Umana avventura 1: Lungo fucile, l'esordio di Ken Parker "in direzione ostinata e contraria"

La nostra rilettura della serie ideata da Berardi & Milazzo, in occasione della recente ristampa targata Sergio Bonelli Editore


A partire da oggi, rievocando il nome del primo romanzo autobiografico di Ken Parker, Umana avventura, daremo il via a un nuovo percorso critico: la rilettura ragionata e cronologica delle storie del personaggio ideato da Giancarlo Berardi e Ivo Milazzo. Lo facciamo pochi mesi dopo il ritorno in edicola della serie, grazie a una nuova ristampa targata Sergio Bonelli Editore

L'occasione è di quelle ghiotte: fare propria, con cadenza mensile, l'intera serie che ha segnato la storia del fumetto italiano. E noi, contestualmente, ne approfitteremo per dare uno sguardo alla sua evoluzione nel corso degli anni a partire proprio da Lungo fucile, il primo, mitico numero della serie, cercando di cogliere tutti quegli elementi che hanno saputo lasciare un solco nella narrazione seriale.

N.B. Abbiamo parlato di Ken Parker anche nel podcast Building Stories. Trovate l'episodio qui.

LA GENESI

Dall’incontro artistico tra Giancarlo Berardi (ai testi) e Ivo Milazzo (ai disegni), nel 1974, nasce la possibilità di dar vita a un nuovo personaggio per le allora Edizioni Cepim (uno dei nomi dell'attuale Sergio Bonelli Editore): Ken Parker.
Nella postfazione del primo numero di questa recente ristampa, riguardo la nascita del personaggio, viene riportato quanto segue:
«Come risulta dagli appunti presi sulla sua agendina tascabile, Berardi comincia a lavorare su L'uomo dal lungo fucile il 28 marzo 1974. Diventerà una storia di 94 tavole che convince Bonelli a farne una serie, anziché inserirlo come racconto autoconclusivo sulla Collana Rodeo: Ken Parker aspetterà ben tre anni, prima di presentarsi in edicola, nel giugno 1977, sotto il marchio dell'Editoriale Cepim.»

Lo stesso Sergio Bonelli affermò:
«Quando Giancarlo Berardi e Ivo Milazzo mi propongono il loro Ken, un biondo personaggio western, ispirato, nei lineamenti, a Robert Redford, mi rendo conto subito del loro talento. E, sia pure con una certa fatica, mi sforzo di evitare il più possibile d'imporre loro i classici moduli espressivi bonelliani che fanno il grande successo, proprio in quegli anni, di altre pubblicazioni da me edite. Ken Parker è un albo la cui poesia ha spesso il sopravvento sull'azione, i dialoghi hanno più importanza degli spari e dei cazzotti, e il montaggio e lo stile narrativo sperimentano continuamente nuove idee e soluzioni.»

Il primo episodio, Lungo Fucile, è un "pilot" a tutti gli effetti. Nel suo essere compiuto e sostanzialmente autoconclusivo, si presenta infatti come una storia che deve "risolvere" tutto nelle sue 94 tavole, pur aprendosi ovviamente a "sequel" che proseguono la narrazione della vita del protagonista. Ne risulta un racconto avventuroso che inanella varie scene una dietro l'altra, senza grossi attimi di sosta. Ciononostante, come vedremo, Berardi e Milazzo inseriscono ugualmente i semi di ciò che negli anni Settanta e Ottanta avrebbe permesso loro di scardinare gli schemi preesistenti nel fumetto seriale, apportando non poche innovazioni contenutistiche e di linguaggio che andremo ad analizzare nelle nostre recensioni.

GLI AUTORI

Sui creatori del personaggio c'è poco da aggiungere che non sia già stato scritto dai più autorevoli intenditori e divulgatori della IX arte. Si tratta semplicemente dei due tra i più grandi interpreti di questa meravigliosa forma d'espressione che è il fumetto, tra il popolare e il colto; e nessuno - come loro due hanno saputo fare insieme - è riuscito a raccontare un'epica moderna e antica al tempo stesso come nelle pagine che compongono il commovente corpus della parabola esistenziale di quello che forse è il più perfetto degli antieroi.

