100 storie dell’orrore prima di morire – Le cose facili sono difficili

Un'idea semplice che coinvolge il lettore e lo inquieta, facendolo trepidare per il finale, quando l’orrore è solo all’inizio!


È complesso parlare delle narrazioni semplici: sembra non ci sia nulla da aggiungere, niente da dire che l’autore non abbia detto già e allo stesso tempo, invece, si sente la testa scoppiare, perché le buone idee, anche se piccole, lasciano nel lettore migliaia di possibilità.

È il caso di 100 storie dell’orrore prima di morire di Anji Matono per J-Pop Manga. Yuma, il nostro protagonista, è un bambino che sta per gettarsi dalla finestra della sua scuola, quando una compagna lo ferma. Per prendere tempo, convinta di dissuaderlo, gli parla delle cento storie dell’orrore: il nostro le deve raccontare e, se lo farà, una volta raccontata l’ultima, apparirà un fantasma. Si tratta di un'antica tradizione giapponese, nata probabilmente nelle corti medievali, che la ragazza utilizza come diversivo, senza sapere che Yuma proverà poi davvero a raccontare queste cento storie.


Il fumetto è composto proprio da queste cento storie in quella che è a tutti gli effetti una raccolta di racconti a fumetti.

Da lettori ci troveremo a farci narrare da Yuma dei racconti non più lunghi di quindici tavole l’uno, che coincidono con una giornata di vita del bambino. Il racconto si divide su due binari: da un lato le storie dell’orrore - scritte in modo veloce e brillante - in cui l’autrice dimostra un'estrema capacità di sintesi riuscendo a garantire un impatto narrativo sempre incisivo, con storie che si muovono dal weird al body horror puro senza risparmiare ettolitri di sangue. Dall’altro abbiamo la storia di Yuma come narratore, il che rende tutto estremamente interessante.

Il ragazzo sta parlando a quella che forse è una telecamera e che coincide con lo sguardo dello spettatore, e si fa vedere all’inizio e alla fine di ogni racconto. Spesso in queste tavole non vediamo quasi nulla eppure, attraverso piccoli particolari ed espedienti narrativi, la mangaka riesce a inquietare lo spettatore, che passerà la sua lettura a chiedersi cosa succederà al protagonista alla fine, o durante, il dipanarsi di questi cento racconti.

Yuma è un bambino piuttosto inquietante che ci parla dalla sua cameretta. Niente al di fuori di essa ci viene mostrato e questo contribuisce ad aumentare il senso ansiogeno della narrazione. Ci si troverà spesso, infatti, a guardare meglio le vignette, spaventati dall’idea che, all’interno di questa stanza possa apparire qualcosa o che, al di fuori di essa, qualcosa di malvagio sia in agguato.


Dal punto di vista grafico Matono gestisce molto bene un disegno semplice, sempre più comune al manga di questi ultimi anni, alzando però volentieri il livello grafico in corrispondenza dei momenti più tesi e splatter. Questa gestione dell’immagine contribuisce, insieme a una regia piuttosto solida e intelligente, a rendere queste storie estremamente impattanti agli occhi del lettore.

Siamo di fronte a un ottimo numero uno che, attraverso una gestione narrativa sottile e a un'idea estremamente semplice, trascina il lettore e lo invoglia a chiedersi cosa succederà dopo, tanto da portarlo a leggere in fretta, quasi spaventato dal sapere come andrà a finire la storia principale, quella del narratore, Yuma. Una lettura che usa l’horror in modo estremamente ludico e divertente e trascina il lettore nella sua semplicità e immediatezza. Disegnare un fumetto così semplice e renderlo interessante non è cosa di tutti i giorni, e Matono ci riesce brillantemente ricordandoci quello che un famoso informatico del passato era uso dire: le cose facili sono difficili.

Alessio Fasano


100 storie dell’orrore prima di morire 1

Storia e disegni: Anji Matono
Lettering: Melinda Sue Bertona
Traduzione: Matteo Cremaschi
Casa editrice: J-Pop Manga
Data di pubblicazione: Febbraio 2026
Formato: 12,4x18, brossurato
Prezzo: 6,90 €

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