Cani sciolti, il Sessantotto e la collana Audace

Un racconto corale che attraversa la Storia del nostro Paese


Prosegue il cammino della collana Audace, la "nuova frontiera del fumetto Bonelli". Dopo la pubblicazione in volumi cartonati da libreria, due nuove serie sono approdate in edicola nelle scorse settimane, a far compagnia al Deadwood Dick ispirato ai romanzi di Joe R. Lansdale. In tal modo, la suddetta collana (a noi cara a partire dal nome, come si potrà facilmente comprendere!) ha iniziato a far percepire una presenza più corposa in edicola e a rendere ragione del posto di rilievo occupato all'interno delle produzioni bonelliane contemporanee, mostrando al tempo stesso le reali potenzialità di queste storie dal taglio maturo e realistico.


Il Sessantotto e il realismo

Il 13 novembre è stata la volta del primo numero di Cani sciolti, con la storia dal titolo Sessantotto: soggetto e sceneggiatura di Gianfranco Manfredi, disegni e copertina di Luca Casalanguida.
Il 4 dicembre invece è toccato a Mister No Revolution, approdato in edicola con Brucia, ragazzo, brucia!: sceneggiatura di Michele Masiero, disegni di Matteo Cremona, colori di Luca Saponti Giovanna Niro, cover e art direction di Emiliano Mammucari.
In emtrambi i casi si tratta di serie con un linguaggio realistico, moderno, non edulcorato. Queste caratteristiche rientrano infatti nelle specificità della collana Audace, con le cover che non a caso riportano la scritta "Contenuti espliciti".
Altro elemento che accomuna le due pubblicazioni da un punto di vista narrativo è la collocazione temporale, il Sessantotto. Se per Mister No è il contesto bellico del Vietnam a dominare la scena (con flashback ambientati nella New York del 1967, quanto la contestazione sociale si stava innescando), per Cani sciolti è la Milano del '68, un contesto a noi più vicino e per questo forse ancor più difficoltoso da rendere in maniera equilibrata ed interessante.
Il possibile rischio, costantemente dietro l'angolo in questo genere di narrazione, è quello di realizzare un'operazione puramente nostalgica, che risulti interessante quasi solo per chi quegli anni li ha vissuti in prima persona. A questo si aggiunge l'eventualità di delineare senza profondità né un briciolo di realismo storico vicende avvenute nell'arco dei decenni scorsi. Con Cani sciolti Manfredi riesce invece a elaborare una storia corale e realistica, frutto di ampia e personale documentazione, ben sceneggiata e interessante per il lettore.


I protagonisti

Come per la pubblicazione Orient Express che ospita i sette numeri della miniserie Deadwood Dick, anche nel caso di Cani sciolti il nome della pubblicazione mensile che ospita la serie è emblematico: I protagonisti. Perché si tratta, come ben si evince da quanto espresso sinora, di una serie incentrata su singole storie che si intrecciano.
Deb, Lina, Pablo, Milo, Turi e Marghe sono studenti nella Milano del '68 e stringono amicizia durante le prime occupazioni delle Università, tra impegno politico e contestazioni sociali. Li ritroviamo, nel secondo episodio, vent'anni dopo, a scoprire in cosa sono cambiati nel frattempo ("Le fotografie restano uguali a se stesse, le persone cambiano...").
Manfredi, autore sempre molto attento alla caratterizzazione dei personaggi, riesce a elaborare uno spaccato in cui realtà e fiction si fondono sapientemente, a delineare un'epoca di tumultuosi fermenti e poi osservare lo sgretolarsi dei sogni di molti, di quella volontà di distruggere l'ordine costituito che in tanti di loro si è trasformata in una serie infinita di compromessi e cambi di direzione.
"Se i personaggi sono di fantasia, le loro esperienze no. Le ho ricostruite sulla base di esperienze personali o di miei amici, di vicende che mi sono state raccontate o che ho letto", afferma l'autore nell'introduzione agli albi. E questa miscela, personale e sentita, funziona in maniera molto efficace, rendendo i personaggi tangibili e riconoscibili.

Il formato

Come accennavamo in apertura, l'uscita era stata anticipata la scorsa primavera da un volume librario che raccoglieva i primi due episodi della serie. Questa scelta combacia con quanto dichiarato sui social dallo stesso Manfredi, ovvero il consiglio di leggere gli episodi a due a due, in quanto l'autore li ha progettati ad archi narrativi di 120 pagine circa ognuno. Ne deriva una certa frammentarietà dei singoli albi da edicola: al termine della lettura del primo episodio si avverte una sensazione di incompiutezza, che rappresenta in fondo uno dei difetti principali dell'opera.

I disegni

Dal canto suo, Luca Casalanguida al tavolo da disegno svolge un lavoro molto moderno ed efficace, sintetico ma non troppo. L'autore, che ormai negli ultimi anni abbiamo avuto modo di incontrare in diverse testate Bonelli (e in tutte è riuscito a fare del suo meglio), in questo caso purtroppo dimostra di possedere uno stile non particolarmente adatto al tipo di narrazione, che probabilmente avrebbe giovato di un approccio maggiormente realistico e dettagliato. Anche le sue cover, pur se compositivamente interessanti, non sembrano sufficientemente d'impatto e potrebbero purtroppo penalizzare un po' la visibilità di un prodotto dal contenuto decisamente interessante.

La "nuova frontiera"

Sono passati cinquant'anni dal Sessantotto. Cinque decenni in cui tante cose sono mutate e tante altre sono rimaste, per fortuna o purtroppo, sostanzialmente invariate. Non ci basterà un fumetto a raccontarcele tutte, ma certamente riflettere sulla nostra storia recente è un esercizio non marginale e che può riservare sorprese inattese.
In conclusione, l'etichetta che delinea la "nuova frontiera" del fumetto bonelliano ha sfornato una serie diversa, realistica e complessa, che sarà senz'altro intrigante continuare a seguire.
Il Sommo


Cani sciolti: "Sessantotto"/"Dove siete?"
NUMERI: 1/2
DATA: novembre/dicembre 2018
SERGIO BONELLI EDITORE
COPERTINA: Luca Casalanguida

SOGGETTO E SCENEGGIATURA: Gianfranco Manfredi
DISEGNI E CHINE: Luca Casalanguida












Tutte le immagini: © 2019 Sergio Bonelli Editore.

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