Giancarlo Berardi nasce a Genova nel 1949. Dall’incontro artistico con Ivo Milazzo nascono sia Ken Parker che altri personaggi e serie come Tiki, Tom’s Bar, Welcome to Springville (cui partecipa anche il disegnatore Renzo Calegari), L’Uomo delle Filippine (per la collana bonelliana Un uomo un’avventura), Marvin il detective e Giuli Bai & co., e storie brevi pubblicate su Orient Express, Comic Art e Skorpio. Per L’Eternauta, in coppia con Giorgio Trevisan, traspone alcuni racconti di Sherlock Holmes. Realizza un episodio di Nick Raider poi il primo Maxi Tex, Oklahoma!, disegnato da Guglielmo Letteri. Nell’ottobre 1998 debutta in edicola Julia, serie dedicata alle avventure di una criminologa, per le cui sceneggiature è affiancato da Maurizio Mantero e Lorenzo Calza e che attualmente ha superato i 300 episodi. Numerosi i riconoscimenti assegnatigli, tra cui il Premio Oesterheld, il Premio Internacional Barcelona de Comics, l’Haxtur e lo Yellow Kid.

Ivo Milazzo, classe 1947, debutta nel mondo dei fumetti nel 1971, disegnando alcune storie di Tarzan per il mercato francese. Nella seconda metà degli anni Settanta, in coppia con Berardi, collabora con Il Giornalino, Skorpio, Lanciostory, realizza una serie di storie in bianco e nero per la collana Orient Express e crea Ken Parker. Nel 1980 collabora con la prestigiosa collana avventura della Cepim (Bonelli) disegnando L’Uomo delle Filippine. Con la conclusione della saga di Ken Parker, Milazzo ritorna a lavorare per la Bonelli, realizzando alcune storie per Nick Raider e il Texone su testi di Claudio Nizzi nel 1999. Nello stesso anno entra a far parte dello staff creativo della serie Magico Vento, restando così nelle atmosfere del western che tanto gli sono congeniali, oltre a collaborare con Francesco Artibani (Il boia Rosso e 150° Storie d’Italia), Fabrizio Calzia (per Uomo Faber, graphic novel biografica su Fabrizio De André) e il grande regista Ettore Scola (Un drago a forma di nuvola), impegnandosi inoltre in prima persona per promuovere il riconoscimento dell’attività professionale degli illustratori.

Tra gli autori coinvolti in Ken Parker nel corso degli anni figureranno anche nomi che chi conosce il fumetto seriale italiano ritroverà spesso e volentieri, firme eccezionali come quelle di Giancarlo AlessandriniAlfredo CastelliTiziano SclaviCarlo AmbrosiniMaurizio Mantero e tanti altri.


IL PERSONAGGIO

Ken Parker si presenta in queste prime pagine come un trapper barbuto, emulo del compianto Robert Redford e del Jeremiah Johnson da lui interpretato in Corvo Rosso non avrai il mio scalpo!, film del 1972 diretto da Sydney Pollack.

Non è "solo" un trapper però, in quanto svolge numerosi mestieri (è prima scout/soldato dell'esercito, poi tra gli altri diventa operaio, scrittore, persino attore in una compagnia teatrale), si muove in scenari molto diversi tra loro (dai polverosi sentieri del West agli impervi ghiacciai dell'Alaska) e conosce, nel corso della sua umana avventura, personaggi tridimensionali come lui, meritevoli di tutta l'attenzione possibile, come Adah o Pat O'Shane (giusto per citarne un paio).

Come ha dichiarato lo stesso Milazzo in un’intervista di alcuni anni fa, si tratta di «un personaggio che indubbiamente rispecchia […] comportamenti e situazioni legate all’essere umano. Si muove nelle vicende che lo coinvolgono con pregi e difetti, forza e debolezza, positività e negatività del suo carattere. Esattamente come succede realisticamente a noi […]».

LA STORIA DI LUNGO FUCILE

La storia del primo episodio probabilmente è nota ai più e, nel caso chi stesse leggendo non fosse compreso in questo privilegiato consorzio umano, è caldamente invitato a colmare questa grave lacuna. In questa sede ci limiteremo a dire che si tratta di una delle più riuscite parabole di innocenza perduta, di una vendetta privata che s'intreccia con la Storia con la S maiuscola, di una giustizia cercata e, infine, ottenuta anche con un aiuto se non divino comunque esterno in un mondo, quello dell'America del Nord degli anni Sessanta dell'Ottocento, caratterizzato dall'assenza di una giustizia certa e dal trionfo della violenza e dell'arbitrio dei prepotenti e dei soverchiatori.

