente.
E arrivati alla fine, ho apprezzato un altro elemento della sceneggiatura, che emerge in una tristezza che sa di dolcezza (o viceversa).
L'elemento fantastico non abbandona mai il lettore, l'evento che ha messo i protagonisti nella loro situazione personale non è solo escamotage per dare il via alla storia, che poi spesso accade venga lasciato per strada, perché a contare sono i caratteri e solo loro importano, alla resa.
In Locust no. Lo sceneggiatore non dimentica cosa ci ha portati sino a questo punto e lo usa per darci quel ceffone che ci serve, proprio quando sappiamo come tutto andrà a finire.
Sono queste le note, suonate su una chitarra davanti ad un fuoco nel silenzio ai margini di un bosco, che rendono la proposta Leviathan Labs un Fumetto Indipendente, che sa lasciare il suo piccolo contributo ad un genere forse troppo, forse non abbastanza abusato, visto che qualcosa da dire la trova sempre.
A chi tiene sul comodino una copia del romanzo seminale di McCarthy, a chi sta giocando al remake del titolo Naughty Dog, e più semplicemente a chi vuole scovare quel volume che sappia intrigare, perché le belle storie sono un patrimonio prezioso, di quelli che ci ricorderanno sempre la nostra umanità, moneta di scambio culturale anche nel giorno dopo l'Apocalisse!





Locust 1 e 2
Leviathan Labs

Testi: Massimo Rosi
Disegni e colori: Alex Nieto
(Qui trovate un'anteprima del vol. 1)

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