Le letture del mese 9 - giugno 2026
Cosa legge la redazione audace? Ecco sei fumetti che abbiamo letto nelle scorse settimane e di cui abbiamo finalmente modo di parlare
Ci sono fumetti che leggiamo ma di cui non abbiamo modo, per un motivo o per un altro, di parlare in maniera ampia. Opere che finiscono in un limbo, spesso immeritatamente, e che invece desideriamo trattare, anche solo per poche righe. Possono essere fumetti appena usciti o recuperi o ristampe o semplicemente volumi che attendevano da tempo sul comodino il loro momento.
Così, per dare spazio a ciò che legge la redazione, abbiamo pensato a un apposito spazio corale dal titolo Le letture del mese: brevi recensioni di fumetti sui quali pensiamo di avere qualcosa da dire.
Buone letture!
Luna Brutalista di Luigi Filippelli e Samuele Canestrari (Eris Edizioni)
"Brutale" è un vocabolo complesso che si pone in determinate intercapedini di significato della nostra lingua e spesso viene associato alla violenza in senso fisico. Non che il termine non sia adatto: la violenza può essere brutale. Ma anche la verità può essere brutale, anche la morte di una persona cara. Un amore che finisce è brutale perché, proprio come la violenza, ci mette di fronte a un dato di fatto incontrovertibile. È proprio di questo che parla Luna Brutalista: il nostro protagonista è un botanico impegnato in una missione spaziale sul satellite terrestre, la sua fidanzata lo contatta e tronca la loro relazione. Brutale.
La brutalità, però, entra in questa storia in diverse forme. La fidanzata del protagonista sembra essere infatti un’insegnante d’arte che racconta il movimento artistico-architettonico che da questo termine prende il suo nome. Intanto il conto alla rovescia che porterà a casa il nostro protagonista è già cominciato.
Grazie a una grande attenzione per il dettaglio e a un bagaglio letterario che si scorge essere importante, Luigi Filippelli e Samuele Canestrari imbastiscono un racconto minimale, impattante e geometrico, in cui le parole sono ridotte all’osso, i silenzi sono densi e il mondo intero sembra collassare. Per molti versi è il fumetto in sé a rispettare i paradigmi del brutalismo dal punto di vista narrativo, mentre per ciò che riguarda il suo lato visivo l’albo viene disegnato con una gabbia libera, stretta in un formato volutamente risicato che richiede che il lettore avvicini il volto alla pagina. I carboncini, le matite e le ditate sul foglio sono tracce di passaggio di questa piccola, pungente storia, che non lascia scampo, sospende il tempo e lascia senza parole. Brutale.
Alessio Fasano
La petite Sicile. Passaggi di confine: voci e storie di migrazione di Andrea Ferraris (Oblomov Edizioni)
"Ho l'impressione di essere arrivato a uno dei confini del mondo", afferma Andrea Ferraris in una delle storie che compongono questo volume. In effetti il concetto di confine, così come i luoghi di provenienza e di riflesso le storie delle vite coinvolte, ritornano più volte nel corso dell'opera. L'autore ripercorre le rotte dei migranti, interrogandosi sul proprio ruolo di testimone e sull'importanza di raccontare queste storie, di riportare la "disperazione di persone in fuga da violenza e povertà, accolte da altra violenza e povertà", ponendosi domande ostiche come: "E se, a raccontare sempre le stesse storie, le consegnassimo all'invisibilità?".
È un documento importante quello di Ferraris, autore dalla lunga esperienza disneyana che già da tempo alterna stili diversi e che negli ultimi anni ha dato vita a un percorso di rappresentazione della realtà di assoluto interesse, a partire da La Cicatrice (una riflessione frutto di un viaggio lungo il confine tra Messico e Stati Uniti, dal rigore documentaristico, dove già appunto era fondamentale il concetto di confine) e passando per le storie per riviste come Internazionale e La Revue. È questo l'approccio che anima la prima parte di La petite Sicile, composta di storie brevi di 6 pagine ciascuna, dove vengono raccolte le esperienze e i racconti dei migranti, a partire da Trieste (luogo rappresentativo appunto del confine) per passare poi per i Balcani, Bruxelles, le Canarie e l'Andalusia.
