Letture seriali: Tex - La Maledizione del Charro Negro

Storie di Frontiera

Se seguite la rubrica, spero non vi sia sfuggito il lungo excursus che ho scritto - e che il Sommo Audace mi ha concesso l'onore di ospitare qui sul blog - dedicato a Magico Vento, in omaggio al suo creatore, Gianfranco Manfredi, recentemente scomparso.

Ripensare alle avventure di Ned Ellis e Poe è stato, oltre che un bel viaggio nella memoria di lettore e di appassionato di Fumetto Italiano, anche un modo per notare come il Western sia un genere meno "granitico" di quanto appaia, e d'altronde il nostro Paese e la Bonelli ne hanno fatto una bandiera, portata in alto da personaggi come Tex e Zagor.

Mi sono perciò guardato intorno, e mi sono reso conto di quanto, sebbene al cinema e sul piccolo schermo abbia conosciuto alterne fortune, a fumetti il West è sempre stato un palcoscenico invitante, esplorato e sfruttato per questa o quella incursione della Fantasia.

Specialmente in tempi recenti poi, la cosa si è fatta ancora più evidente, e mi ha spinto verso una piccola idea: da questo pezzo, per varie Letture Seriali, "Flash" e non, voglio mettere l'accento su alcuni titoli usciti negli ultimi tempi (e non solo in Italia) che vedono il Western come fuoco creativo sul quale ricamare, sfociando spesso in altro, ma sempre rimanendo fedeli all'Avventura, a quella iconografia che va ben oltre il "giocare ad indiani e cowboys" e dove le nuvolette parlanti si mischiano a quelle di polvere che arriva dal deserto, tra cavalieri solitari e avvisi di taglia.

Vi tranquillizzo, comunque: gli sforzi verso la rubrica non verranno meno, e questi pezzi, spesso veloci come un duello a mezzogiorno, non la trasformeranno in un saloon ma si alterneranno a quelli più "canonici" (se mai questo termine qui ha avuto valenza).

Perciò, per iniziare, non potevo che avere un testimone d'eccezione, che già ho ospitato in occasione dei suoi 75 anni di onorato e duraturo servizio, il Ranger per antonomasia, che sta per lanciare la sua nuova ristampa in edicola, sempre a quel grido di «Per tutti i diavoli, che mi siano ancora alle costole?», e che mi ha tenuto compagnia, in versione "Flash", la scorsa estate sui profili social de Gli Audaci: sto parlando, naturalmente, di Tex.

In particolare, dell'ultimo cartonato "d'autore", La Maledizione del Charro Negro, scritto da Mauro Boselli e disegnato da Carlos Gómez, il fumettista argentino noto in particolare per il suo straordinario lavoro su quell'icona del Dago di Robin Wood (qui con l'apporto ai colori da Laura Piazza).

Non è la prima volta che si cimenta con Tex, ma vuoi la particolare soluzione artistica della collana, vuoi la sua firma di pregio, vuoi la natura della trama, avvolta nel mistero e sullo sfondo del "Dia de los Muertos", ho deciso fosse ciò che ci voleva per aprire le danze.

Non è un caso che la storia inizi intorno al fuoco di un falò acceso nella fredda sera, con un gruppo di uomini intenti ad aspettare la cena, e nel mentre gustarsi una paurosa storia di fantasmi, "La leggenda del Charro Negro", che in vita fu uno dei migliori vaqueros della "vieja California", ma la cui cattiva fama lo costrinse a cambiare aria, e andare in un posto, lo stato di Jalisco, in cui i vaccari sono chiamati charros e vestono con abiti eleganti quanto sgargianti, da "damerino", li si potrebbe apostrofare.

Figure e fama a cui aspirare, e il Nostro intendeva agguantare la sua fortuna in fretta, così prese la malsana decisione di rapinare un convento. Sarebbe filato tutto liscio, se non fosse stato per quel frate dall'orecchio fine. Ma quell'oro, macchiato del sangue del religioso e rubato in luogo sacro, era tanto lucente quanto maledetto, segnandone la sorte.

Lentamente si sarebbe trasformato nel Charro Negro, un cavaliere immortale con il volto scheletrico, impegnato a trovare qualcuno disposto a prendere quell'oro e scambiare con lui quella triste esistenza destinata a non avere fine.

Come s'incastri questa oscura figura, legata alla tradizione e al folklore messicano, con l'indagine per omicidio di Tex e Carson, è il fulcro della trama di questo volume in "formato franco-belga", dove non mancano tutti i più classici elementi di un'altra tradizione, quella texiana, tra sparatorie, colpi di scena, rivalità e segreti destinati a venire alla luce, mentre a Nuevo Laredo si festeggiano i defunti, tra colore e musica, e i brividi del Vecchio Cammello.

Perché, a ben pensarci, i Ranger non sono certo nuovi al mistero soprannaturale: che sia anche questa una di quelle occasioni?

