Le letture del mese 5 - febbraio 2026
Cosa legge la redazione audace? Ecco sei fumetti che abbiamo letto nelle scorse settimane e di cui abbiamo finalmente modo di parlare
Ci sono fumetti che leggiamo ma di cui non abbiamo modo, per un motivo o per un altro, di parlare in maniera ampia. Opere che finiscono in un limbo, spesso immeritatamente, e che invece desideriamo trattare, anche solo per poche righe. Possono essere fumetti appena usciti o recuperi o ristampe o semplicemente volumi che attendevano da tempo sul comodino il loro momento.
Così, per dare spazio a ciò che legge la redazione, abbiamo pensato a un apposito spazio corale dal titolo Le letture del mese: brevi recensioni di fumetti sui quali pensiamo di avere qualcosa da dire!
Buone letture!
Talli di Sourya (ReNoir Comics)
Sourya, nato in Francia ma cresciuto in Laos, ha condensato tutte le sue passioni in questo fumetto. Talli infatti è un esplicito atto d’amore verso gli rpg giapponesi di stampo fantasy: quel fantasy che fonde l’immaginario occidentale con alcune tematiche tipiche di quei prodotti nipponici.
Non vi aspettate di gridare all'originalità mentre leggete le avventure di Talli, una ragazza braccata per le sue origini e i suoi poteri. Sarete però piacevolmente colpiti da come l’autore riesca a creare un mondo interessante, popolato da personaggi con un passato e delle motivazioni credibili senza mai scadere nella banalità del “villain cattivo e brutto vs protagonisti buoni e belli”.
Per essere poi il primo lavoro di Sourya si nota la sua capacità di equilibrare i momenti action con momenti più tranquilli, dedicati alla spiegazione del mondo che circonda la protagonista. Il suo tratto si fa sempre più sicuro e interessante fino ad arrivare a tavole evocative, sempre con un tratteggio che conferisce quel sapore medievale che male non fa.
Credo che Talli esemplifichi uno dei mali, a mio parere, del fumetto italiano: spesso leggiamo fumetti nostrani che hanno abbandonato l’idea stessa di creare un mondo narrativo, preferendo focalizzarsi sui problemi dei personaggi, rendendo tutto molto meno interessante e spesso solo autoreferenziale.
Un plauso alla ReNoir per aver portato in Italia (in originale questo manga è stato pubblicato in Francia da Ankama) un’opera che intrattiene e non annoia.
Credo che Talli esemplifichi uno dei mali, a mio parere, del fumetto italiano: spesso leggiamo fumetti nostrani che hanno abbandonato l’idea stessa di creare un mondo narrativo, preferendo focalizzarsi sui problemi dei personaggi, rendendo tutto molto meno interessante e spesso solo autoreferenziale.
Un plauso alla ReNoir per aver portato in Italia (in originale questo manga è stato pubblicato in Francia da Ankama) un’opera che intrattiene e non annoia.
Luca Frigerio
La fine del mondo 2 di AA.VV., a cura di Maicol & Mirco (il manifesto)
Viviamo in un mondo che ci stupisce sempre più in negativo e che ci spinge a cercare conforto nella rassicurante nostalgia. È anche per questo che La fine del mondo ha il ruolo di rompere schemi consolidati: andare in edicola e scoprire qualcosa che semplicemente prima non c'era, una rivista interamente a fumetti, piena di stili che, per il mercato delle edicole, sono del tutto inediti. E dopo sole tre uscite (contando anche il numero zero), La fine del mondo è già una bella abitudine che non vogliamo smettere.
