Mercurio Loi #13

Tempo di notte, tempo di morte 
(ovvero: La tela bianca)



Con Tempo di notte Alessandro Bilotta e Sergio Ponchione confezionano la storia che probabilmente nessuno dei lettori di Mercurio Loi avrebbe mai voluto leggere, un labirinto emotivo dal quale è difficilissimo e doloroso fuggireUna storia asfissiante, tesa come una corda di violino, immersa in un'atmosfera funesta sin dall'inizio. Eppure siamo tutti qui, albo in mano, a risfogliare le ultime pagine per cercare di capire come ma, soprattutto, perché si sia arrivati a compiere il sacrificio di uno dei personaggi più importanti della serie.

(Proveremo a non fare spoiler, per quanto in casi come questo sia decisamente complesso!)


Si tratta di un episodio drammatico, triste, sconvolgente. Una notte fosca che non porta sogni d'oro ai protagonisti ma semina solo dolore e sangue. Praticamente ogni personaggio è in preda delle proprie ossessioni e idiosincrasie, schiavo di ciò che è stato e di un destino che sembra ineluttabile.
Il Colonnello Belforte è alle prese con i dèmoni del suo passato e con il Contrappasso, il criminale che lo ha reso quel che è;
Mercurio ozia e soffre come non mai e si dimostra sempre meno eroico e sempre più dandy (memorabile la sequenza davanti allo specchio a scegliersi l'abito);
Ottone è sempre più in bilico nella sua storia con la rossa figlia della sua vittima;
Tarcisio - uomo in carne e ossa o diavolo con la faccia da uomo? - torna a Roma per segnare irrimediabilmente le vite degli altri personaggi (e le nostre?);
Galatea - bambina prodigio o donna mai cresciuta? - si trova a dover fare i conti con le continue scomparse degli adepti della setta di Sciarada, ormai ridotta a lei e a Mercurio (e questo tema verrà ripreso nel prossimo episodio in uscita a novembre).
A questo punto, è più che lecito farsi sfiorare da alcuni dubbi: Tarcisio esiste davvero? Oppure è solamente la materializzazione delle paure e delle follie di Mercurio e di Ottone? 
E, ancora: il nostro Mercurio ha un aiutante passato (Tarcisio), una spalla presente (Ottone) e un eventuale assistente futuro (il ragazzino) (il ragazzino che fa capolino in qualche vignetta). Tutti folli, potenzialmente matti o comunque orientati a... far del male agli altri? (E cosa ne sarà di tutti noi, dunque?)



Importante riflettere sul concetto di notte e di buio. In questa storia, pervasa da situazioni surreali, assurde e al limite dell'onirico, quasi tutti gli avvenimenti hanno luogo durante le ore notturne, ovvero nel momento della giornata in cui ci si abbandona più facilmente alla componente meno razionale delle nostre menti. Il sole, fonte della vera conoscenza sin dai tempi della filosofia di Platone, in questo caso sembra non arrivare mai, e i protagonisti, così come i lettori, rimangono a fissare le ombre della caverna: la realtà sembra essere preclusa, lontana, irraggiungibile.

I disegni di Sergio Ponchione, arricchiti per l'occasione dai colori crepuscolari di Nicola Righi, ci portano direttamente sul - e non davanti al - luttuoso palcoscenico sulle cui assi vediamo muoversi larve umane e non: su tutto dominano il nostro senso di piccolezza davanti all'ineluttabile, lo smarrimento dell'orientamento spazio-temporale nel corso di una notte che più nera e tetra non si può.



L'incomunicabilità e la tragedia di non potersi esprimere a parole come metafora visiva di una tela bianca, uno spazio ancora vergine, e i balloon vuoti come riflesso mentale incondizionato.


L'espressività dei personaggi, la perfezione delle ombre, i giochi di simmetrie (si veda su tutti il capolavoro di pag. 92, che riprende sia il concetto di ritratto alla Dorian Gray sia il discorso degli specchi, già affrontato nel secondo, splendido episodio) dominano in queste tavole che confermano, se ce ne fosse bisogno, la straordinaria efficacia del connubio tra Bilotta, Ponchione e Righi, terzetto già responsabile della realizzazione di uno degli episodi più memorabili della serie finora (A passeggio per Roma).
La copertina di Manuele Fior, ancora una volta tanto artistica quanto inusuale e magnetica, offre una prospettiva dal basso, un momento di sospensione nel vuoto, la sensazione di essere a un passo da qualcosa. Come il lettore alla fine dell'episodio, che ci lascia letteralmente sospesi.



Poco altro da aggiungere, se non che Alessandro Bilotta in questo caso è stato davvero efferato: sembra quasi aver strangolato non solo le sue vittime ma anche il lettore.
Ciò che ci fa più male e ci colpisce maggiormente è, per una volta, non tanto la solita geniale struttura narrativa uroborica (l'episodio parte con una morte, nella primissima vignetta, per concludersi emotivamente con un altro omicidio) ma il tormento, il dubbio, la solitudine, l'isolamento dell'uomo che si congeda dai lettori in una tempesta di blood and gore.
Nell'introduzione all'albo lo sceneggiatore romano conclude: "l'uomo è l'unico animale la cui esistenza è un problema che deve risolvere. Buona fortuna."
Quanta saggezza e quanto dolore: più crudele di questo Bilotta c'è solo chi non apprezza un simile autore (e il parto della sua mente)!

Rolando Veloci & il Sommo audace



"Tempo di notte"
SERIE: Mercurio Loi
NUMERO: 13
DATA: settembre 2018
SERGIO BONELLI EDITORE

SOGGETTO E SCENEGGIATURA: Alessandro Bilotta
DISEGNI E CHINE: Sergio Ponchione
COLORI: Nicola Righi
COPERTINA: Manuele Fior


Per le immagini: © 2018 Sergio Bonelli Editore.

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