La seconda parte del volume è occupata da una storia più lunga di taglio autobiografico, filone già intrapreso ad esempio con Una zanzara nell’orecchio - Storia di Sarvari (Einaudi), che racconta le mille difficoltà, ansie, desideri, incomprensioni e infine gioie incredibili che si celano dietro la parola "adozione" (opera trasposta di recente in un film di respiro internazionale). Qui Ferraris ripercorre la sua storia familiare e in particolare le rotte del nonno, costretto a tornare in Italia alla vigilia della Seconda guerra mondiale e afflitto dal mal d’Africa.
Lo stile asciutto, essenziale, diretto dei disegni si sposa alla perfezione con una narrazione che attinge al reale e non necessita di eccessive divagazioni, lasciando che a parlare siano i protagonisti di queste storie, storie che provano a riunire i tasselli di mondi apparentemente distanti. Nella speranza, alla fine, di dare un po' di spazio anche agli invisibili.
Giuseppe Lamola
Tatsuki Fujimoto 17-21 di Tatsuki Fujimoto (Star Comics)
Uno degli autori che hanno stravolto maggiormente il mondo del manga negli ultimi anni è sicuramente Tatsuki Fujimoto. Tatsuki Fujimoto 17-21 è un interessante studio delle origini del maestro che fin dalle sue prime pubblicazioni dimostrò in modo chiaro quali fossero i suoi temi più cari, che ancora oggi porta avanti nelle sue opere più recenti.
Una doverosa premessa che bisogna fare è quella di contestualizzare le storie all’interno del volume. Questi racconti sono i primi esperimenti di un ragazzo, dai suoi 17 anni fino ai suoi 21. Di conseguenza, com’è logico che sia, le storie presentano un tratto ancora grezzo e una struttura narrativa per alcuni aspetti pigra. Ma proprio in quel tratto acerbo si può notare già uno stile estremamente riconoscibile, che sarebbe sbocciato in opere come Goodbye, Eri; e in quelle storie a tratti pigre si intravedono gli spunti originali che porteranno alla nascita di capolavori come Look Back.
Tatsuki Fujimoto 17-21 è un volume che da un lato attrae i lettori meno esperti dell’autore, che già da queste prime storie intuiscono un talento che sarebbe sbocciato poi nelle successive opere; dall’altro lato attrae un lettore che già conosce Tatsuki Fujimoto e, in un percorso a ritroso, si diverte nel vedere le bozze di quei temi che il mangaka si porta appresso ancora oggi. Tatsuki Fujimoto è sicuramente un autore da tenere d’occhio e, come ogni grande autore, è estremamente interessante comprendere quali siano stati i primi passi che lo hanno portato a ciò che è oggi.
Giosuè Spedicato
La piccola Genia e la sfida del Sultano di Álvaro Ortiz (Gigaciao)
Prendete Adventure Time, mescolatelo con Le mille e una notte e otterrete un fumetto buffo, colorato e imprevedibile, in perfetto stile Gigaciao. Álvaro Ortiz, fumettista e illustratore spagnolo, è passato dal fumetto underground alle storie per tutte le età e con La piccola Genia ha vinto il Premio Antifaz per il Miglior Fumetto per l’Infanzia nel 2023.
Amina è l’unica figlia del Sultano e, come molti figli unici, si annoia e sogna qualcuno con cui giocare. Un desiderio che, peraltro, condivide con suo padre, che anni prima, durante uno dei suoi viaggi, aveva fatto amicizia con un Genio, grazie al quale si era appassionato allo Shatranj, l’antico gioco da cui discendono gli scacchi. Quando però Amina convince finalmente il padre a richiamare dalla lampada il suo vecchio amico per un’ultima partita, al posto del Genio compare sua figlia Ayu. Come se non bastasse, presto si scopre che la giovane Genia non solo non sa giocare a Shatranj, ma non ha ancora molta dimestichezza nemmeno con la magia.
Dopo un incantesimo finito male, le due nuove amiche si ritrovano quindi coinvolte in un’avventura che le costringe a viaggiare per tutto il sultanato, alla ricerca dei Geni che possano aiutarle a rimediare allo sbaglio commesso.
