Le letture del mese 6 - marzo 2026

Cosa legge la redazione audace? Ecco sei fumetti che abbiamo letto nelle scorse settimane e di cui abbiamo finalmente modo di parlare


Ci sono fumetti che leggiamo ma di cui non abbiamo modo, per un motivo o per un altro, di parlare in maniera ampia. Opere che finiscono in un limbo, spesso immeritatamente, e che invece desideriamo trattare, anche solo per poche righe. Possono essere fumetti appena usciti o recuperi o ristampe o semplicemente volumi che attendevano da tempo sul comodino il loro momento.

Così, per dare spazio a ciò che legge la redazione, abbiamo pensato a un apposito spazio corale dal titolo Le letture del mese: brevi recensioni di fumetti sui quali pensiamo di avere qualcosa da dire.

Buone letture!


Due ragazze nude di Luz (Coconino Press)


Ah, se gli oggetti potessero parlare! Quante cose avrebbero da dire su di noi, sui nostri segreti e i nostri vizi, sul mondo che va avanti mentre noi invecchiamo (magari male, come le battute mal riuscite).
E se a raccontare una storia fosse un quadro? Senza dire nemmeno una parola, semplicemente mostrandoci ciò che ha visto e ascoltato nel corso dei decenni, come un film girato in soggettiva dove l’unica costante è lo sguardo di un oggetto nato per essere ammirato. Un oggetto che noi non vediamo mai (spoiler: tranne nell’ultima pagina) ma che percepiamo attraverso l’ambiente in cui si trova, luoghi diversi dove viene prima creato poi analizzato, ammirato, anelato, sequestrato e persino disprezzato. Su questi presupposti nasce Due ragazze nude, opera illuminata e illuminante di Luz (sì, il Luz di Charlie Hebdo), che gli è valsa il riconoscimento del Fauve d’Or al Festival di Angoulême nel 2025.
Si parte nel 1919, in un bosco vicino Berlino, dove osserviamo il pittore Otto Müller dipingere il quadro espressionista che dà il titolo alla storia e pian piano vediamo l’immagine prendere forma (in un’eccezionale sequenza iniziale, da antologia). Poi, attraverso il nostro “buco della serratura” rettangolare (ovvero le vignette a forma di quadro), Luz ci mostra ciò che avviene quando il dipinto passa di mano in mano e assiste, impotente come noi, all’ascesa del Nazismo, alla persecuzione degli ebrei europei e all’ineluttabile sviluppo di una delle pagine più cupe della storia del Novecento, parallelamente al tentativo di svilirne e svalutarne il valore artistico. E così seguiamo, fino all’ideale ideale (e circolare) chiusura all’inizio del nuovo secolo, il lungo e appassionante viaggio di un oggetto che è sopravvissuto a mille vicissitudini. Proprio come Luz, che quella famosa mattina di gennaio del 2015 si era svegliato tardi e non era nella redazione di Charlie Hebdo insieme ai suoi colleghi di redazione, in gran parte rimasti uccisi nel noto attentato. Chi meglio di lui avrebbe potuto narrare questa storia capace di rievocare la potenza dell’arte, tra dramma e memoria storica? Del resto anche i fumetti sono oggetti, e in casi come questo parlano eccome.

Giuseppe Lamola


Le avventure della città di Santa Chiara e dei suoi abitanti di Diego Miedo (Monitor Edizioni)

Esiste un campionario di vocaboli dell’orrore che, con la sua sola esistenza, qualifica perfettamente chi li pronuncia: "risorsa" per riferirsi a un lavoratore, ad esempio, oppure "locals", per riferirsi a un cittadino del posto che si visita. Ne Le avventure della città di Santa Chiara e dei suoi abitanti, per Monitor Edizioni, Diego Miedo ci racconta di una città violentemente tursitificata in un racconto di stampo satirico, in cui i cittadini sono diventati animali da studiare e nessuno può vivere una quotidianità normale. La città è stata venduta, sbranata, i suoi spazi di socializzazione sono diventati il parco giochi di chi dalla città guadagna. La città stessa si è svuotata, i suoi abitanti si sono rifugiati nelle colline circostanti, le loro case, quelle che facevano vivere il paese, sono case turistiche.
Con un'analisi fredda e tagliente Miedo racconta l’Italia intera e la sua svendita e impoverimento culturale. Ciò che più spaventa del suo fumetto è quanto quelle che sono le esagerazioni satiriche del racconto aderiscono sempre di più alla quotidianità che tutti noi viviamo.

