Re Cervin, il fantasy medievale che attraversa il regno delle fiabe

La nuova pubblicazione Star Comics si accoda a una lunga tradizione di fantasy di successo, riuscendo comunque a trovare una propria identità

Cavalieri, spade e draghi, cos’altro serve per una buona storia? Be', a dire il vero molto altro. Il fantasy medievale è assolutamente un genere che sa far innamorare, e non importa quanto determinati stereotipi possano ripetersi sulla pagina: chi apprezza questo genere ama crogiolarsi in un vortice di lame e cavalleria, di creature magiche e traditori politici... e come dare torto a tutti i lettori appassionati?

Il fantasy eredita direttamente la sua ragion d’essere dal mondo delle fiabe e, raccogliendone il testimone, porta avanti la volontà di rappresentare un mondo secondario che serva da astrazione al mondo primario (quello che noi chiamiamo reale). Eppure questi due mondi, il primario e il secondario, convivono da sempre e sempre in modi diversi nella mente dei lettori di tutto il mondo. In qualche modo, come sosteneva J.R.R. Tolkien, il mondo delle fiabe esiste ed è compenetrato e invisibile al mondo fisico e tangibile che attraversiamo ogni giorno, non solo perché le fiabe influiscono, con la loro esistenza, sul nostro immaginario, ma anche e soprattutto perché per noi esseri umani passare attraverso quei mondi secondari sembra essere un fatto del tutto naturale.

Il mondo secondario è nato con l’uomo, è forse uno degli aspetti che caratterizza la sua essenza, vedere ombre che strisciano fra gli alberi, riconoscere bagliori e scorgere dietro di essi mondi pieni di vita, scorgere fra le foglie delle cose che sicuramente sono animali, ma potrebbero anche non esserlo, se soltanto non ci si lasciasse schiacciare da quel noioso realismo che sempre di più attanaglia tutti noi e ci costringe a vivere lontani dalla meraviglia.

Eccoci dunque a parlare proprio di un fantasy medievale e anche piuttosto vecchia maniera, Re Cervin, manga nato dalla penna e dai pennini di Kosuke Hamada ed edito da Star Comics. È la storia di Cervin, re di Hellenthal, che si ritrova senza il suo regno dopo l’invasione subita dal regno di Iria, sotto il comando di Contrano, spregiudicato e crudele personaggio pronto a compiere una strage attraverso i suoi umani modificati, mostruosi esseri affamati di violenza. Il punto della contesa sembra essere un enorme drago, custodito dal regno di Hellental, che viene utilizzato come scusa per l’invasione in quanto visto come una minaccia dai regni vicini, per quanto quest’ultimo non sia mai stato liberato perché troppo potente e terribilmente distruttivo.

Ecco allora che inizia il viaggio di Cervin, re rimasto senza un popolo, e di sua figlia, che per imprigionare nuovamente il drago ha perso la sua memoria. Un viaggio che si presenta impervio e pieno di sfide che porterà il re ad affrontare i suoi nemici e riottenere il suo trono. Siamo di fronte a un primo capitolo assolutamente interessante, che non pretende di rivoluzionare il genere ma se ne serve per la sua narrazione e non ha paura di pescare a destra e a manca idee e immaginari (Vinland Saga, Berserk, Game of Thrones) per creare una sua storia ampiamente coinvolgente, per certi versi rilassante, nonostante la sua crudeltà ed efferatezza.

Per quanto riguarda i disegni Hamada imbastisce una struttura tipica di questo genere di storie, con delle tavole in cui le ombreggiature sono quasi sempre nulle per lasciare spazio alla facilità di lettura delle immagini. Nonostante questo le immagini non sono mai vuote perché, laddove non esistano delle ombreggiature, sostituite al massimo da dei retini per nulla invasivi, l’autore riempie le sue tavole di sottili linee cinetiche, così come sottili e regolari sono in generale le outline di tutta l’opera.

Hamada non si risparmia mai per tutta la durata dell’albo, dai combattimenti dinamici alle splash page, passando per una regia che fa il suo lavoro a dovere donando alla storia il ritmo giusto per un'esperienza di lettura veloce e divertente, senza essere necessariamente forsennata quando non serve. Anche attraverso questi espedienti, Harada sopperisce ad un character design non propriamente illuminato.

Re Cervin è una storia assolutamente comune, un fantasy che poggia su basi solide e batte sentieri ben conosciuti dagli amanti del genere, ma nonostante questo riesce a presentare una sua identità sia visiva che narrativa, portando a spasso il suo lettore all’interno del regno delle fiabe, per quanto esso possa essere pericoloso, sia per chi lo scrive, che per chi lo legge.

Alessio Fasano

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