Durante il loro viaggio, Ayu, diminutivo di Ayumi, che significa “passo dopo passo”, impara che è normale che le cose non riescano sempre al primo tentativo e che non può esserci crescita senza incidenti di percorso. Un messaggio che ai piccoli lettori e lettrici può far bene imparare e che, agli adulti, è sempre meglio ricordare.
Priscilla Pili
Egg di Aurelien Maury e Gilbert Pinos (Barta)
Descrivere in un tono troppo alto alcuni racconti significherebbe mancare di rispetto all’intenzione dell’opera. Egg di Aurelien Maury e Gilbert Pinos per Barta appartiene proprio a questo genere di storie. Questo piccolo volume è diretto e irriverente nel modo di portare il suo messaggio. La storia è facilmente riassumibile e proprio per questa semplicità colpisce il lettore lasciandolo piacevolmente sorpreso: assistiamo alla strana vicenda di Zak Thunder, un astronauta misogino e maschilista che, atterrato in un pianeta sconosciuto, viene trasformato da diverse creature in una donna. La sua reazione violenta e la punizione esemplare che ne consegue sono la condanna degli autori di Egg per un uomo che rappresenta un maschilismo il cui cadavere, ancora fetido, si aggira per i giorni nostri, ammalando pericolosamente l’aria circostante.
L’impianto grafico segue pedissequamente quello narrativo con un disegno asciutto e semplificato, una strana mistura fra fumetto degli anni Cinquanta, il cartoon moderno americano e il fumetto franco-belga. Zak Thunder, d’altronde, s'ispira pienamente al mondo anni Cinquanta e ragiona come un uomo degli anni Cinquanta. La crisi di fronte alla quale il suo corpo viene posto è anche simbolica e ciò che ci lascia è la rivelazione di un falso mistero, quello di una debolezza che nessuna violenza può celare.
Alessio Fasano
Icaro di Moebius e Taniguchi Jirō (Coconino Press)
Pubblicato per la prima volta nel 1997 sulla rivista Morning di Kōdansha, e proposto nuovamente da Coconino Press in un volume unico cartonato e arricchito da inediti e interviste, Icaro rappresenta l’ambiziosa visione di due degli autori più importanti e influenti del loro tempo: Jean Giraud (meglio conosciuto come Moebius) e Taniguchi Jirō, con l’aiuto alla scrittura da parte di Jean Annestay.
Inizialmente Moebius aveva pianificato la storia di Icaro come un fumetto di migliaia di pagine che si sarebbe sviluppato nell’arco di anni, ma ben presto dovette ridimensionare le sue aspettative e accettare di vedere pubblicata solo la parte iniziale della storia. Per ammissione di Taniguchi Jirō, infatti, il processo per disegnare le tavole di questa epopea era lungo e faticoso e dunque impraticabile nella sua totalità.
Ambientata in un Giappone futuristico e militarizzato, la storia prende il nome dal protagonista che, al momento della nascita, inizia a volare. A causa di questo misterioso potere, Icaro viene quindi separato dalla madre e sottoposto a studi approfonditi da parte dell’esercito. Passano gli anni e il bambino, ormai cresciuto e divenuto un ragazzo, inizia a sperimentare sentimenti come l’amore per la propria tutrice e il desiderio di libertà, che lo spingeranno a fuggire e a cercare con disperazione un futuro possibile con la ragazza di cui è innamorato.
Icaro è uno splendido sogno di trecento pagine che purtroppo non ha conosciuto una conclusione. Restano però i bellissimi disegni di un Taniguchi particolarmente ispirato, che ha saputo rappresentare al meglio la natura onirica e al contempo fantascientifica dell’opera. Uniti alla penna sognante di Moebius, che ha tratto evidente ispirazione da Akira di Ōtomo Katsuhiro (a sua volta ispiratosi ad alcune opere di Moebius) per la costruzione del mondo e delle dinamiche sociali che lo muovono.
Un capolavoro incompiuto che merita di essere letto e apprezzato per quello che è: un fumetto troppo ambizioso per la sua epoca, ma capace di incantare ed emozionare nonostante la sua precoce interruzione.











