Nel nido dei serpenti ~ Se l’antifascismo diventa un crimine
Il nuovo fumetto di Zerocalcare è uno sguardo su come l'antifascismo militante viene condannato sempre più duramente anche in Europa, mentre il neo-nazismo si espande dietro la facciata dei valori di democrazia, rispetto dei diritti e eguaglianza
Non è la prima volta che Zerocalcare accende i riflettori su questioni tanto importanti quanto lontane al grande pubblico: Kobane Calling aveva fatto conoscere a tuttə la questione kurda, mentre la storia di Ilaria Salis ha iniziato a prendere un sacco di spazio nel dibattito quotidiano proprio dopo la sua storia su Internazionale.
È questa, credo, la grandissima forza di Zerocalcare: rendere "pop" argomenti importantissimi ma non di massa che altrimenti sarebbero rimasti all'ombra in nicchie specifiche, trasportare questioni politiche e sociali nell'ambito stereotipicamente meno politico e sociale - anzi, per definizione un mondo di evasione pura e totale dal reale - cioè quello del mondo nerd.
Testi e disegni: Zerocalcare
Una storia per sollevare il velo su una realtà che ci si ostina a voler ignorare e per supportare chi contro quella realtà si è battutə e ora rischia un numero assurdamente alto di anni di carcere. Nel nido dei serpenti è il nuovo libro di Zerocalcare, pubblicato a fine 2025 da Bao Publishing per la prima volta in collaborazione con Momo edizioni.
Il volume si apre con le storie che erano state pubblicate dall'inizio del 2024 su Internazionale, dedicate alla vicenda di Ilaria Salis, all'epoca detenuta nel carcere di massima sicurezza di Budapest per presunte aggressioni nei confronti di alcuni neo-nazisti. Non è la prima volta che i reportage del fumettista romano vengono raccolti in volume, ma questa volta non si tratta semplicemente di una scelta editoriale. La storia di Salis, così come quella inedita di Maja T., che occupa circa metà di questo volume, sono capitoli di una vicenda estremamente più grande, che si estende nello spazio - quello dell'Europa che si è per troppo tempo fregiata di valori antifascisti, che però non sempre ha saputo rispettare - e nel tempo. Una storia che a pochə è interessato raccontare o addirittura vedere e che è però fondamentale per acquisire consapevolezza del mondo in cui ci viviamo, di quel mondo che sancisce i nostri diritti e che, a quanto pare, lo fa fino a quando non decidiamo di pestare i piedi alle persone sbagliate.
Per scrivere la storia di Maya T., Zerocalcare è andato in Germania, a Jena nello specifico, città d'origine di Maya, per provare a conoscere qualcosa di quella vita che le autorità ungheresi stanno provando a rubarlə. Qui ha incontrato compagnə, familiari e amicə di Maya ed è dalle loro parole che la storia di Maya e quella più grande e senza un titolo preciso che la contiene si delineano.
A Jena gli raccontano di come negli ultimi venticinque anni i movimenti neo-nazisti abbiano preso piede, nonostante la maggioranza della popolazione creda veramente nella necessità di impegnarsi per impedire un ritorno di quelle politiche razziste e violente che hanno caratterizzato la Germania dei primi decenni del '900. Eppure, nonostante le tante voci che gridano mai più, i gruppi neo-nazisti hanno continuato ad agire: omicidi, violenza e paura, soprattutto nei confronti dellə immigratə meglio integrati nella società tedesca - un monito per ricordare che non c'è integrazione che assicuri sicurezza - e con l'aiuto, anche economico, di istituzioni, investitori privati e polizia, che si è tradotto negli anni in una criminalizzazione dell'antifascismo e nella garanzia di impunità per i criminali neo-nazisti.