Mauro Boselli si conferma vera colonna per il personaggio, capace di imbastire una vicenda dal ritmo serratissimo, tanto ricca di influenze e richiami, quanto "classica" e perfetta per essere narrata per immagini dallo stile preciso, pieno e ricco d'atmosfera di Gómez.

La particolarità del formato è difatti quella di dover racchiudere una storia soddisfacente nell'arco di una cinquantina di pagine, concedendo al lettore di saziarsi a dovere, senza rinunciare al divertimento puro di un'avventura di Tex, ma sfruttando dimensioni della tavola e pregio artistico per non tirar via la vicenda e farla respirare a pieni polmoni.

Facile infatti dire "racconto breve", ma quello del "Charro Negro" è uno spunto narrativo, teso quanto piacevolmente inquietante, che non va sprecato, e Boselli, esperto con la penna quanto del personaggio, ancora una volta non tradisce. Non c'è una sola linea di dialogo sprecata, nessuna inquadratura, nessuna vignetta, grande o piccola, che non sia ponderata con attenzione.

Al punto che, per quella magia tipica della lettura, la sensazione è che le pagine siano almeno il doppio, per tenuta e risoluzione della vicenda.

Ma questa magia - termine appropriato, visto il tenore dell'avventura - è possibile se anche il complice al tavolo da disegno sa piegarsi, con estro e talento, alle regole che questa pubblicazione d'autore impone, e così ecco una scansione cinematografica per veri e propri fotogrammi, con tavole che vanno oltre il semplice concetto di "gabbia", che presentano file non regolari di vignette dalle dimensioni più diverse, dove i balloon fuoriescono dai bordi per diventare come collante tra le varie immagini, scandendo un invisibile ritmo, splash pages che, non potendo prendersi tutta la scena per "limite" editoriale, diventano esse stesse sfondo per altre vignette, un "picture in picture" mai inelegante, sempre efficace.

Questo però non vuol dire che i disegni del maestro argentino siano poco curati, con la scusa delle inquadrature ridotte o dei passaggi repentini, anzi. C'è un cesello dei dettagli che è, una volta di più per questo artista, mirabile e coinvolgente. Non c'è filo d'erba, paio di baffi, sguardo, onomatopea o proporzione che non siano frutto di mano attenta e ferma, di conoscenza del proprio mestiere e di un'Arte che non smette di incantare.

Che poi è, al pari del "Texone", uno dei motivi per cui questa collana ha particolare pregio e genera interesse negli appassionati: poter ammirare questi lavori con un occhio altro rispetto a quello che magari riserviamo al seppur apprezzabile albo "classico".

E Gómez, che non ha certo bisogno dei miei elogi, dimostra ormai piena naturalezza nel far suo il character design di Tex, senza tradire mai e poi mai quella regola aurea che vuole che il Nostro sia sempre assolutamente riconoscibile. Lo aveva d'altronde già dimostrato anche all'interno di questa stessa collana (insieme a Mario Alberti è l'unico altro artista ad essere tornato a disegnare uno di questi cartonati, dopo La leggenda di Yellow Bird).

Sa come cambiare registro e far "recitare" i protagonisti sulla scena, caricare l'azione quanto il tono drammatico e quello, perché no, più scanzonato, a sottolineare la leggerezza di uno scambio di battute amichevole tra Tex e Carson. Nel caso del "Charro Negro", è interessante notare come Gómez sappia "amalgamare" l'aspetto inquietante della leggenda con le più usuali atmosfere western, passando per la Festa dei Morti sino ad una risoluzione dolceamara.

Una prova impeccabile a dire poco, e che mi ha ricordato, non che fosse davvero necessario, quanto ho amato e amo il suo Giannizzero Nero.

E dicendo questo, qui arriva, come da scaletta, il plauso per chi si è occupato della colorazione, con Laura Piazza che ha dato fondo alla sua tavolozza per accrescere grazie alla policromia le atmosfere evocate dalle tavole. Dalla polvere sollevata durante la charreada, a quel lampo che è un vero e proprio "effetto speciale" di pagina 10, passando per il giallo della camicia di Tex al bianco sul volto del "Charro Negro", da quei tramonti così evocativi sino ad una luna rossastra e sanguigna, tutto è frutto di un lavoro certosino, attento alle ombre quanto alle luci, proprio come una light designer, se questo fosse un set cinematografico o teatrale e non un fumetto "da edicola" (con tutto ciò che comportano quelle virgolette - a buon intenditor...).

E La Maledizione del Charro Negro è proprio quel tipo di lettura di cui parlavo, dove il Western può anche venarsi di mistero e di brivido, senza perdere fascino ma anzi dimostrandosi palcoscenico capace di far proprie le ispirazioni più diverse, da quelle oscure a quelle magari più comiche e "leggere".

Ma di questo, ovviamente, ne riparleremo nelle varie Letture Seriali a tema. Stay tuned!

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