L'Isolo di Maicol & Mirco – Perdere tutto per ritrovare l’essenza di sé
Storia di un uomo inquieto che fa dell’essenziale la propria casa
“Questo libro non contiene bestemmie o atti di violenza, ma solo loro rappresentazioni. Rappresentazioni messe in pratica non dagli autori-creatori, ma dai loro personaggi, i quali godono di libero arbitrio. In caso voleste condannarli e incarcerarli, avvertiteci pure. Vi disegneremo una galera ad hoc.”
Firmato Maicol & Mirco.
Questo singolare avvertimento, piazzato nelle primissime pagine de L’Isolo - sottotitolo: vive solo, circondato dal mare. Proprio come tutti noi - ci prepara immediatamente al tipo di esperienza narrativa in cui stiamo per immergerci. È una dichiarazione d’intenti che mette in chiaro la natura provocatoria, sarcastica e al tempo stesso profondamente umana dell’opera.
Superata questa soglia, incontriamo la voce del grande Paolo Rossi (attore, comico, cabarettista, cantautore, regista, drammaturgo e conduttore televisivo), chiamato a introdurre quello che lui stesso definisce “...un libro di fumetti che narra la storia di un omino che vive su un isolotto”. Da qui, in una sorta di ruolo da narratore-guida, Rossi ci accompagna all’interno dell’opera a partire dal racconto-introduzione Sto su un’isola, presentandoci Isolo, il protagonista, e il suo minuscolo mondo: un isolotto “...spazioso come un appartamento affittato da uno studente a Milano” (una critica feroce verso l’attuale aumento dei costi e il tenore di vita alto che studenti e lavoratori non riescono a sostenere - neanche per vivere in un bugigattolo).
Poi Rossi, che scrive l’introduzione proprio mentre si trova su un’isola (coincidenza?), continua dicendo: “Ora, in una delle prime battute della storia che sto introducendo, ci sta una frase: «Senza quello schifo di umanità.» Una delle mie ultime battute è stata: «Senza le masse, ché le masse son fesse.»”
Terminata l’introduzione, ci confrontiamo con l’ultima storia terrestre di “un uomo solo perché buono”.
Al centro della storia c’è Isolo, un omino che vive su un isolotto perso nel nulla da non si sa quanto. Uno spazio minuscolo, ridotto all’essenziale: un pezzo di terra, il mare attorno e la sua presenza. Eppure, questo microcosmo diventa il teatro di riflessioni esistenziali, paradossi, crisi e folgorazioni che toccano temi universali.
L’Isolo si dispiega come una serie di micronarrazioni. Non c’è un inizio canonico, né uno sviluppo lineare, né tantomeno un vero finale. Al contrario, il fumetto si compone di una serie di micro-episodi autoconclusivi, quasi piccole epifanie quotidiane, che costruiscono lentamente il senso dell’opera. Il risultato è una narrazione frammentata, volutamente essenziale, che però nel suo insieme delinea un percorso emotivo che costantemente oscilla tra il comico, il tragico e l’assurdo, in quel territorio tipico di Maicol & Mirco dove la semplicità del tratto contrasta con la profondità - o la spietatezza - dei contenuti.
Isolo è un personaggio pieno di contrasti: cinico e ingenuo, superficiale e profondissimo, disperato e ironico, stanco del mondo ma incapace di staccarsene davvero.
La sua è una solitudine scelta? Imposta? Accettata? Non lo sappiamo e non importa. Serve alla narrazione come lente per osservare la condizione umana in modo diretto, a volte brutale, sempre sorprendente.
Si convince che la vita è bella perché mangia, beve e dorme. E quando dorme torna innocuo, perché tutti gli uomini sono innocui quando dormono. Egli possiede la pioggia, con la quale si disseta, la lucertolina, sua amica e unica fonte di sostentamento (se ne nutre solo dalla coda), e il mare e i suoi fondali pieni di pesci d'ogni specie e barriere naturali, unica sua fonte d'intrattenimento e che chiama “la televisione di Dio”.
E proprio con Dio ha un rapporto ambiguo: lo elogia per aver creato le bellezze naturali che lui ammira e ama, ma lo insulta per aver creato quella cosa orribile chiamata umanità.
Gli umani sono esseri immondi: “Che vomito l’umanità. Un liquame maleodorante. Figlio di una sbornia divina. Che razza di Dio vizioso può averci creato?”
Ma è la solitudine è l’asse portante della storia, che però non viene trattata come un dramma, né come un’idealizzazione: Maicol & Mirco la presenta per quello che è, un contenitore complesso che può generare comicità, ferocia, poesia, disperazione, lucidità - a seconda delle fasi vissute dal protagonista.
Isolo è un prigioniero non dell’isolotto, ma della sua anima. A un certo punto vacilla, pensa di tornare indietro ma non sa se vuole davvero fuggire.
L’isolotto diventa così una metafora trasparente: ognuno di noi vive su un’isola, separato dagli altri da barriere invisibili, e costretto a convivere con la propria voce interiore. E la dimensione dell’isola, paradossalmente, amplifica quella del mondo reale.
