Alfred - Viaggio in un'Italia intima

A Lucca Comics & Games 2025 abbiamo intervistato il fumettista francese Alfred, in occasione della mostra a lui dedicata dal titolo Viaggio in Italia

A Lucca Comics & Games 2025 abbiamo avuto la possibilità di fare quattro chiacchiere con Alfred in occasione della mostra a lui dedicata, dal titolo Viaggio in Italia, che racconta l’intenso dialogo artistico tra Francia e Italia che prende forma nei suoi libri.

Come Prima, Maltempo e, infine, Senso: una “trilogia italiana” in cui il Belpaese diventa terreno fertile per storie che intrecciano memoria e identità, legami familiari e fragilità umane.

Ne abbiamo parlato con l’autore.

In un mondo come quello di oggi, sempre più proteso a creare muri che ponti, il tuo lavoro prende quasi una forma “politica”. La mostra di cui sei protagonista, qui a Lucca, dal titolo Viaggio in Italia, racconta il dialogo artistico tra Italia e Francia che ha preso forma nei tre libri Come Prima, Maltempo e, infine, Senso, in Italia per Bao Publishing. Tu, tra l’altro, hai origini italiane. Mi racconti come mai trovi così suggestiva l’Italia come ambientazione? Perché ti piace raccontare le storie nel nostro Paese?

L’Italia è un paese che sento molto vicino, ho origini italiane da parte di mio padre, è stato mio nonno a emigrare in Francia. Nel corso della mia gioventù non mi è stata insegnata la lingua italiana, ma in casa mia la cultura italiana è sempre stata presente e importante. I miei libri sono ambientati in un’Italia intima, che prende forma prima di tutto dentro di me, grazie a ciò che ho ricevuto da mio padre e dalla mia famiglia. In altre parole, la mia è un’Italia poetica: non immaginaria, ma nemmeno realistica. Per farti un esempio, in Come Prima il paese in cui sono nati i protagonisti, nonostante si trovi a sud, nella sua estetica è ispirato a Chiavari, in Liguria, che poi è proprio da dove viene mio nonno. Quando ero bambino periodicamente andavo lì. È un luogo a cui sono molto legato. Questa è la mia Italia: un insieme di ciò che conosco, che amo, dei ricordi che custodisco gelosamente. Un po’ malinconica, tra realtà e finzione, cinema e musica.

Sono numerosi i temi affrontati in questa trilogia italiana, ma uno dei principali è sicuramente quello della responsabilità di essere un padre, un figlio, un fratello. Soprattutto nel primo e terzo “capitolo”. È un qualcosa che ti “tormenta” particolarmente, che senti in qualche modo di dover affrontare coi tuoi scritti?

Ti risponderò sinceramente: no, non mi definirei tormentato da ciò che dici, però è vero che sono temi su cui ho riflettuto, e continuo a riflettere, nelle mie storie. Come Prima inizia a prendere vita proprio dopo la nascita di mia figlia. I suoi primi anni li abbiamo trascorsi in Italia per via del mio desiderio di farla crescere dandole radici italiane. Avevo questo bisogno. In quel periodo scrissi molto, anche se, inizialmente, non con l’intenzione di fare un libro. Come Prima nasce come una lunga serie di appunti presi per me stesso, una sorta di diario intimo. Solo successivamente mi sono accorto che, in mezzo alle tante carte che avevo riempito, forse si annidava una storia che meritava di essere raccontata. Pensandoci bene, molti dei miei libri hanno preso vita proprio nei momenti in cui ho sentito di avere il bisogno di trasmettere qualcosa a mia figlia.

Maltempo e Senso immagino siano tra questi.

Sì, assolutamente, anche se in maniera differente rispetto a Come Prima. A proposito di Senso, lo sai che l’incipit del libro è un episodio che ho vissuto io in prima persona?

Ah sì?

Circa quindici anni fa mi invitarono per una mostra a Roma, e proprio come il protagonista di Senso arrivai in ritardo e non ero riuscito a prenotare una camera. Il receptionist mi disse che, siccome non c’era posto, l’unica alternativa possibile era dormire sul divano della hall. Trovai tutto questo incredibile. Fortunatamente, a differenza di quello che accade a Germano in Senso, riuscirono, dopo una ventina di minuti, a trovarmi una sistemazione. Passato il peggio, mi resi subito conto di avere appena vissuto quello che era un incipit perfetto per una storia. Ci sono voluti un po’ di anni ma, alla fine, ha preso forma.

