Anima perduta - Il viaggio di un’incarnazione tenera di Grégory Panaccione

Qual è la reale distanza tra il mondo delle idee, quello delle cose in potenza, e il mondo che noi chiamiamo reale? È il momento di iniziare un lungo viaggio per scoprirlo

Ci sono volte in cui recensire fumetti è un lavoro piuttosto semplice. Stile e ritmo di scrittura, forma grafica e regia: tutto in qualche modo trova un suo spazio nel mondo. Altre volte, invece, questo non basta. È necessario tornare indietro e rileggere, fornire un'analisi di altra natura a quelle opere che usano il medium fumetto per raccontare, sì, una storia, ma deragliando completamente rispetto allo schema ideologico a cui siamo abituati, imbastendo uno scheletro concettuale su cui il lettore possa poi plasmare un corpo vivo.

Anima perduta di Grégory Panaccione, edito da ReNoir Comics, è sicuramente un fumetto di questa natura. Importante per comprendere la lettura è il sottotitolo (presente nel frontespizio, ma non in copertina) e che dà una direzione a questa “anima perduta”. Pare che, quello a cui assisteremo sia a tutti gli effetti il viaggio di un'incarnazione.

Seguiamo un personaggio senza nome, un bambino malnutrito e bestiale, attraverso quella che è un'ascensione vera e propria, un viaggio che porta sempre verso l’alto e in cui il nostro viene invaso sempre da una novità esterna che lo arricchisce, lo cambia per sempre.

La prima è la solitudine. Questo è lo stato in cui troviamo il nostro protagonista, solo in terra selvaggia e desolata, intento a difendersi dalle bestie selvatiche. Poi nella fuga per la sopravvivenza qualcosa si modifica, come se, avendo preso una determinata direzione piuttosto che un’altra, il nostro avesse innescato un cambiamento della narrazione, e l’ascensione comincia, si passa a un nuovo mondo in cui al posto della bestia selvatica troviamo un cagnolone vispo e protettivo.

Sembrerebbe fin qui trattarsi di una storia di viaggio, con un risvolto sicuramente simbolico e concettuale, certo, ma pur sempre una semplice storia di viaggio. 

Fino a quando Panaccione non decide di ribaltare il tavolo narrativo: il nostro protagonista ha delle idee, ma non sono idee del suo mondo primitivo, sono idee del nostro mondo (un portachiavi, una racchetta) che lo assalgono quando meno se l’aspetta, senza che lui riesca a capire e gestire le informazioni.

Ciò che segue ci racconta di quanto è sottile il velo che, nel mondo in cui vive il nostro protagonista, separa le sue idee dalla realtà fisica. Il nostro è sempre meno solo, e infine arriva a confrontarsi con un essere ancor più mistico e primigenio delle idee stesse.

La sceneggiatura e le idee di stesura dell’autore sono strutturate con una solidità concettuale tale da riuscire ad esprimere grande libertà e spensieratezza in un albo di matrice fortemente filosofica, che fa del platonismo la sua bandiera e miscela al suo interno diverse mitologie che, si vede, sono state studiate con grande attenzione da parte di Panaccione e che, però, a differenza di molti suoi colleghi non fa affatto pesare la sua conoscenza in materia. Tutto questo grazie a una continua arte di svuotamento della pagina dal punto di vista narrativo, che non rende la narrazione minimale, ma dosa perfettamente le sue mosse, giocando le sue carte sempre al momento giusto in modo da rendere, agli occhi dello spettatore, reale la crescita del suo protagonista, che è su tutto “qualcosa che potrebbe essere” un'idea potenziale.

L’impianto grafico del racconto è semplicemente commovente. Con un tratto minimale colorato in acquerello Panaccione rende i suoi personaggi ultra espressivi in pieno canone franco belga: ogni personaggio ha un design di dolcezza tale da sciogliere il cuore anche del più freddo recensore strutturalista. 

Il lavoro sugli sfondi è piuttosto interessante: sono spesso il risultato di una gestione di furbi pattern disegnati a mano che presentano allo stesso tempo grande difficoltà realizzativa per via dei numerosi tono su tono che l’artista si è ritrovato a dover gestire in fase di colorazione e inchiostrazione. La gabbia è regolare e con piccole vignette, come se il tempo di questa narrazione fosse scandito da una goccia che cade, sempre allo stesso ritmo, in una caverna. La sua schematicità riesce insomma a restituire un ritmo regolare, che rende comunque una sorta di impressione di naturalità.

Infine il viaggio del nostro protagonista passa per la natura stessa personificata, per uno spirito guida e ci porta verso un finale in cui ci interroghiamo del rapporto che sussiste fra idea e azione, ma soprattutto fra potenzialità e atto.

Una storia che alla sua ultima pagina ci coccola, ci riscalda il cuore, raccontandoci tanto delle idee, dei sogni, ma soprattutto della vita vera, quella che meno di tutte noi esseri umani riusciamo a cogliere, tanto la realtà potenziale delle cose ci sfugge.

Alessio Fasano


Anima perduta

Storia e disegni: Gregory Panaccione
Adattamento e impaginazione: Studio Renoir
Casa editrice: ReNoir Comics
Data di pubblicazione: Aprile 2026
Formato: 14,5 x 21, brossurato con alette
Prezzo: 18,90 €

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