E un uomo vero, autenticamente umano e spregiatore dei soprusi e sempre pronto ad aiutare il prossimo in bisogno, a prescindere dal suo colore di pelle, com'è Ken non può - di conseguenza - non ritrovarsi invischiato in eventi più grandi di lui (questa sarà una delle cifre stilistiche dell'intera serie).

Siamo nel rigido inverno a cavallo tra il dicembre 1868 e il gennaio 1869, in Montana, Stato a nord dell'America del Nord, ai confini con il Canada: terra di laghi, valli, montagne, terra di indomiti Cheyenne ormai ridotti a grame forme di vita dagli "uomini" (se così si possono chiamare) senza scrupoli dell'esercito americano.

E poi c'è lei, la vera grande protagonista della storia, la Signora fredda e bianca che ricopre tutto con il suo manto uniforme: la neve. Le tavole sono in bianco e nero ma il lettore più attento saprà rendersi conto che tutte le scene esterne (la quasi totalità) sono ammantate di bianco, ahinoi, spesso e volentieri chiazzato di rosso...

E aggiungiamo che niente è più sacro dell'amore mai sbocciato tra una ragazzina di sedici appena compiuti e un ragazzino che si vanta di averne diciassette e mezzo per sembrare già grande che sarà ucciso e brutalmente scalpato. E nulla è più doloroso del pensiero di sua madre, che nulla sa e che non lo potrà più riabbracciare...

Tutto questo è Ken Parker, tutto questo troverete in Lungo fucile.

I DISEGNI

Ivo Milazzo è un artista eccezionale e, anche se l’approccio di tipo espressionista e il taglio fortemente cinematografico delle sue tavole saranno molto più evidenti negli anni a venire della sua produzione (e culmineranno negli anni Ottanta con tutta la produzione su rivista, ma su questo torneremo prossimamente), molte delle caratteristiche del suo stile erano presenti in nuce già tra le pagine di questo primo numero.
L'attenzione per l'espressività, la ricercatezza nelle inquadrature, la sperimentazione di nuove tecniche narrative che riescano ad adattarsi alle esigenze della sceneggiatura ma al contempo a ricercare nuovi modi per evitare il semplice didascalismo, sono tutte caratteristiche che già animavano le sue chine e che lo avrebbero portato successivamente a un lavoro di progressiva sottrazione e di rarefazione del tratto che per molti versi ha raggiunto una levatura iconica e magistrale.




LUNGO FUCILE

Un pensiero ora proprio su quel 'Lungo Fucile' del titolo e anche su quell'arma che il nostro eroe a cavalli sfoggia nell'iconica copertina di Ivo Milazzo destinata a segnare la storia del fumetto nostrano.

E nella notte nera come il nulla,
a un tratto, col fragor d'arduo dirupo
che frana, il tuono rimbombò di schianto:
rimbombò, rimbalzò, rotolò cupo,
e tacque, e poi rimareggiò rinfranto,
e poi vanì. Soave allora un canto
s'udì di madre, e il moto di una culla.

Giovanni Pascoli, Tuono

Il lungo fucile è un'arma che «col fragor d'arduo dirupo / che frana» semina terrore nel cuore dei nemici e infonde coraggio a chi la usa per una giusta causa (siamo certi che se la usasse un vile uomo di rapina, gli scoppierebbe in faccia alla prima occasione).

Si è capito che Ken Parker è, da vero campione dell'antieroismo, un uomo fuori contesto, sempre: non è un cacciatore spietato come gli altri, non è un soldato brutale come gli altri, non ha i rapporti dall'alto in basso con i nativi che hanno gli altri, uccide ma non è contento di farlo e proprio per questo la sua arma più rappresentativa (vedremo che non disdegnerà né il pugnale, né la pistola e neanche la dinamite) è quel vecchio Kentucky, un archibugio sicuramente poco maneggevole e lento da ricaricare (tutto il tempo che occorre per prepararlo Ken lo impiega anche per capire se e come sparare: date un'occhiata alla sequenza preparatoria che precede il colpo che ucciderà il vecchio capo indiano) che viene snobbato da tutti tranne che da Ken: è la sua lentezza che concede misura, moderazione, possibilità di pensare e riflettere bene sul da farsi piuttosto che sparare colpi a raffica... È un'arma che non può competere con i più recenti Winchester, usati dai più e proprio per questo motivo trascurati da Ken. 