Continuando su Germano, il protagonista di Senso, è un uomo che, nonostante sia perseguitato dalla sfortuna, non può fare a meno di sperare, vedendo ovunque segnali di un destino più fortunato. Una visione decisamente “controcorrente” rispetto al sentore comune moderno, decisamente più cinico e disilluso nei confronti del futuro. Tu, in questo, sei come Germano? Oppure vorresti esserlo?

La prima che hai detto: mi sento proprio come Germano. Ovviamente il personaggio non riflette a pieno la mia persona, il mio carattere, ma tra tutti quelli che ho mai messo su carta è, con grande probabilità, il più simile a me. Sento il costante bisogno di rallentare. Non credo di essere perso, alla deriva, come Germano, però condivido con lui questa viscerale necessità. Ogni giorno mi chiedo come potrei vivere più lentamente. Un esempio? Fermarsi a guardare il volo degli uccelli su una panchina. È quasi un mantra, per cercare di uscire, anche solo per un attimo, da questa sorta di competizione perenne di cui tutti siamo partecipi.

Rallentare è, in effetti, la parola chiave, per un personaggio che di fatto è controcorrente pressoché in ogni suo comportamento: ascolta cassette e dischi, non ha uno smartphone, addirittura non usa internet. Lo è anche nel tentativo, seppur timido, di opporsi all’espansionismo aziendale tipico dei nostri tempi, che schiaccia le piccole realtà locali come la sua. Tutti comportamenti che lo rendono uno zimbello, un “fenomeno da baraccone” agli occhi degli altri, ma Germano è tutto tranne che ridicolo.

Condivido ogni tua osservazione. Io e Germano, fondamentalmente, la pensiamo allo stesso modo. Anche in Maltempo, nel personaggio di Cesare, troviamo sviluppato il medesimo tema. Come Germano (e me), anche Cesare è profondamente critico nei confronti di un mondo che è troppo veloce, che non aspetta nessuno, anche se ovviamente quest’ultimo porterà la sua visione alle estreme conseguenze.

E a proposito di personaggi “fuori al mondo”, una menzione la merita anche il “matto” di Maltempo, che gira cantando per il paese. Un personaggio splendido, che scopriremo non essere così sciroccato come tutti credono. Volevo chiederti se ti andava di raccontarmi qualcosa anche di lui.

Innanzitutto, sappi che questo “matto” esiste davvero. Lo incontrai in Calabria, sulla spiaggia. Ero lì in vacanza con mia figlia. Fu un momento surreale: improvvisamente si palesò, e il suo aspetto era esattamente quello che ho riportato nel libro. Mentre camminava tra le persone, si mise a cantare. Tutta la spiaggia si voltò a guardarlo, fino a quando non decise di andarsene. Non lo incontrai mai più, e tutt’ora non so niente di lui. L’unica cosa di cui fui certo, appena lo vidi, era che “doveva essere mio”. Così tirai subito fuori il mio sketchbook e presi un appunto veloce.

Incredibile.

Eh già. Lui è un vero outsider. Ciò che mi stupì, come ti ho appena detto, non fu solo il personaggio in sé, ma come al suo passaggio tutta la spiaggia si fermò. Tutti smisero di fare quello che stavano facendo, rallentando di colpo, per concentrarsi su di lui. Detto ciò, non esiste un mio personaggio, principale o secondario, che non abbia origine dal mio vissuto. Quando scrivo non parto mai da zero, non riesco: ho sempre bisogno di attingere alle mie esperienze.

Rimanendo sempre su Senso, il fumetto ha delle tavole meravigliose. Gran merito in questo lo ha il luogo suggestivo in cui hai deciso di ambientare la vicenda, un grande albergo d’epoca immerso in un parco maestoso che sembra quasi infinito, in cui la natura si mescola a statue e rovine antiche. Mi racconti qual è stata l’ispirazione per questa scenografia?

