Profondo nero: il Dylan Dog di Dario Argento

Quando il maestro dell'horror incontra l'Indagatore dell'incubo


È davvero un sogno. O meglio, vista l'occasione, potremmo dare per assodato di essere nei territori dell'incubo. Un incubo nero, come si conviene a una storia nata dalla penna di uno dei più amati registi del brivido, Dario Argento, un nome che mai ci saremmo aspettati di leggere sulla cover di un albo di Dylan Dog in uscita in edicola.
E quando le strade del maestro del cinema horror incrociano quelle del più popolare fumetto horror italiano (sebbene la definizione di "horror" in molti casi stia un po' stretta), il risultato non può che essere... imprevedibile.

Il trailer dell'albo, realizzato da Alex Dante.

Imprevedibile come l'esito di un'alchimia potenzialmente esplosiva. Affascinante come l'idea di prendere atmosfere che comunemente trovano spazio sul grande schermo e trovarle impresse su carta con segni di china (e con quanto stile, poi, trattandosi del pennello di Messer Corrado Roi). Straniante come l'albo che ci troviamo tra le mani, Profondo nero, il quale come era plausibile non corrisponde esattamente alle aspettative iniziali.

Già, perché, come spesso accade, il vero problema quando si affrontano storie di questa importanza sono le aspettative. Ci si aspetta in ogni caso una storia epocale, indimenticabile, che resti negli annali, anche spinti - a dirla tutta - da una certa (inevitabile) enfasi nel presentare l'albo da parte della casa editrice meneghina.
Alla notizia di una collaborazione del regista romano con la Bonelli per un numero della serie dell'Indagatore dell'incubo ideato da Tiziano Sclavi, tanti hanno accolto la novità con gioia e altrettanti hanno storto il naso, pensando a una mera operazione commerciale. Del resto, non è certo la prima volta che una personalità "esterna" appartenente al mondo dell'entertainment si occupa di scrivere Dylan Dog: pensiamo ad esempio a La strada verso il nulla (Dylan Dog #153 del giugno 1999), il cui soggetto era frutto della penna di Carlo Lucarelli.
D'altra parte, la nostra è l'epoca dei social, delle preview, degli strilloni in copertina per annunciare lo scrittore guest di un albo, delle copertine speciali (in quest'uscita un effetto argentato che richiama in maniera diretta il cognome del regista) per la gioia dei collezionisti.
Nel caso di Profondo nero, la gestazione della storia e la comunicazione con i lettori sono stati (ovviamente) gestiti in maniera differente rispetto alle modalità comuni.
Sappiamo da oltre un anno che Dario Argento avrebbe scritto un episodio di Dylan Dog (il curatore Roberto Recchioni aveva condiviso la notizia in occasione di Etna Comics 2017, a inizio giugno dello scorso anno) e la notizia è approdata anche su canali differenti rispetto ai "soliti", attirando l'attenzione della stampa generalista, evento già di per sé di rilievo, commercialmente parlando ma anche nell'intento di suscitare interesse in un pubblico differente da quello già affezionato alla serie e al personaggio. In quest'ottica peraltro andrebbe inserita anche la già annunciata edizione da libreria della storia, che sarà presentata alla prossima edizione di Lucca Comics & Games e che senz'altro (anche qui, al di là dei risvolti commerciali) servirà a sottolineare il rilievo dell'evento anche ai lettori occasionali e a chi è "fuori dal giro".