È un'estensione del suo corpo, più importante di una parte del suo corpo, è parte integrante di un organismo che non se ne separa mai. Sarà per questo che 'Lungo Fucile' diventerà il nome di Ken presso i nativi (è così che lo saluterà Mandan a fine albo) e negli anni gli appassionati lettori delle sue storie ameranno chiamarlo così tra di loro.


UNA NOTA (CON SPOILER SUL FINALE)

Un'annotazione stilistica sull'ultima tavola: nella versione originale Ken conclude l'episodio con una nota amara, con un balloon di pensiero che recita "Addio, amico... Non c'e altro modo... Non ancora...". Nelle versioni più recenti questo (pur significativo) balloon è stato eliminato, probabilmente anche per via della coerenza stilistica. Infatti, le varie innovazioni della serie, c'è anche quella di una sintesi narrativa e grafica (che si fa man mano più evidente nel corso degli anni) e di una progressiva eliminazione di ogni elemento "accessorio" della narrazione, come le didascalie (già qui ridotte all'osso) e, appunto, i classici balloon di pensiero.

L'ATTUALITÀ

La cifra più sbalorditiva a rileggerlo ora, a quasi cinquant'anni dalla sua prima uscita (datata, come dicevamo, giugno 1977), si trova nella potenza lirico-realistica dei testi di Berardi unita alla sintesi estrema ed evocativa del tratto di Milazzo. I testi, di ineguagliabile spessore psicologico, sono invecchiati benissimo (anzi, in realtà non sono affatto invecchiati) e sono ancora godibilissimi, forse oggi più di ieri, come se si trattasse di un whisky lasciato a riposare in botti di legno pregiato. Dall'altra parte, le soluzioni tecnico-stilistiche adottate per volti e pose dei corpi, tanto di uomini quanto di cavalli, utilizzate dal grande disegnatore nativo di Tortona, non hanno perso nulla in quanto a espressività ed efficacia narrativa.

E - come amiamo dire - «questo è solo l'inizio».

Rolando Veloci e Giuseppe Lamola 



UOMINI BESTIE ED EROI (CITAZIONI, CURIOSITÀ E ANEDDOTI)

N.B. Contiene spoiler, consigliamo di proseguire dopo aver letto l'albo.


Uomini uccisi da Ken


- Un Cheyenne che lo stava attaccando alle spalle durante l'assalto al carro dei viveri (ucciso con un colpo di fucile: CRACK).

- Ti-Shea, il vecchio padre Cheyenne (ucciso con un colpo a doppia carica da 600 yard di distanza: K-POW).

- Tre sentinelle Cheyenne su quattro (una con un colpo di fucile, una con una pugnalata usando il suo lungo fucile come una baionetta, il terzo viene sgozzato con la stessa tecnica e il quarto viene lasciato libero di fuggire).

- Due dei tre Cheyenne che gli stanno dando la caccia (uno con un colpo di fucile, uno con un pugnale).

- Phil Reagan (uno degli assassini di suo fratello Bill)


Bestie uccise da Ken

- Un bisonte (perché «Ken deve difendersi dalla fame... oltreché dal freddo»).


Persone salvate da Ken

- Kah-Iba, giovane Squaw di Mandan, afflitta da una brutta bronchite

- Mandan, grande guerriero Cheyenne, quando lo sciagurato sergente McLagen stava per sparare su di lui e sul suo papoose in fasce.

Frasi indimenticabili 

«Io caccio animali, non uomini. E poi, un colpo preciso, a volte, vale più di una medaglia!»

(Ken e l'elogio del suo 'lungo fucile' e, al contempo, la rivelazione della sua filosofia di vita).

«Bianco, rosso o giallo, l'uomo è sempre il più feroce degli animali!»

(Ken su una delle poche certezze dello stare al mondo).

«Non mi piace uccidere... Nemmeno quando è necessario».

(Ken e il suo Umanesimo).

«Ho impugnato il fucile per tutta la vita, eppure, il mio popolo è stato distrutto, la mia sposa torturata a morte... se mio figlio vivrà, dovrà trovare un altro modo di combattere... Addio, "Lungo fucile"!»

(Mandan, fiero guerriero Cheyenne).

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