Isolo commenta il mondo pur non potendo vederlo davvero: ha una sorta di eco di ciò che accade “là fuori” e lo reinterpreta con brutale lucidità. Capita che osservi un minuscolo evento quotidiano - una pioggia, una lucertola, un cappello di carta - e lo usi per criticare implicitamente comportamenti umani comuni, come il conformismo, la paura dell’altro, l’egocentrismo o la dipendenza dalla società. Questa critica non è mai diretta, ma sottile, esistenziale, e arriva attraverso il meccanismo del paradosso.
E il mare attorno non è solo sfondo: rappresenta il limite invalicabile della vita, l’incertezza, la paura dell’altrove, ma anche il desiderio mai soddisfatto dell’incontro (in questo caso, dell’incontro di Isolo con suo figlio ormai divenuto adulto che, arrivato improvvisamente sull’isolotto del padre, non lo riconosce perché abbandonato che era soltanto un bambino, prendendolo per uno sconosciuto - e pazzo, soprattutto).
Le vignette sono brevi, essenziali eppure mai superficiali: ogni pagina sembra fatta per essere letta in pochi secondi e metabolizzata in molti minuti. Un elemento rilevante della trama è la sua non-struttura morale. Nessun episodio vuole insegnare qualcosa, nessuna vignetta “predica”. Al massimo, suggerisce. Le conclusioni non sono definite: il lettore deve trovare le risposte - o semplicemente accettare che non ce ne siano.
Isolo è un personaggio che non ha bisogno di un passato: il suo presente basta e avanza per definirlo. Alcune vignette lo mostrano mentre è sicuro della propria identità, altre mentre cerca di capire chi sia, formulando affermazioni lapidarie che spesso si contraddicono.
I dialoghi sono crudi, cinici e diretti e ci colpiscono senza preavviso, come fendenti improvvisi che sgretolano ogni illusione di leggerezza. L'autore usa frasi secche, lapidarie, che sembrano nate più da un moto istintivo dell’anima che da un’elaborazione razionale.
Isolo riesce a esporre fragilità, contraddizioni e pensieri scomodi che tutti abbiamo, ma che raramente ammettiamo anche solo a noi stessi. È proprio questa immediatezza spietata che rende l’umorismo dell’opera così efficace: non permette al lettore di nascondersi, lo costringe a confrontarsi con verità che preferirebbe evitare. E nel farlo, paradossalmente, lo fa sentire meno solo.
L’umorismo scuro de L’Isolo funziona anche grazie alla combinazione assurda tra il tratto semplice del disegno e l’estrema durezza dei pensieri del protagonista. Molte sue battute funzionano così: un’immagine innocente, una frase spiazzante.
I disegni sono stilizzati al massimo, ridotti all’osso, quasi a richiamare l’essenzialità stessa dell’opera. Linee rapide, volutamente imprecise, quegli “scarabocchi” che sembrano usciti dalla mano di un bambino qualsiasi, e l’uso di un unico colore (il rosso) che domina il fumetto come un segnale d’allarme costante. È un’estetica minimalista che spoglia tutto il superfluo, lasciando solo ciò che conta davvero: il pensiero, la parola, il colpo allo stomaco.
E l’idea del bambino non sembra casuale. Un bambino è un incubatore ancora privo di informazione, un essere che non conosce abbastanza da farsi ferire dal mondo. Se, come suggerisce la scienza, chi meno sa è più felice, allora un bambino è un contenitore di gioia pura, intatta. Una gioia che tutti gli adulti, prima o poi, perdono e non ritrovano più. I disegni di Maicol & Mirco sembrano evocare proprio quella condizione originaria: una semplicità che non è ingenuità, ma una lente per leggere la complessità del mondo con brutale chiarezza. Come se l’innocenza del tratto fosse l’unico modo per sostenere il peso dei pensieri che racconta.
E proprio come un filo rosso, l’umana fragilità del protagonista tiene tutto insieme in questo mosaico narrativo. La trama non è un viaggio geografico, ma psicologico: pagina dopo pagina, L’Isolo smonta e rimonta pregiudizi, aspettative e convinzioni, e lo fa con una semplicità che a volte rasenta la crudeltà.
Quando leggiamo L’Isolo non stiamo leggendo un libro, ma un “naufragio”. Un naufragio dei sentimenti, della mente, del corpo e della condizione umana. Perdere tutto per ritrovare l’essenza di sé, spogliarsi di ogni superfluo e tornare all’origine.
A questa storia non c’è una conclusione tradizionale: come la vita, L’Isolo non offre una chiusura rassicurante. La storia termina come è iniziata: con Isolo sull’isolotto, in una vignetta che ribadisce il senso dell’opera.
Isolo resta lì, immobile davanti al mare.Non cambia il mondo.
Non cambia lui.
Cambia solo lo sguardo del lettore.
Giulia De Luca
Copertina: Maicol & Mirco
Testi, disegni, lettering: Maicol & Mirco
Casa editrice: Bao Publishing
Impaginazione: Officine Bolzoni
Supervisione: Michele Foschini
Proofreading: Leonardo Favia e Francesco Savino
Data di pubblicazione: settembre 2025
Formato: brossurato
Prezzo: 22 €










