Dylan Dog Oldboy #1

Due storie "classicamente" ben riuscite


Con quest'albo, che reca sulla costina l'attraente numero "1", dopo 38 uscite il Maxi Dylan Dog lascia il posto al Dylan Dog: Oldboy (scritto tutto attaccato).
La serie si rinnova graficamente (per opera di Fabrizio Verrocchi, che già si era occupato del restyling della serie regolare) e passa da quadrimestrale a bimestrale, presentando due storie del "classico" Indagatore dell'Incubo ogni numero (piuttosto che tre, come avveniva finora).
Gli episodi hanno per protagonista il Dylan che esordì nel 1986, accompagnato da Groucho come assistente e con l'Ispettore Bloch perenemmente sull'orlo della pensione: un contesto decisamente familiare per gli amanti della serie.


L'illustrazione dei Cestaro Bros per la cover.

Precisiamo dunque che, al posto delle nove storie all'anno presentate finora, ne saranno proposte dodici, esattamente quante ne vengono pubblicate nella serie regolare, dando vita così a una vera e propria serie parallela (analogamente a quanto succede, ad esempio, nel comicdom statunitense per i personaggi principali delle più grandi case editrici).
Il curatore della serie, con la supervisione di Tiziano Sclavi e Roberto Recchioni, è Franco Busatta, grande conoscitore dello stile sclaviano (nel 2017 aveva curato, ad esempio, il prezioso volume Tiziano Sclavi, il narratore dell'incubo, contenente interviste, ricordi, analisi e aneddoti sul creatore di Dylan Dog).
Come suggerisce lo stesso Recchioni nella pagina introduttiva, questa "nuova partenza" porta a compimento lo spirito di caratterizzazione delle singole testate dedicate all'Indagatore dell'incubo (la serie regolare, il Color Fest, il Magazine, lo Speciale e, appunto, il Maxi): fornire a ognuna un'identità ben precisa è un'idea interessante e utile a districarsi nella notevole mole di pagine che annualmente la casa editrice dedica al personaggio.
La testata si propone dichiaratamente come un luogo in cui ritrovare "il Dylan Dog che hai sempre amato", come recita lo strillone in copertina (francamente evitabile, a parere dello scrivente, ma evidentemente i richiami didascalici in copertina vengono ritenuti utili).

L'Oldboy di giugno presenta due episodi, entrambi firmati ai disegni dagli immancabili Montanari & Grassani, da sempre colonne portanti di Dylan Dog prima e del Maxi (quanto meno nella sua uscita estiva) poi.


Il primo episodio, Il migliore dei mondi possibili realizzato ai testi da Gabriella Contu, descrive una Londra futuristica, autarchica e dall'apparenza impeccabile, dove tutti gli abitanti sono giovani e attraenti e indossano occhiali scuri. Il narratore del racconto è un vecchio Dylan richiuso in una prigione, che rievoca il suo passato.
La storia descrive un contesto che, come nelle migliori puntate di Black Mirror, è uno specchio riflesso della nostra realtà, narrato in maniera pungente e non banale. Il principio autarchico di una nazione che basta a se stessa e non necessita di contatti con l'estero (chi ha detto Brexit?), il populismo dilagante e la cancellazione del passato (che fa molto 1984 di George Orwell) sono elementi che descrivono un contesto decisamente attuale e che trasformano irrimediabilmente l'utopia in distopia. Probabilmente c'è anche un - neanche troppo velato - significato metafumettistico, a partire dal titolo della storia e fino a reinterpretarne il senso come una sorta di giocoso riferimento alle rimostranze di alcuni lettori, per i quali esiste un solo Dylan (ovvero: quel personaggio che si è sedimentato nella loro immaginazione), il migliore dei Dylan possibili.

Gabriella Contu conferma la sua abilità nel ripercorrere le suggestioni originarie di Tiziano Sclavi in maniera fruttuosa, riuscendo a mantenere quel difficile equilibrio tra fantasia, orrori reali e richiami allegorici alle problematiche che affliggono la nostra società. La sceneggiatrice di origini sarde, che aveva esordito su Dylan Dog con Il terrore (Dylan Dog #370) e poi aveva proseguito il suo lavoro sull'Indagatore dell'incubo con Io ti salverò (Maxi Dylan Dog #32), aveva infatti già dimostrato ampiamente di essere in grado di gestire le tematiche complesse e interessanti, esistenziali e sociali, ben in linea con lo spirito della serie.


La solitudine del serpente, su testi di Barbara Baraldi, è un altro racconto ampiamente metaforico ed esistenzialista. Una storia che racconta la paura di scomparire, di non essere mai esistiti, la necessità di lasciare un segno e, in casi estremi, il volersi mettere letteralmente nei panni (e nella pelle) degli altri.
L'Indagatore dell'incubo affianca infatti l'Ispettore Bloch nella ricerca di un serial killer invisibile in un'indagine dai contorni orrorifici (e a tratti splatter) come si conviene.
Una narrazione classicamente dylaniata, colma di citazioni: a Stephen King, Edgar Allan Poe, H. P. Lovecraft, Stanley Kubrick, David Lynch, Douglas Adams, i Metallica (giusto per dirne qualcuna).
Così come nell'episodio precedente, l'amore e la passione della scrittrice verso il Dylan Dog sclaviano è alquanto evidente nella sceneggiatura, nel ritmo, nelle scelte e nel plot twist finale.
A questo gusto "fuori dal tempo" contribuiscono innegabilmente i disegni di Montanari & Grassani, che realizzano tavole sopra la loro media degli ultimi anni, in alcune vignette con l'aggiunta di toni di grigio a matita che conferiscono profondità alle scene.

Le copertine dei Cestaro Bros, così come il memorabile nuovo frontespizio, sono la ciliegina sulla torta: i due autori confermano la loro abilità nel rievocare atmosfere senza tempo, classiche senza risultare superate.

Insomma, una bella lettura, che ci ricorda l'esistenza di infiniti universi narrativi e infiniti Dylan, con la rassicurante conferma di ritrovare qui quel genere di storie che hanno fatto affezionare così tanti lettori al personaggio.

Il sommo Audace


Dylan Dog Oldboy #1
(Maxi Dylan Dog #39)
Data: giugno 2020
Sergio Bonelli Editore
Copertina: Gianluca & Raul Cestaro

Il migliore dei mondi possibili
Testi: Gabriella Contu
Disegni: Montanari & Grassani

La solitudine del serpente 
Barbara Baraldi
Disegni: Montanari & Grassani


Tutte le immagini © 2020 Sergio Bonelli Editore.

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