Certo, in questo numero la storia di Gipi si prende una pausa, ma a sorpresa guadagnamo un Manuele Fior semplicemente perfetto, con otto pagine da assaporare, leggere e rileggere per riempirsi gli occhi con la sua narrazione raffinata che mescola quotidianità e meraviglia, luce e oscurità. Ma già presentarsi con la superlativa cover inedita di Shintaro Kago è una dichiarazione d'intenti: così come le sue storie brevi mute (e piene di tutta l'ironia e il nonsense che pervade la nostra vita), le sue illustrazioni sono bellissime e inquietanti, mondi in cui perdersi. E poi Zerocalcare, Lise e Talami, Alice Socal, Kalina Muhova, Zuzu, Eliana Albertini, Martina Sarritzu, Dottor Pira, Maicol & Mirco, Vitt Moretta, Bruno Bozzetto e Blu. Tanti stili, tante declinazioni del medium, tante porte d'accesso verso universi paralleli da scoprire, per creare quel rapporto unico che solo con una rivista mensile si può instaurare: crescere insieme alle storie, riempire lo spazio tra la fine di un episodio e l'inizio del successivo, un mese dopo, con il nostro bagaglio di vita, far sedimentare la narrazione per riflettere sui temi, sui personaggi e sulle loro parole e le loro scelte. E, mese dopo mese, coltivare lo stupore.
Giuseppe Lamola
P.S. Se volete approfondire la filosofia alla base della rivista, vi suggeriamo di ascoltare l'episodio di Building Stories in cui abbiamo dialogato con Maicol & Mirco.
La Fenice di Osamu Tezuka OSAMU (J-Pop Manga)
Nell’immensa quantità di opere prodotte da Osamu Tezuka, uno dei manga che più spiccano è senza ombra di dubbio La Fenice. Definito dallo stesso Tezuka il manga della sua vita, La Fenice è un’opera che ha l’ambizioso obiettivo di scandagliare l’animo umano indipendentemente da un qualunque contesto storico.
L’opera, composta da 12 volumi, è divisa in macrostorie che prendono il nome di “Libro”. Attraverso questa catalogazione Tezuka crea delle storie ambientate in epoche molto distanti tra loro: il terzo volume, ad esempio, è composto dal Libro di Yamato e dal Libro dello Spazio. A unire i vari volumi ci pensa la figura mitologica della fenice, che permette al lettore di assistere alla natura umana da una prospettiva esterna. Tuttavia, la vera protagonista di tutte le macrostorie è proprio la natura umana. Che sia nella preistoria, nel presente, nel futuro, nello spazio o in qualsiasi altro luogo e tempo, l’obiettivo di ogni storia è quello di rappresentare l’essere umano nel suo aspetto più disilluso. La disillusione è infatti un sentimento comune in tutta l’opera. Questa si manifesta nel vedere come l’uomo sia artefice delle proprie disgrazie e della propria estinzione.
La Fenice, nonostante i suoi difetti, mostra un Tezuka inedito che non vuole mostrare la sua capacità di affrontare temi complessi, ma vuole solo rappresentare la sua idea sulla natura umana e sul continuo ciclo di vita e morte che caratterizza la nostra specie.
Giosuè Spedicato
Miglior serie limitata agli Eisner Awards 2025 (e tra i fumetti di dicembre da non perdere per Fumettocrazia), Zatanna: Applausi a scena aperta esplora il rapporto di Zatanna con se stessa, i suoi poteri e con suo padre, in un mondo di mistero e illusione dove lei è una semplice illusionista che si esibisce nei peggiori casinò di Las Vegas e sembra non avere granché a che fare con la magia e con l'occulto. Ma, mentre prova a vivere una vita il più normale possibile, eventi imprevisti la portano a fare i conti con le ombre del suo passato e con tutto ciò che c'è di irrisolto, compresa l'ingombrante figura paterna.
Una storia avvincente e moderna, senza particolari legami di continuity (pregio della linea Black Label di DC), che si lascia leggere con estremo piacere non solo per la coinvolgente sceneggiatura di Mariko Tamaki ma anche e sopratutto per il lavoro eccezionale di Javier Rodríguez ai disegni e ai colori. L'artista spagnolo, che negli ultimi tempi con Absolute Martian Manhunter ha raggiunto ulteriori nuove vette di sperimentazione con il medium, qui firma una prova notevole, dove il suo uso di un layout elaborato e mai banale e il gusto per la composizione della tavola si sposa con una grande leggibilità e una colorazione lisergica, a tratti cupa (in funzione del scene e delle ambientazioni) e sublime.
