Non è una questione di genere – Il nuovo dossier audace (prima parte)
I progetti audaci ritornano con un focus sulle donne che lavorano nel mondo del fumetto
Non è una questione di genere, è questo il titolo che noi donne della redazione audace abbiamo deciso di dare a questo Dossier.
Per tanti anni gli stereotipi di genere hanno inquinato il mondo del fumetto, italiano ed estero. Frasi come «sei una donna, dovresti scrivere rosa» o appellativi a scrittrici come Carolina Invernizio, autrice horror chiamata dalla critica “la casalinga di Voghera”, sono diminuiti, ma mai spariti completamente dall’immaginario.
Anche alla sottoscritta, poco più che una fan della scrittura, in più occasioni è stato detto «pensavamo che a scrivere questo racconto fosse un maschio». Ma che significa essere “un maschio” quando si scrive? È una questione di sensibilità, di personalità, di argomenti preferiti, o di un immaginario che sentiamo rassicurante perché familiare nella nostra testa?
Ci fa sentire più tranquilli pensare a una donna che scrive romanzi rosa e a un uomo che disegna fumetti supereroistici? Eppure, fortunatamente il panorama mondiale e italiano ci porta importantissimi esempi femminili di donne che disegnano supereroi. Basti pensare a Sara Pichelli, co-creatrice di Miles Morales, o a Mirka Andolfo, che ha disegnato diversi personaggi DC come Harley Queen e Wonder Woman.
Il dossier che noi della redazione audace vi portiamo nel corso di queste settimane ha quindi una duplice ratio: la prima è quella di analizzare il fenomeno, vedere se c’è una problematica di genere e quanto questa sia ancora radicata nel mondo editoriale fumettistico; la seconda è quella di dare risalto a delle professionalità purtroppo sottovalutate nel mondo del fumetto, che lavorano dietro le quinte e che non sono direttamente autrici degli albi che tanto amiamo.
Parliamo di editor, letteriste, grafiche, traduttrici e, ovviamente, direttrici editoriali. Tutte quelle persone che fanno un lavoro invisibile ai non addetti ai lavori, ma assolutamente indispensabile. Questo dossier si ripromette di portare sul palcoscenico tutte loro, in modo che anche gli appassionati un po’ più “casual” possano conoscere l’enorme attenzione e cura che ci sono dietro ai fumetti.
Abbiamo pensato di farlo andando direttamente alla fonte, quando possibile, con approfondimenti e interviste che rilasceremo nel corso delle settimane. Tutto questo con un’idea ben chiara in testa: chiedere a una donna solo se si senta discriminata in quanto donna e non se il lavoro che fa è discriminante in sé, e non vogliamo tramutare la questione in una scialba guerra tra sessi, ma un momento d’incontro e di conoscenza. Per questo, proprio con l’intento di volerci concentrare su una tematica di genere che sentiamo urgente, riteniamo indispensabile chiedere a queste professioniste in primis del loro lavoro creativo, in modo che possiate entrarci anche voi e toccare con mano una realtà che magari prima non conoscevate.
Per parlare inoltre correttamente del presente, di questione (o non questione) di genere nel 2026, bisogna poi capire da dove siamo partiti. Questo dossier inizia quindi con questo, con la storia del fumetto femminile italiano.
Le fumettiste in Italia – prima parte
Raccontare la storia delle fumettiste in Italia non è compito facile. Da un lato, un approccio prettamente cronologico potrebbe risultare arido per descrivere tutto ciò che è successo dal dopoguerra a oggi, dall’altro per fare dei passaggi tematici degni di questo nome tra le donne che sono state protagoniste del fumetto in questi anni, potrebbe non bastare l’intero dossier.
Cercheremo quindi di dare risalto ai volti principali e alle innovazioni che hanno portato. I nomi da citare - per fortuna - sono tantissimi, ma questo spazio - purtroppo - è molto più ristretto e incapace di contenerli tutti. Ai fini editoriali, è stato dunque necessario prendere delle decisioni e per questo motivo, all’interno di questo dossier, non troverete menzionati i lodevoli contributi che le professioniste italiane hanno apportato ai comics statunitensi o al vasto mercato franco-belga.
Per cercare di offrire un lavoro il più possibile completo, abbiamo scelto di suddividere questo resoconto in due parti, seguendo non tanto un criterio cronologico, ma assecondando i collegamenti emersi spontaneamente esplorando la storia di queste donne, che in alcuni casi hanno condiviso spazi, idee e formati. In particolare, la prima parte sarà dedicata al fumetto da libreria e alle riviste, contesti in cui molte delle autrici qui menzionate hanno esordito e lavorato, in un periodo in cui il concetto editoriale di graphic novel come lo intendiamo oggi ancora non esisteva. La seconda parte, invece, si concentrerà sulle pubblicazioni seriali strettamente intese.