Alessio Fasano



Zio Paperone - Il Papero più potente della Terra su Topolino 3653, 3659, 3662 e 3666 di Jason Aaron e AA.VV. (Panini Comics)


Jason Aaron torna a scrivere del papero più ricco di Paperopoli dopo il suo esordio con Zio Paperone e il decino dell’infinito su Topolino 3579 e lo fa con una miniserie in quattro parti incentrata sull’avventura e la nostalgia.
La saga, pubblicata sui numeri di Topolino 3653, 3659, 3662 e 3666, presenta delle flip cover come già visto anche sugli albi che contenevano il crossover con la Marvel What If…?
Le copertine di queste quattro uscite sono state affidate a una leggenda vivente dei comics americani: il nostro connazionale Gabriele Dell’Otto.
La storia vede lo Zione alle prese con una minaccia intergalattica: alieni conosciuti come gli Intenditori, infatti, sono sbarcati sulla Terra con l’intento di rubare tutti i tesori del mondo.
Paperone dovrà sventare i loro piani e nel frattempo nascondergli la reale posizione del suo famigerato patrimonio.
Lo sceneggiatore in questa saga ha più spazio per l’esplorazione del personaggio e sfrutta le tante pagine a disposizione per ripercorrere alcuni dei momenti più importanti della storia del vecchio papero, dando una grande importanza ai ricordi che questi custodisce e mostrandoci il suo lato più sensibile.
Ai disegni si alternano forse anche troppi artisti di punta (in ordine di apparizione: Mahmud Asrar, Ciro Cangialosi, Giuseppe Camuncoli, Daniele Orlandini, Ario Anindito, Esad Ribić, Pete Woods, Nick Bradshaw, Mirka Andolfo, Adam Kubert, Claudio Sciarrone, David Lafuente, Lorenzo Pastrovicchio, Alessandro Pastrovicchio, Andrea Freccero e Dale Eaglesham) e il risultato, per quanto eccellente dal punto di vista estetico, rallenta un po’ la fruizione di una saga che già di suo diluisce un po’ troppo i momenti d’azione.
Al netto di queste piccole imperfezioni, Il Papero più potente della Terra resta un’ottima saga per chi ama il personaggio di Paperon de’ Paperoni e un buon punto d'inizio per chi vuole approfondire meglio un personaggio che ha ancora moltissimo da dire e tante altre avventure da vivere.

Simon Savelli



Manga Stories di Haruki Murakami, Jean-Christophe Deveney e PMLG - (Einaudi)


Haruki Murakami è uno dei più grandi scrittori contemporanei, autore di opere del calibro di Norwegian Wood e Kafka sulla spiaggia. In Italia Einaudi ha pubblicato la maggior parte delle opere dell’autore. In questa prospettiva, l'editore ha proposto a fine 2025 Manga Stories, un adattamento a fumetti di quattro racconti brevi dell’autore (anche i racconti originali sono disponibili in Italia). I racconti sono trasformati in fumetti da due autori francesi: Jean-Christophe Deveney per la sceneggiatura e PMGL per le illustrazioni.
Il risultato finale è altalenante tra momenti estremamente riusciti - come ad esempio la terza storia - e altri in cui l’adattamento risulta più rigido e poco gradevole per il lettore - specialmente la prima storia -. Nel complesso le storie mantengono l’animo e le atmosfere tipiche di Murakami, ma l’aspetto grafico risulta poco convincente.
Il volume è consigliato per chi è già appassionato dello scrittore giapponese e vuole leggerlo in una nuova veste. Purtroppo lo stesso consiglio non vale per chi non si è mai approcciato a Murakami, perché le storie, nonostante mantengano lo spirito e le atmosfere dello scrittore, presentano un risultato finale comunque diverso e, per molti aspetti, decisamente inferiore rispetto ai romanzi originali. 

