Showcase: L'arte di Fletcher Hanks
Quella che forse è la più pedagogica delle domande è un semplice "Perché?". Una singola parola che racchiude un mondo intero, diviso tra il voler scoprire il mondo e il chiedersi il come mai facciamo un qualcosa.
Non per usare il mezzo stampa come terapia spicciola, ma uno dei motivi per cui molti “critici” o “storici” del fumetto parlano, a una platea numerosa, della loro passione è per farsi dire «Sai una cosa? Hai ragione».
Ovviamente parlo per esperienza diretta.
Così, mentre il mondo intero decideva di fare cose divertenti, io passavo il tempo a leggere tutto quello che si poteva leggere sul mondo del fumetto statunitense, quando fui colpito da un articolo che lessi sul sito ComicsAlliance (da cui ho per anni preso ispirazione rubato) che raccontava delle storia di Stardust il supermago, un personaggio semidimenticato che appariva su riviste anni 40 ancora più dimenticate.
E il mio primo pensiero fu ovviamente: «Ecco una cosa che gli altri non sanno. Non vedo l'ora di giocarmela per sembrare più grosso».
Ma, gioia mal riposta giovanile a parte, ricordo che fui immediatamente colpito dall'arte di quelle storie che vedevano un gigante definito “l'uomo più straordinario del mondo” arrivare dal cielo per combattere il male e punire il crimine in modi che definire grotteschi sarebbe fare un disservizio al concetto stesso di descrizione.
Stardust trasformava gli uomini in teste enormi, che gettava con forza nel corpo di giganti senza testa, appendeva a fili invisibili le spie e mostrava loro tutti i loro peccati, congelava per l'eternità i malfattori ed il mondo lo amava tanto da creare una sorta di suo fan club giovanile.
Per come vivevamo internet anni fa, l'idea per la quale questo era la cosa più ganza (dopo la cheesecake non cotta) non era per la creatività che traspariva da queste storie, non era neanche per queste anatomie granitiche, con linee grosse e ben definite. Era perché potevi parlarne, e sentirti dire quanto fosse strano tutto questo e quanto fosse bizzarro il fumetto anni 40.
Quello che ignoravo all'epoca, era chi si nascondesse dietro quel personaggio bizzarro, o meglio sapevo di chi si parlasse perché l'autore veniva citato, ma non avevo mai approfondito la sua storia: sapevo giusto che parlavamo di un uomo chiamato Fletcher Hanks.
Passarono gli anni, e Hanks restava nella mia testa solamente come un fatto buffo da sfoggiare, una notizia che potesse darmi quel brivido per poter sembrare esperto di un argomento così vasto che sarebbe impossibile conoscere fino in fondo in ogni suo pertugio; poi, nel 2016 la Fantagraphic pubblicò una raccolta dell'opera omnia di Hanks intitolata Turn Loose our death rays and destroy them all!, che scoprii in seguito raccogliere due volumi precedenti chiamati I shall destroy all civilized planets! e You shall die by your evil Creation!, tutti editati dal cartoonist Paul Karasik che a fine libro spiegava che era entrato in contatto con Hanks e le sue opere, attraverso un breve racconto a fumetti scritto e disegnato da lui stesso.
Ero già più grande, quando misi le mani su una copia di questo tomo, e purtroppo lessi prima le introduzioni di Glen David Gold e di Karasik stesso, che introducevano già gli argomenti finali del fumetto, rovinandomi un po' la sorpresa, ma ricevetti comunque una vera e propria epifania.
Paul infatti era venuto a conoscenza delle storie di Hanks leggendo online delle scan ormai di pubblico dominio di Hanks stesso e, scartabellando un po' su internet, aveva trovato un'email di un certo Fletcher Hanks.
Emozionatissimo, il cartoonist sperava di poter parlare con un personaggio misterioso e carismatico, trovandosi a parlare con Fletcher Hanks... Jr, figlio del fumettista e che ignorava totalmente questo lato della vita del padre.
Vedete, di Hanks Sr si sa molto poco: nacque nel 1889 ed era un bell'uomo con un certo carisma e una buona propensione artistica; la madre, che lo viziava all'inverosimile, gli permise di studiare disegno per corrispondenza presso una scuola le cui lezioni costavano un dollaro l'una (un sacco di soldi per l'epoca, e circa 35 dollari odierni). I suoi disegni erano molto interessanti, ma le sue linee erano pesantissime, troppo ornate e poco dirette.
Il perché Hanks volesse disegnare non era chiarissimo, ma in quel periodo c'erano dei volantini che pubblicizzavano le scuole di disegno annunciando che i cartoonist avevano potere e al nostro eroe il potere piaceva parecchio.
Negli anni, Fletcher Sr vivrà una vita piena di eventi per così dire interessanti; dal fare l'arbitro ad un incontro di wrestling completamente ubriaco non riuscendo a gestire l’incontro, cosa che porterà alla morte di uno dei due contendenti, a prendere il figlio Fletcher Jr a calci giù dalle scale e infine a sparire completamente dalla vita della famiglia un giorno del 1930, rubando i soldi dal salvadanaio del giovane Hanks Jr.
Nel 1939, Hanks Sr troverà lavoro presso uno studio di cartoonist molto prestigioso, gestito da Eisner e Iger, due giganti del fumetto. In quel periodo, i fumetti pagavano bene, e molti studi mettevano su vere e proprie catene di montaggio per creare storie sempre nuove da vendere al miglior offerente.