E, di nuovo, si arriva all'Ungheria e al giorno dell'onore. Proprio come era accaduto a Ilaria Salis, è qui che Maya viene accusatə ed è qui che, nonostante l'illegalità del provvedimento, viene estradatə. Ed è qui che si trova in carcere in isolamento da dicembre del 2023, in attesa di un processo che non potrà che essere un processo politico e ingiusto. Un processo in cui si vedrà giudicato il suo essere antifascista e in cui rischia di essere condannatə a 24 anni di galera. In quello che - fa sempre bene ricordarlo - è uno stato membro dell'Unione Europea e che pure da anni fa parlare di sé per le politiche repressive e violente di Orban (che - fa bene ricordare anche questo - la nostra premier ci tiene a presentare sempre come un caro amico).
La storia di Maya aspetta ancora una conclusione e noi tuttə ci auguriamo che sia quella di una liberazione velocissima e di un ritorno sicuro a casa, ai suoi affetti, al suo lavoro e alla sua musica.
È questa, credo, la grandissima forza di Zerocalcare: rendere "pop" argomenti importantissimi ma non di massa che altrimenti sarebbero rimasti all'ombra in nicchie specifiche, trasportare questioni politiche e sociali nell'ambito stereotipicamente meno politico e sociale - anzi, per definizione un mondo di evasione pura e totale dal reale - cioè quello del mondo nerd.
Intanto, il movimento Free All Antifa si batte per la libertà e la tutela di tutte le persone coinvolte nei fatti di Budapest del 2023. Ma c'è qualcosa che tuttə possiamo fare, intanto, per contrastare questa deriva fascista che dall'Europa all'America criminalizza l'antifascismo rigurgitando il peggio della cultura occidentale del secolo scorso:
Se invece di pontificare o scrivere propositi infuocati su una tastiera ci impegnassimo a mettere un piccolo argine nella vita vera. A dire "mi dispiace, ma questo no". Lo so che fa paura, ma si tratterebbe di prendere ognuno una piccola quota di quel rischio. Fare un piccolo passo oltre la linea delle nostre paure, senza eroi o santi, ciascuno secondo le proprie capacità. Così, se ognuno di noi desse un poco, forse pochi non dovrebbero dare tutto.
Ci tenevo a concludere con una postilla: non c'è fumetto di Zerocalcare che non contenga una buona dose di paranoia del tipo ok, questo è l'ultimo libro che mi fanno pubblicare, sarà un flop, farà schifo a tuttə e nessunə mai più pubblicherà niente di mio, addio, e altrettanto puntualmente non c'è fumetto di Zerocalcare che non sia un successo, grazie a quel mix di momenti stracciacuore e siparietti comici - grazie anche all'immancabile armadillo - che alleggeriscono la narrazione e che sono ormai la sua cifra stilistica più riconoscibile (e che non mancano neppure qui).
Nello specifico, la paura qui era che il pubblico non avrebbe preso bene i suoi giudizi sullə neo-nazistə e quindi ci tenevo a dare una risposta estremamente personale ed estremamente sentita: caro Michele, qualsiasi cosa brutta tu possa dire su chi dedica la sua vita all'odio, alla sopraffazione e alla violenza in nome di una qualche ideologia di supremazia bianca, maschile e nazionalista, non solo la sposiamo totalmente, ma ci piace proprio tanto. Ne abbiamo bisogno. Abbiamo bisogno di uscire fuori dalla retorica che ogni opinione va rispettata e che la violenza è sempre sbagliata. Più dai addosso ai nazifasci, più ti vogliamo bene, più punti l'attenzione su questo terrificante e preoccupante ritorno del nazifascismo con il benestare, spesso e volentieri, proprio di chi dovrebbe arginarlo, più leggeremo i tuoi libri, ne parleremo, li consiglieremo, li regaleremo.
Nel nido dei serpenti è anche un podcast, lo trovate sul sito di Internazionale e sulle principali piattaforme.
Claudia Maltese (aka clacca)
Nel nido dei serpenti
Colori di copertina e toni di grigio (da pag. 73): Alberto Madrigal
Casa editrice: Bao Publishing e Momo edizioni
Data di pubblicazione: 05/12/2025
Formato: cartonato
Prezzo: 22€








