La guerra del riso e del ferro – Capire i giapponesi attraverso Shigeru Mizuki
Fra folklore e ricerca personale, Shigeru Mizuki ci accompagna in una narrazione stratificata con grande ingegno e profonda conoscenza del medium
Esistono autori e opere che mettono in soggezione nel momento in cui ci si trova investiti dell’infausto compito di recensirle. È il caso di Shigeru Mizuki e del suo La guerra del riso e del ferro, edito da Rizzoli Lizard. La complessità risiede nel fatto di non ritrovarci di fronte a una comune opera di narrazione: quest'ultimo è, già di per sé, un mondo pieno di insidie per il povero recensore, per via della capacità di alcune storie di perdere di potenza nel momento stesso in cui le si prova a raccontare, ottenendo magari l’effetto contrario a quello che il divulgatore dell’opera vorrebbe ottenere. La situazione diviene ancora più complessa quando, come in questo caso, ci si ritrova di fronte a un'opera che supera il confine di semplice narrazione per immagini per sfociare nel saggio storico.
Chiariamoci, i saggi a fumetti esistono e hanno ormai una loro precisa tradizione, dobbiamo dire, per certi versi anche poco sfruttata. Il fumetto sembra essere un medium perfetto per spiegare le cose, per raccontare concetti e non soltanto storie. Se come in questo caso l’opera fonde racconto storico, biografia, autofiction e mitologia, ecco che il povero recensore si trova impegnato a districare l'intricata matassa. Ma tant’è, proviamoci.
Il protagonista di questo fumetto è proprio il nostro autore ed è dalla sua biografia che dobbiamo partire per comprendere il perché di un fumetto tanto particolare. Shigeru Mizuki è un appassionato e studioso di Yokai e folklore giapponese, oltre che di storia del suo paese. Tutto il suo lavoro vive di questa dicotomia fra mitologia e storia delle fonti, la medesima dicotomia di cui vive la stessa storia del Paese del Sol levante. Infatti siamo ben consapevoli di quanto sia complesso ricostruire la storia del Giappone e di quanto essa sia infiltrata di mitologia. Per quanto il Paese si sia aperto al mondo, si ha comunque la sensazione che continui a celare i suoi segreti, che resti chiuso nel raccontarsi come fanno i Paesi dell’occidente, e d’altronde pretenderlo sarebbe quanto meno arrogante.
Il nostro protagonista-autore, in questo suo fumetto, inizia una ricerca sulla provincia d’Izumo nel sud del Giappone, in cui il ritrovamento di antiche campane suggerisce i resti di una civiltà evoluta che avesse piena padronanza della fabbricazione di utensili di ferro.
L’autore inizia una ricerca febbrile per ricostruire la storia della provincia e delle dinastie che l’hanno governata. Il tutto si mischia irrimediabilmente con il folklore del posto. Ci ritroviamo catapultati in guerre fra dei e uomini, in una genealogia contorta che miscela abilmente Storia e fantastico. Il tutto ha un'ulteriore evoluzione nel momento in cui l’autore racconta del suo incontro con lo spirito degli antenati e degli dei del posto. Sono loro che gli chiedono di raccontare questa storia che leggiamo affascinati e in cui Mizuki, quasi a chiudere un cerchio, entra, creando un meraviglioso raccordo fra tutti i piani narrativi e soprattutto fra i piani del reale, che mettono in contatto la fantasia, la realtà e il mondo dell’altrove, della credenza.
Nel compiere questa sua operazione, l’autore sparge il suo percorso di briciole, e seguendolo possiamo vedere un altro lato di questa sua narrazione. Ci viene rivelato un modo di osservare la storia e la mitologia che sono propri del popolo giapponese, e che sono anche il punto di forza della cultura nipponica, la perfetta fusione fra fatto reale e mito senza compiere alcuna separazione di fatto. Se è vero che La guerra del riso e del ferro non pretende di essere una storiografia, restando narrazione in ogni suo momento, ci rivela anche la postura di un popolo nei confronti della propria storia. Osservare questa postura può essere utile a comprenderne le storture, il fascino e le contraddizioni.
Fra dei codardi e decaduti, coraggiosi umani e guerre realmente avvenute, l’opera scorre meravigliosamente grazie a una sceneggiatura strutturata in senso storico-biografico (Mizuki ha scritto anche biografie e non solo a fumetti) che però, inquadrando continuamente lo stesso autore che parla, catturandone le emozioni mentre la sua ricerca si compie sotto i nostri occhi, riesce a essere anche un diario, ad assumere una sfumatura umana e profonda, che racconti la mania della persona, che questa sia simulata o meno nel fumettista-personaggio, rispetto al fumettista reale e al suo carattere personale.
Il tutto è corredato da uno stupendo comparto grafico, legato a doppio filo alla vecchia scuola del fumetto giapponese (a cui, d’altronde, Mizuki appartiene), dal disegno puramente illustrativo, per farci comprendere la divisione del mondo spirituale fino a complesse scene di battaglia. Uno stile piuttosto cartoonesco è utilizzato meravigliosamente al modo di Osamu Tezuka, vale a dire senza rinunciare a un grande dinamismo e a un fortissimo senso di epicità dell’azione.
Veniamo calati all’interno di un Giappone magmatico e in evoluzione, non solo nella sua evoluzione religiosa, politica e culturale ma anche, grazie all’intervento della mitologia, dei suoi cambiamenti geofisici di cui entrano a far parte anche le pandemie e le carestie.
La guerra del riso e del ferro è un'opera imperdibile per tutti gli appassionati di fumetto, e lo è ancor di più per tutti coloro che vogliono meglio comprendere la cultura di un popolo complesso, non tanto per il reperimento delle informazioni, che è sempre intricato quando si ha a che fare con la cultura orientale, ma per la postura del suo autore, e la naturalezza con cui miscela fatto e mito in un'unica cosmogonia.
È lì che dobbiamo guardare per comprendere una cultura così affascinante e influente sull’immaginario mondiale.
Alessio Fasano
La guerra del riso e del ferro
(Titolo originale: Mizuki Shigeru no Kodai Izumo)Traduzione: Vincenzo Filosa
Casa editrice: Rizzoli Lizard
Data di pubblicazione: aprile 2019
Formato: 17 x 24 cm, brossurato, 270 pagine
Prezzo: 22 €