Iniziamo!
La storia delle donne nel fumetto in Italia inizia quindi durante la Seconda guerra mondiale, con l’esordio per Edital nel 1941 di quella che è considerata essere la prima fumettista italiana: Lina Buffolente.
Disegnatrice, Buffolente nel corso degli anni lavorò per diverse case editrici per il mercato italiano ed estero, tra cui il mercato francese. Già allora sembrava sfidare quelli che sono gli stereotipi di genere, disegnando moltissime storie d’avventura, soprattutto western per il fumetto e, per le illustrazioni, diverse storie di Salgari.
Gli anni ‘40 del Novecento aprirono dunque le danze alla presenza delle donne nell’editoria fumettistica italiana e dal 1954 anche Grazia Nidasio iniziò a contribuire, avviando una lunghissima collaborazione con il Corriere dei Piccoli come autrice e caporedattrice. Dalla matita della donna sono usciti diversi personaggi degni di nota, tra cui Valentina Mela Verde e Stefi, sua sorella, con le quali vengono esplorate l’adolescenza e tutte le turbolenze tipiche di quella fascia d’età. Stefi diventerà più tardi anche assidua commentatrice del Corriere (dei grandi) e l’autrice utilizzerà la bambina di otto anni per portare avanti idee all’avanguardia.
Il Corriere dei Piccoli e Grazia Nidasio stessa hanno ispirato anche altri nomi fondamentali della storia del fumetto, come Laura Scarpa che, evidentemente, non ha mai sentito il detto “chi sa fare, fa; chi non sa, insegna” (o se l’ha udito, ha deciso per nostra fortuna di ignorarlo).
Scarpa è infatti autrice a tutto tondo di fumetti e saggi, e ha fondato e diretto riviste come Scuola di Fumetto e Animals. Nel corso della sua carriera, ha scritto storie per periodici come Linus, Orient Express e Ragazza In, dove nel 1987 è nato il suo personaggio più famoso: Martina. Dopo aver raggiunto vette precluse ai più, ha deciso però di spingersi oltre, creando la prima scuola italiana di fumetto online per condividere quanto appreso e fondando la ComicOut, associazione e casa editrice che ha come obiettivo la promozione del fumetto in qualità di linguaggio autonomo e arte.
Un’altra figura chiave del fumetto italiano contemporaneo è Vanna Vinci. L’atmosfera nelle sue storie è profondamente onirica ed emerge sempre una grande attenzione ai personaggi. Nel 1998 ha disegnato per la rivista Mondo Naïf la serie Guarda che luna, sui testi di Giovanni Mattioli, e ha poi collaborato con case editrici come Kappa Edizioni, Rizzoli Lizard e Bonelli. Vinci è inoltre la creatrice della “bambina filosofica”, che ha esordito sulla rivista Linus.
Un ulteriore nome a lungo ricorrente tra le pagine di Linus è stato quello di Fulvia Serra, che è stata direttrice della storica rivista dal 1981 al 1995. Tuttavia, Linus non fu l’unico periodico ad avere la fortuna di essere guidato da Serra. Lo stesso accadde infatti con Corto Maltese, rivista da lei ideata e diretta. È grazie al suo fiuto per le belle storie che, attraverso le pagine del periodico, sono giunte in Italia opere come Watchmen, V for Vendetta, Elektra Assassin e The Dark Knight Returns.
Per quanto riguarda invece l’arrivo di opere dal mondo asiatico, questo è stato reso possibile grazie a Barbara Rossi, una dei membri dei Kappa Boys (insieme a Andrea Baricordi, Massimiliano De Giovanni e Andrea Pietroni), con cui ha creato la fanzine Mangazine, specializzata in fumetti giapponesi, edita da Granata Press.
Pensando sempre a una dimensione internazionale, non si può non citare il contributo di Francesca Ghermandi, fumettista e illustratrice centrale nel panorama del fumetto d’autore contemporaneo. Le sue opere sono state tradotte e pubblicate all’estero e ha preso parte a importanti festival e mostre internazionali. Il suo stile dinamico e votato alla sperimentazione l’ha portata a collaborare con realtà editoriali come Frigidaire, Internazionale e il manifesto.
In questo panorama s’inserisce più di recente anche Sonno, autrice che, formatasi nel circuito delle autoproduzioni e delle fanzine, ha progressivamente esteso il proprio lavoro anche all’ambito editoriale e giornalistico, collaborando con antologie (come ad esempio La Rabbia, edita da Einaudi) e con il quotidiano Domani, per il quale ha curato l’inserto mensile Fumetti (ora parte dell’inserto culturale Finzioni).
Parlando del fumetto contemporaneo, è impossibile non nominare anche Zuzu, che si è affermata come una delle sue voci più riconoscibili degli ultimi anni. Ha esordito con Cheese, pubblicato da Coconino Press, e ha pubblicato graphic novel in cui emergono temi come la costruzione dell’identità, il desiderio e la percezione del proprio corpo, con uno stile di narrazione particolarmente intimo.
