Retrocomics speciale - 9 fumetti sul lavoro
Consigli di lettura per la Festa dei lavoratori
Puntata speciale per questa rubrica. Speciale per il tema trattato: oggi, Primo maggio, ci piace parlare di fumetti che hanno a che fare con il lavoro, le sue storture, le sue molte zone d’ombra, ma anche le peculiarità positive. D’altronde il fumetto stesso è un lavoro che nasce da una o più persone, uno sforzo che coinvolge e alcune volte sconvolge.
Ma è una puntata speciale anche perché sono circondato da gente che stimo e che apprezzo, esseri umani che hanno usato parte del loro -poco - tempo libero per essere qui; e di questo non posso che essergliene grato!
Come sempre editing al minimo per restituirvi il più possibile la loro voce.
Iniziamo?
Iniziamo.
ALESSIO FASANO
Pensa, scrive, agisce. Agitatore culturale e brigante della parola.
Lo scontro quotidiano di Manu Larcenet (Coconino Press)
Lo scontro quotidiano è un capolavoro, non solo per via della narrazione perfettamente portata, della regia, della postura narrativa, ma anche per la riflessione che riesce a svolgere intorno alla vita degli esseri umani. Non si può non parlare di lavoro come motore allora, come parte di questo “scontro quotidiano” che l’autore mette in scena. È il conflitto continuo tra l’essere umano e ciò che fa per vivere, che funge anche da bussola per orientarsi e darsi un'ontologia: io sono un operaio, io sono un fotografo, io sono un soldato. Sono proprio queste definizioni a essere messe in discussione da questo meraviglioso fumetto. Siamo quello che facciamo, e anche quello che abbiamo fatto, certo, ma forse siamo molto più di questo, e spesso non ce ne accorgiamo. Dobbiamo convivere col nostro modo di essere e di provare a stare al mondo e, allo stesso tempo, con ciò che vorremmo essere e diventare, ciò che vorremmo rappresentare, senza nel frattempo farci schiacciare da questa aspettativa di noi stessi.
Complicato, essere umani. Ma è proprio in questa complessità che Manu Larcenet riesce a trovare uno spirito dell’umanità nella sua molteplice manifestazione. I personaggi che vengono raccontati in questa storia sono tutti molto diversi, ma in qualche modo, portano con loro lo stesso fuoco. E allora in tutto questo marasma, in questa confusione terribile fatta di dolore e sopravvivenza quotidiana, chi, ma soprattutto, cosa siamo noi?
Larcenet trova una risposta di McCarthyana memoria: noi siamo coloro che proteggono, portano, e soprattutto infine, passano, il fuoco che ci è stato affidato.
Una storia vivida e lucida sullo stare al mondo, sul conflitto delle prospettive umane e sull’accettare di far parte di un organismo pulsante molto più grande che non è la società in quanto tale, bensì lo spirito primigenio che distingue questi bipedi spelacchiati da tutte le altre razze animali: l’umanità.
DEE SASTROUS
Sceneggiatrice, militante, una delle anime di Antifa!nzine. Questi sono solo tre dei molteplici aspetti che contraddistinguono Dee Sastrous.
Ducks di Kate Beaton (Bao Publishing)
L’opera di Kate Beaton è un grido che squarcia il silenzio sulla schiavitù moderna. La migrazione verso le miniere dell’Alberta rappresenta il fallimento di un sistema che trasforma il desiderio di istruzione in un asfissiante debito studentesco. Siamo di fronte a una generazione costretta a vendersi al mostro estrattivista per riscattare la propria libertà finanziaria.
In Ducks, Beaton mette a nudo una patologia strutturale: un’inerzia distruttiva che trasforma l’uomo in un ingranaggio cieco e brutale, capace di riappropriarsi di una parvenza di potere solo attraverso l’abuso agito sul corpo delle donne, bersaglio supremo di un meccanismo che le schiaccia sotto il peso di frustrazioni nate altrove.
Il maschilismo sistemico dei giacimenti trasforma l’ambiente di lavoro in un territorio di caccia. La violenza di genere e lo stupro diventano ingranaggi necessari alla produzione, protetti da una normalizzazione che i media scelgono di ignorare o raccontare in modo strumentale e sensazionalistico.
La metafora delle anatre intrappolate nel petrolio riflette la nostra condizione di soggetti sacrificabili, soffocati dalla stessa sostanza che garantisce il profitto dei padroni.