Proprio come ti dicevo all’inizio della nostra chiacchierata, anche in questo caso ho adottato sempre il medesimo stratagemma, ovvero mescolare luoghi a me cari e che conosco. Nello specifico, le reference fondamentali sono state il giardino botanico di Napoli e, ovviamente, quello di Chiavari, Villa Rocca. In effetti, Chiavari è proprio il punto di partenza di tutta la mia “mitologia” italiana. Ci torno spesso, metaforicamente, per prendere, rubacchiare. Detto ciò, questa è una sequenza molto importante per me anche perché, da piccolo, ho sempre sentito il bisogno di nascondermi in mezzo ai boschi per disegnare, per leggere, per evadere. Ecco perché ho creato questo giardino così “sognante” in Senso, che nasce dall’insieme di luoghi e ricordi a me molto cari.

L’espressione artistica è da sempre uno dei mezzi prediletti, da parte dell’essere umano, per sfogarsi, per esorcizzare, ma anche per evadere, sognare. Non sei solo tu a creare, ma a volte anche i tuoi personaggi. Lo fa la figlia di Germano in Senso, ad esempio, ma anche i ragazzi protagonisti di Maltempo. In quest’ultimo fumetto, le tavole in cui la banda si ritrova, per la prima volta, per suonare insieme, sono bellissime. La divisione delle vignette si perde, così come i contorni, in un intreccio di linee pop e surreali, come se i loro corpi stessi divenissero suoni. Mi racconti come le hai pensate?

Io suono la chitarra. La mia vita si è sempre divisa tra disegno e musica. In Maltempo ho dedicato parecchie energie a trovare un modo per rappresentare al meglio il suono. Volevo qualcosa di viscerale, empatico, che non consistesse semplicemente nel disegnare pentagramma e note. Volevo tradurre le vibrazioni della musica con il mio segno. Per farlo mi sono chiesto: come mi sento, io, quando suono, quando faccio musica? Cosa accade dentro di me? Il risultato che vedi nelle tavole che hai citato corrisponde proprio al mio tentativo di portare tutto questo su carta.

Voglio chiudere l’intervista con una mia curiosità: ho letto che da sempre hai un ottimo rapporto con Cyril Pedrosa, che ti aiutò molto nella realizzazione di Come Prima. Anche durante la lavorazione di Senso vi siete sentiti? Lo chiedo perché la camminata nel parco di Germano ed Elena mi ha ricordato l’atmosfera eterea che si respira in alcuni momenti di Portugal.

Si, siamo molto amici, io e Cyril. In Come Prima ci fu proprio un momento in cui mi ero bloccato: non riuscivo a proseguire, né con la scrittura, né con il disegno. Cyril mi fu di grande aiuto nell’aprirmi nuove strade. Per Senso no, non è successo niente di simile, ma sicuramente parlare con lui mi è stato, e continua a essere, di grande sostegno. Io e Cyril ci vediamo spesso, e nei nostri aperitivi ci capita di fare lunghe chiacchierate che vanno ben oltre l’argomento dei libri che stiamo realizzando. Questi momenti intimi si rivelano molto utili per ciò che facciamo come autori, anche, se non soprattutto, in maniera inconsapevole.

Intervista a cura di Andrea Martinelli, con la collaborazione di Claudia Carrozzino, realizzata a Lucca Comics & Games 2025.



Alfred

Classe 1976, Alfred è uno dei fumettisti e illustratori più celebri e apprezzati della Bande Dessinée francese. Conosciuto e premiato in tutto il mondo, nel 2014 si è aggiudicato il Fauve d’Or al Festival di Angoulême con il graphic novel Come prima, in Italia pubblicato da BAO Publishing. Sempre per i tipi di BAO, nel 2016 esce una nuova edizione di Perché ho ucciso Pierre (premio del pubblico e premio Essentiel al Festival di Angoulême), che vede Alfred ai disegni su testi di Olivier Ka. Nel 2023, nell’edizione italiana targata BAO del classico francese La fortezza, serie creata da Lewis Trondheim e Joann Sfar, viene raccolta una storia dell’arco narrativo Crepuscolo di cui Alfred ha realizzato i disegni su testi degli stessi creatori. Nel 2024 BAO Publishing dà alle stampe Maltempo, seguito nel 2025 da Senso, entrambi realizzati da Alfred come autore completo.

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