Dossier Tempi moderni - Intervista a Caterina Marietti: Bao Publishing tra passato e presente
Per il nostro Dossier Tempi moderni, dedicato al mondo del lavoro in ambito fumettistico, oggi vi proponiamo un dialogo con Caterina Marietti, che insieme a Michele Foschini ha fondato nel 2009 Bao Publishing, tra gli editori di fumetti leader nelle librerie italiane.
Come casa editrice esistete da parecchi anni. Come è cambiato il mercato in questi anni? Ci sono stati dei miglioramenti o dei peggioramenti? Quali?
Quando abbiamo iniziato (più di 15 anni fa, mamma mia!) il mercato del fumetto era molto diverso. I fumetti che arrivavano nelle librerie di varia erano pochi e poco visibili. Noi siamo arrivati in un momento di tempesta perfetta e in poco tempo la presenza tra gli scaffali delle librerie si è allargata grazie anche alle proposte delle case editrici che si sono strutturate per raggiungere lettrici e lettori che erano abituati a leggere solo romanzi.Questo ha portato però a un sovraffollamento di titoli a fumetti non sempre centrati e significativi. La responsabilità che abbiamo come case editrici è proprio quella di scegliere bene cosa pubblicare e di non inondare gli scaffali. Noi negli ultimi anni abbiamo deciso proprio di ridurre il numero di uscite per poter dare respiro a ogni fumetto in uscita, per poterlo promuovere e raccontare chi quel fumetto l’ha creato.
Ogni fumetto può essere il primo fumetto di qualcuno, per questo curarlo al massimo è importante: stiamo tutti lavorando per espandere il lettorato!
Bao ha sempre dimostrato una particolare attenzione per fumettiste e fumettisti emergenti, spesso praticamente esordienti o comunque con pochi anni di attività alle spalle. Quali difficoltà ci sono sia nello scegliere i progetti a cui dare spazio sia nel seguire la realizzazione delle opere mantenendo intatta la loro voce autoriale?
Abbiamo imparato negli anni sia a scegliere progetti che chi ci segue potesse trovare significativi, sia a seguire autrici e autori in modo non invadente, ma presente e validante, per consentire loro di esprimersi al meglio. È stato un processo di apprendimento per gradi che ha richiesto molto tempo e tantissima autocritica da parte nostra, ma sentiamo di aver costruito un know-how abbastanza unico in Italia, ormai.
Spesso si sentono critiche del tipo “artista x è stato scelto perché ha molti follower”. Come giudichi una frase simile alla luce del fatto che come Bao siete stati sempre molto attenti alla comunicazione e all'uso dei social?
Il numero di follower non è mai stato per noi una discriminante per scegliere chi pubblicare.
Dall’altra parte abbiamo sempre cercato di usare molto i nostri social per raccontare i libri che pubblichiamo. Oltre al lavoro sui social della casa editrice, stiamo lavorando per aiutare anche autrici e autori a raccontarsi attraverso i loro canali. Per esempio, un paio di mesi prima dell’uscita di un fumetto iniziamo una serie di riunioni per trovare le migliori modalità per raccontarne la genesi attraverso video e post. Abbiamo anche iniziato a proporre dei contenuti direttamente dagli studi di autrici e autori per far sbirciare un po’ del loro mondo e l’iniziativa sta interessando molto!
In generale nel corso degli anni Bao si è ritagliata uno spazio nel panorama fumettistico italiano. Avete raggiunto gli obiettivi che vi ponevate o ci sono ambiti, tematiche, stili che vorreste esplorare?
Sulla scelta dei fumetti su cui lavorare siamo sempre stati un po’ incoscienti, seguendo più i nostri gusti che le mode. Non ci siamo stancati di cercare e di sperimentare, e ci piace imparare dai nostri errori, quindi l’obiettivo è continuare a evolvere nel tempo per restare rilevanti per chi ci segue.
Il nostro obiettivo è quello di aiutare a raccontare storie significative, che possono anche portare avanti il discorso sulle tematiche sociali che ci stanno a cuore.
Negli anni abbiamo sempre cercato di proporre un buon mix di autori conosciuti e di esordienti proprio per provare a sperimentare sempre cose nuove, in modo anche da testare i gusti del nostro pubblico per proporgli libri e storie che non si aspettavano.
Di cosa avrebbe bisogno il mercato editoriale italiano, a livello legislativo o a livello di riforme necessarie alla sopravvivenza delle case editrici?
Dal punto di vista del supporto che possono avere le case editrici sicuramente il ripristino e potenziamento di quelli che fino a poco fa erano i bonus cultura sarebbero un primo passo di sostegno al mondo letterario, ma anche un’opportunità per aiutare a far sbocciare l’amore per la lettura in ragazze e ragazzi. Così come il potenziamento dei fondi alle biblioteche, ganglio vitale della filiera della cultura, troppo spesso sottovalutate.
Poi sarebbe bello vedere delle iniziative simili a quelle che già esistono in Francia, che supportano economicamente autrici e autori durante la realizzazione delle loro opere, anche per ribadire che fare cultura è “un lavoro vero”.