Tecnicamente, il segno di Beaton evolve in una cronaca visiva spietata, capace di rendere tangibile il peso dell'aria satura di tossine. Mentre i personaggi sono disegnati con uno stile minimalista (quasi cartoon), i paesaggi e i macchinari sono mastodontici, dettagliati e opprimenti. Il contrasto visivo tra la ferocia dei macchinari e la disperata umanità di una torta condivisa tra colleghi evidenzia la resistenza dei corpi in un contesto alienante. I paesaggi maestosi del Canada vengono violati insieme ai lavoratori: l’inquinamento è l'impronta indelebile del capitale.
Ducks è un’opera necessaria che ridefinisce il concetto di graphic journalism. È una storia di sopravvivenza e trauma, ma anche un atto d’amore verso la propria terra d'origine e verso quella versione di sé che, per necessità, ha dovuto affrontare il mostro nel cuore del Canada. Una lettura essenziale per un Primo Maggio di lotta.
FEDERICA POLLY POLLINO
La sua bio su Instagram recita così: “parlo di me attraverso anime & manga”. Esaustiva e completa come descrizione, per cui la rubiamo.
Tokyo Higoro - Giorno per giorno di Taiyo Matsumoto (J-Pop Manga)
Shiozawa è un amante viscerale del manga, nonché editor che ha consacrato la propria vita al lavoro. Tuttavia, dopo un errore "fatale", decide a malincuore di dimettersi e compiere un metaforico seppuku. Si congeda da amici e colleghi, tenta di separarsi dai suoi volumi, ma - logorato dal dubbio - sceglie di concedersi un’altra occasione, dando forma a un progetto personale che incarni la più autentica essenza dell’arte.
Così, giorno per giorno, l'uomo batte le vie di una Tokyo moderna, incontrando vecchie glorie del passato, interrogandosi su ciò che ha costruito, chiedendosi se sia davvero riuscito a trasmettere i suoi ideali.
Attraverso gli occhi di Shiozawa, Matsumoto compone un mosaico di esistenze, muovendosi nelle viscere della bestia: l'editoria nipponica. Narra di libertà creative, rimpianti e ostinazione, fallimenti e successi. È un manga che parla di manga, ed è chiaro come il sole quanto noi lettori percepiamo solo una superficie patinata di quell'universo, ignorando le dinamiche tossiche e la pressione che schiacciano editor e autori: ritmi serrati, notti insonni, senso d’inadeguatezza.
Un sistema che consuma chiunque, alimentato da pretese disumane, persino per chi spaccia per "normale" un'insana concezione del lavoro: non si vive più per fare arte, ma si è vittime di un'illusione collettiva, la bugia di una qualsivoglia libertà creativa, che in realtà cela stress, burnout, e - talvolta - morte.
Un meccanismo venefico, eppure necessario per chi respira inchiostro.
GIOVANNI CAMPODONICO
Memoria storica del fumetto statunitense: ha letto moltissimi fumetti, ne ha scritto parecchio e ne sa ancora di più.
Dylan Dog 356 - La macchina umana di Alessandro Bilotta e Fabrizio De Tommaso, lettering di Luca Corda (Sergio Bonelli Editore)
Ogni tanto capita di parlare di argomenti molto popolari, in luoghi molto popolari. Al comizio di paese, urlare che il prodotto tipico della regione sia molto buono crea grande entusiasmo, e ci verrebbe da pensare, non con poca malizia, che si cerchi di raccattare facili consensi. Al tempo stesso però, se qualcosa è vero, il dirlo molte volte non lo rende meno reale. La macchina umana di Bilotta e De Tommaso è una critica al mondo del capitalismo, del lavoro con una particolare enfasi su quello impiegatizio, pubblicata su una delle testate più nazionalpopolari dell'Italia tutta. Il nostro eroe Dylan Dog, da arguto e anticonvenzionale indagatore dell'incubo, durante un'indagine viene assorbito da un'azienda tentacolare che nasconde ben più di un mistero, e piano piano avvizzisce mentre tutto quello che può guadagnare dall'esperienza, nulla vale in comparazione al tempo che la corporazione gli sta rubando.
Si potrebbe dire che De Tommaso fa degli esperimenti pregevolissimi, cambiando tratto in varie occasioni creando delle immagini veramente interessanti. Si potrebbe dire che Bilotta ogni tanto il sottotesto lo sottolinea col pennarellone, e in alcuni momenti questo inficia un poco il messaggio. Oppure si potrebbe dire che nella mia vita sono stato per anni libero professionista, e nel momento in cui ho messo piede in un ufficio per la prima volta per un semplice tirocinio universitario, mi sono sentito soffocare. Perché certo, un concetto interessante è come una bella barzelletta: il fatto che io l'abbia già sentita, non significa non possa far ridere (o riflettere) qualcun altro.