Infine, Rita Petruccioli è un'autrice che si distingue per la capacità di coniugare la questione di genere e la narrazione fumettistica, come per esempio avvenuto nel suo ultimo volume Medea, un re-telling della famosa tragedia greca traslato nello spazio (ne abbiamo parlato in questa recensione), edito da Bao Publishing. È inoltre una figura attiva anche sul piano dell’impegno civile e del giornalismo, avendo collaborato con La Revue a fumetti d'inchiesta come Da che mondo è mondo, sul tema della violenza ostetrica. Fa parte del Collettivo Moleste, un gruppo femminista e di mutuo ascolto nato con l’obiettivo di contrastare i comportamenti abusanti all’interno del mondo del fumetto e di promuovere maggiore consapevolezza e tutela professionale, raccogliendo l’adesione di numerose autrici e autori del settore. Non poteva, a fronte dell’argomento di questo dossier, non essere citato qui.
Negli ultimi anni, il fumetto italiano ha visto emergere con sempre maggiore forza narrazioni legate alle tematiche LGBTQ+ con opere in cui identità, orientamento e relazioni queer diventano fondanti e aumentano il campo del rappresentabile.
Un esempio significativo è Non facciamone un lesbodramma di Frad, fumettista e stand-up comedian nota per i suoi numerosi lavori dove con ironia e chiarezza affronta stereotipi e pregiudizi ancora radicati.
Sulla stessa linea si colloca il lavoro di Flavia Biondi, autrice che ha fatto dell’introspezione e dell’analisi delle relazioni il centro della propria produzione. In opere come La generazione, edita da Bao Publishing, esplora identità, appartenenza e fragilità emotive, restituendo una fotografia generazionale che intreccia il vissuto individuale e la realtà dei piccoli paesi, dove la tematica queer è ancora tabù.
Fondamentale è anche il contributo di Sara Colaone, illustratrice e docente all’Accademia di Belle Arti di Bologna, che con In Italia sono tutti maschi di Kappa Edizioni (poi ristampato da Oblomov Edizioni) ha riportato alla luce la persecuzione degli omosessuali durante il fascismo, dimostrando come il fumetto possa farsi strumento di memoria storica e politica.
Accanto a questi nomi, Irene Marchesini e Carlotta Dicataldo, spesso in collaborazione tra loro, inseriscono con continuità tematiche e personaggi LGBTQ+ nelle loro opere, con una spiccata predilezione per i temi sull’accettazione di sé e il desiderio di non renderla, per l’appunto, “una questione di genere”, ma di normalizzare la presenza di personaggi semplicemente diversi da quelli di solito rappresentati. Dimostrazione ne sono loro opere come Rebis o Lyndon. Queste autrici, con linguaggi e poetiche differenti, contribuiscono a rendere il fumetto uno spazio sempre più inclusivo, in cui le esperienze queer non sono più marginali o straordinarie, ma parte viva e legittima del panorama narrativo contemporaneo.
Tra le fumettiste contemporanee che, con il loro lavoro, hanno contribuito ad ampliare la platea delle persone che possono sentirsi realmente viste e rappresentate, non possiamo non citare Josephine Yole Signorelli, in arte Fumettibrutti. Con la sua voce genuina e irriverente, sa trasformare l’esperienza personale in un racconto collettivo, capace di ridare voce a chi troppo spesso la società tenta di rendere invisibile. Sui suoi social e nelle sue opere, come Romanzo esplicito e Tutte le mie cose belle sono rifatte, affronta temi che spaziano dalle relazioni all’identità di genere, dalla sessualità alle questioni politiche e sociali.
Chiudiamo questa prima parte della storia del fumetto femminile italiano, ricordando alcune autrici attive nel filone erotico: Cinzia Leone e la sua Gilda, Giovanna Casotto, Cristina Fabris e, più di recente, Mirka Andolfo che, oltre a disegnare per la DC, è ideatrice di protagoniste sensuali e divertenti come Angelina e Sweet Paprika.
Con queste autrici le protagoniste del fumetto si caricano di eros, di forme e di possibilità di essere sexy senza essere stereotipate. Perché l’emancipazione sta anche nella libertà di essere sensuali e, in generale, nella “possibilità”. La possibilità di una personaggia di essere sexy, avventurosa, determinata, ironica, divertente, dolce, senza essere incasellata in uno stereotipo. E come vale per una personaggia, così per la sua autrice.
Posso scrivere horror, posso scrivere avventura, fantascienza, giallo, romance, erotico e chi più ne ha più ne metta. Questo non fa valere il mio fumetto o la mia opera un centesimo di meno.
Non è una questione di genere.
Carlotta Bertola













