Il fumetto multiforme e attuale di Lisa Blumen
Prossima ospite dello Sputnik Festival, l’autrice francese ha dimostrato con le sue opere estro narrativo e una grande duttilità stilistica, messe al servizio di storie che raccontano il nostro presente
C’è un’idea comune e ricorrente riguardo al fumetto contemporaneo realizzato da giovani autrici e autori, secondo cui questi siano in grado di raccontare soltanto storie che parlano di loro stessi, spesso autobiografie pedisseque che assomigliano più a un diario personale che a un’opera di narrativa. Eppure negli ultimi anni proprio questi autori e autrici hanno giocato con generi e stili per raccontare il loro (e il nostro) presente, attingendo a scenari diversi per creare storie sfaccettate, interessanti, narrativamente e artisticamente complesse e ricercate.
Tra questi Lisa Blumen si è distinta in pochi anni come una delle autrici più interessanti di questa generazione: attraverso le sue prime tre opere, Prima dell’Oblio (pubblicato da Add Editore nel 2023 e menzione d’onore al Bologna Children’s Book Fair), Astra Nova (inedito in Italia, pubblicato in Francia da L'employé du moi e vincitore del Prix des Lycéens ad Angoulême 2024) e Cinghiali (Coconino Press, 2026), l'autrice francese ha dimostrato una spiccata consapevolezza narrativa e una capacità di usare generi diversi per narrare storie ricche di spunti attuali e di riflessione, ma anche una continua evoluzione nel modo di raccontare e disegnare le sue storie, sfruttando ogni elemento del fumetto.
Prima dell’Oblio è una storia pre-apocalittica che racconta gli ultimi giorni di un gruppo variegato di personaggi, prima che la Luna entri in collisione con il pianeta Terra. L’autrice utilizza una storia di fantascienza light con una narrazione a episodi che a un certo punto si intersecano e incastrano tra loro per riflettere sulla società contemporanea: i vari personaggi si trovano, nonostante l’avvento della catastrofe, a continuare a riprodurre schemi della loro quotidianità (andare a lavoro, fare festa), in alcuni casi per rifugiarsi in una rassicurante comfort zone che impedisca loro di pensare al peggio, in altri per iniziare invece a mettere in dubbio questa gabbia autoimposta.
In tutti i casi, quello che viene riscoperto è il contatto umano, che porta a galla riflessioni sulla vita e la morte, sull’amore e sul bisogno degli altri: alla cupezza della fine si contrappone una liberatoria festa orgiastica, che porta tutti i personaggi a liberarsi di ogni peso e riscoprire, negli altri, la natura vera dell’umanità.
Grazie all’uso di uno stile minimalista, sia nei dialoghi che nella costruzione della tavola e nel disegno - fatto di pochi tratti che definiscono corpi spesso sgraziati, ma molto espressivi, e di pochi colori plumbei -, l’opera assume un’atmosfera sospesa, a tratti poetica ed estatica, che ben trasmette il senso di fine ma anche quello di profonda connessione umana che si percepisce alla fine del fumetto.
Su un binario simile, ma non identico, si muove Astra Nova: ancora una volta la fantascienza distopica fa da sfondo, ma il cast è più ristretto e lo stile minimale si arricchisce di una colorazione a pennarello e di sfumature che richiamano il Manuele Fior di Celestia. La storia ruota attorno alla solitaria Nova, ragazza che ha sacrificato tutto per la sua formazione e per il suo lavoro, e per questo è stata selezionata per una missione senza possibilità di ritorno nello spazio profondo. Un grande onore professionale che deve però essere preceduto da un'obbligatoria festa di addio. Un piccolo stratagemma narrativo che permette a Blumen di raccontare la realtà di un mondo lavorativo che richiede sempre di più dai lavoratori e che solo in apparenza si occupa della salute, soprattutto mentale, di persone schiacciate in ingranaggi competitivi e ansiogeni.
Questa analisi si sviluppa attraverso l’approfondimento del ristretto gruppo di personaggi che si ritrovano nella villa di Nova: si parla più in generale degli obblighi imposti dalla società che si scontrano con le inclinazioni personali (identità di genere e orientamenti sessuali, ma anche sogni e aspettative tradite) e si ribadisce la necessità di legami profondi, quelli che ci permettono di vivere una vita piena e significativa. Il finale, scontato ma anche inevitabile, chiude il cerchio nell’evoluzione del personaggio di Nova, che in questo breve viaggio nel passato con gli amici di un tempo ritrova quei sentimenti e quegli aspetti di sé che la corsa al successo personale l’avevano portata a mettere da parte. Lo storytelling e lo stile di Blumen si evolvono verso una maggiore ricerca di dettagli, una migliore gestione dei passaggi di scena e un’attenzione alla parte emotiva della narrazione.
Con Cinghiali, Blumen sceglie di cambiare genere e stile in maniera più netta: la vita della make-up artist influencer Nina, così scintillante davanti alle telecamere, è in realtà piuttosto solitaria e poco di successo nella quotidianità. L’entrata in scena di uno stalker misterioso fa precipitare gli eventi e genera un cambio improvviso all’esistenza della ragazza. Dimenticata la fantascienza, qui le atmosfere da thriller psicologico che richiamano Perfect Blue di Satoshi Kon sono messe al servizio di una storia che, senza didascalismi o ricerca di morale, si interroga sul mondo della moda e del successo, ma soprattutto sulle relazioni sociali ai tempi dei social media. Si parla di sessismo, di tossicità dei luoghi di lavoro, dell’interesse morboso per le vite degli altri e del trionfo della forma e delle apparenze sulla sostanza in un crescendo di inquietudine e ansia costruito in maniera davvero interessante dall’autrice: sia la costruzione delle tavole che la scelta delle inquadrature, ma soprattutto quella del colore (rosa shocking che via via si scurisce sempre di più virando al rosso sangue) concorrono a definire atmosfere e a trasmettere messaggi sottili, che scavano a livello inconscio, facendo passare in secondo piano alcune incertezze nel tratto e nella definizione dei volti, che qui cerca di andare oltre il minimalismo delle prime due opere.
La scelta di un numero ridottissimo di personaggi permette all’autrice di creare parallelismi, di far specchiare gli uni negli altri, facendo così emergere nuove domande e riflessioni proprio in questi spazi. L’uso del cinghiale che dà il titolo al fumetto è poi un modo tanto lineare quanto potente di far scontrare il mondo rosa artificiale e plasticoso della protagonista con quello selvaggio, reale e diversamente, ferinamente bello della realtà, come raccontato da lei stessa nell’intervista fatta per Lo Spazio Bianco.
Sebbene molto diversi tra loro per temi, sviluppo o stile, i tre racconti rappresentano l’evoluzione e la voglia di sperimentazione dell’autrice: da un lato il cast dei personaggi si riduce e si focalizza su un maggiore approfondimento psicologico, con una narrazione che si fa via via sempre meno episodica e sempre più distesa; dall’altro il tratto diventa sempre più dettagliato, passando da un minimalismo sintetico a uno stile più sfaccettato, che lavora anche sulle prospettive, sui cambi di inquadratura e sull’uso narrativo del colore.
Questa progressione rappresenta non una trasformazione dello stile, quanto più un suo accrescimento che incorpora nuovi elementi senza dimenticare quelli precedenti, andando a definire una poetica sempre più personale e riconoscibile.
Viste queste premesse, il nome di Lisa Blumen è sicuramente uno di quelli da continuare a seguire per il futuro, uno di quelli da studiare per capire l’attuale generazione di fumettisti e fumettiste che interrogano questo presente con la loro arte multiforme e metamorfica.











