Armanda Salvucci e Alino - Abbattere gli stereotipi con le matite e l'ironia
In occasione del ritorno del concorso Sensuability & Comics, abbiamo dialogato con l'ideatrice del progetto e il consulente artistico
Sensuability è un progetto ideato da Armanda Salvucci che lega i temi della disabilità, della sessualità e dell'affrancamento dai pregiudizi e dagli stereotipi. In occasione del lancio di Sensuability & Comics, concorso a fumetti nato per sensibilizzare e informare su questi temi, abbiamo deciso di sostenere questo progetto, ritenendo importante dare voce a chi spesso ha poco modo di raccontarsi e dare spazio a narrazioni nuove e meno stereotipate.
Ciao Armanda, benvenuta sulle pagine Audaci. Partiamo dalle origini: come nasce il progetto Sensuability e quali sono le sue finalità?
Armanda Salvucci: Sensuability nasce nel 2016 e ha come tema la sessualità e la disabilità: due parole che sono, nell’immaginario comune, incongruenti. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato il casting indetto da una regista famosa che cercava un nano che facesse tenerezza. La tenerezza è uno degli stereotipi più diffusi per quanto riguarda la disabilità. E allora ho deciso che avrei detto io come volevo essere rappresentata. Sensuability, infatti, ha l’obiettivo di abbattere i pregiudizi culturali, illuminando un vasto mondo quasi sempre messo in ombra dagli stereotipi, attraverso tutti i linguaggi artistici ma soprattutto con tantissima ironia, che non significa prendere in giro ma alleggerire, far capire che le persone con disabilità non sono soltanto dolore. Lo abbiamo fatto con un cortometraggio, con otto edizioni di un concorso e di una mostra di illustrazioni e fumetti, lo faremo con un film, finanziamenti permettendo, e con una mostra di fotografia.
Alino, quali sono i pregi di questo progetto?
Alino: La bellezza del progetto di Armanda Salvucci, del lavoro dell’associazione, e ora di me e noi che collaboriamo, secondo me risiede nella miscela tra un tema di difficile trattazione, scottante e spesso venato di molteplici sfumature, che tutt* stiamo imparando in questi anni, di estrema complessità, che però è spesso esposta non solo con semplicità, ma anche con una ironia e, usiamo questo termine, serenità, spazzando via i timori d’approccio, e in qualche modo aiutando chi partecipa, e anche chi guarda a non esserne né spaventato, né spinto a affrontare la visione con quella “pietas” distanziatoria, che spesso è l’atteggiamento più pesante che le persone con disabilità. L’ironia, soprattutto l’autoironia è la vera chiave di volta del progetto e la ritroviamo nelle tavole concorso e nelle tavole che gli artisti famosi donano ogni anno.
Quest'anno torna il concorso Sensuability & Comics. In cosa consiste e a chi è rivolto?
Armanda Salvucci: Il 30 settembre è iniziata
l’ottava edizione di Sensuability&Comics, un concorso di illustrazioni e
fumetti sulla sessualità e la disabilità, aperto a tutti gli illustratori/Illustratrici e appassionati di fumetti dai 16 anni in su in tutto
il territorio nazionale. Ogni anno il tema che accompagna la sessualità e la
disabilità cambia, quest’anno è il fumetto. Ai partecipanti chiediamo di
rielaborare in chiave Sensuability, una scena o una striscia di un fumetto
famoso o che sia significativo per loro. Obiettivo è di ridisegnare un nuovo immaginario erotico di corpi non perfetti ma estremamente sensuali. Perché la sensualità non è data dalla perfezione.
Voglio dare ai vostri lettori una notizia importante che riguarda proprio il concorso: la scadenza è stata
prorogata dal 20 al 30 gennaio,
dieci giorni in più per partecipare. Per tutte le informazioni potete andare su
www.sensuability.it dove troverete il regolamento.
Ogni anno, il 14 febbraio, inauguriamo la mostra Sensuability: ti ha detto niente la mamma?. Durante questo San Valentino 'alternativo', sono esposti i fumetti e le illustrazioni, realizzati dai partecipanti al concorso e le tavole donate da grandi artisti quali, negli anni, Milo Manara, Tanino Liberatore, Fabio Magnasciutti, Mauro Biani, Frida Castelli, Luca Enoch, Maicol & Mirco, Daniel Cuello, e tanti altri. Durante l’evento saranno premiati i vincitori del concorso, selezionati dalla giuria.
In che modo il fumetto e
l’illustrazione si prestano a raccontare queste tematiche?
Armanda Salvucci: Perché l’immagine, sia essa
illustrazione o fumetto, arriva diretta a chi la guarda, senza bisogno di intermediari.
L’arte diventa allora il seme ideale per far germogliare una cultura nuova e senza pregiudizi, libera e inclusiva, capace di leggerezza anche su temi considerati tabù come sesso e
disabilità. Quindi una lotta a suon di ironia contro tutti quei pregiudizi per
i quali la disabilità è sinonimo di essere asessuato, quasi un angelo o un
bambino che non può che anelare a una carezza senza poter ambire a nulla di più. Scardinare le
convinzioni attraverso un nuovo linguaggio che comprenda tutte le forme artistiche ma soprattutto inventando un nuovo immaginario erotico sulla disabilità.