Un volume adatto anche a chi ha poca dimestichezza con il personaggio, che conferma la propensione di casa DC per realizzare miniserie di pregio autoconclusive con team creativi ottimamente selezionati.
Giuseppe Lamola
Quindici ragazzi delle medie si trovano costretti a pilotare a turno un misterioso mecha per salvare la Terra da un’invasione aliena.
Quello che inizialmente appare come un terribile privilegio, esige però un tributo di sangue: al termine di ogni battaglia, il pilota di turno morirà.
Il tratto asciutto ed essenziale di Kitoh Mohiro enfatizza la drammaticità di una storia che inizia come racconto fantascientifico ma sconfina presto nel thriller psicologico.
Il peso della responsabilità, la perdita dell'innocenza e l'accettazione della morte sono temi centrali di un'opera che ricorda Il Signore delle Mosche di William Golding per l’analisi cruda sull'origine della moralità e sulle sfumature della natura umana.
La scelta dell'autore di concentrarsi sui protagonisti mano a mano che vengono scelti per pilotare lo Zearth (il terrificante robot utilizzato per le battaglie), e approfondire il loro vissuto personale e il turbamento cui le circostanze li hanno sottoposti, risulta vincente. Ogni personaggio reagisce in modo diverso al triste destino che lo attende e questo dà modo al mangaka di sondare efficacemente tutto lo spettro delle emozioni dei giovani piloti.
Inizialmente pubblicato in Italia da Kappa Edizioni ma interrotto prima della sua conclusione, il titolo ha ricevuto una nuova edizione a opera di Ishi Publishing, che lo ha portato in formato due tankobon in uno, per un totale di cinque volumi.
Il tratto asciutto ed essenziale di Kitoh Mohiro enfatizza la drammaticità di una storia che inizia come racconto fantascientifico ma sconfina presto nel thriller psicologico.
Il peso della responsabilità, la perdita dell'innocenza e l'accettazione della morte sono temi centrali di un'opera che ricorda Il Signore delle Mosche di William Golding per l’analisi cruda sull'origine della moralità e sulle sfumature della natura umana.
La scelta dell'autore di concentrarsi sui protagonisti mano a mano che vengono scelti per pilotare lo Zearth (il terrificante robot utilizzato per le battaglie), e approfondire il loro vissuto personale e il turbamento cui le circostanze li hanno sottoposti, risulta vincente. Ogni personaggio reagisce in modo diverso al triste destino che lo attende e questo dà modo al mangaka di sondare efficacemente tutto lo spettro delle emozioni dei giovani piloti.
Inizialmente pubblicato in Italia da Kappa Edizioni ma interrotto prima della sua conclusione, il titolo ha ricevuto una nuova edizione a opera di Ishi Publishing, che lo ha portato in formato due tankobon in uno, per un totale di cinque volumi.
Un'occasione perfetta per recuperare un classico moderno della narrativa fantascientifica e un manga cult premiato con l'Excellence Award al 14° Japan Media Art Festival nel 2010.
Simon Savelli
L'attrazione di Marion Fayolle (Gallucci Balloon)
L'attrazione è un silent book che raccoglie le illustrazioni di Marion Fayolle, pubblicato da Gallucci Balloon in contemporanea con l'edizione francese di Le Tripode, in cui la rappresentazione delle relazioni passa attraverso immagini potenti ed eloquenti. Qui, meno che in altri volumi di Marion Fayolle, è presente anche un erotismo raffinato, soprendente e mai scurrile.
E l'umorismo diventa la chiave per rappresentare i nostri sentimenti in modo evocativo, tra l'assurdità dei nostri desideri e la vita convulsa delle coppie, seguendo il filo tenue che ci unisce o ci divide, tra romanticismo e disincanto.
La sua narrazione visiva spinge a riflettere, a soffermarsi sulle pagine anche dopo averne assorbito il senso, perché dietro la pungente ironia si cela il disvelamento dei meccanismi che sottendono i nostri comportamenti, universali tanto quanto impliciti.
Giuseppe Lamola
A rileggerci il mese prossimo!
Rubrica a cura di Giuseppe Lamola