La sentite anche voi, quella mano invisibile sul collo adesso, sì?
GIUSEPPE LAMOLA
Oltre a guidare questo portale continua imperterrito la sua missione di far scoprire i più bei fumetti a quante più persone riesce. Mica male come modo di impiegare il proprio tempo.
Odio di Gomito di AA. VV. (Sottobosco)
Odio di Gomito è un volume antologico autoprodotto che raccoglie varie storie brevi di ben dodici voci interessanti del fumetto indie contemporaneo, con la cura e la supervisione di Negrito Loco e Ale Stallo.
Le storie, sia autobiografiche sia semplicemente verosimili, delineano un mosaico ampio e variegato sulle dinamiche lavorative, tra ironia, rabbia e disincanto.
È un'antologia decisamente e tristemente contemporanea, densa di significati, ben espressi già nella splendida e filosofica introduzione di Matteo Camerini in cui si parla di un "sistema vede ogni attività improduttiva come uno spreco. Relega le attivitè desiderate a quello che nomina (non a caso) tempo libero".
È una forma di denuncia e di resistenza contro l'alienazione, il precariato, lo sfruttamento e l'assenza di libertà legati al mondo del lavoro nella società odierna e lo fa con una forza e un coraggio invidiabili.
I racconti sono uniformati dalla scelta visiva di utilizzare come unico colore, oltre al bianco e nero, il verde. Un colore cupo, come quello del dollaro (perché le dinamiche economiche sono tristemente inevitabili), o come il verde di qualcosa che è quasi andato a male, che è stato sfruttato fino all'osso. Forse possiamo intravedere anche un po' del verde brillante e promettente della speranza, ma magari è solo che abbiamo una bruschetta nell'occhio o la bellezza del concept di questo volume ci ha fatto commuovere.
N.B. Se poi volete leggere altre autoproduzioni su tema, come il volume Precariato infinito (frutto della collaborazione tra la rivista di informazione a fumetti La Revue e il festival BiComix di Bisceglie), vi consigliamo un bel pezzo di Mecenate Povero per Linkiesta (lo trovate qui).
LUCA FRIGERIO
È una forma di denuncia e di resistenza contro l'alienazione, il precariato, lo sfruttamento e l'assenza di libertà legati al mondo del lavoro nella società odierna e lo fa con una forza e un coraggio invidiabili.
I racconti sono uniformati dalla scelta visiva di utilizzare come unico colore, oltre al bianco e nero, il verde. Un colore cupo, come quello del dollaro (perché le dinamiche economiche sono tristemente inevitabili), o come il verde di qualcosa che è quasi andato a male, che è stato sfruttato fino all'osso. Forse possiamo intravedere anche un po' del verde brillante e promettente della speranza, ma magari è solo che abbiamo una bruschetta nell'occhio o la bellezza del concept di questo volume ci ha fatto commuovere.
N.B. Se poi volete leggere altre autoproduzioni su tema, come il volume Precariato infinito (frutto della collaborazione tra la rivista di informazione a fumetti La Revue e il festival BiComix di Bisceglie), vi consigliamo un bel pezzo di Mecenate Povero per Linkiesta (lo trovate qui).
LUCA FRIGERIO
Il custode di questa rubrica. Se non sta qua lo potete trovare a scrivere fumetti o a lanciare anatemi vari.
Trashed di Derf Backer (Gribaudo)
Trashed di Derf Backer porta dentro di sé tutti i crismi del fumetto underground statunitense: segno graffiante, black humour che non risparmia niente e nessuno e situazioni disgustose e per questo ancora più realistiche rispetto a molti fumetti che ingentiliscono gli stessi temi che trattano.
Trashed parla del periodo in cui l'autore svolse l’attività di operatore ecologico o, come si chiamava nei decenni scorsi, lo spazzino; un lavoro che ti mette a contatto con l’immondizia delle persone e con quello che viene considerato non più utile o addirittura negativo.
Questo tipo di occupazione è spesso accompagnata da un velo di invisibilità: la nostra società ne ha bisogno, ma non ama vedere chi se ne occupa, ecco che allora si decide di fondere queste persone coi loro lavori relegandoli, perciò, a mera mansione. Diventano occupazioni, non hanno nome e per questo non sono assimilabili a esseri umani.