In mezzo a quel mix di artisti rinomati, artigiani improvvisati e tutto quello che ci sta in mezzo Hankk Sr si sentì a casa: dopo pochi mesi di lavoro capì che il suo stile complesso e pieno di linee non avrebbe funzionato con i metodi di stampa dell'epoca, che facevano perdere i dettagli. Svilupperà quindi uno stile solido e spesso, immediatamente riconoscibile. Inoltre, il nostro se ne fregava della catena di montaggio: si scriveva e si disegnava da solo, senza aiuti, sembrando un alieno agli occhi di molti colleghi. Eppure, in effetti era il meno alieno dello studio: lui voleva essere lì, era nato per essere lì.
E dove i suoi colleghi cercavano di mediare i loro traumi, le loro paure, non mettendo tutto il loro essere (anche quello meno presentabile) sulla tavola, Hanks metteva tutta la sua educazione, tutta la sua frustrazione, tutta la sua rabbia sulla pagina sviluppando storie tanto oniriche quanto disturbanti.
Il già citato Stardust il Supermgo e la sua giustizia durissima, l'astronauta Space Smith e le sue risse spaziali, il boscaiolo dal pugno facile Big Red McLane, e soprattutto la signora della jungla Fantomah, in grado di mutarsi in una forma scheletrica e maledire chiunque si mettesse contro di lei (Perché Fantomah lo comanda!).
Ecco, una nota di colore: Fantomah è una delle prime supereroine della storia (se non la prima): creata da un uomo che ha lavorato nell'industria per tre anni.
Magari questo per voi non vuol dire niente, alla fine la differenza che c'è fra Fantomah e Stardust è la chiara fantasia di potere maschile che incarna il primo, il setting e poco altro. Le storie di Hanks si somigliano tutte a grandi linee, ma voi immaginate arrivare in un medium nuovo, nel 1940 e dire: sapete che serve a questa roba? Un cambiamento epocale.
Eppure nessuno si è ricordato di lui per anni.
Detto ciò, tornando al presente, Karasik si chiede perché, dal 1941 in poi, di Hanks Sr non si abbia più traccia; Fletcher Jr risponde che il suo vecchio non era proprio capace di tenersi un lavoro a lungo, neanche quello dei suoi sogni.
E per tutto il racconto di Jr, l'uomo che la vita l'ha vissuta, che si è fatto tre turni nella Seconda guerra mondiale senza piangere mai perché nelle sue parole aveva pianto tutta l'infanzia per colpa del padre, Karasik ha la bava alla bocca. Vorrebbe, spera nella profondità del suo cuore che Jr avesse qualche tavola, qualche rivista, qualcosa di quel personaggio che ha fatto così tanto per l'industria, qualcosa che abbia un valore artistico, che validi la sua passione.
E si trova di fronte ad una storia di vita terribile, di un uomo terribile, che è morto congelato dopo una sbronza su una panchina di New York nel 1976, e i suoi figli l'hanno scoperto per caso.
Ed è qui che ho posato il libro.
Sarebbe pleonastico dire che ognuno di noi vive esperienze che segnano il suo modo di essere, e il suo approccio alla vita, ma tanto questa è la mia rubrica, quindi lo farò lo stesso.
Però, mentre avevo 26 anni, e stavo visitando la California, leggere che quel fatto buffo fosse un qualcosa di molto di più, mi lasciò di sale.
Non solo perché negli anni avevo sviluppato una fascinazione per l'arte di Hanks, per le sue scelte stilistiche e grafiche, per il suo design dei mostri, per la sua fascinazione per gli sfondi naturali ed aperti, per dei segnali di stile nell'uso del disastro come arte, ma anche perché, appunto, era una storia buffa.
Hai visto la storia dove Fantomah trasforma un uomo in una caricatura razzista? Che matti che sono questi americani!
E vedere come, sebbene in modo diverso, anche Karasik si era approcciato alla scoperta di Hanks, con un ottimismo misto ad un egoismo intrinseco, è stato quantomeno illuminante.
Oggi il lavoro di Hanks Sr è di pubblico dominio, ed è reperibile in gran parte in cartaceo (ma solo in lingua inglese nel momento in cui scrivo questo pezzo) nelle raccolte Fantagraphics che abbiamo citato sopra, ma anche su siti che raccolgono materiali senza copyright come Comicbook+. Vi avverto, così da comprendere con i vostri stessi occhi perché, anche ora, ha senso parlare di Fletcher Hanks.
Certo, come lui anche io ho messo i miei traumi su pagina in questo pezzo dove parlo di lui, ma al contrario di lui mi sento abbastanza fuori posto.
Hanks è, a modo suo, l'antitesi del mio fumettista preferito di sempre, Jack Kirby.
Se Kirby era un giovanotto salvato dall'arte, con poco studio alle spalle e un'etica del lavoro e della famiglia figlia del suo tempo, Hanks era un talentuoso insider del sistema, che univa genio e sregolatezza a un'etica discutibile.
Eppure entrambi sono a modo loro pietre miliari dell'industria.
Non sono qui a fare discorsi sul separare l'arte dell'artista, ci sono tempi e luoghi ben più consoni delle pagine di una piccola rubrica sulle cose da riscoprire, e anzi, comprendo molto bene la vostra scelta di non volerne esplorare tutti i meandri.
Io volevo raccontare una storia: forse per togliermi qualche peso dalle spalle, per dare più giustizia a un qualcosa che ho sempre raccontato nel modo sbagliato, o per avvertire di cose che forse non sapevate; forse solo per tirare fuori quelle paure, quella rabbia che mi porto dentro, e non pensare ad altro per il tempo che ci ho messo a scrivere questo pezzo, che è a modo suo un po' diverso da quelli che leggete di solito. Oppure esattamente lo stesso tipo di pezzo che scrivo sempre.
La scelta sta a voi. Per quanto riguarda me, aspetterò solo il giudizio di Fantomah.
Giovanni Campodonico