Questo inedito incontro tra due modi di concepire l'horror può risultare per certi versi la naturale evoluzione di indubbie affinità. Tanti sono gli elementi che Dylan Dog negli anni ha ripreso, fagocitato e reinterpretato dal cinema horror (e immancabilmente anche dalle opere di Dario Argento) e tante sono le piccole e grandi sfumature che accomunano i film del regista romano alle storie dell'Indagatore dell'incubo. "L’immaginario che Sclavi ha riversato nella serie e anche l’attenzione che dimostra per i mostri e per i diversi, sono entrambe cose in cui mi riconosco. E poi nelle sue storie c’è sempre ironia, come nei miei film", ha affermato il regista di Profondo Rosso e Suspiria.
Dalla collisione tra questi due mondi scaturisce una storia pienamente dylaniata, nel bene e nel male inserita nel continuum della serie. E questo non solo per la presenza di personaggi appartenenti alla attuale continuità narrativa della serie (il nuovo ispettore Carpenter e il sergente Rania Rakim) ma anche per l'indubbio ricorso a consuetudini, topoi e atmosfere alquanto tipiche della serie dedicata all'Indagatore dell'incubo. Ritorna in questo caso il concetto espresso in precedenza del "presentare" la serie a un pubblico differente, attirato dall'evento e coinvolto in un contesto alquanto riconoscibile e identificativo. A questo processo partecipa in maniera determinante la firma di Corrado Roi, uno dei disegnatori più amati della serie sin dai suoi esordi nonché tra i più rappresentativi e peculiari, usualmente associato a un immaginario gotico e romanticamente oscuro.
Ma veniamo alla trama. L'episodio riprende l'antica figura del whipping boy, che lo stesso Dario Argento ha esplicitato come segue in una recente intervista sul sito Bonelli: "Fino alla seconda metà dell'Ottocento le famiglie dell'alta nobiltà inglese ne avevano sempre uno in casa. Viveva in simbiosi con il rampollo della casata, il "delfino", di cui era coetaneo e amico. Quando il nobile compiva qualche marachella era il whipping boy, a essere punito dal precettore. La speranza di chi aveva inventato questa sorta di capro espiatorio era che, vedendo l'amico soffrire, il delfino capisse la sua colpa."
Insomma, una figura di per sé tragica, cupa, che Argento (in collaborazione con Stefano Piani alla sceneggiatura) inserisce in una storia che aderisce agli stilemi del giallo, incentrata sull'intricata ricerca della bella Beatrix, improvvisamente scomparsa nel nulla. La storia vede anche una buona partecipazione di Groucho (i suoi dialoghi, croce e delizia di ogni sceneggiatore dylaniato, sono stati scritti da Stefano Piani, stando a quanto dichiarato dagli stessi autori) e dei comprimari relativamente più recenti, come i già citati Carpenter e Rania.
Viene dato spazio durante l'episodio all'universo BDSM, ovvero quelle pratiche relazionali e sessuali basate sul dolore fisico e che comportano un rapporto di dominazione/sottomissione. Un mondo al quale l'inquilino di Craven Road si dichiara sostanzialmente estraneo, inserito anche con intenzionalità plausibilmente provocatorie (e che inevitabilmente potrebbe scandalizzare qualche lettore), sebbene non venga mai mostrato in maniera troppo esplicita né gratuita.

Globalmente la vicenda, colma di mistero, affascina il lettore infondendogli il desiderio di andare fino in fondo, di calarsi nell'abisso. Scene oniriche, momenti visionari e attimi di suspense si alternano all'incedere dell'intreccio dedicato all'indagine pura, con momenti di alta tensione che portano dritti al finale. Se vogliamo, a non convincere appieno sono proprio le tavole che precedono l'epilogo, dove (senza voler spoilerare nulla) viene tirato in ballo un deus ex machina che risolve la faccenda forse con eccessiva fretta, in pagine che avrebbero probabilmente meritato un maggior respiro.

Lasciamo al lettore poi il gusto di riconoscere e apprezzare le varie citazioni e gli omaggi presenti nella storia. Impossibile altresì non citare il Chelsea Hotel, la "casa" degli artisti a New York dove trovò la morte Nancy Spungen, ma anche le (auto)citazioni ad alcuni film di Dario Argento nonché le stupende frasi riprese dai versi Fabrizio De André (senza dimenticare il quadro dedicato alla Laide di Corinto di Hans Holbein il Giovane, citato a più riprese).

Laide di Corinto di Hans Holbein il Giovane.

Nelle tavole di Corrado Roi si respira l'anima nera della storia, densa di ombre e mistero. In effetti per questa trama non poteva esserci interprete migliore del Maestro Roi, che a partire da UT sembra aver intrapreso un'ulteriore fase della sua carriera, una nuova vita fatta di sublimi inchiostrazioni, ombre sfumate e intense, impareggiabile atmosfera.
In alcuni casi i neri delle sue tavole, sporche e intense come non mai, sembrano uscire dalla carta stampata e catturare il lettore per immergerlo in una palpabile oscurità. Se è vero che nel fumetto non c'è il sonoro, non ci sono effetti speciali, non ci sono giochi di luci e stacchi tra le scene, l'uso sapiente delle immagini di Roi nelle scene più concitate è pienamente in grado di rievocare il pathos, la suspense e il brivido delle pellicole horror.



Ma non confondiamoci: Profondo nero non è un film, con buona pace per chi attendeva il nuovo capolavoro cinematografico di Dario Argento su carta. Nelle vene di questa storia scorrono fiumi di china e nella mente si aggrovigliano nuvole parlanti.
Ѐ una storia tipicamente dylaniata con una firma illustre, un giallo che si basa su suggestioni e visioni più che su spiegazioni e certezze. E la diffusione mediatica, prima ancora del prevedibile esito commerciale, non deve distoglierci dall'incredibile sensazione di trovarci di fronte a un evento decisamente epocale.


Il Sommo audace
(con insidiose incursioni
di Grullino Biscottacci e Rolando Veloci)




"Profondo nero"
SERIE: DYLAN DOG
NUMERO: 383
DATA: luglio 2018
SERGIO BONELLI EDITORE

SOGGETTO: Dario Argento
SCENEGGIATURA: Dario Argento e Stefano Piani
DISEGNI E CHINE: Corrado Roi
COPERTINA: Gigi Cavenago





Per le immagini: © 2018 Sergio Bonelli Editore.

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