Tutto questo Backer lo impara sulla sua pelle, quando da tizio che butta (male) la pattumiera perché tanto “se ne occuperanno gli spazzini” diventa proprio una di queste figure costretta a occuparsi di escrementi, vermi e... pianoforti. Si ride, tanto, si impreca, parecchio, sulla natura umana, ma si riflette anche sul fatto che molti dei rifiuti che devono essere smaltiti sono imballaggi; imballaggi che non hanno nessuna altra funzione se non quella di proteggere il fulcro della società capitalistica, ovvero il continuo acquisto di merci dal dubbio valore.
Il fumetto è intervallato da inserti informativi storici sull’immondizia e proprio questi inserti sono uno degli aspetti più interessanti di Trashed, perché ci permettono di fermarci a pensare alla quantità di energie e di materie che diamo per scontate, come anche al lavoro che molte persone fanno per permetterci di non vivere come si viveva decenni fa a New York -spoiler: con orde di maiali in giro a mangiarsi la spazzatura.
MARCO D’ANGELO
Trashed parla del periodo in cui l'autore svolse l’attività di operatore ecologico o, come si chiamava nei decenni scorsi, lo spazzino; un lavoro che ti mette a contatto con l’immondizia delle persone e con quello che viene considerato non più utile o addirittura negativo.
Questo tipo di occupazione è spesso accompagnata da un velo di invisibilità: la nostra società ne ha bisogno, ma non ama vedere chi se ne occupa, ecco che allora si decide di fondere queste persone coi loro lavori relegandoli, perciò, a mera mansione. Diventano occupazioni, non hanno nome e per questo non sono assimilabili a esseri umani.
Tutto questo Backer lo impara sulla sua pelle, quando da tizio che butta (male) la pattumiera perché tanto “se ne occuperanno gli spazzini” diventa proprio una di queste figure costretta a occuparsi di escrementi, vermi e... pianoforti. Si ride, tanto, si impreca, parecchio, sulla natura umana, ma si riflette anche sul fatto che molti dei rifiuti che devono essere smaltiti sono imballaggi; imballaggi che non hanno nessuna altra funzione se non quella di proteggere il fulcro della società capitalistica, ovvero il continuo acquisto di merci dal dubbio valore.
Il fumetto è intervallato da inserti informativi storici sull’immondizia e proprio questi inserti sono uno degli aspetti più interessanti di Trashed, perché ci permettono di fermarci a pensare alla quantità di energie e di materie che diamo per scontate, come anche al lavoro che molte persone fanno per permetterci di non vivere come si viveva decenni fa a New York -spoiler: con orde di maiali in giro a mangiarsi la spazzatura.
MARCO D’ANGELO
Cresciuto a Pane e Goldrake, per mestiere si occupa di comunicazione, per passione di Fumetti, con rara competenza.
Ken Parker 58 - Sciopero di Giancarlo Berardi e Ivo Milazzo (Sergio Bonelli Editore)
Boston, fine Ottocento. Le prime 3 tavole, articolate in 11 vignette, sono mute, neanche un'onomatopea. Eppure la regia di Berardi e Milazzo ci fa sentire il suono scrosciante della pioggia che martella sulla fila di esseri umani in cerca di lavoro in fabbrica. Ken Parker è solo uno dei tanti: per leggere il suo nome, anche se "titolare" del fumetto, dovremo aspettare molte vignette.
Quella fila dice già tutto: Ken non guida, partecipa. L'eroe del West, abbandonata la prateria, entra in fabbrica, subisce la catena di montaggio, ascolta chi parla di sindacato senza averlo cercato. Tenta di leggere Il Capitale: «Un libro che tratta di lavoratori dovrebbe essere comprensibile almeno ai lavoratori». La lotta operaia lo attraversa e lui ne diventa parte. In un’altra splendida sequenza quasi muta si ritrova in marcia per dignità e diritti. Come esplicita la copertina (omaggio al Quarto Stato di Pellizza da Volpedo), l'atto eroico non è più solitario ma collettivo.
Sciopero, episodio #58 del 1984, è una delle vette della saga di Ken Parker ma anche il congedo dalla sua declinazione editoriale più canonica. La serie, nel formato mensile Bonelli “quaderno” a 96 pagine, chiuderà col numero seguente. In appena 7 anni gli autori genovesi hanno riscritto le regole del fumetto popolare ma ritengono di aver reso il loro eroe inadatto per temi e forme a quel contesto produttivo. Come gli operai della storia, rivendicano condizioni di lavoro diverse: faranno migrare Ken verso le riviste d'autore, con il sogno di un fumetto libero da ogni vincolo. Forse anche questa una struggente utopia.
MOONY.RADIOBOOKS
Insegnante a tempo pieno e vorace lettrice nel poco tempo libero. Ha troppe passioni e poco spazio per loro.