Si dice che i pensieri creino parole e le parole creino azioni. Noi stiamo lavorando al contrario, stiamo
lavorando sui linguaggi per cambiare il pensiero.
Tra i fumetti che hai letto nella tua vita, ci sono opere che riescono a esprimere la necessità di andare oltre i pregiudizi e gli stereotipi e di dare valore all’unicità dei corpi?
Alino: Se anche dovessi guardare al di là della tematica strettamente coinvolgente la disabilità, io credo di non ritrovare nel passato delle opere fondamentali per questa nuova visione del “corpo” nei fumetti. La disabilità è spesso stata trattata nei fumetti, anche bene o anche molto male, ma di sicuro non mi risulta in relazione all’erotismo o ad una nuova intuizione del superamento dei corpi perfetti. Faccio eccezione solo per il lavoro spesso estremo e disturbante di Miguel Angel Martin, dove fra Brian the Brain e gli altri personaggi di fatto “diversi” spesso il sesso veniva disegnato con grande “normalità” (ecco le virgolette che servono).
Mentre tantissimo è stato fatto nella produzione fumettistica italiana negli ultimi 20 anni, posso azzardare: dall’erotismo, ci mancherebbe, importante e liberatorio degli anni 80-90 (che si parli di Manara, di Blue, o di Druuna di Serpieri, per dire), fino alla nuovissima (e interessante) vena eroticamente corretta e intrisa di nuove consapevolezze di genere e di fluidità, che permea la produzione fumettistica, soprattutto del mondo “indie”, delle autoproduzioni, stante il perdurante allontanamento delle grandi case editrici (anche europee) dal mondo dell’erotismo, e la scomparsa di quella fondamentale “palestra” che erano le riviste da edicola. Provate a cercare opere come l’antologia di Melagrana di Ariel Vittori, o l’ultimissima antologia Kinkaglierie, o anche la collana “fumettizozzi”, semi-porno d’autore di COMICON Edizioni, per ritrovare una visione dell’erotismo già più libero da stereotipi, di genere, di diversità, di patriarcato (qualcuno più, qualcuno meno). Naturalmente non possiamo non ascrivere al boom meraviglioso di quel fenomeno culturale e editoriale che risponde al nome di Fumettibrutti uno dei cardini di questa nuova coscienza, che secondo me a breve aprirà tante nuove strade, ad esempio l’innovativa e a tratti sorprendente (almeno come scelta editoriale) serie della maggiore casa editrice italiana, spesso alfiere di una visione conservatrice del fumetto, ovvero la Bonelli editore che ha rilasciato da poco il fumetto Disperanza, su cui sospendo ancora il giudizio, ma che come segnale mi sembra forte.
Durante l'attività di promozione sociale vi scontrate spesso con i pregiudizi e la chiusura mentale?
Armanda Salvucci: Sì succede. Del resto perché sennò avrei inventato questo progetto? ;)
Credete sia possibile concretamente costruire degli immaginari differenti?
Armanda Salvucci: Voglio raccontarti un momento spartiacque: avevamo appena finito di allestire la prima edizione della mostra Sensuability, ero seduta al centro della sala davanti alle opere ben sistemate e soffermandomi su ognuna scorrevano nella mia mente il primo contatto, l’attesa, la consegna della tavola degli artisti famosi, il concorso, le adesioni, la paura che ci fossero poche partecipazioni, le tavole consegnate, l’emozione nel vedere quanto i ragazzi fossero entrati nel progetto. Beh, ad un certo punto ho sentito la stessa sensazione che si ha quando incontri per la prima volta la persona che ami o amerai, ho pensato “è qui, è lei, ce l’ho fatta”. Una sensazione che ancora oggi non mi abbandona. Quindi sì, direi proprio di sì. ;)
Alino: Certo, lo credo fortemente, pur nella consapevolezza di “fare errori”. Lo dico partendo da me, il cui percorso dentro Sensuability è prima di tutto di “apprendimento”, di rinascita comunicativa, oserei dire; una maniera di riguardare tutto il proprio vocabolario e immaginario, sbagliando e capendo i miei errori, linguistici, comportamentali, e di atteggiamento, come fosse una nuova epifania. La stessa cosa ritrovo spesso negli autori che coinvolgiamo, l’iniziale smarrimento di chi non è a proprio agio con i temi trattati, la disabilità, ovviamente, ma anche la sessualità, salvo poi mettersi in gioco, spazzare via schemi e legacci, e provare e reinventare una visione, che possa essere poi d’impatto sul visitatore, sul lettore, i quali a loro volta vanno via dalla mostra con una nuova consapevolezza. Un circuito virtuoso, nel quale non nego i tanti passi falsi, per poi arrivare a comprendere cose che finora ci erano state spesso mal esposte.
Intervista a cura di Giuseppe Lamola