Giosuè Spedicato


Under Ninja di Kengo Hanazawa (J-Pop Manga)


Ultimamente provo a leggere alcuni manga senza conoscere nulla della trama e senza guardare chi sia l’artista che li ha creati. È andata così anche per Under Ninja, il nuovo lavoro di Kengo Hanazawa - già noto per I am a Hero - ovvero un manga focalizzato a rappresentare la situazione odierna dei ninja, ormai strutturati come un’organizzazione statale che si occupa di combattere il crimine e di svolgere mansioni di intelligence; il numero degli shinobu è altissimo, più di duecentomila, e molti rimangono disoccupati, anche a causa del basso numero di situazioni illegali che accadono in Giappone.
Il protagonista della storia è proprio uno di questi inoperosi ninja, Kurō Kumogakure, un ragazzo svogliato ma che discende da una famiglia prestigiosissima. Ora, raccontata così la trama sembra un qualcosa di non molto interessante però Hanazawa riesce a rendere tutto estremamente godibile, anche grazie a un cast di comprimari molto variegato e ad una vena satirica verso la società nipponica.
Se la storia è lenta e si dipana tra varie sottotrame, facendoci capire che è in atto un cambiamento radicale nell’equilibrio vigente dalla Seconda guerra mondiale, i disegni colpiscono sia per il realismo nel rappresentare tutti i personaggi e sia per le scene d’azione che mantengono una certa dose di realismo senza però perdere di efficacia.
Il manga è ancora in corso d’opera in patria mentre qui in Italia, grazie a J-Pop Manga, siamo arrivati al quattordicesimo volume. 

Luca Frigerio


La fine del mondo di AA.VV., a cura di Maicol & Mirco (il manifesto)


Avevo pensato di non parlare ogni mese di questa rivista ("Non sarà mica la fine del mondo se saltiamo un numero?"). Poi però hanno annunciato che il terzo numero avrebbe contenuto una storia inedita di Robert Crumb e...
Niente, continuo a leggere La fine del mondo con un mix di entusiasmo e meraviglia. La capacità di alzare costantemente l'asticella e non adagiarsi sugli allori è sotto gli occhi di chiunque: una rivista che, solo negli ultimi mesi, ha aggiunto al nucleo autoriale iniziale delle voci di valore assoluto come Manuele Fior, Crumb e (presto) Altan e che già partiva da un team di autrici e autori davvero notevole (peccato si sia perso per strada Gipi, ma mi auguro di ritrovare presto anche la prosecuzione della sua storia su queste pagine).
Portare su queste pagine uno dei padri fondatori del fumetto underground americano, figura centrale della scena fumettistica a partire dagli anni Sessanta e Settanta, è una dichiarazione d'intenti a livello qualitativo e anche per l'idea di mescolare il pop con l'underground, di dare spazio a stili più facilmente assimilabili da un grande pubblico ma anche ad artiste e artisti inconsueti, difficili da catalogare. Tutto sulla stessa rivista, una pubblicazione da edicola a un prezzo popolare (qui con foliazione aumentata, passando da 72 pagine a 80, con prezzo di copertina invariato), pensata anche e sopratutto per lettrici e lettori poco addentro alle magie della nona arte.
Questa rivista è ormai un appuntamento irrinunciabile, un'oasi di rara bellezza per provare a sopravvivere alle apocalissi quotidiane con stile.

Giuseppe Lamola


A rileggerci il mese prossimo!

Rubrica a cura di Giuseppe Lamola

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