Il mare verticale di Brian Freschi e Ilaria Urbinati (Bao Publishing)
Il mare verticale di Brian Freschi e Ilaria Urbinati è una graphic novel che mi ha chiamata a sé nel 2024 e da allora è rimasto in un cassetto della mia mente. Lo vedevo sugli scaffali delle librerie, ma non mi pareva mai il momento giusto per leggerlo. Ora che quel momento è arrivato, posso ben dire che ne è valsa la pena.
Perchè India è una maestra come me, ama il suo lavoro (ne ha quasi fatto la sua personalità a momenti… ehm ops) e ha 29 anni. E sempre come me, non si sente completamente a posto nella sua pelle. Con i suoi alunni sta bene, si sente a suo agio e può esprimersi al 100% con passione e creatività, lasciando i suoi problemi fuori dalla porta. Ma i suoi problemi sono gli attacchi di panico. Purtroppo un giorno, il mare e il buio da cui si sente come sommersa, entrano in classe. Da lì in poi il mondo intorno a lei diventerà assillante e ostile, additandola come inadeguata, soprattutto all’insegnamento.
India non si arrende e vuole essere onesta con sé stessa e i suoi bambini: mette per iscritto i suoi dubbi e la sua situazione, trasformando il tutto in una storia fantastica e avventurosa che racconta in classe.
Non esiste una strada giusta e nel frattempo ci sono tempeste da affrontare, ma è importante arrivare a conoscersi meglio e ad essere più consapevoli.
“Ti chiamerei… Aria. Come quando hai ripreso a giocare.”
Per la Festa dei Lavoratori è quindi importante, oltre a tutte le battaglie per i diritti che già sono in corso, ricordarsi che ci possono essere battaglie personali. Ti fanno mancare l’aria, e anche se hanno un nome spaventoso, bisogna conoscerle e cercare di affrontarle, per rendere il posto di lavoro un ambiente inclusivo e dignitoso. Per ripartire con la vita.
LASCIMMIABLU
Diffonde manga senza sosta: sono ormai moltissimi coloro che si affidano ai consigli del primate dal colore atipico.
India non si arrende e vuole essere onesta con sé stessa e i suoi bambini: mette per iscritto i suoi dubbi e la sua situazione, trasformando il tutto in una storia fantastica e avventurosa che racconta in classe.
Non esiste una strada giusta e nel frattempo ci sono tempeste da affrontare, ma è importante arrivare a conoscersi meglio e ad essere più consapevoli.
“Ti chiamerei… Aria. Come quando hai ripreso a giocare.”
Per la Festa dei Lavoratori è quindi importante, oltre a tutte le battaglie per i diritti che già sono in corso, ricordarsi che ci possono essere battaglie personali. Ti fanno mancare l’aria, e anche se hanno un nome spaventoso, bisogna conoscerle e cercare di affrontarle, per rendere il posto di lavoro un ambiente inclusivo e dignitoso. Per ripartire con la vita.
LASCIMMIABLU
Diffonde manga senza sosta: sono ormai moltissimi coloro che si affidano ai consigli del primate dal colore atipico.
Hirayasumi di Keigo Shinzo (J-Pop Manga)
In una casina di periferia, zona franca rispetto alle richieste del mercato mainstream, un’anziana signora e un freeter sulla soglia dei trent’anni preparano un tonkatsu. Lei ha lavorato tutta la vita e ora abita sola, lui ha lasciato un lavoro da sogno per vivere alla giornata. Un incontro tra persone marginalizzate perché socialmente improduttive, ma proprio per questo capaci di assaporare un qui e ora partecipato, comunitario e, soprattutto, libero. Il loro è un primo punto di contatto che non tarderà a diramarsi in altri incontri, in un manga corale con un cast di outsider per scelte di vita e modi di essere.
Hirayasumi è fatto di stradine parallele alle grandi e trafficate arterie di Tokyo, dove le insegne luminose lasciano spazio a tetti in ondulina e palme.
È una storia di divergenze dalle aspettative sociali, da un’identità e una felicità dell’individuo basata su dei ruoli preimpostati di lavorator3 - marito/moglie - genitore, che rischiano di diventare mero alienante simulacro.
È un giorno di riposo, come suggerisce il titolo, dalla macchina capitalista del produci e consuma.
Keigo Shinzo lo racconta con il tratto delicato e arioso che lo contraddistingue, soffermandosi su sprazzi di una quotidianità dolceamara, da assaporare insieme nella sua piena interezza.
Rubrica a cura di Luca Frigerio














